Il Tabernacolo: Un Viaggio nella Storia e nell'Arte della Custodia Eucaristica

Il tabernacolo, luogo deputato alla custodia delle Sacre Specie, è un elemento centrale nell'architettura e nella liturgia cristiana. La sua evoluzione e la sua ricca iconografia riflettono secoli di fede, arte e teologia, offrendo spunti di grande interesse per comprendere il legame profondo tra l'Eucaristia e la comunità dei fedeli.

Un Esempio Fiorentino: Il Tabernacolo di Via del Campuccio

Incontriamo un esempio significativo di tabernacolo imboccando via del Campuccio, a Firenze, quasi affacciato su piazza Torquato Tasso. Questa strada, che si estende da via Romana a piazza Torquato Tasso, un tempo era suddivisa in tratti più brevi con nomi come via San Giovanni, via San Benedetto e via della Pergola. La denominazione attuale probabilmente conserva il ricordo degli orti e delle terre di proprietà dei Camaldolesi del vicino monastero di San Salvatore.

La pittura all'interno di questo tabernacolo, realizzata con la tecnica della tempera a secco su muro, raffigura la Madonna in trono col Bambino benedicente. Le figure sacre sono inquadrate in un'arcata oltre la quale si apre uno squarcio di cielo terso. L'architettura alle spalle della Vergine sembra richiamare una delle porte o torri cittadine, lasciando spazio a un paesaggio appena accennato. La composizione, di chiara ispirazione rinascimentale, crea una piramide di architetture e figure che mette in risalto la Vergine, sottolineata dalla consueta posizione ribassata dei santi ai piedi del podio gradinato.

Tempera a secco: Madonna in trono col Bambino benedicente in un tabernacolo fiorentino

Il Tabernacolo e l'Eucaristia: Connessione Fondamentale

Le Radici Liturgiche e la Pietà Popolare

La porticina di un tabernacolo senese del secondo '700, conservata nella chiesa di Sant'Agostino a Siena, reca l'iscrizione "Ecce agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi". Questa frase rivela una preoccupazione centrale nell'iconografia della custodia eucaristica fin dall'anno Mille: ricollegare il Sacramento al suo contesto d'origine, la celebrazione comunitaria o Santa Messa.

Sebbene la pietà popolare abbia riservato all'adorazione dell'ostia un posto di particolare onore, focalizzando su di essa l'intimo fervore di una spiritualità incarnazionale dalle radici bernardiane e francescane e tutto lo slancio del misticismo popolare tardo-medievale, la Chiesa ha quasi sempre presentato le Sacre Specie ai credenti riportandole al contesto liturgico originario. Ad esempio, la configurazione del calice e dell'ostia su queste porticine evoca chiaramente il momento prima della comunione, quando il celebrante invita i fedeli a vedere nel pane e vino il corpo e sangue di Cristo. Si sottolinea dunque un rapporto fondamentale tra la custodia eucaristica e la celebrazione.

Anche l'uso di collocare il tabernacolo sull'altare, affermatosi dopo la reazione contro l'eresia di Berengario, evidenzia l'identità tra la specie custodita e il pane consacrato durante la Messa, ricollegando la custodia stessa al momento celebrativo.

Antica porticina di tabernacolo con iscrizione

La Custodia Antica: Forme e Luoghi

Il tabernacolo è stato chiamato "domicilium Eucharistiae" (domicilio o casa dell'Eucaristia) in antichi inventari. Il "domicilio" dell'Eucaristia è il popolo che celebra: la "casa" che Dio promise di costruire per Davide, la discendenza che, in Cristo, innalza l'inno di lode al Padre, la Chiesa in festa, costituita come comunità precisamente nella celebrazione in cui esercita il suo carisma sacerdotale. La tradizione non ha mai dissociato la custodia eucaristica dalla celebrazione comunitaria, e così sembra essere stato sin dall'antichità.

Commentando la prassi comune dei primi secoli, Tertulliano insisteva che la custodia dell'Eucaristia nelle case private non dispensasse dall'obbligo di intervenire nell'assemblea eucaristica della comunità. Al contrario, tale familiarità con il corpo e sangue custoditi in casa doveva spingere i credenti a "stare anche presso l'altare di Dio". Già nel II secolo, Giustino Martire confermava l'uso di mettere da parte e mandare l'Eucaristia ai malati direttamente dalla synaxis, dalla celebrazione comunitaria.

