Le esperienze di vita consacrata sono un mosaico di percorsi individuali, ciascuno segnato da una chiamata profonda e da una risposta personale. Attraverso le parole di diverse suore, emergono le sfide, le gioie e le trasformazioni che accompagnano la scelta di dedicare la propria esistenza a Dio.
Il Cammino Personale verso la Vocazione
Dalla Solitudine alla Presenza Divina: Il Percorso di una Novizia Carmelitana
Una novizia racconta il suo viaggio spirituale: "Nella solitudine profonda fuggii. Era notte, la notte del mio esistere senza senso: nuovi orizzonti si aprirono finalmente nell’aurora di un giorno di libertà." Nonostante inizialmente non ne fosse consapevole, "Il Signore era con me, ma io non lo sapevo, dentro di me stringevo la sua presenza e in lui l’universo intero." Una voce interiore la spingeva: "Alzati e va’… Ti aspetto là, dove costruirai te stessa. Non ti preoccupare, Io sono con te e non ti abbandonerò, perché il tuo nome mi è caro. Ti proteggerò, sai, e dovunque andrai, Io sarò con te."
Ricorda il mare e le corse notturne con il suo cane, Dumba, dove "Il fragore del giorno si placava in quei momenti." Si interrogava sul senso della sua vita, sentendo un "angolo solitario che mi afferrava da quando ero piccina" e che "non si era riempito." I momenti di solitudine venivano ingoiati "come una spina che ti soffoca il respiro," con la sensazione che "nessuno che comprendeva le tue parole, tutti che andavano per le loro strade." Non riusciva "ad andare serenamente incontro alla vita."
Durante l'infanzia, i suoi unici compagni erano "Dio e i gatti. Sì, Dio giocava con me, lo sentivo accanto." Lo immaginava come "un babbo buono che mi teneva compagnia, buono come il mio babbo Mario che era lontano." L'assenza del padre per lavoro era "un’assenza insopportabile." Questa solitudine, "quanto parlava quella solitudine alla mia fame di accoglienza," era un "senso di onnipotenza e di profonda umiliazione" che l'accompagnava.
Confessa un passato di trasgressione: "Non avrei mai immaginato di diventare novizia, tantomeno monaca. Il gusto del proibito era la mia passione. Avevo voglia di esperienze." Nonostante un ritmo di vita frenetico tra lavoro e divertimenti, un pensiero la fermò. Ricorda una sera in cui, per difendere un'amica, "afferrai il ragazzo che la stava offendendo con forza e lo buttai in mare."
Il dolore per le ingiustizie la portava a cercare risposte nel tramonto. "Il Signore non aveva posto nelle mie giornate, ce l’avevo con lui perché avevo ricevuto del male." Ammette di aver anche "provato a porre fine alla mia vita, ma il mio babbo mi aveva sempre salvato."
Un'estate decisiva, prima del lavoro, iniziò a "entrare nella Chiesa vicina al discount e a parlare con quel Cristo appeso in fondo. Era diventato un appuntamento ormai, ogni mattina." Questo segnò un ritorno dopo un periodo di allontanamento. Sei anni prima, a 18 anni, dopo un incidente stradale del padre che lo rese come un "bimbo di cinque anni," aveva pregato molto ma si sentiva tradita. "Non capivo perché mi era stato tolto. E se pregavo, d’altra parte litigavo con Lui per quello che aveva fatto." Anni dopo, si ritrovò a "cercarlo e a chiedergli di portarmi via. Che senso aveva vivere? Fu allora che dissi: Mi vado a fare suora." Pur essendo stata una "che sfotteva i preti e le suore," era anche attiva nel volontariato.
Cercando la sua strada, pensava alla missione in Africa. Un prete la indirizzò alle Mercedarie o alle Clarisse, ma non trovò subito accoglienza. Fu una cliente del discount a suggerirle il Carmelo di Cerreto. Andò e trovò "un luogo semplice, senza pretese." Le suore le piacquero: "Erano normali, non mi sentivo a disagio." Chiese: "Voglio vedere come si fa a diventare suora." Si licenziò dai suoi lavori e partì. "Si apriva il capitolo più importante della mia vita."
