L'Abbazia di San Vito a Polignano a Mare: Storia, Architettura e Leggende

L'Abbazia di San Vito Martire, situata a ridosso del porticciolo e affacciata direttamente sul mare, rappresenta la principale attrazione artistica e un importante esempio di architettura monastica di rilevante importanza storica nella località di Polignano a Mare. L'elegante abbazia che si ammira attualmente è il risultato di aggiunte architettoniche succedutesi nei secoli.

Abbazia di San Vito a Polignano a Mare vista dal mare

Origini e Fondazione del Complesso Monastico

L'Abbazia, con tutta probabilità, fu fondata nel X secolo, ad opera di una comunità di monaci basiliani in fuga dall'Oriente nell'Alto Medioevo. A questi seguirono, nell'XI secolo, i monaci benedettini. La tradizione vuole che il sito fosse in epoca romana un punto di sosta sulla deviazione della via Traiana e che l'attuale complesso monumentale sia sorto sulle rovine della Turris Caesaris, una costruzione romana affacciata sul porto.

Una leggenda narra che le origini dell'abbazia siano legate a una nobildonna di Salerno che, mentre stava annegando nel fiume Sele, venne miracolosamente salvata da San Vito. Il Santo le avrebbe chiesto di far traslare il suo corpo nel castrum polymnianense in Puglia. Le reliquie sante resero prospero il luogo sacro e fu così fondata l’abbazia. Un'altra versione della leggenda racconta che, nel 801, sulle sponde del villaggio approdò la nave della principessa Florenza con le reliquie del corpo di San Vito e dei suoi precettori, Modesto e Crescenza, spoglie che sarebbero rimaste custodite dalla comunità monastica basiliana, residente nelle grotte sottostanti l'attuale abbazia.

Evoluzione Storica e Dominazioni

La storia dell’edificio ebbe una vita travagliata, in quanto nei secoli successivi si succedettero vari domini. Nel 1090, quando le terre passarono sotto la dominazione di Goffredo, conte di Conversano, il figlio Alessandro, devoto a San Vito per la miracolosa guarigione di suo figlio, decise di arricchire l'Abbazia di San Vito.

Dal XIV al XVIII secolo, l'abbazia fu la dimora dei frati minori conventuali dei SS. Apostoli. Nel 1785 diventò parte dei beni del Regio Demanio. Successivamente, il monastero fu soppresso, e monaci e monache espulse. Nel 1866 lo Stato vendette il complesso ai marchesi La Greca, attuali proprietari. Si può affermare che solo nel XIX secolo il monastero trovò un po' di pace, quando fu inglobato nel palazzo marchesale dei Tavassi-La Greca.

Architettura del Complesso Monastico

L'architettura monastica del complesso di San Vito si respira in ogni angolo della struttura. L'edificio presenta una pianta quadrangolare irregolare, con un enorme portico sulla facciata principale, scandita a logge con arcate a tutto sesto. Il transetto è sormontato da una piccola cupola circolare, e il campanile è una torre finemente lavorata in barocco leccese.

L’elegante abbazia attuale è caratterizzata da affascinanti forme barocche, come la scenografica scalinata esterna che dalla corte conduce al loggiato con affaccio sul mare. L’edificio sacro comprende una chiesa romanica, costruita sulle rovine dell'antica torre romana e alterata a sua volta dalla sovrapposizione di una costruzione adibita a sede del convento. La chiesa a tre navate, ben conservata, è di forte impatto visivo e si distingue per l’impianto con tre cupole in asse e con volte a botte nelle navate laterali, separate da regolari pilastri.

Ancora oggi sono ben visibili i segni di un sistema difensivo contro le incursioni dal mare, come le mura, la torre masseria del XVI secolo all'interno e la torre costiera sul mare, eretta nel XVII secolo dai monaci per difendere l'abbazia dalle incursioni dei pirati.

Dettaglio architettura barocca dell'Abbazia di San Vito

Il Culto e le Leggende di San Vito

San Vito è un martire venerato per le sue facoltà taumaturgiche e per la capacità di guarire malattie come la corea (nota come "ballo di San Vito") e la rabbia. Si racconta che dai frammenti del ginocchio del Santo, portati in Puglia dalla principessa Fiorenza e custoditi prima presso l'Abbazia di San Vito e poi nella Cattedrale, sgorgasse un liquido. I monaci lo usavano per curare i fedeli dal morso della tarantola, che li lasciava indemoniati per alcune ore, alle prese con il famoso "ballo di San Vito".

Chiesa di san Vito Martire - Ostuni

Il Villaggio di San Vito

A due chilometri dal centro abitato, sorge il villaggio di San Vito, dominato dall'omonima abbazia. Questo villaggio prese forma nei secoli, arricchendosi di elementi come la torre di avvistamento. Tradizione vuole che questo fosse il sito della città greca Apanestae, divenuta in epoca romana un punto strategico.

Tradizioni e Celebrazioni

Ancora oggi, in estate, il 14 giugno, la statua del Santo Patrono, San Vito, parte in processione via mare dal villaggio di San Vito per raggiungere il centro della città, sbarcando a Cala Paura, dove i devoti la attendono. In seguito, viene portata nella piazza principale, dove il sindaco consegna in segno di devozione le chiavi della città. Quando arriva sotto la torre dell'Orologio, per essere issata sull'altare maestoso appositamente costruito, si aziona un meccanismo nascosto che aiuta la statua del Santo a salire lentamente la scala dell'altare.

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