La semplicità della custodia antica è suggerita, ad esempio, da un particolare del pavimento della Basilica di Aquileia (IV secolo): un paniere o il pane consacrato avvolto in un panno di lino o in una piccola teca d'uso domestico.

Le Costituzioni Apostoliche menzionano un locale apposito della Chiesa, chiamato Pastoforia ("cubiculo" o "talamo"), dove i diaconi dovevano portare ciò che sopravanzava delle specie consacrate durante la Messa. San Girolamo spiega questo termine in senso mistico, affermando che è la stanza nuziale preparata per la venuta dello Sposo. Si trattava di un semplice armadio, il conditorium: in Oriente si trovava al fianco dell'altare, in Occidente nel secretarium o sacrestia.

Per quanto riguarda i recipienti, calici del VI secolo, come quelli dal tesoro di Galognano, suggeriscono che, oltre al calice grande usato per la celebrazione, altri, più piccoli, potevano servire da pissidi per riservare il vino e forse anche il pane. Un'edicola a cupola bizantina, alta 63 cm, nel Tesoro di San Marco a Venezia, probabilmente serviva per l'esposizione del calice, con una modanatura posteriore ritagliata per poggiare sull'orlo rialzato di un altare.

Ottato di Milevi, nel tardo IV secolo, rimproverava ai Donatisti la distruzione degli altari, affermando che avevano offeso Cristo stesso, il cui corpo e sangue "abitavano sull'altare in certi momenti". La Regola di San Fruttuoso di Braga (VII secolo) prescriveva preghiere da dirsi dopo i pasti "coram altario, Cristo...", cioè davanti a Cristo stesso sull'altare.

Ricostruzione storica di un conditorium o pastoforia per la custodia eucaristica

L'Evoluzione Canonica e le Nuove Forme (Dopo l'Anno Mille)

Dalla Sagrestia all'Altare

È solo dopo l'anno Mille che la custodia delle Sacre Specie assume forme canoniche. La massiccia reazione contro l'eresia di Berengario, soprattutto in ambito monastico, accelerò la tendenza a trasferire l'Eucaristia dalla Sagrestia nella Chiesa stessa, una tendenza già in corso nel IX secolo.

Lanfranco di Canterbury istituì una sorta di processione eucaristica per la Domenica delle Palme, e a Bec e Cluny si introdussero genuflessioni e incensazioni davanti all'Eucaristia riservata, e poco dopo, la lampada accesa. I sinodi di Parigi (1196) e del Laterano (1215) raccomandavano di vegliare "cum summa diligentia et honestate" alla custodia del Corpo del Signore, chiedendo che esso venisse collocato "in pulcheriori parte altaris".

Le Pissidi: Contenitori Sacri

Una bella pisside limosina del secondo '200, conservata nel Museo della Cattedrale di Pienza, suggerisce la forma caratteristica della custodia dell'epoca. Questa forma derivava dall'antica teca, con un coperchio conico, che già nel '200 veniva "elevato" su un gambo per reggere la pisside durante la comunione.

Tra gli esemplari storici, troviamo una pisside fiamminga del XIII secolo, semplicemente una teca sopraelevata su un gambo, e un oggetto curioso: una pisside costituita da una noce di cocco su un gambo d'argento dorato, conservata nella Chiesa dell'Assunta a Cividale. Altri esemplari risalgono al XV e XVI secolo.

Illustrazione di diverse pissidi eucaristiche di epoche diverse

Le "Pissidi Pensili" e le Colombine Eucaristiche

Simili custodie erano a loro volta "custodite" in una sorta di padiglione sospeso, normalmente chiuso ma apribile per l'uso. Questa sistemazione evocava la tenda dell'Incontro durante il cammino desertico (l'Eucaristia come panis viatoris e manna absconditum) e il velo del Santo dei Santi nel tempio gerosolimitano. Si trattava di "pissidi pensili", sospese cioè sopra l'altare.