Iniziò ad apprezzare "il silenzio, la preghiera, il poter leggere e pensare, lo stare insieme." Nonostante sentisse la mancanza di "amici, il mare, il mio cane, il mio babbo," una voce interiore la invitava a rimanere. "Un solo pensiero mi attraversava la mente: Sarò degna di servirlo?"
Attualmente novizia, dopo un anno e mezzo, ha "intuito il perché sono qui. L’impegno nel lavorare alla propria trasformazione interiore che al Carmelo è pane quotidiano mi sta facendo scoprire la bellezza della mia vita umana." Gli "scogli più aspri della mia storia" le stanno rivelando "la predilezione di Dio che mi ha raggiunto attraverso la sofferenza rendendomi capace di andare oltre il vissuto." Abbandonare l'immagine di "ragazza ultramoderna trasgressiva e senza debolezze" le sta donando il suo "vero volto." Quando chiede a Dio "Perché proprio io?" e Lui risponde "Mi è piaciuto il tuo cuore," capisce che "la chiamata è un mistero come è un mistero la risposta." Il suo ruolo è stato "di non aver chiuso mai i battenti alla speranza che ci fosse qualcosa di bello anche per me e di aver ascoltato passo passo quella voce profonda che mi indicava."

La Chiamata Improvvisa all'Assoluto: L'Esperienza della Vita Contemplativa
Un'altra suora racconta la sua giovinezza: "Ero una giovane come tante, felice. Studente, sportiva, amavo la vita." Frequentava l'Azione Cattolica e le A.C.L.I., e dopo gli studi trovò un lavoro "che economicamente mi dava molta soddisfazione," ma si rendeva conto che "non ero proprio appagata." Desiderava "volere di più."
A 19 anni, dopo un periodo di riflessione e preghiera, immersa "nelle albe e nei tramonti, nel silenzio delle cime nevate," sentì "una nostalgia dell' 'assoluto di Dio' che mi ha fatto trasalire." Non aveva mai pensato alla vocazione religiosa, tanto meno a quella claustrale, perché "Amavo troppo la mia libertà!"
Durante una Santa Messa, nel momento della consacrazione, "Gesù mi invitò a seguirlo. Tutto avvenne in 30 o 40 secondi. Non è facile descrivere a parole quella esperienza. Mi sentii avvolta improvvisamente dalla presenza di Dio, avvolta dal Suo amore e contemporaneamente sentii il vivo desiderio di essere tutta sua." La sua vita passò davanti ai suoi occhi, e ciò che aveva faticosamente conquistato - "un titolo di studio, un bel posto e soddisfazione nello sport" - in confronto a ciò che Dio le stava dando in quel momento, le sembrò "un po’ di paglia." Fu allora che disse: "sì, Gesù, mi consacrerò a Te!"
Inizialmente pensava di farsi missionaria, ma poi, "nella preghiera e con l’aiuto di una guida spirituale," comprese che "solo nella vita contemplativa trovava appagamento la mia aspirazione." A 21 anni, "contro il parere di tutta la mia famiglia," entrò in monastero. "Ho messo qualcosa in una borsetta e, da buona atleta, velocemente, alle prime luci del mattino e all’insaputa di tutti i miei cari, ho raggiunto il monastero: la mia nuova casa!" Quella sera, guardando le luci della città dal monastero, rifletteva su "quanto avevo lasciato e lo mettevo accanto a quello che avevo guadagnato." Trova pace "nell'esercizio di una maternità spirituale" che le permette di "spostarsi tempestivamente da un capo all'altro della terra a visitare il cuore di ogni fratello."

