Le Benedizioni di Papa Francesco e il Mistero Eucaristico

Papa Francesco ha spesso sottolineato l'importanza e il significato profondo delle benedizioni e del Sacramento dell'Eucaristia, sia attraverso celebrazioni straordinarie sia nelle sue catechesi ordinarie. Questi momenti riflettono un approccio pastorale che mira a consolare, unire e richiamare alla fede, specialmente in contesti di prova.

La Straordinaria Benedizione Urbi et Orbi del 27 Marzo

Alle 18 di venerdì 27 marzo, in una Piazza San Pietro vuota e sotto la pioggia battente, Papa Francesco ha pregato con i fedeli collegati da ogni parte del pianeta per poi impartire la benedizione Urbi et Orbi. Questa data è stata storica per la religione cristiana e non solo, rappresentando un modo per alleviare il dolore della pandemia da coronavirus e trovare la forza per superarla.

Lo Svolgimento della Liturgia

Il momento di preghiera, presieduto sul sagrato della Basilica di San Pietro e trasmesso in mondovisione, ha previsto diversi elementi liturgici:

  • Ascolto della Parola di Dio: Il Santo Padre ha introdotto con le parole "Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. R. Amen."
  • Orazione: La preghiera invocava Dio onnipotente e misericordioso, affinché guardasse la condizione dolorosa e confortasse i suoi figli, aprendo i cuori alla speranza e alla presenza di Padre.
  • Vangelo: Il lettore ha proclamato il Vangelo secondo Marco (4, 35-41), che racconta l'episodio di Gesù che seda la tempesta sul mare. Questo brano è stato scelto in risonanza con il periodo di paura e incertezza causato dalla pandemia, richiamando la fragilità umana di fronte agli eventi inattesi. Il Papa, nel suo commento, ha evidenziato come di fronte al virus "siamo tutti sulla stessa barca", esortando a non avere paura e a gettare in Dio ogni preoccupazione.
Papa Francesco mentre impartisce la benedizione Urbi et Orbi in Piazza San Pietro vuota sotto la pioggia durante la pandemia

Adorazione e Benedizione Eucaristica

Dopo la meditazione del Santo Padre, che ha incluso un raccoglimento dinanzi alla Salus Populi Romani, ha avuto luogo l'esposizione, l'adorazione e la benedizione eucaristica. L'adorazione del Santissimo Sacramento è stata accompagnata dal canto "Adoro Te devote".

La Supplica Litanica

Durante il rito, è stata recitata una profonda supplica litanica, strutturata in diverse invocazioni:

  • TI ADORIAMO, O SIGNORE: Riconoscendo Gesù come vero Dio e vero uomo, realmente presente nel Sacramento, Salvatore, Re, Vincitore del peccato e Amico dell'uomo.
  • CREDIAMO IN TE, O SIGNORE.
  • LIBERACI, O SIGNORE: Dal potere di Satana, dall'orgoglio, dagli inganni della paura e dell'angoscia, dall'incredulità e dalla durezza di cuore.
  • SALVACI, O SIGNORE: Da tutti i mali che affliggono l'umanità, dalla fame, dalle malattie, dalla follia devastatrice, dalla cattiva informazione e dalla manipolazione delle coscienze.
  • CONSOLACI, O SIGNORE.
  • DONACI IL TUO SPIRITO, O SIGNORE: Nell'ora della prova, nella tentazione, nel combattimento contro il male, nella ricerca del bene e nella decisione di rimanere in Cristo.
  • APRICI ALLA SPERANZA, O SIGNORE: Se il peccato ci opprime, se l'odio ci chiude il cuore, se il dolore ci visita, se l'indifferenza ci angoscia, se la morte ci annienta.

Annuncio dell'Indulgenza Plenaria

Al termine di questo speciale momento di preghiera, il Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro, ha annunciato la benedizione "Urbi et Orbi" con annessa indulgenza plenaria. Il Santo Padre Francesco ha concesso l'indulgenza plenaria a tutti coloro che hanno ricevuto la benedizione eucaristica anche tramite i mezzi di comunicazione, nella forma stabilita dalla Chiesa. Dopo la benedizione con il Santissimo Sacramento, sono state recitate le acclamazioni tradizionali.

La benedizione urbi et orbi di Papa Francesco del 27 Marzo 2020

Le Catechesi sull'Eucaristia: Cuore della Messa

Papa Francesco, nelle sue catechesi all'Udienza generale, ha più volte spiegato il significato della Preghiera eucaristica, definendola il cuore della Santa Messa e il momento centrale in vista della Santa Comunione. Il Papa prosegue le sue catechesi dedicate a una comprensione più profonda della Messa stessa, sottolineando che la Preghiera eucaristica corrisponde al 'rendere grazie' di Gesù nell’Ultima Cena, sul pane e sul vino.

Il significato di questa Preghiera, pronunciata in italiano per essere comprensibile a tutti i fedeli, è che "tutta l’assemblea dei fedeli si unisca con Cristo nel magnificare le grandi opere di Dio e nell’offrire il sacrificio". I vari elementi che la costituiscono includono il Prefazio (un'azione di grazie per i doni di Dio), l'acclamazione del "Santo", e l'invocazione allo Spirito Santo affinché sotto le specie del pane e del vino, si renda realmente presente il Corpo e il Sangue di Cristo. Questa è la "fede" che ci aiuta a credere, il "mistero della fede" che si proclama dopo la consacrazione.

