La Devotio Moderna e il Crocifisso: Spiritualità, Arte e Rappresentazione del Dolore

La Devotio Moderna fu un movimento religioso che si sviluppò nei Paesi Bassi e si diffuse in alcune aree europee tra il XIV e XVI secolo. Auspicava una religiosità intima e promuoveva un ritorno alla pietà attraverso la scrupolosa imitazione delle azioni e del pensiero di Cristo, ponendo una forte enfasi sulla sua umanità e sofferenza, in particolare nella sua passione e morte sulla croce.

L'Origine e la Natura della Devotio Moderna

Agli inizi del XIV secolo, nei Paesi Bassi, si manifestò un nuovo movimento, animato da Geert Groote e chiamato, in seguito, da Gerardus Busch, Devotio Moderna. Esso visse il suo periodo d'oro nel XV secolo, incarnandosi particolarmente in due forme di vita: i Fratelli e le Sorelle della Vita Comune e i membri dell'Abbazia di Windesheim.

Nato come reazione riformatrice nei confronti di una vita religiosa percepita come troppo formalistica ed epidermica, il movimento si propose di riportare la pratica liturgica a una maggiore solennità e partecipazione. Sebbene il movimento non si dedicò alla mistica in senso stretto, come quella esemplificata da Taulero ed Eckhart - pur avendo J. Ruusbroec avuto influsso su alcuni suoi membri -, insistette sull'acquisizione di varie virtù e su un metodo di meditazione molto concreto e dettagliato.

Caratteristiche della Devotio Moderna

Il termine "moderna" non indicava un nuovo sentiero di spiritualità o l'introduzione di nuovi metodi, ma esaltava piuttosto la purificazione dell'anima e la crescita nelle virtù. Il movimento si opponeva alle penitenze straordinarie e tradizionali, sottolineando un aspetto decisamente anti-intellettuale e anti-scolastico. Si applicava alla parte affettiva della spiritualità, centrata sulla persona di Gesù piuttosto che sulla meditazione degli attributi divini. Il trattato classico De Imitatione Christi, il libro religioso più diffuso dopo la Bibbia, è un'esemplificazione tipica di questo movimento.

Nelle comunità, si dava ampio spazio alle «collationes», un metodo di preghiera che prendeva in considerazione un passo evangelico, applicandolo poi alla vita dei fratelli e sorelle che vivevano in comunità. Durante questa meditazione in comune, ognuno poteva esprimere le suggestioni ricevute, che diventavano poi motivo di revisione di vita. Nelle abbazie dei canonici regolari, invece, la meditazione della Scrittura assumeva la forma di una conferenza ai monaci da parte del superiore.

I seguaci di tale movimento esaltavano la fuga mundi: gli affari mondani distraevano dall'unico bene necessario. Per questo motivo, l'impegno apostolico era alquanto trascurato, e la lettura del testo sacro era fatta più in chiave devozionale che esegetica. Essi nutrirono scarse simpatie per gli eremiti e per coloro che coltivavano gli studi umanistici. La Devotio Moderna poneva l'accento sulla discrezione, sulla moderazione e su una vita regolare basata su un orario ragionevole che potesse essere seguito da tutti. Non apprezzava gli entusiasmi, piuttosto valutava i metodi provati, e per questo motivo, non si interessava di mistica. Benché non si possa considerare un precursore del protestantesimo, in essa si può notare l'inizio di una separazione tra teologia e spiritualità, tra ascetica e mistica.

Figure Chiave del Movimento

  • Geert Groote di Deventer, animatore iniziale del movimento.
  • Il suo discepolo Fiorenzo Radewijns (morto nel 1400), che seppe dare al movimento un'impronta giuridica. Fondendo le due forme di vita, vita comune e l'esperienza di Windesheim, egli contribuì alla riforma della Chiesa, opponendosi strenuamente alle tendenze speculative e scolastiche.
  • Gerardo Zerbolt (morto nel 1398), che descrisse i punti basilari del movimento nei suoi vari scritti.
  • Gerlach Peters (morto nel 1411), che evidenziò alcune caratteristiche della mistica.
  • Enrico Mande (morto nel 1431), che condusse una vita santa e descrisse le sue esperienze mistiche in vari trattati.
  • Tommaso Hemerken da Kempis (morto nel 1471), colui che maggiormente si identifica con la Devotio Moderna, al quale si attribuisce l'opera L'Imitazione di Cristo. Egli scrisse parecchi altri trattati, più brevi, nei quali evidenzia un certo influsso agostiniano basato su una devozione affettiva e sulla contemplazione dell'umanità del Cristo.

