La Diocesi di Nuoro e la Comunità di Lodine: Storia, Fede e Territorio

La Diocesi di Nuoro: Identità e Contesto

La Diocesi di Nuoro (in latino: Dioecesis Nuorensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Cagliari e appartiene alla regione ecclesiastica Sardegna. Nel 2023, la diocesi contava 115.606 battezzati su 116.360 abitanti. La diocesi comprende la città di Nuoro, dove si trova la Cattedrale di Santa Maria della Neve.

Cattedrale di Santa Maria della Neve a Nuoro

Origini Storiche: Dalla Diocesi di Galtellì a Nuoro

La Soppressione e la Ricostituzione della Diocesi

La Diocesi di Galtellì fu eretta nel XII secolo. Caduto il dominio pisano sulla Sardegna, la sede di Galtellì divenne nel XIII secolo immediatamente soggetta alla Santa Sede. Tuttavia, a causa di un territorio vinto dalle guerre giudicali e soprattutto dalle pestilenze, la diocesi di Galtellì fu soppressa nel 1495.

Con una bolla di papa Pio VI, la diocesi fu ricostituita nel 1778, ma con la sede questa volta stabilita sotto il monte Ortobene, segnando un nuovo capitolo nella sua storia.

Nuoro come Centro Diocesano

Prima della Provincia, istituita nel 1926, e anzitempo al rango di città, arrivato nel 1836, Nuoro è diventata guida della chiesa diocesana del territorio, con epicentro l’altura che accoglie la cattedrale Santa Maria della Neve. Questa centralità si consolidò a partire dal 1778.

Una ventina di parrocchie furono annesse alla nuova diocesi, a iniziare dalle 15 della vecchia giurisdizione ecclesiale della Baronia bassa. Da Alghero si spostavano la stessa Nuoro, con Orune e Lollove, mentre l’antica diocesi di Suelli cedeva Orgosolo. Dall’arcidiocesi Arborense si avvicinavano di sede Fonni e Mamoiada. Olzai, Ollolai, Gavoi e Lodine compirono lo stesso spostamento solo alcuni lustri più tardi, nel 1803.

Nuoro ottenne anche il seminario Tridentino, a oltre due secoli dal Concilio ecumenico, che ne aveva programmato la diffusione affinché diventassero luoghi «per un ortodosso insegnamento della religione». Il nuovo ruolo diede alla comunità nuorese una centralità maggiore più di quanto potesse la sua dimensione demografica (circa 2700 abitanti) e la stessa creazione, pressoché contemporanea, del Consiglio di Comunità e quindi di Città, seguito all’elevazione di grado per volere del sovrano Carlo Alberto, nel ricordato 1836. È lo stesso anno della Carta reale, che chiudeva in Sardegna il tempo del regime feudale.

Seminario Tridentino a Nuoro

Un Periodo Turbolento nel XIX Secolo

Durante il XIX secolo la diocesi ha avuto una vita travagliata. Nel 1828 il vescovo Casabianca fu interdetto per aver dimostrato una condotta riprovevole. Allora la diocesi venne affidata a diversi amministratori apostolici: prima a Gian Maria Bua, arcivescovo di Oristano, poi ad Alessandro Domenico Veresino, arcivescovo di Sassari e infine a Emanuele Marongiu Nurra, arcivescovo di Cagliari.

Questi ultimi due prelati dovettero però patire gravi discordie da parte del governo del Regno di Sardegna. Per le proteste contro la legislazione lesiva dei diritti della Chiesa, furono condannati a pene detentive da scontarsi nei rispettivi episcopii e videro espropriate le rendite delle loro mense episcopali.

Il Ruolo della Chiesa nello Sviluppo del Territorio

L’investitura papale voleva essere anche l’impulso, in questo caso partito direttamente dal governo piemontese, per iniziare a scalfire i mali storici del territorio, dove ogni idea di sviluppo era negata dalla povertà economica, dalla poca o nulla osservanza delle regole, e dall’arretratezza culturale, che tutti li comprendeva e li condizionava. Le parrocchie venivano viste come una chiave di volta, e segnatamente nella misura in cui da esse promanasse l’insegnamento della lingua italiana, che con la scuola sarà appannaggio dei chierici per buona parte dell’800.

