Il rapporto di Gesù con la famiglia è un tema di profonda complessità e innovazione, che si distingue nettamente dal patriarcalismo dominante nel suo tempo. Sebbene la sua visione non marginalizzi la famiglia, considerandola anzi secondo l'originario disegno di Dio (cfr. Mt 19, 3-9), essa è fortemente influenzata dalla "variabile imprevista" del Regno di Dio, che egli introduce negli ordinamenti umani.
Per Gesù, la famiglia, al pari di ogni altra istituzione naturale, assume il profilo di un sacramento: un avvenimento umano che, pur con la sua positività e fragilità storica, è innalzato a segno efficace della presenza amorosa e vivificante di Dio nel mondo. In questa prospettiva, Dio dimora nel mondo come in una famiglia, ed ogni famiglia è ospitata dal Padre (cfr. Gv 14, 2-3.23), creando una circolarità virtuosa in cui la famiglia dona a Dio il linguaggio per comunicarsi e riceve da Lui la grazia di comprendersi.

La Famiglia Ebraica al Tempo di Gesù
Lungo l'intero tempo biblico, la famiglia ebraica possedeva connotati stabili. All'epoca di Gesù, nel contesto del giudaismo, si osservava una marcata rigidità nell'osservanza delle prescrizioni legali, religiose e sociali. Gesù stesso nasce fuori famiglia per ossequio al casato del padre putativo Giuseppe e a dodici anni, in occasione della sua bar miswah, partecipa puntualmente alla Pasqua a Gerusalemme.
Nonostante questa rigidità, si assisteva anche a un certo allentamento del patriarcalismo classico, per cui la vera famiglia era più il clan di appartenenza che la famiglia di sangue. Indubbiamente, la famiglia in Israele rappresentava la cellula base della società, escludendo in termini assoluti qualsiasi forma alternativa di convivenza, sia morale che giuridica. La verginità stessa non era particolarmente stimata.
L'israelita giungeva a conoscere il Dio biblico e la sua azione nella storia solo attraverso la mediazione della famiglia (da Adamo ed Eva, ad Abramo e Sara, fino a Giuseppe e Maria). L'azione di Dio oltre la famiglia, nella scelta di singoli personaggi per portare avanti il suo disegno (come Gedeone, Samuele, Saul, Geremia, il Battista, e la stessa Maria), era vista come un evento straordinario e sembra non essere stata pienamente compresa in relazione a Gesù.
Caratteristiche della Famiglia Ebraica
- Endogamica: costituita da genitori di razza ebraica.
- Patrilineare: prendeva titolo giuridico dal padre (come emerge nel Vangelo di Matteo, anche se in Luca si può scorgere una linea matriarcale, riconosciuta nella Bibbia, nella centralità attribuita a Maria).
La famiglia vedeva la compresenza di membri in senso stretto, per via di sangue, e di altri parenti in senso più ampio, formando una "fratellanza" con un significato decisamente esteso. Il successo o l'insuccesso di un membro erano condivisi in misura interessata e ostentata, creando talvolta disagio nel privilegiato.
La famiglia era il luogo della vita globale: fisica, morale, professionale, religiosa e culturale, almeno fino a quando il bambino non frequentava la scuola a fianco della sinagoga. Se la madre accudiva i piccini, il padre assumeva presto il ruolo educativo, con l'adolescenza che segnava il passaggio al gruppo degli adulti e i relativi obblighi.
Era rigorosamente segnata da uno rigido standard comune di vita, secondo la Torah e le interpretazioni dei rabbini, fungendo da fattore essenziale e insostituibile di trasmissione della vita nella sua interezza, inclusa la religione. Era considerata una realtà sacra, stabilita da Dio, garanzia di tradizione, ricca di sapienzialità e umanità. Tuttavia, la rigidità della forma poteva minacciare quella libertà e responsabilità del singolo per cui i profeti, in particolare Ezechiele (Ez 18), si erano battuti. Inoltre, le debolezze erano evidenti, come la pratica del divorzio facile - un adulterio legalizzato - e la scaltrezza di esimersi dall'osservanza del Quarto Comandamento appellandosi alle tradizioni dei padri.

La Famiglia di Gesù e le Famiglie Incontrate
I vangeli, come tutta la Bibbia, sono storie di famiglie. Tra queste, la famiglia di Gesù riveste un ruolo centrale. Secondo la consuetudine sociale del tempo, Gesù vive la nascita, la fanciullezza e la giovinezza in famiglia, fino alla scelta professionale di "rabbi". Con la famiglia continuerà a intrattenere legami anche durante il suo ministero.