Un sistema analogo era adoperato per la "colombina eucaristica". Un disegno tratto dal "Christliche Altar" di Andreas Schmid (1871) mostra un'ipotesi di collocazione della colomba eucaristica pensile all'interno del ciborio dell'altar maggiore di Sant'Ambrogio a Milano. Questa forma di tabernacolo lega ancora più strettamente la custodia del sacramento al momento celebrativo, simboleggiando lo Spirito inviato sui doni.

Un bellissimo esempio francese del XIII secolo, oggi a New York, evidenzia la raffinatezza e la preziosità di questi oggetti. La base su cui poggia la colomba era solitamente alloggiata in una tenda o padiglione, come mostra un disegno dal Dictionnaire du mobilier français di Viollet-le-Duc: una sorta di "colombario sospeso a un'altezza regolabile tramite una catenella. Lo Spirito Santo "scendeva" verso l'altare e dalla sua carne (dall'apertura nella schiena) dava ai fedeli il corpo di Cristo.

In una ricostruzione ottocentesca di questo tipo di tabernacolo, notiamo in cima all'asta di sostegno la figura di Maria col Bambino, aggiungendo un ulteriore strato iconografico.

Disegno di una colombina eucaristica sospesa con simbologia dello Spirito Santo

Iconografia e Simbolismo nei Tabernacoli

L'Incarnazione della Vergine Maria

La ricca gamma di associazioni bibliche e teologiche per la custodia eucaristica spazia dal "talamo" dello Sposo eucaristico al Dio che, nella tenda, accompagna il popolo pellegrino. Dopo l'iconografia relativa alla Passione, forse quella più comune nella custodia eucaristica medievale associa le Sacre Specie all'Incarnazione, cioè al corpo nato dalla Vergine Maria.

Un tabernacolo a muro trecentesco in Badia a Ombrone, a Castelnuovo Berardenga nel senese, colloca la porticina tra l'Arcangelo Gabriele e Maria, simboleggiando che il Verbo, al momento dell'Incarnazione, si fa pane e l'uomo impara a vivere di questa parola uscita dalla bocca dell'Altissimo, l'Eucaristia.

La Preferenza Italiana per il Tabernacolo a Muro

In Italia, si manifestò una netta preferenza per la solidità e la sicurezza del tabernacolo a muro rispetto a quello sospeso. Oltre all'esempio trecentesco con l'Annunciazione, un interessante esempio quattrocentesco è il tabernacolo murale nella piccola cappella riservata all'uso di Cosimo il Vecchio de' Medici nel Convento domenicano di San Marco, a Firenze, luogo di preghiera del nonno di Lorenzo il Magnifico.

L'affresco che sovrasta questo tabernacolo, su disegno del Beato Angelico ma eseguito da allievi, rappresenta l'Adorazione dei Magi. Questo episodio neotestamentario era particolarmente adatto alle devozioni del mecenate, che aveva messo la sua ricchezza al servizio dei frati, ripristinando e modernizzando il convento. Il soggetto era indicato anche per chi aveva fatto venire dall'"Oriente" il Concilio ecumenico del 1439-42, gli anni stessi in cui vennero eseguiti gli affreschi.

Tabernacolo murale con affresco dell'Adorazione dei Magi

La Passione di Cristo: L'Esempio di San Marco

La scena dell'Adorazione dei Magi è interrotta da una nicchia scavata nella parete, direttamente sopra il tabernacolo. All'interno della nicchia si vede un Cristo morto ritto nel sepolcro, con gli strumenti della Passione (la colonna, la lancia, la spugna) negli sguanci. Questa immagine della Passione si inserisce nell'episodio dell'Infanzia, rivelandone la realtà di base. È un'articolazione pittorica dell'interpretazione patristica sui doni dei Magi: oro per un re, incenso per un Dio e mirra per la sepoltura - un re divino che dovrà morire.

Il recipiente in cui il giovane re (a destra nell'affresco) reca al Bambino la mirra ha la forma tipica del '400 per reliquiari e ostensori: un abitacolo trasparente di cristallo su un alto gambo con una base circolare. Un foro praticato nella mensola che separa il tabernacolo dalla nicchia creava un passaggio di intercomunicazione. Potrebbe essere stato lasciato aperto per permettere a chi pregava davanti al tabernacolo di partecipare spiritualmente al sacramento "esposto", anche se invisibile, ma corredato all'immagine del Signore sofferente. Oppure, il foro serviva per collocare un ostensorio, la cui base poteva essere sostenuta dal gradino interno del foro.