La prova di queste difficoltà fu evidente qualche decennio prima. Nel 1770, il viaggio del viceré Des Hayes nelle zone interne permise di toccare con mano la pessima condizione sociale. Questa constatazione faceva il paio, nella visione dei regnanti, con quella ricavata dal predecessore, il barone San Remy, nel sopralluogo fatto appena preso possesso dell’isola, dopo l’accordo di Londra del 1718, di ritrovarsi «in un paese miserabile e spopolato».

Nel lavoro di riforma, ecclesiale e civile, il dignitario del regno sardo-piemontese richiese informazioni sulla realtà di Nuoro al vicario capitolare di Cagliari, Francesco Maria Corongiu. Nella risposta, si notò che Nuoro era la “villa” più popolosa della disciolta diocesi di Galtellì, che godeva di un’aria salubre e possedeva una chiesa plebanizia (officiata dal plebano, parroco titolare di una chiesa) con il nome Santa Maria, per l’appunto, «che sarebbe suscettibile di erezione in cattedrale».

Fu un via libera per Nuoro, forte delle ragioni, soprattutto ambientali e di un minimo d’infrastrutture urbane, sottolineate dal vicario cagliaritano, più che per una condizione economica granché più elevata rispetto al circondario. Era, difatti, ancora ai primi spunti quell’embrione di piccola borghesia, presente nel secolo successivo, e lo stesso movimento di intellettuali segnalato più tardi anche oltre Tirreno. Il punto messo a segno, con la diocesi, non sarà stato tuttavia di grado ordinario, dentro un cammino di sviluppo ancora lento e faticoso. Perché si continuava a operare dentro una società dagli usi atavici, dipendente prima di tutto da regole locali, spesso non esempio di vera giustizia, soprattutto nel momento di chiudere contenziosi e violenze, come emergerà dalle inchieste parlamentari sul banditismo, successive all’Unità d’Italia.

Non molto di nuovo, dunque, prima dell’avvio del secolo Ventesimo, che è anche il momento della destinazione a Nuoro della statua bronzea della redenzione, anche civile. Un altro elemento di forza in una Chiesa particolare da cui promanano le indicazioni e gli atti per la vita spirituale, che si predica sana e coerente. Già nel tempo precedente si sono potuti diffondere alcuni semi culturali, attraverso l’opera del seminario, in una terra con analfabetismo prossimo all’80% degli abitanti.

Statua del Redentore sul Monte Ortobene

La Presenza Cristiana a Lodine: Storia e Spiritualità

Le Antiche Radici e la Chiesa di San Giorgio

A Lodine, c’è una cosa che caratterizza la presenza cristiana, molto significativa e particolare. Accanto alla chiesa di San Giorgio, l’antica parrocchiale del paese, risalente al XVI secolo, rimangono le vestigia del nuraghe De sas trinta battallas.

Nuraghe De sas trinta battallas a Lodine

Volendo dare alcune interpretazioni della presenza della Chiesa in questo luogo così storicamente rilevante, possiamo partire da quella più semplice e immediata della costruzione del tempio, ma si potrebbe richiamare anche il tentativo della Chiesa, come spesso è accaduto nella storia, di superare la cultura precedente, anche in senso religioso, servendosi di ciò che in origine era pagano come “portainnesto” per la novità del Vangelo.

Lodine è un piccolo paese, con poco meno di 350 abitanti, ma fieramente geloso della propria storia, della propria autonomia culturale e amministrativa, delle proprie specificità. L’antica parrocchiale di San Giorgio è forse l’unico monumento storico legato indissolubilmente alla fede della comunità. È un piccolo gioiello architettonico, collocato in una posizione strategica, con uno splendido belvedere che spazia dal lago di Gusana fino ai monti del Gennargentu. La novena e la festa del Santo Patrono sono momenti in cui gli abitanti riscoprono le loro radici e la bellezza dello stare insieme, all’insegna della fede e della devozione.