Suor Raffaella: La Pienezza della Vita Francescana
Suor Raffaella, una giovane suora francescana, testimonia la gioia della sua scelta. "Il mio cammino di ricerca è iniziato proprio quando mi sono resa conto di questo sguardo d’amore posato su di me." Prima, la sua vita era normale: "studio, amici, ragazzo, divertimento, impegno in parrocchia…ma non mi ero mai fermata a riflettere su dove stavo andando." L'incontro con il Signore ad Assisi fu decisivo. Delle suore la colpiva "lo spirito di accoglienza, la loro semplicità, la loro gioia, il loro stare al passo coi tempi." Nonostante la paura per la grandezza della richiesta divina, le parole del Vangelo "non temere," "il Signore è con te," "nulla è impossibile a Dio" la aiutarono a fidarsi. Disse il suo primo "SI" e iniziò il postulato.
Oggi si dichiara felice: "sento che la mia vita ha un senso e che sono protagonista di essa." Non vive solo "perché passano i giorni e continuo a respirare," ma è attiva "in ciò che il Signore mi dona di vivere." Sente la sua vita "completa," affermando che "il fatto di non avere marito e figli, non mi fa sentire a metà, non mi fa pensare che la mia vita sia da meno di quella di una donna che vive seriamente la sua vocazione al matrimonio."

Voci da Medjugorje e la Scelta della Clausura
Brigitta: Il Percorso Spirituale e la Scoperta della Clausura Agostiniana
Brigitta racconta la sua vocazione iniziata nell'infanzia, segnata dalla morte del padre a 11 anni e dalla necessità di crescere in fretta. A 15 anni, a Mostar, la GIFRA (gioventù francescana) la "cambiò" e "formò la mia vocazione," aiutandola a liberarsi dalla sua chiusura. "Tutto mi portava verso Dio," attraverso la Messa, l'Adorazione Eucaristica e i viaggi a Medjugorje.
La lettura delle vite di San Francesco e Santa Chiara la toccò profondamente, anche se inizialmente pensava "Non posso vivere come loro." Un evento cruciale fu il 25 giugno 2011 a Medjugorje, dove assistette alla guarigione di un giovane "con problemi spirituali." Quell'esperienza fu la sua "conversione," facendole capire che "il diavolo esiste" ma "Dio è più forte del male."
Durante un'Adorazione Eucaristica per le vocazioni, sentì una voce: "Ma perché non rispondi tu a questa vocazione?" Inizialmente si spaventò e tentò di ignorarla, avendo già i suoi progetti di sposarsi e avere famiglia. Anche se altri vedevano in lei la vocazione, lei resisteva: "E’ inutile che lo vediate voi se non lo sento e non lo vedo io."
La divisione interiore la spinse a parlare con un sacerdote, sperando che le dicesse che non era la sua strada. Quando il sacerdote le chiese se volesse il convento o essere madre, lei rispose "Vorrei essere madre e avere figli." Nonostante ciò, l'inquietudine cresceva. Successivamente, una suora le confermò la vocazione, affidandole il compito di leggere le vite dei santi e pregare una novena allo Spirito Santo per prendere una decisione definitiva. "Come faccio a decidere in 9 giorni cosa sarà di me?" si chiedeva, capendo di voler tenere "tutto nelle mie mani."
Durante un pellegrinaggio a piedi a Medjugorje, un sacerdote le narrò l'esempio del pescatore: "Più il pesce si muove e più sente male nel togliere l’amo. Così anche Dio pesca gli uomini. Più vogliono scappare e più sentono male. Bisogna abbandonarsi per farsi guidare da Dio." Brigitta capì: "Io sono quel pesce! Signore, mi abbandono a Te."
Durante la Messa, il suo cuore fu toccato e sentì una voce: "Ti chiamo da tanti anni. Perché non rispondi alla Mia chiamata? Perché fuggi?" Tutti i dubbi svanirono, sostituì da un amore immenso. Comunicò alla madre la sua decisione di andare in convento, ma questa reagì con rabbia, sentendosi abbandonata. Brigitta decise di attendere, convinta che "Se ho la Tua vocazione Tu mi aspetterai per il tempo necessario." Quello che pensava sarebbe stato un anno, si trasformò in tre.