La Chiesa, spiega Francesco, vuole unire i fedeli a Cristo, facendoli diventare con Lui un solo corpo e un solo spirito. "È questa la grazia e il frutto della Comunione sacramentale: ci nutriamo del Corpo di Cristo per diventare, noi che ne mangiamo, il suo Corpo vivente oggi nel mondo". La Chiesa prega per tutti, in unione con il Papa e con i Vescovi, e in comunione anche con i defunti. Il Papa ha anche ribadito che la Messa non si paga, poiché è "il sacrificio di Cristo, che è gratuito", e la redenzione è gratuita.

Questa Preghiera centrale della Messa educa a "rendere grazie, sempre e in ogni luogo", a fare della vita un dono d’amore libero e gratuito, e a costruire la concreta comunione, nella Chiesa e con tutti, trasformando così tutta la vita in "eucaristia", cioè un’azione di grazia.

La Celebrazione del Corpus Domini: Dono, Libertà e Prossimità

In occasione della solennità del Corpus Domini, Francesco ha presieduto la celebrazione eucaristica, spiegando che l’Eucaristia insegna ad offrire i talenti ricevuti e a rendere grazie, a donarsi agli altri perché l’egoismo non porta libertà, ma schiavitù. Il pane Eucaristico, come presenza reale, invita a farsi prossimi ai fratelli e a ricostruire senza stancarsi ciò che l’odio distrugge.

Il Papa ha lanciato un appello per un mondo che ha bisogno della fragranza del "pane appena sfornato", il pane della gratitudine, della libertà e della prossimità. "L’Eucarestia ci insegna a benedire, accogliere e baciare sempre i doni di Dio, non sprecando le cose e i talenti che il Signore ci ha dato, perdonando e risollevando chi sbaglia, perché tutto è dono e nulla può essere perduto. Tutti devono avere la possibilità di rialzarsi e riprendere il cammino".

Benedire il pane significa "fare memoria", "rivivere la Pasqua di Cristo, la sua Passione e Risurrezione, con cui ci ha liberato dal peccato e dalla morte" e ha mostrato che solo nel servizio e nel dono si può vivere da uomini liberi. La libertà, secondo il Papa, "non si incontra nelle casseforti di chi accumula per sé, né sui divani di chi pigramente si adagia nel disimpegno e nell’individualismo: la libertà si incontra nel cenacolo dove, senza alcun altro motivo che l’amore, ci si china davanti ai fratelli per offrire loro il proprio servizio, la propria vita".

Al termine della celebrazione del Corpus Domini, tradizionalmente si svolge la processione eucaristica. Papa Francesco ha spiegato che la processione eucaristica, portando l'Eucaristia lungo le strade, non è per mettersi in mostra o ostentare la fede, ma per invitare tutti a partecipare alla vita nuova che Gesù ha donato nel Pane dell’Eucaristia. Dopo la processione, il Papa ha impartito la benedizione.

Negli anni precedenti, la celebrazione della solennità del Corpus Domini nella Basilica lateranense, seguita dalla processione fino a Santa Maria Maggiore, non aveva sempre avuto luogo per diversi motivi, inclusa l'emergenza pandemica e problemi di salute del Papa.

Rappresentazione della processione eucaristica durante la solennità del Corpus Domini

La "Benedizione in Silenzio" e la Continuità Pontificia

Un elemento innovativo nel pontificato di Papa Francesco è stata la "benedizione in silenzio" rivolta ai non credenti. Questo gesto, come quello della sera dell'elezione quando chiese alla folla di pregare per la sua benedizione, mostra una sensibilità particolare. Invece della formula liturgica "Benedicat vos Omnipotens Deus" accompagnata dal gesto della croce, il Papa avverte che "in silenzio" benedirà "ciascuno" dei presenti, riconoscendo in tutti "figli di Dio".

Questo approccio si inserisce in una "pedagogia del silenzio" che ha legato anche i pontificati di Papa Francesco e Papa Benedetto XVI. Quest'ultimo, ritirandosi, aveva evocato il silenzio orante a cui si sarebbe dedicato. Anche il protocollo dell'elezione, con un cambiamento introdotto da Benedetto XVI, prevedeva che l'eletto sostasse in "preghiera silenziosa" davanti al Santissimo, nella Cappella Paolina, prima di ogni azione pubblica. Questo filo del silenzio testimonia una continuità e un'attenzione al raccoglimento spirituale.

L'Adorazione Eucaristica e il Perdono nella Messa di Santa Marta

Con l'adorazione e la benedizione eucaristica, Papa Francesco ha concluso la messa celebrata in una delle mattinate a Casa Santa Marta. In quell'occasione, Francesco ha offerto la celebrazione in modo particolare per le persone anziane e sole, invitando a pregare affinché il Signore sia "vicino ai nostri nonni, alle nostre nonne, a tutti gli anziani e dia forza".

