Sulle montagne e nelle aree pedemontane di entrambi i versanti delle Alpi occidentali è diffuso il culto di molti santi, venerati sia singolarmente che collettivamente come “martiri della Legione Tebea”. Questi soldati, secondo la tradizione agiografica tutti cristiani, non vollero sacrificare agli dei pagani. Erano soldati appartenenti alla mitica Legione Tebea, composta interamente da cristiani, al tempo dell'imperatore Massimiano. L’unità dell’esercito imperiale era la Legione Tebea, i cui membri erano stati reclutati nell’Egitto settentrionale ed erano di religione cristiana.
Origini e Martirio della Legione Tebea
A quel tempo si chiamava legione quella che aveva seimila seicento uomini in armi. Chiamati dalle regioni dell’Oriente, erano venuti in aiuto a Massimiano; uomini assidui nelle cose della guerra, apprezzati per il loro coraggio, ma ancor più degni per la loro fede, combattevano per l’imperatore con coraggio, per Cristo per devozione. Ordinato a questa legione di procedere all’esecuzione di cristiani vi fu un netto rifiuto ad eseguire l’ordine. Tali valorosi seguaci di Cristo, senza eccezioni, rifiutarono fermamente di sacrificare a degli dei pagani in cui non credevano e si ritirarono dunque nella vicina Agaunum (odierna Saint-Maurice-en-Valais), guidati dal loro primicerius e portavoce Maurizio.
L’Imperatore li invitò ripetutamente invano a tornare sui loro passi ed infine ordinò la loro decimazione. Ma i soldati, incoraggiati da Maurizio e dagli altri ufficiali, furono irremovibili dalla loro decisione sino alla fine. In breve, dopo due decimazioni punitive, visto il persistere del rifiuto a quell’ordine, si passò al massacro completo o quasi. Conclusasi tale violenta persecuzione, pare fossero stati uccisi ben 6600 (o secondo alcune fonti 6666) soldati.
A testimonianza della loro fermezza di fede, la tradizione riporta le loro parole: «Siamo tuoi soldati, ma anche servi di Dio, cosa che noi riconosciamo francamente. A te dobbiamo il servizio militare, a lui l’integrità e la salute, da te abbiamo percepito il salario, da lui il principio della vita […]. Metteremo le nostre mani contro qualunque nemico, ma non le macchieremo col sangue degli innocenti […]. Noi facciamo professione di fede in Dio Padre Creatore di tutte le cose e crediamo che suo Figlio Gesù Cristo sia Dio. Siamo stati spruzzati dal sangue dei nostri fratelli e commilitoni, ma non ci affliggemmo, alzammo le nostre lodi perché erano stati ritenuti degni dipartire per il loro Signore Dio».
Tra i caduti di questa draconiana punizione, furono ricordati per nome Maurizio, primicerium, Essuperio, campidoctor, Candido, senator militium, e Vittore, un veterano.
Il luogo del martirio: Agaunum
Ad Agaunum, l’attuale Saint-Maurice nel canton Vallese, località già ricordata da Giulio Cesare nel De bello Gallico, si svolse l’episodio del martirio. Agaunum è oggi Saint-Maurice nella Svizzera del Vallese. La Passio attribuita ad Eucherio si apre con un riferimento immediato alla sacralità del luogo del martirio, Agaunum.

Le fonti storiche e le loro varianti
A riguardo dei martiri tebei, occorre innanzitutto chiarire che esiste una narrazione storica, affidata a due Passiones molto antiche, anche se non coeve alle vicende.
La Passio di Sant’Eucherio di Lione
La prima Passio (Passio Agaunensium Martyrum, ss. Mauricii ac sociorum ejus, edita in Migne, Patrologia Latina, t. 50, coll. 827-832) è quella scritta tra il 443 ed il 450 in funzione anti-ariana dal vescovo sant’Eucherio, Padre della Chiesa di origine gallica (Lione, 380-449 o 450), nato in una famiglia abbiente dell’aristocrazia gallo-romana, che già professava il Cristianesimo. Secondo alcune fonti, dopo essersi sposato con una donna di nome Galla (o Gallia), decise di abbandonare tutti i suoi beni e di ritirarsi in un convento sull’isola di Lérins, insieme alla moglie e ai due figli, per consacrarsi alla preghiera e allo studio. La serata di Salerano si è svolta analizzando le notizie che scrisse Eucherio di Lione inviandole, in una lettera-resoconto, al Vescovo di Amiens, Salvius, intorno all’anno 450, fissando su un documento la vicenda. Il Martyrologium Romanum cita il 22 settembre i santi Maurizio, Candido, Essuperio, che con i soldati loro compagni ed il veterano Vittore affrontarono il martirio in odio alla loro fede. La fonte principale e storicamente più attendibile pervenutaci circa San Maurizio ed i suoi compagni è costituita dalla Passio martyrum Acaunensium attribuita a Sant’Eucherio di Lione.
