La Basilica di Santa Maria in Trastevere, uno dei luoghi di culto mariani più antichi e significativi di Roma, custodisce al suo interno un patrimonio artistico di inestimabile valore, frutto di stratificazioni storiche e interventi di grandi maestri. Tra questi, spiccano i mosaici del XII e XIII secolo e il sontuoso soffitto seicentesco affrescato dal Domenichino.
La Basilica di Santa Maria in Trastevere: Storia e Architettura
Santa Maria in Trastevere contende a Santa Maria Maggiore la priorità come più antica chiesa mariana di Roma. Si narra che Papa Giulio I nel 340 vi abbia fondato l'edificio basilicale su un precedente titolo risalente a Papa Callisto, alla metà del III secolo.
Esterno e Campanile
Sulla facciata esterna corre un mosaico del XIII secolo raffigurante la Madonna in trono con il Bambino, affiancata da due donatori e ai lati da teorie di Vergini. Queste ultime sono state interpretate da alcuni come Sante e da altri come le vergini sagge e le vergini stolte del Vangelo di Matteo. La mancanza di alcune fiamme nelle lampade delle vergini è attribuibile a restauri successivi. Il campanile, risalente alla prima metà del XII secolo, subì rimaneggiamenti nel '600.

Interno e il Soffitto del Domenichino
L'interno della basilica è diviso in tre navate da colonne di granito, provenienti dalle Terme di Caracalla. Il pavimento cosmatesco risale al secolo scorso, mentre il soffitto a lacunari, realizzato da Domenichino nel 1617, presenta al centro un dipinto su rame con l'Assunta.

I Mosaici Absidali: Una Narrazione Teologica Complessa
Il catino absidale ospita un mosaico con tessere di pasta vitrea raffigurante l'Incoronazione della Vergine, eseguito dopo la morte del donatore, Papa Innocenzo II (1143). Quest'opera risente ancora molto di richiami classici e simboleggia l'intronizzazione della Vergine nel momento in cui Cristo la riceve in cielo, unita alle nozze della Chiesa con il suo Signore. Sul libro aperto del Signore sono infatti scritte le parole del Cantico dei Cantici, testo ispiratore dell'iconografia più antica e prediletto da figure come San Bernardo di Clairvaux. La Madonna diviene così simbolo della Chiesa celeste trionfante.
Nella fascia sotto la scritta, dodici apostoli, raffigurati come sei agnelli che escono dalla città di Gerusalemme e sei da quella di Betlemme, vanno incontro al Cristo come Agnus Dei. Nell'arco absidale sono presenti i profeti Isaia e Geremia con rotoli recanti versetti allusivi a Cristo, due uccellini in gabbia che simboleggiano Gesù imprigionato per i peccati dell'umanità, e, in alto, i Quattro simboli degli Evangelisti, i Sette Candelabri dell'Apocalisse e la Croce con l'Alfa e l'Omega.
Roma, Basilica di santa Maria in Trastevere, i Mosaici di Pietro Cavallini (manortiz)
Il Ciclo Cavalliniano: Storie della Vita della Vergine
La fascia inferiore del catino absidale è arricchita dalle Storie della Vita della Vergine, un ciclo di sette riquadri a mosaici eseguito da Pietro Cavallini. Cavallini, vissuto tra il 1250 e il 1330, ricevette la commissione da Bertoldo Stefaneschi, domicellus alla corte pontificia. Ogni scena è commentata da un'iscrizione metrica, probabilmente dettata dal colto cardinale Iacopo Stefaneschi, fratello di Bertoldo e autore di un Opus metricum sul pontificato bonifaciano. Questo ciclo conclude concettualmente la figurazione di tema assunzionistico del sovrastante mosaico nel catino absidale.
La presenza di un ciclo mariano in questa chiesa testimonia il profondo interesse, già vivissimo nei primi secoli del cristianesimo, suscitato dal mistero dell'incarnazione di Gesù nel grembo di Maria.
Datazione e Committenza
La datazione esatta del ciclo cavalliniano è stata oggetto di dibattito, ma la presenza di uno stemma araldico della famiglia Stefaneschi, con la figura del donatore Bertoldo inginocchiato in preghiera e l'iscrizione "Bertoldo Filius Pet[ri]", dichiara con certezza la committenza dell'opera. Questa informazione fa ipotizzare una datazione plausibile alla fine del XIII secolo, collegata alla politica di Papa Bonifacio VIII (1294-1303), ideatore del primo Giubileo dell'età moderna, celebratosi nel 1300.
Si ipotizza che l'esecuzione sia stata scaglionata in pochi anni, culminando, alla vigilia del Giubileo, nel grande riquadro votivo centrale con la Madonna e il Bambino fra i Santi Pietro e Paolo e il donatore Bertoldo Stefaneschi.
Il Significato Teologico del Ciclo
Il riquadro mariologico centrale del ciclo cavalliniano assume il significato di punto d'arrivo del mistero mariano al termine di un percorso teologico attraverso il XII e il XIII secolo. Esso completava l'intuizione del grande mosaico assunzionistico, ideato quasi centocinquant'anni prima, illustrandone le premesse storiche costituite dagli episodi della vita terrena di Maria.
La presenza dell'immagine della Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo, raffigurata irenicamente in una dimensione atemporale ma ricapitolativa degli episodi storicamente determinanti della sua vita terrena, veniva ad essere il dichiarato simbolo-prefigurazione salvifica del primo Giubileo dell'età moderna.
Scene del Ciclo Cavalliniano
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Nascita della Vergine
In un ambiente incorniciato da un morbido tendaggio, Sant'Anna siede sul letto e assiste al bagno della neonata Maria, mentre due visitatrici le portano dei doni.
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Annunciazione
La Vergine, seduta su un ampio trono, riceve da un Angelo del Signore l'annuncio che sarebbe divenuta la Madre di Dio. L'Angelo Gabriele, il cui nome significa "guerriero di Dio", indica l'opera misteriosa di Dio in terra e si manifesta sotto forma di uomo alato. Maria è rappresentata con un volto leggermente turbato, in preghiera, intenta a meditare. L'ambientazione include un albero di fichi, simbolo della Legge divina e della meditazione della Parola, e un vaso con tre gigli, simbolo della purezza e della Trinità.

