Il bisogno di perdono è una delle costanti più profonde e universali dell'esperienza umana. Fin dall'infanzia, si è consapevoli di essere bisognosi di tutto, e soprattutto di perdono. Le occasioni, le circostanze e i modi del peccato possono cambiare e divenire via via più coscienti, più liberi, maggiormente influenti sulla vita degli altri e più nocivi, eppure la dimostrazione di amore di Dio, che perdona, è in costante aumento. Nonostante l'età, le scoperte delle scienze umane e l'aumentata conoscenza di sé e degli altri, non si trovano altri modi per riconciliarsi con Dio, per trovare pace nel cuore e ritrovare l'amore e l'amicizia degli uomini. L'incontro dell'uomo peccatore col suo Dio attraverso la mediazione porta con sé umanità, rispetto della psicologia dell'uomo, carica spirituale e forza di cambiamento.
La Ricerca di Senso e la Comprensione del Peccato
L'uomo che non si accontenta di vivere solo per mangiare, bere, dormire e divertirsi, si mette a pensare. Pensando, si pone molti interrogativi e si rende conto che ci sono cose ed esperienze più grandi della sua capacità di comprensione. Si ritrova sempre a corto di parole e di ragionamenti, specialmente di fronte alla morte, alla disgrazia o alla gioia profonda. La vera intelligenza parte dalla certezza che il mondo è creatura e non Dio, che l'uomo è creatura e non Dio, e che anche i sogni e i desideri sono creature e non Dio.
Dio, che ha creato tutto con intelligenza vera e stabile e con sapienza eterna, ha "pensato" la vita di ogni persona inserendola in un disegno grande, bello e santo. Tuttavia, nonostante questa consapevolezza, si può sperimentare inquietudine, amarezza e il desiderio di scomparire o di non incontrare nessuno, arrivando ad avere paura d'essere uomo. Questa è la stessa esperienza biblica di Adamo e Caino, una caduta nel peccato.
Senso di Colpa vs. Senso del Peccato
La vecchia "intelligenza" può ridurre tutto a un mero "senso di colpa", ma il peso nel cuore indica qualcosa di più profondo. Il "senso di colpa" è la visione di sé e del proprio sbaglio: si è colpevoli, si è rovinato sé stessi o gli altri, la colpa è propria. L'individuo si ritrova diviso, il suo "io come vorrei essere" di fronte al suo "io come è", senza corrispondenza, un "io" malato che può portare alla schizofrenia. Non ci si consola in questo modo.
Quando si sbaglia nella vita personale o nei rapporti con gli altri, ci si ritrova davanti a Dio, Colui che ama e si attende solo amore, parole, pensieri e azioni d'amore. È Lui che fa notare l'errore. Davanti a Lui si esprime il proprio dispiacere, si riconosce d'esser peccatore, infedele e ingrato di fronte al Suo Dono costante. Questo è il senso del peccato, che non è semplicemente senso di colpa.
Riconoscere il Peccato nella Luce di Cristo
L'uomo che vive in rapporto con Dio, nella fede e nell'amore di Dio, chiama i suoi sbagli volontari col nome di "peccato". Per coloro che non hanno un rapporto sano e d'amore con Dio, il peccato non esiste. San Giovanni, l'apostolo, afferma che il "peccato" per eccellenza è non riconoscere Gesù Cristo, non accoglierlo come Figlio di Dio mandato dal Padre. Chi vive così è nelle tenebre più fitte, inciampa continuamente senza vedere ostacoli, continua a sbagliare senza nemmeno accorgersene.
L'affermazione di non commettere peccati è il segno della cecità, del peccato peggiore, il segno che non c'è rapporto d'amore e di fede con Gesù Cristo e col Padre suo. Da quando Gesù è la propria Luce, si è fuori dal "peccato", si riesce a vedere e riconoscere ogni giorno i propri peccati. Con la luce di Dio, che è Amore infinito, si vede di essere sempre a corto di amore per rispondere adeguatamente all'Amore ricevuto. Dio ha creato l'uomo a Sua immagine e somiglianza, con l'intento che assomigli a Lui, capace di amare come Lui stesso: "Siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli!", "Amatevi come io vi ho amato!".
Nonostante questo intento divino, ogni giorno si trovano in sé forze che portano a gesti e parole che nascono o si nutrono di egoismo, e l'egoismo non è amore. Anche l'apostolo Paolo ha espresso questo conflitto interiore: "Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti, non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. ... Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo... Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!" (Rom. 7:15-25).