Domiciliata a Nazaret, la famiglia aveva come capo Giuseppe, un artigiano agricolo, e la madre si chiamava Maria. Gesù è descritto come "figlio primogenito" (e unico) (Lc 2,7), ma in compagnia di "fratelli e sorelle" (Mc 6, 1-3). Questa "famiglia estesa" lo ritrova a Cafarnao in un frangente difficile (Mc 3, 31) e in altri momenti della sua missione, con un atteggiamento chiaramente interessato e geloso da parte dei suoi "fratelli" (Gv 7, 1-10). Secondo i vangeli, Gesù incontra ancora la madre a Cana (Gv 2, 1-11) e sotto la croce (Gv 19, 26-27).
Le Famiglie nel Ministero di Gesù
La vicenda personale di Gesù incrocia diverse famiglie che entrano nel circolo della sua missione:
- La famiglia di Zaccaria, Elisabetta e Giovanni Battista (con cui appare imparentato, cfr. Lc 1, 36).
- La famiglia di Cana nel giorno della sua costituzione tramite le nozze (Gv 2, 1-12).
- La famiglia di Marta, Maria e Lazzaro, che fu probabilmente la famiglia di elezione del Maestro nei suoi spostamenti in Giudea e a Gerusalemme (Lc 10, 38-42; Gv 11, 1-3).
- La famiglia di Pietro a Cafarnao, di cui guarisce la suocera (Mc 1, 29-31).
- La famiglia di Giairo e sua moglie, cui risuscita la figlia dodicenne (Mc 5, 38-43).
Più indirettamente, Gesù entra in contatto, a causa dei figli, con la famiglia della vedova di Naim (Lc 7, 11-17), della Cananea (Mc 8, 24-30) e del centurione di Cafarnao (Lc 7, 1-10). Sono menzionate anche la sposa di Pilato (Mt 27, 19), la madre e il padre (Zebedeo) di Giacomo e Giovanni (Mc 10, 35), le madri che gli offrono i bambini da benedire (Mc 10, 13-16), e le "pie donne" di Gerusalemme che piangono su di lui (Lc 23, 27-31).
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Gesù e gli Atti Fondamentali della Vita Familiare
Gesù ha condiviso atti fondamentali della vita familiare. Anzitutto, i due atti estremi e costitutivi: la nascita e la morte, ricordati a lungo nei vangeli. Prima ancora, la sua gestazione nel seno della madre è caratterizzata da un incontro parentale gioioso con Elisabetta e Giovanni. La giovinezza è vissuta in famiglia per quasi trent'anni, la maggior parte del suo tempo.
Lo vediamo partecipare alla vita familiare nei momenti di festa (a Cana per delle nozze, e a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua, festa tipicamente familiare, Lc 2, 41-50) e di dolore (nel caso della vedova di Naim e della famiglia di Marta e Maria per la morte di Lazzaro). Durante la sua stessa passione mostra la premura di collocare la madre in una famiglia sicura (Gv 19, 25-27). È del tutto verosimile che la moltiplicazione dei pani abbia avuto per fruitori intere famiglie stanche ed affamate (cfr. Gv 6, 1-13).
Il Lessico Familiare di Gesù
La base storica dei vangeli rivela quanto il lessico di Gesù fosse impregnato di motivi familiari, e quanto l'esperienza di famiglia, sua e altrui, sia diventata fonte di linguaggio per esprimere la rivelazione di Dio che andava annunciando. Moltissimi sono i richiami:
- Le nozze diventano segno messianico per eccellenza (Mc 2, 19; Mt 22, 1; 25, 1-12; Gv 2, 1-12).
- I ruoli di paternità e fraternità gli permettono di descrivere Dio e i rapporti dei discepoli con Lui e tra di loro (Mt 23, 8-10).
- L'immagine della donna che partorisce e ne ha gioia (Gv 16, 21), o di quella che spazza la casa per trovare la moneta (Lc 15, 8-10), evidenziano i nuovi temi del Regno.
- Parabole come quella del padre che vede la famiglia spezzarsi con la partenza del figlio minore (Lc 15, 11-32), dei due figli di diversa obbedienza verso il padre (Mt 21, 28-32), del padre che dopo i servi invia il figlio a riscuotere i suoi diritti (Mt 21, 33-44), o della gestione degli affari da parte degli amministratori nella casa del padrone (Mt 24, 45-51; 25, 14-30), sono tutte parabole vivaci della storia della salvezza.
