La Diocesi di Chachapoyas (in latino: Dioecesis Chachapoyasensis) è una sede della Chiesa Cattolica situata in Perù, suffraganea dell'arcidiocesi di Piura. Nel 2006, contava 311.000 battezzati su un totale di 343.000 abitanti. La sua sede è a Jirón Ayacucho 1008.
Storia e Origine
La Diocesi di Maynas, da cui è derivata Chachapoyas, fu eretta il 28 maggio 1803. Il suo territorio fu ricavato dall'arcidiocesi di Lima e dalle diocesi di Huamanga, di Cuenca, di Popayán, di Quito e di Trujillo (oggi tutte arcidiocesi). La bolla di erezione è la Ex sublimi Petri, citata in Raffaele de Martinis, Iuris pontificii de propaganda fide. Pars prima, Tomo V, Romae 1893, p. 250.
Vescovi che hanno guidato la Diocesi di Chachapoyas
Tra i vescovi che hanno guidato la diocesi si ricordano:
- Hipólito Antonio Sánchez Rangel de Fayas, O.F.M.
- Francesco Solano Risco, O.F.M.
- José Santiago Irala, O.F.M.
- Emilio Francisco Lisson Chaves, C.M.
- Ottavio Ortiz Arrieta, S.D.B.
- Manuel Prado Perez-Rosas, S.J.
- Antonio de Hornedo Correa, S.J.
- José Ignacio Alemany Grau, C.SS.R.
Il Ruolo dei Ministeri nella Chiesa e la Proposta Diocesana
La Chiesa è articolata in carismi e ministeri. La vita ecclesiale non può essere concentrata nelle mani di pochi, ma deve espandersi con varietà e vivacità in modo che il numero più alto possibile di battezzati partecipino attivamente al suo operare, nella ricchezza e diversità dei doni dello Spirito Santo. Attraverso le azioni ministeriali della Chiesa (la Parola di Dio, l'Eucaristia, gli altri sacramenti, la preghiera liturgica, le azioni di servizio e carità, specialmente nei confronti dei piccoli e dei poveri), Cristo “prolunga” il proprio mistero nella Chiesa e nel tempo, “vive e perdura” in essi. La Chiesa, infatti, non fa altro che rendere presente tale mistero di salvezza.
La Natura del Diaconato e del Servizio
Roberto Buccarella, diacono permanente, ci racconta il suo servizio
Il Santo Padre Francesco, rivolgendosi ai Diaconi permanenti della Diocesi di Roma e alle loro famiglie nel 2021, ha affermato che i diaconi, proprio perché dediti al servizio del Popolo di Dio, ricordano che nel corpo ecclesiale nessuno può elevarsi al di sopra degli altri. Tutti sono chiamati ad abbassarsi, perché Gesù stesso si è abbassato e si è fatto servo di tutti. Se c'è un grande nella Chiesa, è Lui, che si è fatto il più piccolo e il servo di tutti. Tutto comincia da qui, e il diaconato è la porta d'ingresso dell'Ordine. I diaconi sono i custodi del servizio nella Chiesa e del vero "potere" nella Chiesa, perché nessuno vada oltre il potere del servizio. Il Papa ha sottolineato che i diaconi non devono essere "mezzi preti" o "preti di seconda categoria", né "chierichetti di lusso", ma "servi premurosi che si danno da fare perché nessuno sia escluso e l'amore del Signore tocchi concretamente la vita della gente".
Il Mandato Apostolico della Chiesa
Nel contesto del grande secolarismo attuale, la missione della Chiesa deve far sì che il ministero dell'annuncio del Vangelo, affidato da Gesù Cristo agli Apostoli e ai Vescovi loro successori, raggiunga gli estremi confini della terra. Il compito apostolico della Chiesa, il servitium (o ministerium), è per eccellenza quello di annunciare la Parola di salvezza, di esercitare la virtù della carità - specialmente nei confronti dei più poveri -, e di celebrare i divini misteri della grazia con cui gli uomini siano resi conformi a Cristo. Il Vescovo, nella Chiesa, esprime la pienezza di questo ministero, garantendone la relazione fontale con Cristo, servo dell'umanità, origine e causa di ogni ministero ecclesiale.