Un sacerdote le consigliò di vedere l'attesa come una "grazia del Signore," un tempo per mettere alla prova la sua vocazione e crescere in virtù. Questo l'aiutò a superare i pensieri sulla clausura, che inizialmente le sembravano impensabili. Incontrò una suora di clausura che le diede due libri: uno su Santa Chiara d'Assisi e l'altro su Santa Teresa d'Avila, dicendole: "Se il cuore ti attira vuol dire che la clausura è per te." La lettura del libro su Santa Chiara la convinse: "Vorrei vivere così. Quando la bocca si chiude parla il cuore."
Decise di fare un'esperienza in un convento di clausura a Bressoko, pensando di scoprire che non le sarebbe piaciuto. Invece, "dopo il primo giorno di preghiera ho capito che Dio mi voleva proprio qui. Tutta quella pace e quella gioia mi hanno avvolto subito." Nonostante la mente dubitasse, il cuore era convinto. Tre mesi dopo, a Medjugorje, sulla collina delle apparizioni, confidò alla Madonna le sue paure e tentazioni legate alla clausura. In quel momento, una grazia: la statua della Madonna le apparve come quella del convento e una voce le disse: "Questa è la tua Medjugorje. Riceverai tutto quello che hai desiderato."
Dopo aver atteso un altro anno per finire l'università, superando dubbi e paure, entrò il 27 dicembre 2016. Ricevendo l'abito, sentì "la pace avvolgere la mia anima. È come se fossi nata nuovamente." Trovò nella Bibbia il brano del mercante che vende tutto per la perla preziosa: "Qui ho trovato la mia perla preziosa: Gesù." Afferma di non mancare di nulla, sentendosi "una totale libertà. Sono libera dal legame alla tecnologia e al mondo." Dedica la sua vita a Gesù, pregando "per tutto il mondo, per i bisogni della Chiesa."
Rivolgendosi ai giovani, consiglia di seguire i "5 sassi" della Madonna per superare le tentazioni: la Santa Messa, la Confessione, il Santo Rosario, il digiuno e la Bibbia. Per coloro che sentono la chiamata spirituale, pur riconoscendo la paura, assicura che "non c’è nulla di più bello di servire Gesù."
Immagini da brividi durante le apparizioni di Medjugorie🙏🙏🙏

La Vita di Clausura: Routine e Percepita Libertà
Maria: Il Quotidiano in Monastero e la Libertà della Scelta
Maria, una suora di clausura intervistata per 'El Mundo', ha poco più di vent'anni e proviene da Madrid. La sua vita è scandita da una routine rigorosa. Ogni mattina, alle 6:30, si alza. Alle 7 recita le Lodi matutine e dedica un'ora alla preghiera in coro. Alle 8:15 recita l'Ora Terza, seguita alle 8:30 dalla Messa e dal Ringraziamento. Alle 9:30 fa colazione e si dedica ai suoi doveri fino a mezzogiorno, quando prega l'Ora Sesta e fa un breve esame di coscienza.
Il pranzo è alle 12:30. Nel pomeriggio, le suore godono di qualche ora di tempo libero per "svagarsi e chiacchierare," prima di tornare nelle loro "celle." Alle 15 c'è la preghiera del pomeriggio, seguita da una lettura spirituale e da un'altra ora di ricreazione. Il riposo inizia alle 23:30, dopo la benedizione della priora. Maria vive in un monastero nell'entroterra spagnolo, il cui luogo non può essere rivelato.
Prima di entrare in monastero, Maria conduceva "una vita normale." Le monache di clausura vivono isolate dal mondo esterno e possono uscire solo per "gravi motivi e con espressa autorizzazione" (medico, tribunale, voto), mai per motivi sociali. Maria non abbraccia i genitori da quando è entrata, li vede una volta al mese attraverso le sbarre del parlatorio, ma non vede il monastero come una prigione. "È ovvio che mi trovo in un posto che non lascio, ma non mi sento affatto intrappolata. Nemmeno lontanamente. Non sento alcuna pressione," afferma. "Sono io che ho deciso di venire qui, che ho detto sì alla chiamata di Dio, e questa decisione mi dà molta libertà."
