Consacrazione e Ministero Episcopale di Mons. Giuseppe Piemontese nella Diocesi di Terni-Narni-Amelia

L'annuncio della nomina di un vescovo è motivo di gioia per le comunità cristiane e spesso anche per gli interessati. Un nuovo pastore è un evento di Grazia e motivo di speranza per la comunità, che fa festa perché confida nella guida amorevole e zelante del successore degli apostoli per sperimentare la presenza di Gesù, Buon Pastore.

La Diocesi di Terni-Narni-Amelia, un’antica Chiesa umbra che affonda le proprie radici nell’humus cristiano dei primi secoli, irrorate dal sangue dei martiri e fortificate dalla fede di tanti fratelli, ha accolto con gioia il suo novantunesimo Pastore, padre Giuseppe Piemontese.

L'Ordinazione Episcopale: Una Celebrazione Solenne

In una gremita Cattedrale di Santa Maria Assunta, poco dopo le ore 18 di sabato pomeriggio 21 giugno, padre Giuseppe Piemontese, dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali (Ofm), ha ricevuto la consacrazione episcopale. Una folla di fedeli, che ha trovato posto anche sul grande sagrato della cattedrale, ha salutato con gioia il suo nuovo Pastore. Il clima gioioso che caratterizza da sempre la Solennità del Corpus Domini, in questa occasione, lo è stato ancor di più a motivo della sua consacrazione.

Foto della Cattedrale di Santa Maria Assunta a Terni durante l'ordinazione episcopale

I Concelebranti e i Partecipanti

A presiedere la solenne concelebrazione eucaristica è stato il Cardinale Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della CEU, e concelebranti l'Arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, e il Vescovo amministratore apostolico di Terni Ernesto Vecchi. Insieme a loro, a imporre le mani e a consegnare alla paternità di mons. Piemontese un popolo caro al Signore, sono stati i vescovi che lo hanno preceduto, mons. Vincenzo Paglia, che per dodici anni è stato alla guida della Diocesi, e mons. Ernesto Vecchi, che, anziano di età ma giovane di spirito, con la sua generosa, sapiente e intelligente opera ha preparato la sua venuta in questa Diocesi.

Hanno preso parte al solenne rito quattordici vescovi e diversi religiosi delle famiglie francescane provenienti, oltre che dall’Umbria, dalla Puglia (regione di origine di mons. Piemontese), dal Lazio, dalla Toscana e dal Veneto. Tra gli arcivescovi presenti vi erano quelli di Bari, mons. Francesco Cacucci (presidente della Conferenza episcopale pugliese), di Assisi, mons. Domenico Sorrentino (vice presidente della CEU), e di Spoleto, mons. Renato Boccardo (segretario della CEU). Tra i religiosi, si segnala la partecipazione di padre Marco Tasca, ministro generale dell'Ordine dei frati minori conventuali (Ofm), con i quali padre Giuseppe ha ricevuto la professione solenne ad Altamura l'8 ottobre 1967.

Ringraziamenti e Benvenuti

I vescovi presenti si sono rallegrati con mons. Piemontese e lo hanno accolto come fratello, avendolo già conosciuto e stimato durante il suo servizio come custode del Sacro Convento di Assisi. Un intero popolo ha ringraziato Dio per avergli mandato il nuovo pastore, che si è reso disponibile alla volontà del Signore. A far festa sono stati i suoi confratelli francescani e gli amici dell’Umbria, ma anche quelli della Puglia, che lo hanno apprezzato quale animatore della vita religiosa e infaticabile testimone del Vangelo, annunciato con la semplicità e la gioia di vero figlio di san Francesco.

Il Significato del Ministero Episcopale e l'Eucaristia

Il Cardinale Bassetti, nella sua omelia, si è rivolto al neo vescovo Piemontese sottolineando l'importanza del momento. Il ministero episcopale iniziava nella grande festa del Corpo e Sangue di Cristo, con le meravigliose parole di Gesù: «Io sono il pane vivo, disceso dal Cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Questa è stata un'occasione propizia per ricordare a tutti, come fatto di recente da Papa Francesco, che «episcopato è il nome di un servizio, non di un onore, poiché al vescovo compete più il servire che il dominare».

