San Marco Evangelista a Ravenna

La Parrocchia di S. Marco Evangelista in San Marco, Ravenna, vanta una storia ricca e complessa, testimoniata dalle sue antiche origini e dalle significative trasformazioni subite nel corso dei secoli.

Le Origini della Chiesa di San Marco alle Gattinelle

La chiesa di San Marco, anticamente conosciuta come San Marco alle Gattinelle, un nome derivato da un corso d'acqua che scorreva nelle vicinanze, fu fondata nel 1465 dalla famiglia degli Strigoni. Questa datazione è confermata da una lapide ancora oggi murata nella facciata della chiesa. La famiglia Strigoni si riservò il diritto di patronato, esercitandolo per secoli. Nonostante rimanessuta sostanzialmente uguale per lunghi periodi, la chiesa fu ammodernata in epoche successive.

Foto della facciata della chiesa di San Marco con lapide degli Strigoni

La Basilica di San Giovanni Evangelista e Galla Placidia

Una delle chiese più antiche della città di Ravenna è la Basilica di San Giovanni Evangelista, edificata dopo il 424 d.C. come basilica di palazzo. Fu commissionata dall'Imperatrice Galla Placidia come ex voto a San Giovanni Evangelista, patrono dei naviganti. La leggenda narra che durante un viaggio da Costantinopoli a Ravenna, il Santo salvò lei e i suoi figli da una terribile tempesta marina.

Architettura e Decorazioni Esterne

L’ingresso della basilica è ornato da un portale del XIV secolo che narra le storie della consacrazione e della dedicazione della chiesa. L’esterno presenta linee slanciate, realizzate con semplici mattoni rossi. Accanto alla basilica svetta il campanile dell'XI secolo, alto ben 42 metri.

Foto del portale della Basilica di San Giovanni Evangelista

L'Interno della Basilica

L’interno è a pianta longitudinale, divisa in tre navate da due file di 12 colonne ciascuna. Queste colonne sono impreziosite da splendidi capitelli corinzi e pulvini importati direttamente da Costantinopoli. L’abside è poligonale, affiancata da due cappelle quadrate di gusto orientale, e in origine era decorata da mosaici del V secolo, purtroppo oggi perduti. La chiesa ha subito molte modifiche nel corso dei secoli.

Mosaici e Simbolismo Medievale

La Quarta Crociata: La Presa di Costantinopoli

Un frammento musivo all'interno della basilica narra della Quarta Crociata (1202-1204). La presa di Costantinopoli è immortalata su uno sfondo bianco, composto da tessere di marmo e calcare apparentemente disordinate. File di tessere nere definiscono in modo elementare i contorni delle figure. Vi è rappresentato un soldato, armato e avvolto nella corazza, che affronta tre goffi uomini fatti prigionieri. Alle loro spalle, una torre e due tetti rossi triangolari simboleggiano la città. La scritta "Costantinopoli" colloca la scena, indicando che la città si sta arrendendo ai crociati.

Mosaico raffigurante la presa di Costantinopoli

La Nave e L'Allarme Marittimo

Su uno sfondo bianco di tessere di marmo e calcare, disordinate, si staglia un’imbarcazione definita con cura nella forma. Sembra sospesa sulle onde del mare, con lo scafo a guscio di noce, lo sportello, un grande remo timoniere e l’albero di prua inclinato. La grande vela latina triangolare è gonfiata dal vento, impegnata in una manovra. Appollaiato sul canestro d’avvistamento dell’albero maestro, un marinaio con abiti gialli gonfia le guance e suona un corno, segno di allarme. Questo fa riferimento a un episodio della Quarta Crociata, il 1° gennaio 1204, quando l’ultimo imperatore di Costantinopoli, Alessio V Ducas, detto Murzuflo, tentò di lanciare navi incendiarie verso la flotta veneziana nella rada del Corno d’Oro. Il disastro fu evitato proprio grazie alle vigili vedette.

Mosaico della nave con marinaio che suona il corno

Il Funerale della Volpe Renart

All’interno di una cornice a rami ondulati e foglie a cuore stilizzate sono rappresentati due galletti affrontati che trasportano una volpe dal manto di tessere rossicce. È il funerale della volpe Renart. Lo stile è molto sintetico e popolare. Questa strana scena, diffusa nell’immaginario medievale soprattutto nel nord Europa, proviene da "Le Roman de Renart", una serie di racconti scritti da vari autori tra il 1170 e il 1250. In queste storie, gli animali si comportano come gli esseri umani, con gli stessi vizi e virtù, in una rappresentazione simbolica, ironica e pungente del mondo. Il protagonista è la volpe Renart, che incarna l’archetipo dell’imbroglione. In questo mosaico la volpe si finge morta ma all’improvviso si risveglierà e afferrerà per il collo uno dei galli, il povero Chanteclair.

Mosaico raffigurante il funerale della volpe Renart

La Sirena Bicaudata e il Simbolismo della Lussuria

Un altro mosaico raffigura una sirena con i capelli biondi e intrecciati, che regge con le mani le estremità delle sue due code squamose e un po’ repellenti. Una cascata di tessere gialle, con piccoli interventi di tessere nere, formano i capelli mossi e intrecciati. Tessere di smalto verde definiscono le braccia e scendono fino a formare le due code, definite nelle squame da andamenti morbidi di tessere nere e blu. Le piccole pinne aguzze sono rese con andamenti triangolari di tessere in smalto. Lo sfondo è di marmo bianco, puntellato da marmi rossi e grigi. L’immagine della sirena è diffusa in tutte le forme d’arte romanica. Nel "Bestiario", un’enciclopedia di animali reali o fantastici interpretati in chiave simbolica, la sirena con due code simboleggia la lussuria, espressione del mondo demoniaco, che il buon cristiano deve allontanare.

Mosaico della sirena bicaudata

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