Maria racconta il desiderio che l'ha portata a questa scelta: "Avevo 18 anni e sentivo un grande desiderio nella mia anima di incontrare Dio." Non voleva dargli "un pezzettino di me," ma voleva che la sua vita "ruotasse attorno a Lui." Iniziò ad andare a Messa ogni giorno, a pregare il rosario, "Ed è così che ho iniziato a innamorarmi di Dio e a sentire che Lui era innamorato di me."
La sua vita prima del convento era quella di una ragazza di 20 anni: studiava all'università, aveva un fidanzato, voleva sposarsi e avere figli, frequentava le discoteche e beveva alcolici. "La mia era una vita normale." Aveva anche il vizio del fumo, che ha dovuto abbandonare. Col tempo, Maria capì che le mancava qualcosa. "Era come avere una moglie e scappare con un'amante," dice, volendo che Dio fosse "il centro della mia vita," ma dedicandosi a cose che non erano Dio. Sentiva un "grande vuoto."
Un viaggio in Terra Santa fu l'illuminazione. "Se il Signore, che è ciò che amo di più al mondo, è morto per me, come posso non fare ciò che mi chiede?" Decise di rompere con il fidanzato. Il primo convento la spaventò, ma nel secondo trovò pace: "Non appena arrivai e fui con le suore, vidi quanto fossero gioiose, e capii che era finita, quella era casa mia." Per i suoi genitori fu uno shock, ma oggi la madre è "orgogliosa di me."
Maria assicura che le rinunce non le pesano. "Non leggiamo libri che non siano religiosi e qui non abbiamo né televisione né radio." Rinunciare a uscire la sera non è stato "un sacrificio, ma una liberazione." Non pensa a tornare alla vita di prima: "Perché dovrei staccarmi da ciò che amo di più? Cosa ne sarebbe di me allora?"

La Vocazione Vista dalla Famiglia
Il Sostegno e la Gioia dei Genitori
La testimonianza di un genitore offre una prospettiva diversa sulla vocazione. La famiglia ebbe la grazia di conoscere i Frati Francescani dell'Immacolata. La figlia, allora "poco più che 14enne," seguiva con gioia e curiosità le catechesi. La "svolta d'amore verso Gesù" per la figlia avvenne a Fatima, dove "la Madonna beatissima la chiamò e nostra figlia rispose nel più bello dei modi."
I genitori esprimono la loro felicità: "Eravamo felicissimi e lo siamo tuttora. Preghiamo sempre che ella sia fedele al suo SS. Sposo per tutto il tempo che il Signore le darà di vivere su questa terra." Nonostante le critiche per la giovane età della figlia, per non aver finito la scuola o per la paura che "cambi idea," i genitori esortano altri a gioire: "piangete di gioia e di gratitudine per l'onore che Egli fa alla vostra figliolina, non l'ostacolate mai, anzi accompagnatela con le vostre preghiere." Vedono la vocazione non come una perdita, ma come un'espansione familiare: "siete diventati genitori e parenti di tante figlie e figli." Al momento dell'ingresso della figlia in convento, la madre trovò nella Bibbia un passaggio che la confortò: "Il Signore la protesse e ne ebbe cura, la tenne cara come la pupilla dei suoi occhi; come un'aquila la prese e la portò sulle sue ali. Solo il Signore fu la sua guida” (Dt. 32, 10-12).

Prospettive Critiche: Un'Esperienza Dissonante
Charlotte: Dalla Devozione alla Disillusione nel Convento
Charlotte, una ex suora, condivide una testimonianza di disillusione. Inizia affermando di non portare "alcun sentimento di odio nel mio cuore verso i credenti Cattolici Romani," ma di voler "condividere la verità" della sua esperienza in convento dopo che "Dio mi liberò dal convento e dalla schiavitù e dalle tenebre." Desidera "le loro anime per Gesù," ma non "amo le cose che essi fanno, e non sono d’accordo con i loro insegnamenti."
