La ricchezza artistica delle chiese italiane spesso abbraccia secoli di storia e stili diversi, presentando cicli pittorici di straordinaria importanza. Tra questi, spiccano i dipinti conservati nella Chiesa di Santa Croce, in particolare il ciclo di affreschi attribuito a Bernardo Daddi, e le menzioni storiche legate a contesti ecclesiastici intitolati a San Giacomo Maggiore.
Il Ciclo di Affreschi di Bernardo Daddi nella Cappella Pulci Berardi in Santa Croce
Il ciclo di affreschi della Chiesa di Santa Croce è considerato dalla critica come la più antica fra le opere conosciute di Bernardo Daddi. L'attribuzione a questo importante pittore fiorentino della prima metà del Trecento fu avanzata per la prima volta da Giorgio Vasari. Nelle prime edizioni delle sue "Vite" (1550), Vasari lo chiama erroneamente Bernardo Gaddi, una svista prontamente corretta nella successiva edizione del 1568.

Dibattito sulla Cronologia e Confronti Stilistici
La cronologia dei dipinti della cappella Pulci Berardi oscilla intorno al 1328, anno in cui Bernardo eseguì il trittico della Galleria degli Uffizi (firmato e datato, inv. 1890 n. 3073), che appare stilisticamente vicino agli affreschi di Santa Croce. A tal proposito, Pietro Toesca, seguito da Aldo Conti, reputa i dipinti della cappella Pulci Berardi precedenti al 1328. Questa tesi si basa sul fatto che gli affreschi sarebbero dotati di un modellato meno raffinato e addolcito, mostrando caratteri più arcaici rispetto al trittico degli Uffizi.
Un'altra prospettiva è offerta da Roberto Longhi, il quale datava nel corso del quarto decennio del Trecento l'intervento di Bernardo in Santa Croce. Longhi riteneva che alcune soluzioni prospettiche, come le figure che si affacciano al balcone nella scena del "Martirio di San Lorenzo", richiamassero analoghi esempi visibili nelle "Storie della Madonna", affrescate da Taddeo Gaddi nella cappella Baroncelli (sempre in Santa Croce), datate dallo studioso tra il 1330 e il 1340.
Aldo Conti, nel tentativo di confutare le proposte del Longhi, osserva che simili artifici prospettici si trovano anche nella tavola di Taddeo Gaddi con il "San Giovanni in carcere" di Dresda. Julian Gardner, invece, sottolinea che la decorazione a polilobi delle due lunette della cappella Pulci Berardi è molto simile a quella della cappella dei Velluti in Santa Croce (decorata da un pittore dei primissimi anni del XIV secolo). Questa circostanza, unita al fatto che l'intonaco delle due scene figurate si sovrappone a quello delle decorazioni dei polilobi, faceva anticipare sensibilmente nel tempo l'esecuzione delle due lunette rispetto alle parti sottostanti. Tuttavia, tale ipotesi è stata decisamente rigettata dal Conti, il quale ritiene stilisticamente consoni i polilobi delle lunette della cappella Pulci Berardi con l'arte di Bernardo Daddi.
Infine, Richard Offner si pronuncia per un massiccio intervento degli aiuti nell'esecuzione del ciclo di affreschi, suggerendo una partecipazione significativa della bottega di Daddi.
Iconografia e Rappresentazione Artistica
I dipinti e gli affreschi spesso includono figure di santi e personaggi biblici, rappresentati con specifiche caratteristiche. Tra i personaggi raffigurati si annoverano San Giacomo Maggiore e Santa Maria Maddalena, spesso identificabili tramite i loro attributi iconografici. Le figure di santi e sante martiri sono comunemente vestite all'antica.
Gli attributi specifici di San Giacomo Maggiore includono il bastone e le palme, simboli del pellegrinaggio e del martirio. Elementi architettonici come edicole e archi ogivali sono spesso presenti nelle composizioni, fornendo un contesto spaziale e decorativo alle scene rappresentate.

La Chiesa di Santa Croce dei Carmini e San Giacomo: Un Contesto Diverso
Oltre ai celebri dipinti fiorentini, il nome "Santa Croce" ricorre in altri contesti ecclesiastici. La Chiesa di S. Croce detta Dei Carmini in S. (probabilmente riferendosi alla Chiesa di Santa Croce dei Carmini in un'altra località) presenta una storia e un contesto urbano distinti. La sua fondazione, a ridosso del 1381, testimonia lo sviluppo di un'area della città nel secondo Trecento.
Questo sviluppo vide, con l'ampliamento scaligero delle mura, l'apertura della Porta Santa Croce per facilitare la comunicazione con i nuovi insediamenti nella campagna retrostante. In questo specifico contesto, la chiesa di San Giacomo divenne sede dei Carmelitani e parrocchia. L’architettura di questa chiesa risente di restauri frequenti e radicali, ma vanno menzionate le opere d'arte di pregio ancora conservate al suo interno, tra cui quelle attribuite a Pasqualotto, GB.