La gestione di una parrocchia non è più riconducibile ai modelli tradizionali. L'evoluzione della società, l'accresciuta burocrazia e le nuove dinamiche ecclesiali impongono ai parroci e alle comunità pastorali di sviluppare competenze manageriali, soprattutto sul fronte economico e di gestione delle risorse umane. "Gestire una parrocchia ormai non è più come al tempo di don Camillo." La burocrazia, infatti, ha invaso tutti i campi, e anche un parroco deve sapersi trasformare in manager, almeno sul fronte della gestione economica della parrocchia o della comunità pastorale. A ciò si aggiunge la necessità di sapere organizzare anche le "risorse umane". Arriva, così, la figura del parroco-manager o del manager parrocchiale, un professionista in grado di coniugare le esigenze pastorali con un'efficace amministrazione.

La Nascita del Management Pastorale: L'Iniziativa della Pontificia Università Lateranense
In questo contesto, la figura del manager del terzo settore emerge come una professione chiave per la sostenibilità, la crescita e l’efficacia delle organizzazioni non profit. In risposta a queste mutate esigenze, la Pontificia Università Lateranense ha lanciato una scuola di "management pastorale". Questa iniziativa mira alla formazione di figure di coordinamento, siano essi sacerdoti o laici, che possano aiutare a ottimizzare le risorse umane ed economiche all'interno delle strutture ecclesiali, "coniugando competenza e Vangelo".
L'Università Lateranense, infatti, promuove "un'opportunità formativa che preparerà sacerdoti e laici a gestire risorse umane ed economiche nelle strutture ecclesiali." Come spiegato dal rettore, monsignor Enrico dal Covolo, si tratta di un "unicum a livello internazionale. Con l'obiettivo di preparare la Chiesa ad affrontare le nuove sfide di una società complessa che richiede trasparenza e nuove competenze". L'iniziativa si inserisce "nel solco dell'insegnamento di Papa Francesco, che sta dando nuovo impulso all'evangelizzazione e alla missionarietà della Chiesa", collocando la cosiddetta "Università del Papa" all'avanguardia mondiale nel settore dell'Alta Formazione.
L'intento è quello di "prendere delle buone pratiche consolidate anche in ambito laico per aiutare gli operatori pastorali ad affrontare problemi quotidiani", quali:
- la gestione trasparente delle risorse economiche;
- la buona organizzazione delle risorse umane;
- la comunicazione efficace;
- il bisogno di innovazione e di maggiore coinvolgimento delle comunità.
Il master ha debuttato il 16 febbraio 2015 e si è sviluppato per un periodo di 15 mesi, rivolgendosi alle "figure chiave" delle parrocchie, diocesi, Enti, organizzazioni profit e non profit che operano nell'ambito del mondo ecclesiale, oltre che ai parroci e ai religiosi responsabili di comunità. Fino al maggio 2016, oltre alla formazione d'aula, i futuri "coordinatori" sono stati seguiti da un servizio costante di tutoring e coaching, cimentandosi con esperienze concrete e un project work finale.
Alla guida del corso c'è un laico, Giulio Carpi, che ha già seguito e sviluppato numerosi progetti di formazione all'avanguardia in campo ecclesiale. Egli spiega che "gestire bene insieme capitali umani ed economici non è certo una cosa semplice", e "a maggior ragione per gli uomini che sono in primo piano nell'azione pastorale della Chiesa". Per questo, l'obiettivo è offrire loro gli strumenti necessari per poter affiancare all'azione pastorale quella della gestione, "soprattutto in questi tempi caratterizzati da risorse sempre più esigue e dal cambiamento veloce di regole di organizzazione e comunicazione".
L'idea è di "mettere insieme la missionarietà della Chiesa con una serie di competenze tecniche utili ed efficaci, in consonanza con il Vangelo e il Magistero ecclesiale". Il "management pastorale", come conclude Carpi, si realizza "per il quale la conoscenza di nuovi approcci, nuove metodologie e tecniche gestionali, organizzative e non solo, serviranno a prevenire e risolvere vincoli ed ostacoli legati a situazioni profondamente mutevoli."