Nata nel Cattolicesimo Romano, crebbe "conoscendo solo il catechismo," desiderando "fare qualcosa per Lui." Influenzata dalla scuola parrocchiale, decise di farsi "sorellina." All'età di sedici anni e mezzo prese il velo, sentendo che "tutto mi sembrava meraviglioso." La sua famiglia era entusiasta, pensando che "la sua bambina stava dando la sua vita al convento per pregare per l’umanità perduta."
Entrò in collegio del convento a quasi 13 anni, sentendo forte la nostalgia di casa, non avendo mai passato una notte lontano dalla famiglia. Ricorda di essersi inginocchiata davanti alla Vergine Maria prima di confessarsi, implorando aiuto per una buona confessione, convinta di dover dire "ogni cosa se volevo l’assoluzione."
Dopo l'istruzione, a quattordici anni e mezzo, la madre superiora le parlò del Velo Bianco, che l'avrebbe resa "sposa o moglie di Gesù Cristo." La superiora scrisse a suo padre per chiedere denaro per l'abito nuziale, ma Charlotte scoprì in seguito che solo una parte dei soldi veniva usata per l'abito, il resto trattenuto dal convento. Lei stessa, facendo quegli abiti, comprese il valore e i costi reali.
Prima di prendere il velo bianco, Charlotte strisciava in ginocchio davanti alle quattordici stazioni della croce ogni venerdì mattina, credendo che questo l'avrebbe resa "più santa," "più vicina a Dio," e "degna del grande passo."
Sottolinea che molte ragazze entrano in convento con un cuore puro, desiderando "vivere per Dio. Desidera dare il suo cuore, la sua mente, e la sua anima a Dio." Critica la percezione che solo "donne empie" vadano in convento, menzionando anche celebrità che entrano, ma in quei casi "la Chiesa Cattolica Romana riceverà da loro, non solo migliaia, ma milioni di dollari." Invece, la "piccola ragazzina comune che entra da bambina, è soltanto una bambina e và lì con la purezza di cuore e di mente e di animo che hanno i bambini."
Le suore che prendono il velo vengono considerate "donne sposate: spose o mogli di Gesù Cristo." I preti, secondo Charlotte, insegnano che la famiglia della suora "sarà salvata" anche se "hanno compiuto rapine in banca, o svaligiato negozi; non fa alcuna differenza se bevono e fumano e gozzovigliano e vivono in questo mondo di peccato." Questo, afferma, è un incentivo per le ragazze a entrare: "sono influenzate e adescate ad entrare in convento perché gli viene fatto capire che ciò porta la salvezza delle loro famiglie."
Charlotte considerava il suo confessore come "il solo dio di cui sapevo qualcosa," vedendolo come "infallibile." Sostiene che le suore non sono soggette al prete cattolico romano prima dei 21 anni, e il voto finale viene rivelato solo dopo il velo nero, quando "è già troppo tardi. Non hanno la chiave di quelle doppie porte, e non c’è modo di uscirne." Afferma di aver tentato di scappare durante i suoi 22 anni in convento, persino cercando di scavare con un cucchiaio, ma i conventi sono costruiti appositamente per impedire la fuga. "Non c’è alcuna via d’uscita se Dio non ne crea una."
A 18 anni, la madre superiora la incoraggiò a diventare suora di clausura, lodando la sua "corpo vigoroso" e la sua disponibilità a "abbandonare la propria casa, la madre e il padre, abbandonare tutti quelli che ami nel mondo... e nasconderti dietro le porte del convento, perché credo che tu sia il tipo che vorrebbe trovare riparo qui dentro e sacrificarsi a vivere in estrema povertà in modo da poter pregare per l’umanità perduta." Le suore erano portate a credere che la loro sofferenza potesse liberare i cari dal purgatorio. Le veniva detto che i cattolici romani possono "mentire senza dover confessare la bugia detta, quando si tratta di una menzogna detta per proteggere la loro fede" e "rubare fino a 40 dollari senza doverlo dire al prete." Conclude affermando che Dio "non condona il peccato," ma "i Cattolici Romani, sebbene essi vengano accecati e condotti all’inferno dai l..."
Immagini da brividi durante le apparizioni di Medjugorie🙏🙏🙏
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