Collaborazione nel Ministero
I Presbiteri, insieme al loro Vescovo, costituiscono un unico Presbiterio e collaborano con lui nel discernere i carismi, accompagnando e guidando la Chiesa locale, con una particolare attenzione al servizio dell'unità. Anche i Diaconi, servi dei misteri di Dio e della Chiesa, ordinati "non per il sacerdozio, ma per il ministero", lo esercitano nel servizio della carità, nell'annuncio e nella liturgia, mostrando la relazione tra Vangelo annunciato e vita vissuta nell'amore e promuovendo uno stile di servizio verso tutti, specialmente i più poveri.
Le Origini e l'Evoluzione dei Ministeri
Il compito apostolico ha il proprio radicamento nel mandato affidato da Cristo ai Dodici, i quali, fin dagli inizi della storia della Chiesa, scelsero collaboratori e successori chiamati "Vescovi". Questi, a loro volta, si avvalsero di ausiliari, detti "Presbiteri" e "Diaconi". Ai tre ministeri di stretta partecipazione al ministero del Vescovo, nella Chiesa antica se ne aggiunsero altri "di grado inferiore".
Ministeri Antichi e la loro Reinterpretazione
- Suddiacono: Stretto collaboratore del Diacono.
- Lettore: Il ministero più importante, presente in tutte le Chiese d'Oriente e d'Occidente, incaricato di leggere nelle assemblee liturgiche e occuparsi della catechesi, e in Occidente e in Africa, anche del canto liturgico.
- Catechista: Uno dei ministeri fondamentali e importantissimi della Chiesa antica, come ricorda Papa Francesco nel suo Motu Proprio Antiquum Ministerium (del 10 maggio 2021). I primi esempi di catechisti si ritrovano già negli scritti del Nuovo Testamento.
- Ordo Viduarum: Le vedove, cui era riservato un posto speciale nelle assemblee liturgiche, si dedicavano a opere di bene, a consigliare le donne giovani, alla preghiera e all'ascesi.
- Diaconessa: In alcune Chiese, forse dal III secolo, con responsabilità liturgiche in favore delle catecumene e nel contesto del Battesimo delle donne.
- Accoliti: Avevano il compito di servire il Diacono, di assistere il celebrante all'altare e di accompagnare il Vescovo.
- Esorcista: Diffuso in Oriente, imponeva le mani ai catecumeni.
- Ostiario: Alle porte dell'edificio sacro, provvedeva all'accoglienza dei fedeli.
- Mansionario (sacrista): Si occupava della chiesa presso la quale abitava, o del cimitero.
- Fossores (copiatæ): Incaricati di scavare le tombe dei defunti nelle catacombe e nei cimiteri, e di eseguire tutte le opere di abbellimento e amministrazione di quei luoghi.
La Chiesa si accorge che la sua vita nel mondo contemporaneo necessita di una riappropriazione della ricchezza e potenza dei carismi e dei ministeri, di cui lo Spirito del Signore l'ha dotata fin dalle sue origini. Già il Motu Proprio Ministeria quædam di San Paolo VI (1972) chiedeva che questi ministeri, che avevano finito per essere riservati solamente ai futuri Presbiteri, fossero intesi e vissuti secondo un nuovo ordinamento, chiamando in causa le intere comunità cristiane. Il lettorato e l'accolitato hanno cessato così di essere solamente delle "tappe" verso il Presbiterato per diventare ministeri del popolo di Dio, espletati dai battezzati che, operando in diverse situazioni di vita, sono corresponsabili della missione affidata da Cristo agli Apostoli e compartecipi, con i Vescovi, i Presbiteri e i Diaconi, alla sua azione di evangelizzazione, alla sua vita liturgica e alla sua presenza nel mondo per mezzo della carità.