Così, l'Eucaristia poteva essere contemplata, meditando (con l'aiuto "visionario" dell'affresco) il senso storico (la Passione) e simbolico (la mirra e il re morto che rivela ai sapienti di questo mondo la sapienza di Dio, il mistero della croce). Superbi esempi di questo soggetto su portoncini di tabernacoli del '400 e '500 evocano sempre i significati presenti nella nicchia angelicana.

Ostensorio rinascimentale con base circolare e abitacolo trasparente

Il "Cristo nel Sepolcro" come Anticipazione

Queste immagini dell'uomo dei dolori ricordavano anche il momento prima della comunione, quando i fedeli si scambiavano un gesto di pace, baciando una pax che spesso raffigurava Cristo come uomo dei dolori, deposto dalla croce e sorretto nel sepolcro. Il tabernacolo diventava così un prolungamento ideale della pace comunionale vissuta nella celebrazione eucaristica, un luogo in cui, essendo presente il Signore, quella pace si conserva e si rinnova, poiché "ipse est pax nostra".

Il tabernacolo diveniva anticipazione visiva del dono nascosto al suo interno: il corpo stesso del Signore che si offre dal sepolcro come dall'altare. La porticina di un tabernacolo ligneo ad Asciano (fine '400 o primi '500) mostra il Cristo nel sepolcro che occupa tutto lo spazio della piccola cappella gotica scolpita sulla porta. L'interno del tabernacolo, una volta aperto, conferma questa lettura, ricollegando l'Eucaristia custodita con insistenza all'altare parato, alle candele, al calice e all'ostia, nell'istante in cui la potenza dello Spirito invocato sul pane e vino trasforma i nostri doni nel dono che Dio ci offre, Cristo Gesù.

L'Epiclesi e lo Spirito Santo

Un'analoga evocazione dell'epiclesi della Messa si trova nel bel tabernacolo a muro di Luca della Robbia per Sant'Egidio, a Firenze (poi trasferito alla chiesa parrocchiale di Peretola). Sotto il Padre che benedice, si vede Cristo morto compianto da Maria e dai discepoli (nella lunetta), e poi, nel tondo di bronzo, lo Spirito che discende sul tabernacolo vero e proprio. Questo è un esempio di tabernacolo "pneumatico", che enfatizza l'azione dello Spirito Santo.

Un altro tabernacolo "pneumatico" è quello della Cappella Castellani, in Santa Croce, opera di Mino da Fiesole. Qui vediamo lo Spirito che scende sopra la porticina lignea, con le parole: "hic est panis vivus quod de celo discendit" (questo è il pane vivo che scende dal cielo). Nel tabernacolo di Mino, la connessione visiva con la Passione di Cristo cede il passo all'aspetto metastorico e mistico: l'Eucaristia come manna spirituale, panis angelicus, adorato da angeli, visibili ai lati.

Scultura in terracotta invetriata di Luca della Robbia raffigurante l'Epiclesi sul tabernacolo

L'Adorazione Mistica: Il Tabernacolo di San Lorenzo

L'esempio più celebre del tabernacolo murale fiorentino è quello di Desiderio da Settignano per la Basilica di San Lorenzo, della metà del XV secolo, che presenta una gamma completa di riferimenti teologici. Nella cimasa, troviamo il Bambino Gesù benedicente che emerge da una grande pisside; in basso, il corpo crocifisso e deposto, compianto dalla Madre e dall'amico.

Tuttavia, l'elemento centrale, il tabernacolo vero e proprio, privilegia l'adorazione mistica. In una "cappella" prospettica che guida l'occhio alla porticina (oggi mancante), si vedono, ai lati, figure angeliche che si precipitano verso il Santissimo con gioia indicibile e ineffabile amore. Questi angeli, scolpiti in "rilievo stiacciato", esprimono tutta la sublimità del culto eucaristico nel primo Rinascimento: tutto l'ardore e l'infinita brama, anche se la frequenza con cui i credenti si comunicavano materialmente era allora ridotta al minimo, traspare intensità.

Rilievo stiacciato di angeli adoranti in un tabernacolo rinascimentale

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