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Natività e Annuncio ai Pastori
Una grotta incornicia la Vergine sdraiata accanto al Figlio di Dio appena nato, bilanciata a sinistra da Giuseppe seduto e a destra dall'annuncio della lieta novella ai pastori. Un piccolo edificio in basso ricorda la Taberna Meritoria, luogo dove scaturì la fons olei. In questo mosaico vengono riuniti il momento della nascita e l'annuncio ai pastori.
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Adorazione dei Magi
Vestiti con abiti sontuosi, i tre Re dell'Oriente offrono doni a Gesù, seduto sulle ginocchia della Madre; conclude la composizione Giuseppe in piedi. Sulla sinistra, un monte mostra una città da identificare come Gerusalemme.
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Presentazione al Tempio
Dopo la circoncisione, le leggi ebraiche prescrivevano il rito della "purificazione" per la madre e la "presentazione" e il "riscatto" del figlio. Maria viene purificata con l'offerta di una coppia di colombe, portate da Giuseppe, mentre Gesù viene presentato a Simeone, che attendeva la venuta del Messia.
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Dormizione e Assunzione della Vergine
L'ultimo accenno che la Sacra Scrittura fa a Maria è relativo alla Pentecoste. Secondo la tradizione raccolta nei Vangeli Apocrifi (Dormizione della Santa Madre di Dio di San Giovanni il Teologo, Transito della Beata Maria Vergine dello Pseudo Giuseppe d'Arimatea) e nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, sono due i luoghi che si contendono l'ultima dimora di Maria: Gerusalemme ed Efeso. Il mosaico raffigura l'intronizzazione della Vergine nel momento in cui Cristo la riceve in cielo.
Il Giubileo del 1300 e il Ruolo di Santa Maria in Trastevere
Bonifacio VIII scelse la restaurata Basilica di Santa Maria in Trastevere per il suo annuncio giubilare in chiave mariana per due motivi principali: perché il ciclo cavalliniano prefigurava la perdonanza giubilare e concludeva concettualmente il forte messaggio mariologico lanciato un secolo e mezzo prima con il grandioso mosaico del catino absidale raffigurante l'Assunzione; e perché la sequenza cavalliniana si collegava a una leggenda tramandata dalla Cronaca Eusebiana e da Dione Cassio.
Il Giubileo avrebbe riaffermato l'autorità del papa, sia sul piano spirituale e teologico, sia su quello politico, in un'epoca di gravi discordie e sfide alla sua credibilità. La grande affluenza di fedeli è confermata da Giovanni Villani, secondo cui nell'Urbe furono presenti duecentomila stranieri, oltre ai circa trentacinquemila Romani.
Dante Alighieri e i Mosaici Trasteverini
Dante Alighieri fu probabilmente a Roma due volte, nel 1300 e nel settembre del 1301. In quelle occasioni, non poté non vedere i due mosaici mariologici di Santa Maria in Trastevere: quello della metà del XII secolo ispirato da San Bernardo e quelli con le storie di Maria presentati da Cavallini per il Giubileo del 1300. Queste due opere, sebbene distanti cronologicamente, erano unite nell'esaltazione della figura misericordiosa della Madonna.
È ipotizzabile che la lirica preghiera alla Vergine recitata da San Bernardo nel Paradiso dantesco ("La tua benignità non pur soccorre // a chi domanda, ma molte fiate // liberamente al dimandar precorre.") sia stata ispirata dai mosaici di Santa Maria in Trastevere, luoghi che Dante aveva immaginato visitare proprio nell'anno giubilare del 1300, quando si trovò smarrito nella "selva oscura" del peccato.