Il Pane della Vita e l'Incomprensione: Le Rivelazioni di Don Dolindo Ruotolo

Il percorso di fede è spesso segnato da incomprensioni e sfide, un tema profondamente esplorato nella vita e negli insegnamenti di Don Dolindo Ruotolo. Attraverso la sua prospettiva, è possibile analizzare come anche gli apostoli, e più in generale il popolo, faticassero a cogliere il vero significato delle parole di Gesù, specialmente riguardo al dono ineffabile del Pane della vita.

Gesù annunzia solennemente il Pane della vita: L'Incomprensione del Popolo

Dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, il popolo era deciso a proclamare Gesù re d'Israele. Quando si accorse che Egli improvvisamente si era appartato e che gli apostoli non c'erano più, rimase in attesa tutta la notte, nella speranza di rintracciarlo al mattino. Non deve stupire questo, poiché la turba, saziata da un cibo miracoloso, era anche fisicamente fortificata ed entusiasmata, non voleva farsi sfuggire l'occasione di farla finita con la propria miseria e d'inaugurare un regno di benessere materiale e di prosperità. Fattosi giorno, cominciarono le ricerche di Gesù su per il monte, poiché la sera il popolo aveva notato sulla riva una sola barca, e che in essa erano entrati i soli apostoli quando si erano allontanati; Gesù, pensavano tutti, doveva essere in quei dintorni.

Essendo riuscite vane le ricerche, ridiscesero alla riva, dove frattanto erano giunte molte barche da Tiberiade, e montati in esse si avviarono verso Cafàrnào, dove supposero che Gesù fosse andato a loro insaputa. Infatti lo trovarono là, e sorpresi gli domandarono: "Maestro, quando sei venuto qui?". Evidentemente non tutte le turbe erano riuscite a pigliar posto nelle barche, e quindi il numero di quelli che giunsero a Cafàrnào fu ristretto. Attraversarono il lago i più audaci e i più entusiasmati dal miracolo che avevano visto, e per questo domandarono a Gesù quando e come era giunto colà, supponendo che fosse stato per un altro miracolo. In questa domanda, psicologicamente e sottilmente si manifestava il loro spirito interessato, giacché è spontaneo, in chi ha ricevuto un beneficio materiale e ne spera altri, interessarsi della persona che glielo ha fatto, ed avere per lei parole di complimento.

Gesù rispose: "Voi cercate di me non per i miracoli che avete veduti, ma perché avete mangiato dei pani e ve ne siete saziati." Voleva dire: voi non mi cercate per i miracoli, vedendo in essi un segno chiaro della mia missione, ma perché vedete in essi solo un mezzo per avere dei benefici corporali. "Procuratevi non quel cibo che passa," soggiunse Gesù, "ma quello che dura sino alla vita eterna, il quale sarà dato a voi dal Figlio dell'uomo, poiché in Lui impresse il suo sigillo il Padre Dio." Escludeva che fosse venuto per occuparsi delle necessità temporali; se li aveva nutriti non l'aveva fatto per dare loro un pane materiale, ma per attrarli al Pane spirituale che dona la vita eterna. Il miracolo fatto non era l'inizio di una serie di benefici corporali, ma un segno ed un sigillo di Dio Padre per confermare la sua missione redentrice.

La Legge si Compie in Gesù: Un'Era Nuova di Grazia

Il popolo interpretò le sue parole come un rimprovero alla negligenza nell'osservanza dei riti legali, domandò che cosa dovesse fare per osservarli e compiere così le opere di Dio. Non capì che sorgeva un'era nuova di grazie, che i riti e le figure si compivano nella realtà, e che la realtà di tutta la Legge era Gesù stesso, Salvatore del mondo. Non capì che, per compiere davvero le opere di Dio, bisognava riguardare Lui solo che in esse era annunciato e figurato, e poiché Egli era venuto già e stava con loro, bisognava credere in Lui come il mandato da Dio. La Legge, infatti, anche prima della venuta di Gesù Cristo, non aveva valore che per la fede nel futuro Messia; ora che il Mandato da Dio era venuto, la Legge doveva mutarsi tutta in un atto di fede in Lui.

Il popolo, con incoscienza pari all'ingratitudine, gli disse: "Quale miracolo fai tu perché noi vediamo e crediamo? I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come sta scritto: diede loro a mangiare il pane del cielo." È evidente da questo stesso che il popolo riguardava i miracoli veduti solo da un punto di vista utilitario, e non li approfondiva per quello che significavano; per esso quei prodigi erano fatti da un uomo e da un profeta singolare, ma non giungeva a persuadersi profondamente che quel profeta fosse il Messia.