La Partecipazione Attiva dei Fedeli

Ministeria quædam, citando Sacrosanctum Concilium, sottolinea l'ardente desiderio della Madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a una piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano ha diritto e dovere in forza del Battesimo. Questa piena e attiva partecipazione di tutto il popolo deve essere oggetto di una specialissima cura nell'ambito della riforma e dell'incremento della Liturgia, in quanto è la prima e indispensabile sorgente dalla quale i fedeli possono attingere il genuino spirito cristiano.
I Ministeri Istituiti Oggi
Mentre per i candidati al Diaconato e al Presbiterato i ministeri istituiti del lettorato e dell'accolitato (a cui oggi dovremmo aggiungere quello del catechista) hanno una funzione pedagogica, nel caso dei laici l'assunzione di un ministero nella Chiesa ha una profondità diversa. Il fondamento di ogni ministero è costituito dalla fede e dal Battesimo, e ciò fa sì che ciascun battezzato abbia il dovere di assumere nella propria vita la responsabilità del servizio a Cristo e al suo Vangelo. Tra i ministeri, si individuano figure che esprimono una particolare vocazione e, dopo un attento discernimento dei Pastori e una formazione adeguata, possono ricevere un mandato ecclesiale di portata diversa. In questo caso si parla di ministeri istituiti.
Prospettive Future per i Ministeri Istituiti
La Lettera post-sinodale "Ripartiamo da Cana" del Vescovo Claudio propone di sviluppare e rendere concreta la prospettiva di individuare e formare candidati ai ministeri istituiti. Per loro si intravede, come avviene per i presbiteri e i diaconi, un mandato specifico del Vescovo nella direzione di un servizio formativo allargato in alcune zone territoriali della Diocesi, oppure un preciso incarico in Uffici o Servizi diocesani. La "proposta 17" del testo sinodale chiede che il Vescovo promuova l'istituzione del lettorato, dell'accolitato e anche del compito del catechista secondo le indicazioni della Nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana. Questi ministeri istituiti possono essere al servizio di più parrocchie o ricevere incarichi diocesani, come avviene per i presbiteri e i diaconi.
È già iniziato un periodo molto intenso di promozione dei ministeri nelle parrocchie, coordinato da una specifica Commissione. Questo lavoro dovrà promuovere i ministeri più diffusi e capillari a servizio delle parrocchie, quelli che nascono dal Battesimo e possono lodevolmente essere chiamati “battesimali”. Essi saranno costituiti in équipe per coordinare e promuovere «gli ambiti essenziali della vita della Chiesa e della sua missione». I richiami pressanti del Magistero, da Paolo VI a Papa Francesco, esortano a iniziare questo percorso verso l'istituzione di lettori, accoliti e catechisti, riconoscendo che la Chiesa è forse un po' "in ritardo" rispetto all'intuizione del Concilio Vaticano II. Il grande secolarismo e la riduzione considerevole del numero di Presbiteri e Diaconi nelle Chiese di antica tradizione esortano a guardare a un'opportunità del genere con grande favore e sollecitudine.
La Lumen Gentium (n. 10) ricorda che «il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all’unico sacerdozio di Cristo». Il sacerdozio comune e battesimale da cui sorgono i ministeri istituiti non può che essere esercitato in comunione e complementarietà con il sacerdozio ministeriale. I ministeri istituiti del lettore, dell'accolito e del catechista sono in relazione strettissima con la vita della Chiesa, che ascolta e obbedisce alla Parola di Dio, culmina nella celebrazione dell'Eucaristia e trasfonde questo dono nell'esercizio della carità concreta.
Il lettore che annuncia le sante Scritture non può non essere, in parrocchia, un catechista, un evangelizzatore, un orante, un testimone. E l'accolito, che, in aiuto del Diacono, serve l'altare e il Presbitero, in quanto servitore dell'Eucaristia, non potrà non favorire l'unione fraterna, la carità più zelante ed essere un promotore del culto a Dio in Spirito e verità. Non si possono pensare i ministeri istituiti come cristiani che siano solo "truppe d'assalto", ma come parte integrante e vitale della missione della Chiesa.