L'omelia del Cardinale Gualtiero Bassetti

L'Eucaristia come Fonte di Vita e Unità

L'Eucaristia è il segno di questo smisurato amore di cui ciascuno è destinatario. Se ci si scopre amati e salvati da Gesù sapendo che nell'Eucaristia questo mistero di amore si attualizza, allora si diventa capaci di servire con gratuità e gioia, quella gioia di cui ha parlato il Papa nella Evangelii Gaudium, dimensione fondamentale del Vangelo e della vita di coloro che ne portano l’annuncio. L’Eucaristia edifica e sostenta quotidianamente la Chiesa, perché ne è fonte e culmine, ricordando l'espressione di san Giovanni Paolo II nell’enciclica Ecclesia de Eucharistia: «La Chiesa vive dell’Eucaristia. (…) La Chiesa vive del Cristo eucaristico, da Lui è nutrita, da Lui è illuminata. L’Eucaristia è mistero di fede, e insieme “mistero di luce”. Ogni volta che la Chiesa la celebra, i fedeli possono rivivere in qualche modo l’esperienza dei due discepoli di Emmaus: “Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24,31)» (EdE N.1e6).

Il legame tra la Chiesa e l’Eucaristia è stato ricordato da san Paolo, nella seconda lettura: “Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane” (1Cor 10,16-17). San Paolo scopre una vera relazione di causa e effetto: “Poiché partecipiamo all’unico pane, siamo un solo corpo in Cristo. L’Eucaristia realizza l’unità nella Chiesa”. Per i cristiani dividersi significa smembrarsi, come afferma sant’Ambrogio.

Tra gli antichi Padri, sant’Ignazio di Antiochia, rivolgendosi ai fedeli di Filadelfia, li esorta a “darsi premura di avere una sola Eucaristia: una sola infatti è la carne del Signore nostro Gesù Cristo e uno solo il calice per l’unione nel suo sangue, uno solo l’altare, come uno solo il vescovo, insieme con il presbiterio e i diaconi”. Appare qui l’importanza e la centralità riservata al ruolo del vescovo: la Chiesa è costituita unicamente dall’assemblea eucaristica riunita sotto l’autorità del vescovo. “Dove c’è il vescovo, lì sarà il popolo, come dove c’è Gesù Cristo, lì c’è la Chiesa cattolica”, afferma sant’Ignazio. Non ci può essere unità nella Chiesa se non si è uniti al vescovo, segno e strumento dell’unione con Dio. “Unica fede, unica Eucaristia, unico vescovo: sono per Ignazio realtà inseparabili”.

Il Vescovo come "Pastore con l'Odore delle Pecore"

Un altro aspetto importante su cui riflettere in questa occasione è che l'Eucaristia è fare memoria di ciò che Gesù ha fatto. Non si è cristiani se non si appartiene a un popolo che ricorda, che si ferma a contemplare l’azione di Dio e riconosce che la sua non è una storia abbandonata, ma abitata e amata dal Signore. Questo sottolinea un aspetto cruciale del ministero del Vescovo: non si può guidare se non si ascolta la memoria del popolo e la sua capacità di discernere i segni dei tempi e di trasmettere la buona novella. Per questo Papa Francesco chiede ai pastori di avere «l'odore delle pecore», pastori che confidano nel “fiuto” del popolo, pastori che a volte precedono, a volte accompagnano e a volte, anche, seguono il popolo. Non un semplice invito all’umiltà, ma un’indicazione importante su come vivere il ministero.

Con parole di Papa Francesco, al vescovo Giuseppe è stato chiesto di «amare con amore di padre e di fratello tutti coloro che Dio ti affida: anzitutto i presbiteri e i diaconi, tuoi collaboratori nel ministero; i consacrati, l’intero Popolo di Dio, soprattutto i poveri, gli indifesi e quanti hanno bisogno di accoglienza e di aiuto. Esorta i fedeli laici a cooperare all’impegno apostolico e ascoltali volentieri. Abbi viva attenzione a quanti non appartengono all’unico ovile di Cristo, perché essi pure ti sono stati affidati nel Signore. E prega per loro. Ricordati che nella Chiesa cattolica, radunata nel vincolo della carità, sei unito al collegio dei vescovi e devi portare in te la sollecitudine di tutte le Chiese. Veglia, veglia con amore su tutto il gregge, nel quale lo Spirito Santo ti pone a reggere la Chiesa di Dio».