Gesù predica alla folla dopo la moltiplicazione dei pani, con espressioni di incredulità e incomprensione sui volti del popolo

Gesù, il Vero Pane del Cielo: Fede e Eucaristia

Gesù Cristo rispose con profondità degna di Lui, mostrando in sé il compimento della grande figura profetica di Mosè e della manna, ed esclamò: "In verità, in verità vi dico: non Mosè diede a voi il pane del cielo, ma il Padre mio dà a voi il vero pane del cielo. Poiché pane di Dio è Colui che è disceso dal cielo e dà la vita al mondo." La manna che aveva dato Mosè non era il vero pane del cielo, ma ne era solo una figura; non era nutrimento dell'anima ma del corpo, non donava la vita eterna, ma sosteneva per poco quella temporale. Gesù Cristo era venuto dal cielo in terra per sostenere la vita spirituale di quanti avrebbero creduto in Lui, e per sostenerla incorporandoli a sé e diventando loro vita soprannaturale. In questo senso Egli poteva chiamarsi loro pane, perché li nutriva con la parola della verità, e voleva diventare loro cibo vero col dono ineffabile dell'Eucaristia.

Sentendo parlare di pane di vita e di pane che dà la vita al mondo, il popolo, che aveva fresco il ricordo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, prese la frase in senso tutto materiale, e credette che Gesù volesse rinnovare quel miracolo; perciò esclamò con premura: "Signore dacci sempre un tal pane." Il Redentore li disingannò subito aggiungendo che il Pane di vita che voleva dare era Lui stesso, un pane che avrebbe saziato l'anima non il corpo, e che avrebbe estinto la sete della cupidigia e delle passioni con la prospettiva dei beni eterni, nella luce della fede; un pane che, essendo un mistero di fede, avrebbe nutrito l'anima con l'atto di fede più bello, quello di credere senza vedere. "Voi poi," soggiunse Gesù, "avete veduto i miracoli che ho fatti, e non mi credete, perché, come già vi ho detto, cercate il vostro benessere materiale; volete vedere per credere, e siete tanto lontani dal credere, perché il vedere non è più fede."

La Fede nell'Eucaristia: Un Atto di Fede Pura

Gesù Cristo, dunque, chiamandosi Pane del cielo e cominciando a parlare dell'ineffabile dono che voleva dare, vi mette come fondamento la fede, una fede che crede senza vedere, una fede non sostenuta dai miracoli esterni, ma piena e completa nel più grande miracolo di amore nascosto. Era la prova a cui Dio sottoponeva l'uomo nella nuova Legge. Adamo ebbe come prova la proibizione di un frutto bellissimo, la cui privazione esigeva un atto pieno di fede alla Parola di Dio; quel frutto non manifestava nulla che fosse nocivo, anzi era bello e dilettevole; eppure l'uomo, credendo a Dio, doveva privarsene. Il Signore diede all'uomo redento e rigenerato la prova opposta: un frutto di vita e di amore che non ha nessuna manifestazione esterna né di bellezza né di gusto, un frutto che dev'essere colto con un atto di fede piena nella parola del Redentore.

Adamo credette non a Dio ma alle apparenze del frutto, lo mangiò e cadde; l'anima nell'Eucaristia non crede alle apparenze ma alla parola di Gesù, crede e riceve la vita. Gesù parlava in senso tanto reale, chiamandosi Pane vivo disceso dal cielo, che il popolo cominciò a mormorare di Lui dicendo: "Non è forse costui Gesù, figlio di Giuseppe, di cui noi conosciamo il padre e la madre? Come dunque dice Costui: Io sono disceso dal cielo?" Credendo di conoscerne il padre e la madre, si stupivano che Egli si chiamasse Pane vivo disceso dal cielo, e mormoravano di questa espressione, come chi ascolta una cosa ardua, non assurda. Era tanto l'accento di verità che traspariva dalle parole di Gesù, che essi non osavano direttamente tacciarlo di dire una cosa assurda, ma s'interrogavano a vicenda per cercare di interpretare quello che diceva.