Il Contesto: Le Sfide della Parrocchia Contemporanea e la Necessità di Rinnovamento
Negli ultimi decenni, il terzo settore ha assunto un ruolo sempre più centrale nella società, rispondendo a bisogni sociali, culturali ed economici. In questo contesto, il manager del terzo settore è un professionista che si occupa della gestione strategica, operativa e finanziaria di organizzazioni non profit, cooperative sociali, ONG, fondazioni ed enti del volontariato. La riflessione ecclesiologica del Concilio Vaticano II e i notevoli cambiamenti sociali e culturali degli ultimi decenni hanno indotto diverse Chiese particolari a riorganizzare la forma di affidamento della cura pastorale delle comunità parrocchiali. Queste situazioni rappresentano una preziosa occasione per la conversione pastorale in senso missionario.
La parrocchia, che possiede una lunga storia e ha avuto dagli inizi un ruolo fondamentale nella vita dei cristiani e nell'opera pastorale della Chiesa, oggi deve confrontarsi con una realtà in cui l’accresciuta mobilità e la cultura digitale hanno dilatato i confini dell’esistenza. La sua configurazione territoriale è chiamata, infatti, a confrontarsi con una caratteristica peculiare del mondo contemporaneo. Si avverte oggi che tali cambiamenti culturali e il mutato rapporto con il territorio stanno promuovendo nella Chiesa, grazie alla presenza dello Spirito Santo, un nuovo discernimento comunitario, "che consiste nel vedere la realtà con gli occhi di Dio, nell’ottica dell’unità e della comunione".

In virtù di tale discernimento, la parrocchia è chiamata a cogliere le istanze del tempo per adeguare il proprio servizio alle esigenze dei fedeli e dei mutamenti storici. "I Padri conciliari, infatti, scrivevano con lungimiranza: «La cura delle anime deve essere animata da spirito missionario»". Papa Francesco ha suggerito: «Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita».
Tra i maggiori ostacoli che le organizzazioni non profit, incluse le parrocchie, affrontano vi sono:
- la sostenibilità finanziaria, uno dei maggiori ostacoli che le organizzazioni non profit affrontano;
- la trasformazione digitale, che sta cambiando il modo in cui le organizzazioni operano e comunicano;
- la difficoltà nell'attrarre e trattenere professionisti qualificati, specialmente a fronte di stipendi spesso inferiori rispetto al settore privato;
- la necessità di dimostrare l’efficacia dell’operato per attrarre finanziamenti e legittimare il proprio ruolo.
Il rinnovamento dell’evangelizzazione richiede nuove attenzioni e proposte pastorali diversificate, perché la Parola di Dio e la vita sacramentale possano raggiungere tutti, in maniera coerente con lo stato di vita di ciascuno. "Sembra superata quindi una pastorale che mantiene il campo d’azione esclusivamente all’interno dei limiti territoriali della parrocchia, quando spesso sono proprio i parrocchiani a non comprendere più questa modalità, che appare segnata dalla nostalgia del passato, più che ispirata dall’audacia per il futuro". La parrocchia è chiamata a sviluppare una vera e propria “arte della vicinanza” e ad essere un “santuario” aperto verso tutti, senza eccezione, ricordando che i poveri e gli esclusi devono sempre avere nel cuore della Chiesa un posto privilegiato.
Papa Francesco ha sottolineato che "La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità." "Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi." La conversione delle strutture parrocchiali richiede "a monte" un cambiamento di mentalità e un rinnovamento interiore, soprattutto di coloro che sono chiamati alla responsabilità della guida pastorale. "Tale rinnovamento, naturalmente, non riguarda unicamente il parroco, né può essere imposto dall’alto escludendo il Popolo di Dio." La conversione pastorale delle strutture implica la consapevolezza che "il Santo Popolo fedele di Dio è unto con la grazia dello Spirito Santo".
Competenze Essenziali per il Manager Parrocchiale
Per svolgere al meglio il proprio ruolo, il manager del terzo settore (e quindi anche il manager parrocchiale) deve possedere un mix di competenze tecniche, gestionali e relazionali. La formazione di un manager del terzo settore può avvenire attraverso percorsi accademici in scienze sociali, economia, management o diritto, ma è sempre più diffusa la presenza di master e corsi specifici dedicati al management del non profit e, in particolare, al management pastorale. Non esiste un corso di laurea specifico che indirizzi verso una carriera come manager parrocchiale, ma lo studio costituisce un elemento fondamentale, unitamente all'esperienza lavorativa.