I Propositi del Nuovo Vescovo e le Sfide della Diocesi

Al termine della concelebrazione, mons. Piemontese ha rivolto il suo discorso alla comunità diocesana di Terni-Narni-Amelia, parlando di “propositi e programmi”. «Vengo a voi - ha detto - senza pretese, né ricette preconfezionate, né soluzioni a portata di mano». Ha espresso l'intenzione di porsi «sull’onda del bene seminato in questa Chiesa, nel passato, da sacerdoti, religiosi e laici, guidati dagli ultimi vescovi, a cominciare dal servo di Dio Lojali, poi Gualdrini, e infine Paglia e Vecchi».

Mons. Piemontese si è soffermato su “le attese e la strada impervia”, dicendo: «Negli ultimi tempi si sono dette troppe parole, non sempre di speranza e miranti ad una riflessione serena, chiarificatrice e rispettosa delle persone. Tale questione un po’ mi preoccupa. Non so se saprò individuare e suggerire le giuste prospettive. Ho però la consapevolezza che tutti siamo chiamati dalla Provvidenza ad essere protagonisti, “lievito e sale”, in questo momento storico e in questo luogo particolare, avvolti da una coltre di criticità molteplici e sofferenze. Nella nostra Diocesi - ha evidenziato il neo vescovo - si aggiunge una ulteriore emergenza di natura economica e amministrativa, realtà grave di per sé, che forse è segno di un dissimulato malessere pastorale, che va affrontata con coraggio e spirito ecclesiale, senza indugiare all’infinito su inconcludenti sofismi sul passato e su proposte deresponsabilizzanti».

Lo Stemma Episcopale di Mons. Giuseppe Piemontese

Lo stemma episcopale di mons. Giuseppe Piemontese è ricco di simbolismi. I tre rami di palma identificano i Patroni di Terni, di Narni e di Amelia, rispettivamente San Valentino, San Giovenale e Santa Firmina, tutti e tre martiri da cui il riferimento alla palma del martirio. La stella, classico simbolo dell’iconografia mariana, sta ad indicare Maria, nostra Madre Celeste, Vergine fatta Chiesa, alla cui protezione Padre Piemontese affida la Diocesi e il proprio ministero pastorale. Le ali angeliche, che sormontano il monte, rimandano all’arcangelo San Michele, venerato da oltre 15 secoli nel santuario a lui dedicato in Monte S. Angelo. Il tema della misericordia è al centro dell’annuncio evangelico, e Francesco d’Assisi, figlio spirituale del Vescovo, iniziò il suo percorso di conversione quando “usò misericordia” verso i lebbrosi, esortando un ministro ad essere misericordioso senza misura. Questo ribadisce uno slancio nuovo per un’ecclesiologia “diversa” del terzo millennio, in linea con l’attenzione posta da papa Francesco sul tema della Chiesa, sin dall’inizio del suo pontificato, e sintetizzata nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium (24-11-2013).

Immagine dello stemma episcopale di Mons. Giuseppe Piemontese con i suoi simboli

Celebrazioni e Riflessioni Particolari del Vescovo

Nel corso del suo ministero, mons. Piemontese ha presieduto numerose celebrazioni e offerto significative riflessioni, affrontando anche i periodi difficili.