In sintesi, per Gesù, vivere in famiglia e con famiglie ha fatto parte sostanziale della sua biografia: ha accettato l'istituto familiare come istituzione divina; ha condiviso la vita di famiglia accettando i suoi impegni per la maggior parte della sua vita; ha fatto del bene alla gente anche in quanto famiglie; e si è servito della famiglia come di un segno per esprimere gran parte del suo messaggio.
Per Lui, la famiglia è stata un segno di incarnazione, con la valenza di segno profondo data la sua permanenza. Il suo primo insegnamento è questo: l'aver praticato la famiglia come condizione elementare di vita per realizzare se stesso, per essere se stesso. L'esperienza familiare di Gesù va oltre la passiva accettazione di un dato di fatto: egli ha qualcosa da dire su di essa.

Gesù e il Disegno Originale di Dio sulla Famiglia
Gesù, nel suo ministero, affronta due "provocazioni" degli avversari che suscitano interventi diretti sul tema "famiglia". Entrambi mirano a ritrovare il profilo originale dell'istituzione familiare secondo il pensiero di Dio, facendosi memoria della grazia degli inizi e richiamandosi a due momenti costitutivi della fede biblica: la creazione e l'esodo.
Indissolubilità del Matrimonio e Fedeltà Coniugale
A chi lo "tenta" sulla liceità o meno del divorzio, e dunque dell'adulterio, allora piuttosto tollerati a favore dell'uomo, Gesù afferma l'indissolubilità e la fedeltà coniugale in una maniera che condanna divorzio e adulterio anche dell'uomo (Mt 19, 9; 5, 31-32; Mc 10, 11-12; Lc 16, 18), e perfino l'adulterio interiore (Mt 5, 27-28). Egli fa ciò appellandosi al disegno creativo di Dio (Gen 2, 24). Il dibattito di Gesù con i farisei nel Vangelo di Marco mostra come egli superi la visione legalista della legge mosaica, che consentiva il ripudio, e vada al cuore del disegno di Dio. Nella norma mosaica, Gesù vede una concessione alla "sclerocardia", alla "durezza del cuore", a cui Egli non si rassegna, essendo venuto per scioglierla e offrire all'uomo la forza di vincere le resistenze dovute al peccato.
Solo Gesù conosce il Padre "dall'inizio" e conosce anche l'uomo "dall'inizio" (Gaudium et spes, 22), rivelando sia il Padre che l'uomo all'uomo. La Chiesa, pur non nascondendo le difficoltà e i drammi della vita familiare, sa che il volere di Dio, accolto e realizzato con il cuore, non è una catena che rende schiavi, ma la condizione di una vera libertà che trova nell'amore la sua pienezza. Gesù ha provveduto a fornire agli sposi mezzi di grazia adeguati per superare le difficoltà. Per sua volontà, il matrimonio, nei battezzati, ha acquisito il valore e la forza di un segno sacramentale, che ne consolida i caratteri e le prerogative. Nel matrimonio sacramentale, i coniugi si impegnano a esprimere vicendevolmente e a testimoniare al mondo l'amore forte e indissolubile con cui Cristo ama la Chiesa.
Rispetto dei Genitori e il Quarto Comandamento
Di fronte a uno stile troppo disinvolto di disimpegnarsi nei confronti dei genitori, Gesù ricorda il Decalogo, la legge dell'alleanza, precisamente il Quarto Comandamento, che va osservato contro ogni astuzia evasiva, anche se ammantata di sacro e di venerabili tradizioni (Mc 7, 9-13; Mt 15, 3-9). Questo precetto viene ripreso da Gesù nell'incontro con il giovane ricco (Mt 19, 19) ed è da lui stesso praticato per tutti i lunghi anni trascorsi a Nazaret (Lc 2, 51).
La Novità Messianica del Regno e la Famiglia
Affermato il profilo originale della famiglia, Gesù evidenzia la novità che vi apportano i tempi messianici del Regno. Una di tali innovazioni consiste nel subordinare la stessa famiglia al Regno: la famiglia non è già Regno di Dio, ma realtà chiamata a convertirsi ed entrarvi. Questo Gesù lo dirà ai discepoli e lo vive nella sua stessa persona, come testimoniato dai vangeli con la loro abituale sobrietà nel descrivere la sua vita intima.
Indipendenza di Gesù dalla Famiglia Terrena
L'episodio del ritrovamento di Gesù tra i dottori del tempio (Lc 2, 41-52) è significativo. Al rimprovero di Maria: "Figlio mio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre ed io angosciati ti cercavamo" (v. 48), Gesù reagisce con una risposta non accomodante: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?" (v. 49). Qui si nota la contrapposizione tra il "tuo padre" di Maria e il "mio padre" di Gesù, indicando una incomprensione dei genitori. Tuttavia, Gesù rientra nell'ordine originario ed "era loro sottomesso" (v. 51).