Nel dire Gesù: "Io sono il Pane vivo disceso dal cielo," faceva sentire che Egli era la verità, che era per donarsi come pane, che questo pane doveva essere pane vivo, pane negli accidenti e vita nella sostanza, pane disceso dal cielo, perché era Lui stesso donato in cibo alle anime. Gesù dunque, prima di annunziare e promettere formalmente il dono ineffabile dell'Eucaristia, ne pone i fondamenti e ne determina il carattere: Esso è la nuova manna del suo popolo peregrinante dall'esilio alla Patria; è Pane disceso dal cielo, è Lui stesso che è venuto in terra per alimentare le sue creature, per saziarle di amore divino, e spegnere in loro la sete delle passioni disordinate. L'Eucaristia non è un dono ristretto alla sola nazione ebraica, è un dono universale; dipende dalla volontà del Padre e non dal diritto di eredità.

La Fede della Donna Cananea: Un Esempio di Persistenza e Umiltà

Il Vangelo ci offre un contrasto significativo con l'incomprensione del popolo, attraverso la storia della donna Cananea. Quando Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne, una donna Cananea, supplicandolo: "Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è tormentata da un demonio", fu inizialmente ignorata da Gesù e i discepoli implorarono: "Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!". Gesù, a prima vista, sembrò respingerla, dicendo di essere stato mandato "se non alle pecore perdute della casa d’Israele", e poi paragonandola ai "cagnolini" che non devono prendere il pane dei figli. La risposta di Gesù è scioccante, eppure la donna non si arrese, ma con umiltà e grande fede replicò: "Sì, Signore; ma anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni".

Gesù le replicò: "Donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri." Questo episodio ci insegna che, davanti all'apparente durezza o al silenzio di Gesù, non dobbiamo disperare. L'umiltà e la persistenza nella fede sono le chiavi. Le umiliazioni rivelano se il nostro cuore è abitato dall'umiltà o dall'orgoglio. La Cananea, non ha interpretato il silenzio e la durezza di Gesù come la sua ultima parola, ma si è prostrata ai Suoi piedi, dimostrando un cuore umile che riconosce le sue colpe e che ama. Questo è un esempio di fede profonda, che si trova anche al di fuori di "casa nostra" e che contrasta con la rabbia di chi si crede giusto davanti a Dio.

Illustrazione della donna Cananea che supplica Gesù, mentre gli apostoli mostrano segni di impazienza

Don Dolindo Ruotolo: Una Guida alla Vera Fede

Don Dolindo Ruotolo (1882-1970), mistico originario di Napoli, ha vissuto una vita di profonda fede e di impegno sacerdotale, offrendo una preziosa prospettiva sull'incomprensione e la vera adesione a Gesù. Ordinato sacerdote nel 1905, fu maestro di canto gregoriano, professore di matematica, storia, geografia e greco, capacità che, per sua stessa ammissione, gli vennero da una grazia improvvisa dopo un'invocazione alla Madonna. Don Dolindo venne calunniato e perseguitato, subì persecuzioni da alcuni ecclesiastici, fino a due sospensioni a divinis, ma rimase sempre fedele alla Chiesa, che chiamava "santa e indefettibile".

Carismi e Insegnamenti di Don Dolindo

Don Dolindo aveva il dono di scrutare i cuori. Quando un penitente si inginocchiava per dirgli i propri peccati, lui li sapeva già. Ascoltava senza dire una parola, ma piangeva pensando al dolore che questi peccati avevano causato a Gesù e Maria. Finita la Confessione, apriva il confessionale e abbracciava forte il confessato, dicendogli: "Quanto sei buono! Io non so se avrei avuto il coraggio di confessare questi peccati." Il Servo di Dio aveva un legame fortissimo con la Madonna, che chiamava la sua Mamma, scrivendo il suo ultimo libro come omaggio a Lei. Per questo libro, il diavolo lo tormentò, percuotendolo e buttandolo sotto il letto, nonostante le sue gravi condizioni fisiche. Ma lui aveva la sua forza nell'Eucaristia e nel Rosario, tenendo la corona sempre tra le mani.

Gesù aveva detto a padre Dolindo di prendere su di sé le sofferenze di tutti; lui ebbe il dono mistico dello scambio di dolori. Insegnava che qualunque azione, anche la più piccola, deve essere fatta con il proposito: "Signore, per la tua gloria." Il suo "Commento alla Sacra Scrittura", un'opera monumentale in 33 libri, è considerato da molti un miracolo, capace di convertire le anime e di allontanare il Maligno, scritto in ginocchio, con la Madonna o con Gesù vicino a lui. In queste opere, Don Dolindo spiega che la Sacra Scrittura è una "casa esorcizzata" dalla presenza di Dio.