La Crocifissione nell'Arte e la Spiritualità della Devotio Moderna

La Devotio Moderna, con la sua enfasi sull'imitazione di Cristo e sull'esperienza personale del suo sacrificio, ha trovato risonanza in diverse rappresentazioni artistiche della Crocifissione e della Deposizione. L'iconografia del Crocifisso ha subito un'innegabile evoluzione nei secoli, motivata dal desiderio di tradurre in immagine i momenti essenziali del mistero salvifico e di esplorare le profonde dimensioni dell'interpretazione teologica e spirituale. Questo approccio ha portato a opere che esprimono con intensità il dolore del Cristo e dei suoi seguaci, mirando a far rivivere nell'osservatore l'angoscia della narrazione.

La Deposizione di Van der Weyden: Un Ritratto di Dolore Intenso

Un esempio significativo di questa rappresentazione patetica è la Deposizione dalla Croce di Rogier van der Weyden, un'opera che ha come oggetto il dolore della Vergine Maria e degli altri presenti per la morte di Cristo. Il dipinto raffigura Giuseppe di Arimatea (con il copricapo rosso), Nicodemo (in una veste dorata) e un servo sulla scala che sostengono il corpo di Cristo.

Maria, svenuta per il dolore, è sorretta da San Giovanni e da una santa. La posa della Vergine emula quella del figlio morto in una commovente rappresentazione del trauma emotivo provocato nella madre dall'angoscia fisica di Cristo. Questo toccante ritratto di un'intensa sofferenza mira a far rivivere nell'osservatore il dolore del racconto della crocifissione, allo scopo di promuovere un rapporto più stretto con Cristo e con l'entità del suo sacrificio. Il dipinto rappresenta la straziante angoscia individuale, proponendo l'immensità del sacrificio di Gesù in un ritratto profondamente toccante del tormento anche fisico che la sua morte provocò nei seguaci. Van der Weyden racchiude la sua composizione in una cornice angusta e appiattisce lo sfondo ricorrendo alla pittura color oro, così che le figure si staglino in primo piano. La mancanza di profondità e il senso di intimità rafforzano l'impatto drammatico ed emotivo dell'opera.

Dipinto della Deposizione di Rogier van der Weyden, con dettagli sul dolore della Vergine Maria

Il Crocifisso di Isenheim di Grünewald: L'Angoscia del Christus Patiens

Un altro capolavoro che incarna una spiritualità accesa, affine in certa misura a quella della Devotio Moderna in terra germanica, è il Polittico di Isenheim di Mathis Grünewald, dipinto tra il 1512 e il 1516. Quest'opera, un'immagine esplicita della religiosità tedesca degli anni di Lutero, è un'indiscussa summa del cammino spirituale cristiano tra morte e resurrezione.

Nell'arte occidentale, il crocifisso di Grünewald è spesso considerato uno dei più paurosi: un Cristo gigantesco, sfigurato, con il corpo in decomposizione, le dita accartocciate e acuminate come spilli, su un fondo cupissimo. Intorno, una Maddalena urlante, una Madonna terrea e svenuta, un San Giovanni desolato. Mentre in Vaticano Raffaello dipingeva la suprema armonia delle Stanze e Michelangelo nella Sistina ricreava la Genesi come potenza serena ed esaltazione della bellezza del corpo umano, Grünewald componeva il poema della morte. Il cielo buio, un colore verdastro all'orizzonte come dopo una tremenda tempesta, un calvario nudo e petroso, colori bassi e soffocati contribuiscono a questo senso di fine inesorabile. Il Cristo ha la bocca livida, il ventre incavato nello sforzo dell'ultimo respiro, avendo appena gridato “Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Accanto, i fedelissimi sono come lui schiantati dal dolore, dal silenzio di Dio. La croce è qui uno spettacolo duro e straziante. La spiritualità accesa della Devotio Moderna, concentrata sul rapporto personale col Cristo, vede nella croce il massimo della morte del Messia nel massimo del dolore, e lo grida come un'apparizione spaventosa della sofferenza subita per amore.