La Passio anonima e le sue peculiarità
Altro documento è una Passio anonima che, un tempo ritenuta di età carolingia, da studi recenti è stata invece datata ad un’epoca antecedente al 440, quindi più antica, seppur di poco, di quella di Eucherio. Tema centrale nella Passio anonima è il rifiuto del sacrificio agli dei pagani. I soldati tebani si rifiutano di partecipare alle cerimonie volute da Massimiano ad Octodurus in onore degli dei e di prestare giuramento sugli altari. Una differenza è costituita dal fatto che, secondo l’Anonimo, il martirio avvenne all’epoca della repressione della rivolta dei Bagaudi, cioè quelle bande di vagabondi celtici, diventati poi contadini e pastori e infine, nel clima delle sollevazioni provocate dalla pressione fiscale romana, briganti. Tale repressione fu operata effettivamente da Massimiano in Gallia nel 285-286.
Il dibattito sull'identità e la storicità
Elementi comuni nelle due Passiones sono il numero di 6.600 martiri, comandati dal primicerius Maurizio, da Essuperio e da Candido; il fatto che la legione avanzi fino ad Agaunum, mentre il grosso dell’armata resta ad Octodurus; il racconto di due decimazioni e quindi del massacro finale. Secondo Eucherio invece il martirio è da collocare all’epoca della grande persecuzione del 303. La variante narrativa che avrebbe scatenato la repressione è quella di essersi rifiutati di sacrificare agli dei prima di una battaglia contro i ribelli Bagauni. Assai probabilmente Eucherio inventò le parole con cui i candidati al martirio espressero le loro rimostranze, affermando che rifiutarono di uccidere dei cristiani che in realtà non erano nemici dell’autorità imperiale e non menzionando i bagaudi.
Il nome copto Maurikios, che potrebbe derivare da quello del lago Moeris, compare nei papiri ed è identico al nome romano Mauritius. Tale nome si trova negli epitaffi dell’Egitto tolemaico ed è successivamente attestato anche in epoca cristiana, tanto che è tuttora usato dai Copti egiziani. Secondo storici recenti risalirebbe a sant’Ambrogio l’idea di attribuire ai martiri di Agaunum i connotati delle truppe tebee, cioè egiziane, che, secondo il racconto dello storico Zosimo, all’epoca di Teodosio (379) avevano tenuto testa a truppe di Goti ariani.
Lo studioso tedesco D. Van Berchem negli anni ’40 del XX secolo esaminò l’antica Passio, giungendo alla conclusione che la fonte del racconto orale fosse San Teodoro (detto anche Teodulo) di Octoduro, primo Vescovo del cantone svizzero del Vallese nel IV secolo. Van Berchem, come altri storiografi positivisti, mise in dubbio la veridicità in base alla quale Maurizio fu martirizzato con i suoi soldati, dubitando sia che fossero tebani, sia che costituissero una vera e propria legione.
Un’ultima considerazione al riguardo è che verosimilmente il vescovo Eucherio valorizzò il culto dei martiri tebei mirando ad un’evangelizzazione dei Burgundi ariani, che si convertirono di lì a poco con re Sigismondo. La vicenda, se storicamente resta difficile da verificare per l’estrema rarità dei dati storici e sulla dubbiosa presenza di un’unità militare romana egiziana nelle Alpi, testimonia il valore della tradizione della fede popolare.
La Nascita e lo Sviluppo del Culto
Sul luogo del massacro, Agaunum, sorse il santuario e la basilica e poi l’abbazia ancora oggi dedicata a San Maurizio e ai suoi legionari martiri, nel 515 a circa duecento metri dal fiume Rodano. Ad Agaunum, per iniziativa di Teodoro, primo vescovo di Octodurus (l’attuale Martigny), sarebbe sorto, addossato alla roccia, un piccolo santuario, sul cui sito sarebbe stata fondata un’abbazia il 22 settembre dell’anno 515 da Sigismondo, primo re cattolico dei Burgundi.