In Tempo di Pandemia da Covid-19

  • Durante l'epidemia del Coronavirus, il vescovo ha pronunciato un'omelia ricordando: «In quest’ora tragica e incerta, di universale pericolo, di malattia e di morte, quando nella forzata reclusione dello stare a casa per giorni che sembrano interminabili, prendiamo coscienza dello spreco del tempo e dello sciupio di tanto amore nei rapporti umani mancati, intravediamo la banalità di tante scelte, l’incoerenza di tanti nostri comportamenti, i pregiudizi nelle relazioni tra i componenti della stessa umanità, tutti ugualmente deboli e permeabili dall’epidemia del Coronavirus, insomma mentre presi dall’incertezza e dalla paura del presente e del futuro, siamo portati alla consapevolezza della fragilità della condizione umana, riscopriamo la bellissima realtà di essere con Maria di Nazaret, la donna della croce, in un rapporto di reciproco affidamento. A lei ci affidiamo, confidiamo nella sua premura di madre per l’umanità sofferente, nel corpo e nello spirito, alle prese con malattie e disgrazie comuni, comunitarie, globali...»
  • Ha invitato a celebrare la festa di San Valentino anche in tempo di pandemia, nonostante l'assenza della solennità usuale ed esteriore e delle manifestazioni civili e popolari, richiamando alla responsabilità dato l'elevato numero di malati e di morti.
  • Anche la festa in onore di Santa Firmina si è svolta in forma dimessa a causa dell'epidemia, ma con l'intento di dare risalto ai sentimenti di gioia e di festa, testimoniando la convinta fede e ferma speranza nella risurrezione di Gesù e dell'intera umanità.
  • Nel mezzo della pandemia, per il secondo anno consecutivo, il popolo di Dio di questa comunità diocesana si è ritrovato attorno all’icona della Madonna del Ponte, devoti e distanziati, per venerare e onorare la Madre di Dio nel giorno della sua festa, un balsamo di conforto e consolazione.
  • Una fine d’anno particolare è stata segnata dalla persistenza incalzante dell’epidemia del Covid-19, ritornata particolarmente virulenta e diffusa nella variante Omicron, col carico di sofferenze, limitazioni e lutti, ma anche da segni di speranza.

Celebrazioni Liturgiche e Giubilei

  • La celebrazione in occasione dei 10 anni della sua ordinazione episcopale ha rinnovato il ringraziamento al Buon Pastore per essere stato chiamato al ministero e accompagnato giorno dopo giorno.
  • Ha ricordato il suo giubileo sacerdotale d'oro, una tappa fondamentale raggiunta di corsa, ad alta velocità, tra l’austera Quaresima e la quarantena del Covid, giustificata con l’autocertificazione ministeriale per dare spazi e inventiva all’apostolato quaresimale, e poi la Settimana Santa, ricca di significati.
  • In un contesto di ripresa delle attività dopo le ferie estive, il vescovo ha sottolineato il sapore della novità e dell'incertezza a motivo della persistente presenza della pandemia del Covid-19.
  • Ha presieduto una Messa natalizia organizzata dalle Acciaierie per manifestare la fede cristiana e celebrare insieme il mistero dell'Incarnazione-Natale, scambiandosi gli auguri per un buon Natale e un felice e fecondo anno nuovo.
  • Ha rievocato e rinnovato il gesto delle autorità comunali della città di Narni, delle sue contrade e dei rappresentanti delle arti, per l'offerta dei ceri a San Giovenale nelle mani del suo successore, il vescovo di Narni.
  • Durante celebrazioni per la memoria dei cari defunti, il vescovo ha affermato: «Siamo qui, come comunità ecclesiale per testimoniare la nostra convinta fede e ferma speranza nella risurrezione di Gesù, ma anche della risurrezione nostra e dell’umanità intera. Lo facciamo con la memoria dei nostri cari, con la celebrazione della Messa, con la preghiera».
  • Ha tenuto un'omelia per il funerale di Don Bruno, un uomo «semplice, generoso e buono», ringraziando il Signore per la sua vita lunga, vissuta in pienezza, ricca e carica di meriti, ammirando la sua esistenza cristiana e sacerdotale al servizio del Regno, il ministero sacerdotale tra gente semplice, i giovani delle scuole come insegnante di matematica e la sua molteplice dedizione.
  • Il vescovo ha evidenziato l'importanza della cattedrale "S. Maria Assunta" come chiesa madre, dove nascono e sono santificati tutti i cristiani, discepoli del Signore, descrivendo un momento intenso del suo ministero come "una comunità di discepoli in continuo Avvento".

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