La Rottura del Rapporto con Dio: Il Peccato Mortale
Il rapporto tra l'uomo e Dio può essere bello, armonioso e filiale. Tuttavia, se l'uomo comincia a seguire la tentazione e a uscire dall'amore, l'atmosfera in cui dovrebbe rimanere immerso per essere in armonia con sé stesso, il suo rapporto con Dio comincia a essere teso. Non è Dio a "tirare l'elastico", ma Egli cede un po', tenendo agganciato, ma non può seguire l'uomo che va lontano in direzione opposta alla Sua, opposta al vero amore. Allora il rapporto si spezza: non si è più agganciati al Padre, non si è più figli, non si è più nella santità dello Spirito.
La parola "mortale" indica la fine di una vita. La vita di Dio nell'uomo non respira più, non agisce più, non illumina più. L'uomo "senza Dio in sé" è molto diverso dall'uomo "con Dio in sé". L'uomo "in grazia di Dio" è capace di "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé" (Galati 5:22-23). Queste parole sono come la "prova del nove" per verificare la vita di Dio in sé.
Al contrario, l'uomo "senza Dio in sé" ha altre caratteristiche: nel suo cuore è nascosta la paura, ha qualcosa da nascondere, sfugge i momenti di vero rapporto umano, come quelli del grande dolore o della grande gioia, affrontandoli con superficialità o menzogna, rabbia o scherzosità. Un uomo fuori dalla grazia di Dio, in peccato mortale, non è bello, non dà gioia, non infonde speranza né coraggio con la sua presenza. Questo stato può essere raggiunto non solo con gesti clamorosi (furto, omicidio, bestemmia, fornicazione, adulterio, aborto, idolatria, giuramento falso), ma anche lentamente, distanziandosi da Dio in modo lento e costante, come morire di fame. Chi per settimane o mesi non si nutre della parola di Dio, non cerca la vera preghiera, non si tiene a contatto con la vita degli altri discepoli del Signore, perde a poco a poco le forze, la luce, l'udito, il vero amore. Tra tutti i segni che vengono a mancare, spicca la volontà di perdonare i propri nemici.

Il Cuore Umano e il Desiderio del Segno del Perdono
Il cuore dell'uomo è un mistero, capace delle cose più belle e dei delitti più macabri. A volte sembra che una forza superiore spinga a commettere azioni disumane, come nel caso di bambini che confessano di avere pensieri di bestemmia o altre trasgressioni che non desiderano. Di fronte a queste situazioni non servono sgridate, né ammonimenti, né commiserazioni. Il cuore dell'uomo rimane sempre un mistero, e in fondo si è sempre dei bambini. Riconoscere questa semplicità e trasparenza di fronte a Dio e agli uomini permette di essere custoditi e di percepire l'amore divino e umano.
Essere come bambini è un grande segreto e una grande fortuna. Gesù Cristo, che conosceva il cuore dell'uomo, aveva già rivelato questo segreto ai suoi discepoli. Il bambino ha bisogno d'aiuto, lo sa chiedere e ricevere. Anche il bambino sbaglia e pecca, ma ristabilisce in fretta i legami, dimentica i torti e domanda perdono. Non può stare a lungo senza l'affetto della madre. Il bambino che chiede perdono sente che non è lui a ricostruire il rapporto d'amore, ma ha bisogno di un segno, un "Sì, ti perdono", una carezza. Questa situazione descrive anche la propria esperienza nel peccato.

Gesù Cristo: Il Potere e il Segno del Perdono Divino
Come per i bambini, anche per l'uomo è necessario il segno che Dio ha perdonato. Ma chi può darlo? Chi degli uomini è in grado di assicurare quest'opera di Dio? Come potrà Dio persuaderci di aver ascoltato ed esaudito la nostra domanda di perdono? Dio è stato Lui a plasmare la nostra psiche. È desiderio del Salvatore che ognuno senta la Sua pace: «Vi lascio la pace, vi dò la mia pace… il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti» (Giovanni 14:27).
Esempi di Perdono nella Vita di Gesù
Un racconto della vita del Salvatore (Luca 7:36-50) dimostra il tipo di pace che Egli elargisce quando si riceve il Suo perdono. Gesù fu invitato a cena a casa di Simone, un fariseo. Una donna, descritta come peccatrice, venne e lavò i piedi di Gesù con le sue lacrime, li asciugò coi suoi capelli, li baciò e versò su di essi un unguento fragrante. L'ospite biasimò Gesù per aver accettato la gentilezza di una peccatrice. Gesù allora raccontò la storia di un creditore con due debitori, uno che gli doveva dieci volte di più dell'altro, e a entrambi il creditore condonò il debito. Gesù chiese: «Chi di loro dunque l’amerà di più?» (Luca 7:42), e paragonò la mancanza di ospitalità di Simone con le azioni della donna, volendo che Simone si vedesse come il debitore minore e la donna come il debitore maggiore. Gesù si rivolse alla donna e le disse: «I tuoi peccati sono perdonati».