A Cana, alle nozze, alla madre che fa presente la carenza di vino, Gesù risponde: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora" (Gv 2, 3). Anche se Gesù accoglie subito la preghiera, prende le distanze, indicando che il miracolo non va inteso come obbedienza filiale a Maria, ma come sottomissione al Padre. In entrambi i casi, si nota l'indipendenza che Gesù intende mantenere dal parentado terreno, riconoscendosi dipendente solo dal Padre nell'esercizio della sua missione, compiuta al servizio di Dio solo e non della sua famiglia.
Questo distanziamento di Gesù dalla sua famiglia non deriva solo dall'esigenza di un legame con un Mistero ancora più grande, ma anche dall'incomprensione che riceve da essa: "I suoi fratelli non credevano in lui" (Gv 7,5). Gesù lo farà presente ai discepoli, prospettando persecuzioni dai loro stessi cari (Mt 10,21), e ne diventa lui stesso un'icona concreta con la sua esperienza.
- "I suoi uscirono per prenderlo; poiché dicevano: È fuori di sé" (Mc 3,21). Questo è il giudizio dei parenti (cfr. v. 31), giunti da Nazaret dopo aver udito il successo di Gesù in Galilea e l'accusa di possessione diabolica da parte degli scribi.
- La visita di Gesù a Nazaret manifesta al massimo la distanza dei parenti e dei concittadini da Gesù (Mc 6, 1-6), a causa della loro "incredulità" sull'origine e la natura di ciò che Gesù è e fa.
Malgrado ciò, acquista particolare rilievo la sua estrema attenzione verso la Madre quando sta per morire (Gv 19,26): un segno nitido di come fede in Dio e amore parentale possano far sintesi.
La Famiglia come Capolavoro della Creazione
All'inizio del Vangelo di Giovanni, l'episodio delle nozze di Cana, a cui erano presenti la Vergine Maria e Gesù con i suoi primi discepoli (cfr Gv 2,1-11), è emblematico. Gesù non solo partecipò a quel matrimonio, ma "salvò la festa" con il miracolo del vino. Il primo dei suoi segni prodigiosi, con cui Egli rivela la sua gloria, lo compì nel contesto di un matrimonio, un gesto di grande simpatia per quella nascente famiglia, sollecitato dalla premura materna di Maria. Questo ci ricorda il libro della Genesi, quando Dio finisce l'opera della creazione e fa il suo capolavoro: l'uomo e la donna. E qui Gesù inizia i suoi miracoli proprio con questo capolavoro, in un matrimonio, in una festa di nozze: un uomo e una donna. Così Gesù ci insegna che il capolavoro della società è la famiglia: l'uomo e la donna che si amano! Questo è il capolavoro!
Oggi, nonostante i cambiamenti, il "segno" di Cristo a Cana contiene un messaggio sempre valido. Tuttavia, le persone che si sposano sono sempre meno, e in molti Paesi aumenta il numero delle separazioni, mentre diminuisce quello dei figli. La difficoltà a restare assieme porta a rompere i legami con maggiore frequenza, e i figli sono i primi a subirne le conseguenze. Molti giovani sono portati a rinunciare al progetto stesso di un legame irrevocabile e di una famiglia duratura, vivendo in una "cultura del provvisorio".
Sfide e Impegni per la Famiglia Oggi
Le difficoltà non sono solo economiche. L'idea che il cambiamento sia stato innescato dall'emancipazione della donna è una falsità e una forma di maschilismo. In realtà, quasi tutti gli uomini e le donne desiderano una sicurezza affettiva stabile, un matrimonio solido e una famiglia felice. La famiglia è in cima agli indici di gradimento tra i giovani, ma la paura di sbagliare ostacola l'accettazione della parola di Cristo. La testimonianza più persuasiva della benedizione del matrimonio cristiano è la vita buona degli sposi cristiani e della famiglia stessa. Il matrimonio consacrato da Dio custodisce il legame tra uomo e donna benedetto fin dalla creazione, ed è fonte di pace e bene per l'intera vita coniugale e familiare.
Il seme cristiano della radicale uguaglianza tra i coniugi deve oggi portare nuovi frutti. La testimonianza della dignità sociale del matrimonio diventerà persuasiva attraverso la via dell'attrazione e della reciprocità tra gli sposi. Come cristiani, dobbiamo sostenere con decisione il diritto all'uguale retribuzione per uguale lavoro, riconoscendo la maternità delle donne e la paternità degli uomini come ricchezza valida, a beneficio soprattutto dei bambini. L'ospitalità delle famiglie cristiane è cruciale, specialmente in situazioni di povertà, degrado e violenza familiare.