Don Dolindo Ruotolo sottolinea che la misericordia di Dio non è solo perdono, ma anche guarigione, una medicina divina che pone fine a un male radicato e generalizzato. Le sue virtù sacerdotali e i carismi eccezionali, come le bilocazioni e le locuzioni interiori, accreditano la sua missione soprannaturale. Gesù stesso gli disse in una locuzione: "Sono io Gesù, Dolore, e tu sei Dolindo Gesù. Perché io sono in te e tu in me. Perché tu vivi, ma non vivi e sono io che vivo in te. Perché tu non scrivi e sono io che scrivo per te."

Ritratto fotografico di Don Dolindo Ruotolo in preghiera

La Profezia e l'Abbandono alla Volontà Divina

Tra gli scritti di don Dolindo, c'è un testo in cui la Vergine Maria sembra scattare una fotografia dei nostri tempi, in cui il modernismo, tanto combattuto da don Dolindo, sembra aver preso il sopravvento. La Vergine afferma: "Sono io, Maria Immacolata, Madre di Misericordia. Sono io che debbo ricondurvi a Gesù perché il mondo ne è tanto lontano e non trova la via per ritornare a Lui essendo così pieno di miserie! Solo una grande misericordia può fare superare al mondo il baratro nel quale è caduto… La prima misericordia che deve avere questa povera terra, e la Chiesa per prima, deve essere la purificazione. Non vi spaventate, non temete ma è necessario che un uragano terribile passi prima sulla Chiesa e, poi, sul mondo!"

Questo messaggio invita all'abbandono e alla fiducia in Dio, ricordando che la preghiera è la più potente delle azioni. "La scala del Cielo è la mia volontà. La via per raggiungere la mia volontà è l’abbandono e la fiducia nelle piccole cose; la via della fiducia è il pensare poco a quello che è successo e a quello che può succedere." Questo è il segreto della pace interna e del fervore dell'anima. Don Dolindo invita a confidarsi in Gesù con sincerità: "Signore guidami dove vuoi tu." A volte, dobbiamo affrontare un "momentaneo silenzio" di Gesù, una sua apparente durezza, ma ci conviene avere pazienza e aspettare i Suoi tempi. Quando Lui si commuove, il premio arriva, e per noi sarà la salvezza. Perdonami Signore... Salvami Signore...

La Felicità della Rinunzia per Amore di Dio

Don Dolindo insisteva sulla profonda felicità di chi tutto lascia per Gesù Cristo, e sui frutti che la rinunzia produce in questa medesima vita. La rinunzia che Gesù Cristo domanda alle anime che volontariamente gliela promettono non è un incendio distruttore, ma un'aurora rutilante, promessa di un giorno di eterna luce. Tutto quello a cui rinunziamo per amore fiorisce nell'amore. La casa, anche se una reggia, è angusta; la cella che si abita con amore diventa cento volte più larga, più alta, più luminosa; è il vestibolo del posto che ci è assegnato nel regno eterno, dove la meditazione quotidiana ci fa spaziare. Nella casa del mondo si è in gabbia, perché tutto ci rende schiavi; nella casa di Dio si è liberi, anche se avesse la grata.

Lasciando per amore di Gesù fratelli, sorelle, padre, madre, moglie o figli, si ricevono fratelli più numerosi, aventi un sol pensiero, sorelle nell'amore dello Sposo divino e di Maria Santissima Mamma incomparabile, e una generazione spirituale cento volte più bella e feconda. Questa è la verità. Chi si dona a Gesù con vero spirito di apostolo, per propagare, difendere e riparare l'onore del suo Nome, trova veramente il centuplo in questa vita, ed ha la dolce speranza, che può dirsi certezza, di trovare la vita eterna. Le ricchezze interiori, nascoste a tutti, che Gesù dona a chi per suo amore è immolato e ridotto come un verme, sono incomparabilmente più grandi di ogni guadagno materiale.

Una Preghiera di Abbandono e Fede Eucaristica

Nel contesto di questa profonda comprensione della fede e dell'Eucaristia, Don Dolindo ha espresso preghiere di totale abbandono: "Vieni sull'altare, ti immoli per me... dunque copri le mie miserie passate e presenti... misericordie e di grazie per l'anima mia. Il mio voto è l'amore! A te, Gesù mio, il mio voto. Voglio abbandonarmi a te per forza, nelle vie della tua SS. Volontà. Mi lega a te questa mattina, e così mi leghi a te." In questo abbandono, l'anima trova la sua vera libertà e la capacità di comprendere il mistero divino, trasformando ogni incomprensione in un atto di fede pura.

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