Video Vangeli - LA PRESENZA - Gesù e la peccatrice
Per ottenere pace e perdono, dobbiamo guardare al Salvatore, non alla saggezza del mondo. A Capernaum, mentre Gesù insegnava in una casa sovraffollata, quattro uomini portarono un amico paralitico sperando che Gesù lo guarisse. Non potendo passare dalla porta, lo calarono dal tetto. Gesù fu toccato dalla loro fede e, di fronte allo scetticismo di scribi e farisei, che lo accusavano di blasfemia, chiese se fosse più facile perdonare i peccati o guarire i malati. Poi disse al paralitico: «levati, togli il tuo lettuccio e vattene a casa tua» (Marco 2:11). L'uomo si alzò subito, dimostrando così il potere di Gesù di perdonare i peccati.
Il Comandamento di Perdonare gli Altri
Gesù insegnò ai Suoi discepoli come agire quando si sentivano offesi o ricevevano oltraggi (Matteo 18:15-35). La Sua dottrina richiedeva un notevole mutamento di atteggiamento rispetto al concetto "occhio per occhio" (Matteo 5:38). Pietro chiese: «Signore, quante volte, peccando il mio fratello contro di me, gli perdonerò io? fino a sette volte?» (Matteo 18:21). Gesù rispose chiaramente: «Io non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Matteo 18:22).
Per far comprendere appieno questa lezione, il Salvatore raccontò la parabola del servo senza pietà (Matteo 18:23-32). Un re volle regolare i conti con i suoi servi. Il primo gli doveva 10.000 talenti (l'equivalente di milioni di dollari), un debito impossibile da ripagare. Commosso dalla supplica del servo, il re perdonò questo enorme debito. Tuttavia, lo stesso servo, appena graziato, andò a cercare un conservo che gli doveva cento denari (pochi dollari), e lo fece mettere in carcere finché non avesse pagato il debito. Questo atto implacabile fu riferito al re, che adirato diede il servo agli aguzzini finché non avesse pagato tutto. La lezione è chiara: noi, come il primo servo, abbiamo un grosso debito col nostro Re celeste per i molti doni ricevuti da Lui. Questa comprensione apre le porte al pentimento e al nostro perdono, che dipende dal perdonare fedelmente coloro che ci hanno offeso. Perdonare gli altri non significa approvare il loro comportamento, ma perdonare completamente l'offensore.

La Natura Unica del Perdono di Gesù e il Suo Sacrificio
Gesù fu molto chiaro affermando che, pentendosi, tutti i nostri peccati possono essere perdonati tramite il Suo sacrificio sacro ed espiatorio, tranne quello che Lui chiamò «bestemmia contro lo Spirito Santo» (Matteo 12:31). Il profeta Joseph Smith insegnò che Gesù salverà tutti ad eccezione dei figli di perdizione. Il peccato imperdonabile è quello di negare lo Spirito Santo dopo averlo ricevuto e aver conosciuto il potere di Dio.
C.S. Lewis, nel suo testo "Scusi... Qual è il suo Dio?", sottolinea un aspetto fondamentale: la pretesa di Gesù di perdonare i peccati, qualunque peccato. Questa pretesa è talmente assurda da rasentare il ridicolo, a meno che a parlare non sia Dio stesso. Qualunque uomo può perdonare le offese ricevute personalmente. Ma cosa dovremmo pensare di un uomo a cui non è stato rubato o calpestato niente, che annuncia di aver perdonato un'offesa fatta a un altro? La condotta sarebbe definita "stupidità madornale". Eppure, è proprio questo che fece Gesù. Egli diceva agli uomini che i loro peccati erano perdonati senza mai aspettare di consultare le persone offese da quei peccati. Senza alcuna esitazione, si comportò come se fosse Lui la parte in causa, la persona più offesa da tutte le offese. Questo avrebbe senso solo se Egli fosse stato il Dio le cui leggi sono trasgredite e il cui amore è ferito da ogni peccato. Persino i Suoi nemici, leggendo i Vangeli, di solito non ne ricevono un'impressione di stupidità e presunzione, e meno ancora i lettori senza pregiudizi. Non si deve dire la sciocchezza spesso ripetuta: "Sono pronto ad accettare Gesù come un grande maestro di morale, ma non accetto la sua pretesa di essere Dio". Un uomo che fosse soltanto un uomo e che dicesse le cose che disse Gesù non sarebbe certo un grande maestro di morale, ma un pazzo o il Diavolo. La scelta è tra accettare che Egli era ed è il Figlio di Dio, o considerarlo un matto o qualcosa di peggio.