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La Famiglia nell'Immagine di Dio e la Santa Famiglia di Nazareth
Quando Dio ha creato il genere umano ha plasmato una famiglia. Quando lo Scrittore sacro voleva manifestare l'ardore e la fedeltà dell'amore di Dio verso il popolo eletto, si è servito di simboli o analogie familiari. Quando Gesù si è incarnato, si è circondato di una famiglia e quando a Cana ha iniziato la sua missione, stava festeggiando una nuova famiglia. Queste semplici constatazioni rivelano quanto sia preziosa e importante la famiglia nel pensiero di Dio. Egli non solo le ha dato grande dignità, ma l'ha voluta "a Sua Immagine", intrecciandola con il mistero della Sua stessa vita, che è Unità e Trinità d'Amore. Un grande disegno dunque sorregge la famiglia e la pone sulle orme della Santa Famiglia di Nazaret. Luogo di un amore che va e che torna, di comunione, di fecondità e tenerezza, la famiglia è segno, simbolo, tipo di ogni altra forma di umanità associata.
Non è retorico affermare che la famiglia è il primo bene sociale. Nella quotidiana gratuità che dà senso e valore alle sue funzioni di generazione ed educazione, la famiglia immette nel tessuto sociale quel bene insostituibile che è il capitale umano, ponendosi così come efficace risorsa dell'umanità. Essa sa aprire casa e cuore ai drammi che attraversano la società e sa portare il calore familiare laddove strutture e istituzioni, pur con tutta la buona volontà, non possono arrivare.
La Santità della Famiglia di Nazaret
Il grande disegno di Dio sulla famiglia richiede un grande impegno per la sua attuazione. Oggi la famiglia manifesta al mondo la propria fragilità: sposi che smettono di credere nel loro amore, figli che trovano difficoltà a spiccare il volo, anziani che si ritrovano senza cittadinanza né identità. Oggi più che mai la famiglia va amata, protetta, sostenuta. Occorre attingere al suo disegno originario, che la vede unita in un 'per sempre' che la consolida e la realizza, riempiendo il vissuto familiare con una spiritualità di comunione.
Fin dall'alba della creazione, sulla famiglia si posò lo sguardo benedicente di Dio. Questa benedizione originaria si posa sui coniugi cristiani quando, celebrando il loro matrimonio, si giurano amore perenne davanti a Dio. Tale benedizione è legata a un preciso disegno divino: "Non è bene che l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile" (Gn 2,18). L'essere umano, infatti, non è fatto per la solitudine, ma porta in sé una vocazione relazionale, radicata nella sua natura spirituale. Necessita di rapporti interpersonali ricchi di interiorità, gratuità e oblatività, tra cui fondamentale è quello che si realizza nella famiglia: tra i coniugi e tra questi e i figli.
L'espressione "una sola carne" non evoca soltanto la fisicità dell'uomo, ma la sua identità globale di spirito e di corpo. Ciò che i coniugi realizzano non è solo un incontro corporeo, ma una vera unità delle loro persone. La benedizione di Dio è all'origine non solo della comunione coniugale, ma anche della responsabile e generosa apertura alla vita. Nei figli il matrimonio trova la sua fioritura, realizzando il coronamento di quella totale condivisione di vita ("Totius vitae consortium": C.I.C., can. 1055 § 1), che fa degli sposi "una sola carne", sia nei figli nati dal naturale rapporto tra i coniugi, sia in quelli voluti mediante l'adozione. I figli non sono un "accessorio" nel progetto di una vita coniugale.
La Chiesa insegna l'etica del rispetto di questa struttura fondamentale nel suo significato unitivo e procreativo, esprimendo il doveroso ossequio al disegno di Dio e delineando un quadro di rapporti tra i coniugi improntati all'accettazione reciproca senza riserve. Questo incontra anche il diritto dei figli di nascere e crescere in un contesto di amore pienamente umano. Quando i ruoli sono rispettati, e i rapporti tra coniugi e tra genitori e figli si svolgono in modo compiuto e sereno, anche gli altri parenti (nonni, zii, cugini) acquistano significato e importanza. Spesso, in questi rapporti improntati a sincero affetto e aiuto scambievole, la famiglia svolge un ruolo insostituibile per le persone in difficoltà, i non sposati, le vedove e i vedovi, gli orfani, che possono trovare un luogo di calore e accoglienza. La famiglia non può chiudersi in se stessa.