Chiesa di San Giorgio a Lodine

La chiesa è stata più volte oggetto di intervento di restauro, l’ultimo negli anni 2012-2013 ad opera della Sovrintendenza, che ha permesso anche di riportare alla luce gli originali dipinti e le decorazioni nella parete dell’altare maggiore e nelle altre cappelle laterali. Anche la statua lignea di San Giorgio a cavallo, risalente almeno al XVII secolo, nella sua solennità addirittura sproporzionata rispetto alla nicchia che la accoglie, è stata interamente restaurata riportandola allo splendore dei colori originali e alla sua austera bellezza. All’interno è custodita anche la statua lignea di San Liberato abate, agostiniano martirizzato a Cartagine insieme ai suoi compagni monaci durante la persecuzione del re Vandalo Unnerico, alla fine del V secolo: il suo culto è particolarmente sentito dai lodinesi, la statua fu ritrovata quasi provvidenzialmente nelle campagne poco distanti dal paese, ed era probabilmente custodita in una chiesa dedicata al santo andata distrutta.

La Nuova Parrocchiale di San Giuseppe

La nuova parrocchiale è invece dedicata a San Giuseppe. All’inizio degli anni Sessanta, in considerazione degli angusti spazi dell’antica chiesa di San Giorgio, si iniziò a pensare alla costruzione di una nuova più spaziosa. Il primo settembre del 1966, l’allora vescovo di Nuoro monsignor Giuseppe Melas di venerata memoria, benedisse la prima pietra della costruzione, che fu aperta al culto nel novembre 1967 e quindi solennemente consacrata da monsignor Giovanni Melis il 18 novembre 1984.

Chiesa di San Giuseppe a Lodine

La Fede e la Vita Comunitaria a Lodine

La fede dei lodinesi è tipicamente barbaricina: semplice, dignitosa, a volte fin quasi riservata, ma autentica e radicata. In particolare nei momenti di festa, la comunità si raccoglie in un ambiente che rimane tuttavia abbastanza piccolo in cui tutto deve essere proporzionato al numero esiguo degli abitanti.

La parrocchia cerca sempre di vivere la propria missione con profondità e desiderio di crescita. Molto spazio è dedicato alla predicazione della Parola di Dio e alla catechesi, soprattutto nei tempi forti e in occasione delle novene, sempre molto sentite e partecipate. La celebrazione dei Sacramenti, in particolare il battesimo e il matrimonio, costituiscono un meraviglioso momento di festa per tutta la comunità.

La grande generosità dei lodinesi, poi, trova sempre un incoraggiante riscontro non solo nella vicinanza alle normali esigenze della parrocchia, ma soprattutto nella attenzione verso i poveri e i bisognosi. Per quanto, grazie a Dio, in paese non vi siano situazioni di grave indigenza, più volte, specie in Quaresima, la parrocchia ha abbondantemente contribuito con il suo aiuto ad altre comunità anche attraverso la Caritas Diocesana. La speranza è che la stessa Visita Pastorale costituisca un momento di riscoperta delle potenzialità e delle criticità esistenti, ma soprattutto un provvidenziale incoraggiamento verso un nuovo stile missionario ad intra, riguardo alla comunità stessa, favorendo quanto già si fa e spronando a percorrere nuove vie di evangelizzazione e di approfondimento della fede.

Eventi e Iniziative Recenti della Diocesi di Nuoro

Martedì 21 aprile, a Cagliari, il Vescovo presiederà la Santa Messa per le Diocesi di Lanusei e di Nuoro. Giovedì 24, alle ore 11, è prevista la Solenne celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, alla presenza di tutto l’episcopato sardo. Mercoledì santo, 1 aprile, alle ore 17.30 nella Cattedrale di Santa Maria della Neve, il Vescovo Antonello presiederà la solenne concelebrazione con i presbiteri e i diaconi delle due Diocesi e benedirà il Sacro Crisma e gli oli dei Catecumeni e degli Infermi.

Il Vescovo Antonello in data 18 marzo 2026 ha designato i Priori per la festa di San Francesco di Lula 2026-2027. Si tratta del signor Giuseppe Loddo, nato il 19.3.1954, e di sua moglie, la signora Luisa Puddighinu, nata il 24.10.1958, appartenenti alla parrocchia di San Paolo. Raccogliendo le sollecitazioni di Papa Leone e i frutti del Giubileo della Speranza per prepararci alla Risurrezione del Signore, unitamente alle iniziative delle singole comunità parrocchiali di appartenenza, il Servizio Caritas insieme agli Uffici diocesani propone alcune iniziative.

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