Il Sacrificio Espiatorio di Gesù
Durante la Sua vita sulla terra, Gesù Cristo ha istruito gli altri, ha compiuto miracoli e ha divulgato il Suo vangelo. Ha preso su di sé i peccati del mondo e ha sofferto per ognuno di noi. Nel Giardino di Getsemani, Gesù ha sentito il peso di ogni peccato e di ogni dolore di ciascuna persona che abbia mai vissuto, sanguinando da ogni poro. È stato tradito, arrestato e crocifisso. Tutti commettiamo errori a cui non possiamo rimediare, subiamo perdite da cui non riusciamo a riprenderci e affrontiamo pene e delusioni che non riusciamo a gestire da soli. Gesù ha il potere di perdonare completamente.
Gesù Cristo ci ama e vuole aiutarci. Poiché ha sofferto personalmente per tutti i nostri peccati e i nostri dolori, Gesù Cristo ci conosce in modo perfetto. Egli ci ama e vuole che ci affidiamo a Lui durante le prove e i momenti difficili. È così che il nostro debito è stato estinto.
Video Vangeli - LA PRESENZA - Gesù e la peccatrice
Ricevere il Perdono di Dio e le Sue Benedizioni
Dobbiamo pregare Dio per il perdono dei nostri peccati o debiti, come Egli ha insegnato ai Suoi discepoli: «E rimettici i nostri debiti [offese] come anche noi li abbiamo remessi ai nostri debitori [coloro che ci hanno offeso]» (Matteo 6:12) e «perdonaci i nostri peccati, poiché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore» (Luca 11:14). Dobbiamo dimostrare la sincerità delle nostre preghiere perdonando coloro che hanno peccato contro di noi. Malgrado qualsiasi restituzione possiamo fare o ricevere, i nostri sforzi e quelli di altri sono insufficienti per soddisfare i requisiti della giustizia eterna. Il vero perdono è possibile solo tramite Gesù Cristo.
Il desiderio del Salvatore è che ognuno senta la Sua pace: «Io vi lascio pace; vi do la mia pace… il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti» (Giovanni 14:27). Partendo dal Padre Nostro, la preghiera che Gesù ha consegnato ai suoi discepoli, è fondamentale comprendere che Dio ci perdona nel momento stesso in cui pecchiamo, nel senso che il suo abbraccio è sempre a nostra disposizione e il suo amore non conosce mai tentennamenti. Un Padre che non ci perdona se noi non ci perdoniamo, sarebbe un padre troppo umano; invece in Dio giustizia e misericordia combaciano. Dio lascia vivere al figlio la sua libertà fino in fondo, persino la libertà di considerarlo morto, come nella parabola del figliol prodigo. Lo sguardo di Dio è diverso: per lui non ci sono buoni e cattivi, giusti e ingiusti, amici e nemici. Per poter fare nostro lo sguardo di Dio, Gesù ci chiede di pregare per chi ci ha fatto del male, assumendo lo stesso sguardo di Dio, chiedendo a Dio di diventare capaci di vedere chi ci ha fatto del male non come un avversario da eliminare, ma come un fratello da amare.
La Contabilità Spirituale e il Dono del Perdono
Per scoprire in modo sano di essere peccatori può servire un'operazione di contabilità spirituale semplice: l'esame di coscienza quotidiano. Al termine di una giornata, si possono considerare le pretese verso Dio e il prossimo, le disattenzioni, i momenti di scortesia, le omissioni di bene che si potevano fare e non si sono fatte. Man mano che si approfondisce la capacità di fare i conti con sé stessi, anziché con gli altri, si accresce la coscienza che si ha personalmente bisogno che il proprio debito venga condonato da qualcuno.
San Francesco d'Assisi, riflettendo e pregando sul Monte della Verna nel 1224, fu colpito dalla contemplazione della misericordia rivelata nel Cristo Crocifisso, una misericordia "esagerata" che lo porta a morire per noi peccatori. È così che il nostro debito è stato estinto. A questo punto, è bene rendersi disponibili ad accogliere quel dono speciale che Dio vuole fare, il dono del perdono, che manifesta il suo amore "eccessivo" nei nostri confronti. Bisogna però rendersi disponibili anche a perdonare, con generosità e senza porre condizioni, coloro che ci hanno in qualche modo offesi. Le benedizioni che fluiscono dal dono del perdono sono molte, e la principale è la pace interiore.