Essa, la più antica dell’Europa occidentale ad essere stata occupata permanentemente, venne eretta presso una sorgente, che già in epoca romana era sede di un tempio dedicato alle ninfe o a Mercurio, divenendo presto un luogo di pellegrinaggi per i Burgundi. La chiesa costruita presso Agaunum divenne successivamente il nucleo di un’abbazia, grazie al Re burgundo San Sigismondo, la prima in Occidente a recitare l’Ufficio divino per l’intera giornata, grazie ad un ciclo di cori.
Il culto nei confronti dei martiri risalirebbe dunque al IV secolo, durante il quale San Teodulo fece edificare la basilica ancora oggi esistente per ospitarne le reliquie. Fu poi punto di sosta sul percorso dei pellegrini in viaggio verso la tomba degli Apostoli, a Roma, e tappa della via Francigena nell’itinerario di Sigerico, arcivescovo di Canterbury.
Inoltre la Passio più tardiva aggiunse al gruppo i nomi di Innocenzo e Vitale, in quanto i loro corpi vennero rinvenuti dopo secoli nella vallata del Rodano.

Il ruolo dei miracoli e delle tradizioni popolari
In occasione della visita di San Martino di Tours si verificò un evento miracoloso: la terra iniziò a trasudare sangue, indicando così il luogo ove riposavano i santi resti sulle rive del Rodano ed egli lo raccolse in appositi vasetti per distribuirlo in diverse chiese. San Martino, ad esempio, fu un vescovo della città di Tours, in Francia.
Il sangue di Solutore impregnò ben visibilmente la pietra su cui era stato decapitato, mentre la palude circostante venne prosciugata ad un cenno di Dio nel momento del martirio. La devozione particolare verso la beatissima Legio resta molto forte e viva: «Così fu uccisa quella legione quasi angelica che, come noi crediamo, con le legioni degli angeli già loda in cielo per l’eternità Dio, Signore degli eserciti».
Altra caratteristica che contraddistingue questo modello è la presenza di una rupe nelle adiacenze del martirio (a Saint Maurice d’Agaunum in Svizzera o al santuario di San Besso in alta Valle Soana) o di un fiume: oltre al Rodano pensiamo ad esempio alla Dora Baltea per San Solutore.
A tutte queste figure, ricordate appunto in documenti scritti, se ne aggiunsero poi molte altre, testimoniate da fonti popolari. Sembra possibile ad oggi individuare zone principali di attestazione della devozione a questi santi militari, che sono spesso in realtà personaggi dapprima venerati localmente e solo in seguito, ed in momenti diversi, identificati con i legionari tebei.
La Diffusione del Culto e delle Reliquie in Piemonte
Il culto dei martiri tebei conosce in Piemonte una notevole diffusione, sia in aree urbane che in ambito rurale o montano. Molti santi tebei sono venerati in Piemonte. Il massacro fu quasi completo, perché in realtà vi furono dei fuggitivi che attraversarono le Alpi per raggiungere le valli alpine del Piemonte del nord e del sud e, in alcuni casi più rari, dell’arco alpino centro occidentale. Tutti avrebbero poi trovato il martirio o a causa della caccia degli altri legionari romani fedeli all’imperatore o a causa dei pagani che abitavano i villaggi (pagus) delle valli remote non ancora raggiunte dalla cristianità, lontani dalle grandi strade romane.

I martiri tebei a Torino: Solutore, Avventore e Secondo
San Solutore, uno dei santi martiri tebei di Torino con Sant’Avventore e San Secondo, fu ucciso sul greto del fiume. A partire dall’episcopato di Massimo, nei secoli V e VI, pare che i tre martiri fossero considerati come propri della città di Torino. Massimo però non fornisce particolari sui modi del loro martirio, a conferma che il loro culto era già radicato e non necessitava perciò di essere alimentato nei fedeli con racconti edificanti. Piuttosto ricorda nella sua omelia, che esisteva in città una tomba dei tre santi, accanto alla quale i cittadini amavano seppellire i propri cari. Del resto la trasformazione delle tombe dei martiri in strutture monumentali, capaci di convogliare e moltiplicare gli atti di devozione dei fedeli (pensiamo a cos’era successo anche ad Agaunum) fu un fenomeno diffuso nel IV e V secolo.
Santa Giuliana, ricca matrona cristiana di Ivrea, dopo aver visto il corpo martoriato, accolse scaltramente i persecutori nella propria casa, li fece ubriacare, caricò il corpo di Solutore su di un carro e, dopo una corsa veloce nella notte, mentre le acque dei fiumi tra Ivrea e Torino si aprirono per lasciarla passare, riuscì a riunire i corpi dei tre martiri, affinché avessero una comune sepoltura. Ne raccolse il corpo, lo nascose su un carretto sotto la paglia e lo condusse a Torino ove fu eretta una prima cappella nei pressi dell’attuale stazione ferroviaria di Porta Susa.