Le competenze chiave includono:
Competenze Relazionali e di Leadership
- Comunicazione efficace e capacità di ascolto: Un manager deve essere prima di tutto un abile comunicatore. Oltre a saper comunicare, un bravo manager deve anche essere capace di ascoltare.
- Empatia e persuasione: L’empatia è particolarmente importante sia quando si ha a che fare con i collaboratori sia quando si trattano con i membri della comunità. Si tratta di riuscire a persuadere qualcuno a fare qualcosa che si vuole che faccia.
- Leadership e ispirazione: Un manager dovrebbe essere in grado di ispirare, motivare e guidare il proprio team verso il raggiungimento degli obiettivi. L’arte di saper ispirare il proprio gruppo di lavoro, agendo come un mentore verso il conseguimento di un obiettivo comune, è fondamentale se si ambisce a una carriera di successo. Un manager fa sentire importanti i propri collaboratori, dando loro l’esempio e responsabilizzandoli con importanti atti di fiducia.
- Intelligenza emotiva: L’abilità di identificare e gestire le proprie emozioni e quelle di chi sta intorno, imparando ad avere consapevolezza di sé e degli effetti che i propri gesti e parole possono avere sugli altri.
- Gestione del feedback: Saper dare giudizi costruttivi e accettare il parere altrui, di qualsiasi natura esso sia, è importantissimo per migliorare professionalmente e personalmente, aiutando anche chi ci circonda.
- Cultura dell'incontro e vicinanza: La “cultura dell’incontro” è il contesto che promuove il dialogo, la solidarietà e l’apertura verso tutti, facendo emergere la centralità della persona. La comunità parrocchiale è chiamata a sviluppare una vera e propria “arte della vicinanza”.
Competenze Gestionali e Strategiche
- Focus sugli obiettivi: Essere un manager significa restare sempre focalizzato sui propri obiettivi, senza distrazioni, effettuando una pianificazione efficace delle strategie atte a conseguirli.
- Gestione delle risorse e delega: Comporta la capacità di raggiungere un grande obiettivo suddividendolo in tanti obiettivi minori che siano più gestibili. Non tutti sono capaci di delegare compiti a collaboratori ed elementi del team, ma per un manager saperlo fare è essenziale. Un vero manager sa cogliere le peculiarità dei propri dipendenti o collaboratori, assegnando a ognuno l’ownership di un particolare task e assicurandosi che tutti abbiano ben chiaro il lavoro da svolgere e i rispettivi tempi.
- Gestione del tempo e pianificazione: La capacità di saper gestire il proprio tempo, saper pianificare a lungo termine e organizzare il lavoro nei modi e tempi giusti, con pragmatismo.
- Problem solving e proattività: Essere in grado di affrontare e, dove possibile, risolvere gli ostacoli, mostrando iniziativa. Al tempo stesso, bisogna essere consapevoli che non tutti i problemi possono essere risolti.
- Conoscenza del contesto ecclesiale: Una profonda conoscenza delle dinamiche sociali e normative della Chiesa.
- Curiosità e adattabilità: La curiosità è una delle competenze manageriali del futuro e si presenta come un’attitudine sempre più ricercata. Il desiderio continuo di sapere, vedere e scoprire, unito a un mindset creativo, possono tornare utili ai manager.
Competenze Amministrative e Finanziarie
- Trasparenza amministrativa e finanziaria: Gestione chiara e responsabile delle risorse economiche. "Competenze amministrative e finanziarie" sono essenziali.
Formazione e Sviluppo Continuo
Per coloro che aspirano a questo ruolo, è importante investire in una solida formazione universitaria. "La formazione è importante a tutti i livelli, ma a livello di management lo è ancora di più." Oltre allo studio, è cruciale l'esperienza lavorativa. Stare al passo con i tempi, saper prendere decisioni nei momenti di stallo, apprendere in maniera continuativa, osservare e osare, sono solo alcune delle virtù necessarie. Conoscere e padroneggiare la lingua inglese è, ovviamente, uno dei requisiti base in qualsiasi contesto accademico e lavorativo, utile per affrontare questioni di carattere internazionale o interfacciarsi con stakeholders da tutto il mondo, soprattutto in un "unicum a livello internazionale" come la scuola di Management Pastorale. Più avanzate saranno le competenze che si sapranno padroneggiare, più prestigiose saranno anche le opportunità professionali da accogliere.

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