Nella meditazione dell'omelia, il Papa ha preso spunto dal passo del Vangelo di Matteo (18, 21-35) centrato sul perdono. Ha spiegato che "l’unità, l’amicizia, la pace tra i fratelli attira la benevolenza di Dio". Affrontando la domanda di Pietro su quante volte perdonare, Gesù ha risposto con "Settanta volte sette", che significa "sempre". Francesco ha sottolineato come gli odi familiari possano distruggere le relazioni e come il diavolo si insinui nei rancori per distruggere. Dio, invece, "non è venuto per condannare, ma per perdonare", e quando perdona, "dimentica tutto il male che abbiamo fatto".

Il Papa ha richiamato alla generosità di Gesù, insegnando che "per entrare in cielo dobbiamo perdonare". Ha anche dato un consiglio spirituale pratico: prima di confessarsi, chiedersi "io perdono?". Se non si perdona, non si può fare finta di chiedere perdono, perché non si sarà perdonati. Il perdono è, infatti, "condizione per entrare in cielo", e coloro che chiedono perdono per sé stessi ma non lo danno agli altri "finiranno come lui", riferendosi al servo malvagio della parabola. Il Signore ci aiuta a capire questo e ad essere "magnanimi nel perdono", anche se solo "per interesse", ovvero per essere a nostra volta perdonati.

L'Indulgenza Plenaria: Dottrina, Storia e Applicazione in Tempi di Crisi

L'indulgenza plenaria, annessa a benedizioni straordinarie come l'Urbi et Orbi, è uno strumento significativo nella dottrina cattolica. Essa rappresenta "la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa". Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, la Chiesa, come ministra della redenzione, dispensa e applica autoritativamente il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi. Le pene non rimesse verrebbero scontate nel Purgatorio. Per conseguire le indulgenze, i fedeli devono pentirsi, ripudiare il peccato e confessarsi.

Il biblista don Francesco Voltaggio ha spiegato che, sebbene la Chiesa abbia il potere di perdonare tutti i peccati, questi lasciano delle conseguenze. C'è una "solidarietà nella santità" così come nel peccato, fondata sulla comunione dei santi. In particolari occasioni, la Chiesa "dischiude questi tesori" applicandoli al fedele con le dovute disposizioni. L’indulgenza plenaria si può applicare sia a sé stessi sia ai defunti e rimette tutte le conseguenze del peccato, a differenza dell'indulgenza parziale.

L'Indulgenza in Tempo di Pandemia

In un momento di crisi globale, come la pandemia, l'indulgenza plenaria è stata concessa in forma straordinaria rispetto a quanto ordinariamente richiesto, specialmente per quanto concerne il Sacramento della Confessione e dell'Eucaristia. Questa grazia è stata estesa ai fedeli affetti da Coronavirus, a chi li assiste (familiari e sanitari) e a tutti i fedeli che pregano per i malati, con condizioni leggermente differenti, illustrate nel decreto della Penitenzieria Apostolica.

Il canonista don Antonio Interguglielmi ha sottolineato che questa grazia "risponde al momento che tutti stiamo vivendo, per aiutare tutti a scoprire che Cristo si fa presente nella malattia, nella paura e nella debolezza dell’uomo, come il Buon Samaritano". Storicamente, la Chiesa è sempre venuta in soccorso degli uomini nei momenti di difficoltà, concedendo il "dono più grande che è la Misericordia e il Perdono", anche con speciali indulgenze in occasione di guerre e pestilenze. Esempi includono l'opera delle Confraternite della buona Morte e dei cappellani militari al fronte.

Rappresentazione storica di una processione votiva o un miracolo durante un'epidemia

Precedenti Storici: Papa Gregorio Magno e la Peste

Don Interguglielmi ha ricordato la terribile epidemia di peste durante il pontificato di Papa Gregorio Magno. Il Papa si rivolse al popolo romano invitandolo a pentirsi e a convertirsi, indice una processione, la "Litania Settiforme", dove la popolazione di Roma, suddivisa in sette cortei, pregava con Papa Gregorio, il quale innalzava al cielo l'icona bizantina della Vergine Maria, ancora conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Si narra che, giunta la processione a Ponte Sant’Angelo, i fedeli udirono un Coro di Angeli e videro l'Arcangelo Michele, indicando la fine dell'epidemia. Da questo evento nacque il "Regina Coeli", l'antifona con cui nel tempo pasquale la Chiesa saluta Maria Regina per la risurrezione del Salvatore. Per questo i romani chiamarono la Mole Adriana "Castel Sant’Angelo" e posero in cima al castello la statua di San Michele che rinfodera la spada, indicando la fine della pestilenza.

A voler accompagnare il momento di preghiera straordinario durante la pandemia, sono state proprio l’icona della Salus Populi Romani e il Crocifisso della Chiesa di San Marcello al Corso, le due immagini che il Papa aveva venerato in precedenza per invocare la fine della pandemia. Entrambe le immagini sono legate alla preghiera per la cessazione di epidemie e esprimono un amore totalmente donato, invitando ad alzare gli occhi al Cielo e ad avere fede.

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