Nelle chiese di Santa Maria Ausiliatrice a Torino e nella parrocchiale di Pecco si conservano piccole reliquie di San Solutore. Parti dello scheletro si trovano nella chiesa di San Giorgio di Chieri, pare con una spada e un’ampolla del suo sangue.
Altri santi tebei venerati nel Piemonte
Ricordiamo i santi Chiaffredo, Magno e Costanzo, che secondo le narrazioni popolari avrebbero evangelizzato, rispettivamente, le valli Po, Grana e Maira in provincia di Cuneo. Ancora san Defendente, san Fiorenzo, san Vitale, san Martiniano, san Ponzio (tutti venerati, specie nel Cuneese e nella Provenza alpina), san Besso e san Tegolo (in Canavese), san Secondo, i cui nomi - ancora fino a qualche anno fa - venivano tradizionalmente ed orgogliosamente imposti a molti bambini delle valli alpine.
Un esempio significativo è San Chiaffredo che a Saluzzo è rappresentato in coppia con S. Costanzo, compatrono della diocesi. Il santuario di San Besso, in alta Valle Soana, è un esempio di luogo di martirio adiacente a una rupe, i cui paioli si conservano ancora nel santuario a lui dedicato. Di San Defendente appare traccia in un martirologio del XVII secolo che lo pone martirizzato, sotto l’impero di Massimiano, sul Rodano ma a Marsiglia, il cui corpo sarebbe stato sepolto nel greto del fiume dal vescovo Teodoro di Marsiglia. San Defendente era celebrato a Chivasso il 2 gennaio 1328 ed era invocato per la difesa dagli incendi e dai lupi.
Mercoledì 11 gennaio, don Davide Mazza, in collaborazione con l’associazione culturale “Il Diamante”, ha organizzato, nell’ambito della solennità di San Defendente martire, patrono di Salerano Canavese, la festa liturgica del santo che si celebra il 2 gennaio. In quella stessa data si è svolto, tenuto dallo scrivente, un incontro in parrocchia sui santi della Legione Tebea e sulle origini del loro culto devozionale in Canavese.
Video-documentario Il simbolo del Piemonte
L'Iconografia dei Martiri Tebei
L’iconografia tradizionale relativa a san Maurizio ed ai legionari tebei in genere è solita presentarli con tutti gli attributi tipici dei soldati martiri: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con la croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto. Non mancano le loro raffigurazioni equestri, spesso con la carnagione scura, a ricordo della loro provenienza africana. Un dipinto del maestro di Liesborn, conservato alla National Gallery di Londra, ritrae san Maurizio come cavaliere con papa san Gregorio Magno e sant’Agostino d’Ippona. Le chiese in onore di San Maurizio iniziarono a pullulare in Valle d’Aosta, Piemonte, Francia, Germania e Svizzera.

L'Importanza Dinastica: Casa Savoia e l'Ordine Mauriziano
Per secoli santuario nazionale del regno burgundo, l’antica Agaunum divenne, con l’avvento di Casa Savoia che conquistò per un certo periodo il Vallese occidentale, al centro della devozione dei popoli governati dalla dinastia sabauda. La fortuna di San Maurizio e dei martiri della Legione Tebea crebbe con l’identificazione del culto di Casa Savoia in questi santi, culminando poi nella creazione nel 1573 dell’Ordine Cavalleresco Mauriziano da parte del duca Emanuele Filiberto di Savoia, primo gran maestro che unificò l’Ordine di San Maurizio con quello di San Lazzaro. Nel 1572 Emanuele Filiberto lo trasformò nell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. San Maurizio è oggi considerato innanzitutto quale patrono di Casa Savoia e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ma anche di altri ordini cavallereschi quale quello del Toson d’Oro di Spagna e Austria.
La traslazione delle reliquie di San Maurizio a Torino
Il duca Emanuele Filiberto fece inoltre traslare da Saint-Maurice a Torino parte delle reliquie del capitano della Legione Tebea, nonché la sua spada, la croce e l’anello, transitando per Aosta, Ivrea e Chivasso. Oggi riposano ancora nella torinese Cappella della Sindone, adiacente alla Cattedrale. Sino alla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II la teca contenente le reliquie del soldato veniva esposta alla venerazione dei fedeli ogni 15 gennaio, anniversario della traslazione.
tags: #diffusione #reliquie #martiri #tebei