Dettaglio della Crocifissione dal Polittico di Isenheim di Mathis Grünewald

Tuttavia, la scena della Crocifissione non è l'unica parte del polittico. Il grande polittico a più ante si apriva, durante alcune feste, e dal buio sgorgava la luce. Quel Cristo piagato, irriconoscibile, si trasformava in un giovane biondo, sorridente, che galleggia nel cielo trapunto di stelle entro un alone dorato, mostra le palme aperte con le ferite dei chiodi e guarda pieno di luce. Dalla tomba spezzata dentro la grotta si alza la sindone bianca, che si arriccia volando nel vento, trascolora in viola azzurro e rosso e si immerge nella luce. È finito il tempo della morte, inizia quello della vita. Tanto era stato terribile lo strazio, tanto è libera la gioia. Grünewald dipinge così l'esperienza cristiana, sospesa tra morte e resurrezione.

Riflessioni Teologiche sulla Sofferenza e la Kenosi

La riflessione sulla sofferenza e sulla morte ha da sempre risvegliato un'indagine di tipo metafisico o religioso, strettamente legata all'esistenza stessa della persona e della coscienza personale. Pàvel Nikolàjevič Evdokìmov scrive che la tradizione orientale non ha mai fatto una netta distinzione fra "mistico" e "teologico", cioè tra l’esperienza personale dei misteri divini e il dogma professato dalla Chiesa. Essa non ha mai conosciuto alcun divorzio tra la teologia e la spiritualità, né la Devotio Moderna con le sue forme di pietà individuale. L’esperienza mistica vive il contenuto della fede comune e la teologia lo ordina e lo riduce a sistema. Così la vita di ogni fedele, asceta o mistico, è strutturata dall’elemento dogmatico della liturgia, e la dottrina riferisce l’esperienza intima della verità vissuta dai santi e dai Padri della Chiesa. La teologia è mistica e la vita mistica è teologica; questa è il vertice della teologia, teologia per eccellenza, contemplazione della Trinità.

La kenosi di Cristo è un termine biblico che descrive il suo abbassamento: egli, uguale a Dio, si è umiliato fino a morire in croce per la nostra salvezza. Dopo la caduta dell’uomo, l’abisso fra la natura divina e quella umana è diventato talmente profondo che l’incarnazione del Verbo è una croce che egli prende su di sé, pertanto la kenosi del Dio assolutamente impassibile diventa sofferenza. Tuttavia, il fine dell’incarnazione è portare la felicità divina in questa sofferenza umana. Il Cristo sofferente è tutt'uno con il Cristo glorioso, in quanto la sofferenza stessa, per mezzo di lui, diventa gloriosa. Per questo si parla di una mistica della sofferenza, soprattutto in ambito russo. L’espressione di Dostoevskij «la sofferenza è un bene, perché tutto espia» riassume la lunga tradizione degli strastoterpcy russi (“coloro che soffrono la passione”), ossia di coloro che accettano di patire ogni sorta di persecuzioni ingiuste, riconoscendovi i segni di un’elezione speciale per la purificazione del mondo. Se la sofferenza e la morte acquistano un valore positivo, questo è solo per mezzo dell’unione con la morte di Cristo.

"La Resurrezione di Cristo" con la prof.ssa Emanuela Fogliadini

Il Crocifisso nell'Arte Contemporanea: Un Dialogo tra Fede e Linguaggio Moderno

Nel panorama ecclesiale contemporaneo, iniziative come il progetto “Percorsi di riavvicinamento: artisti contemporanei a confronto con il mistero cristiano”, promosso dal Comitato scientifico della fiera internazionale per il mondo religioso “Devotio”, cercano di colmare il divario comunicativo tra arte e fede. Queste iniziative coinvolgono giovani artisti di comprovata capacità e linguaggio contemporaneo, ai quali viene commissionata un’opera d’arte a soggetto sacro, accompagnandoli nella sua ideazione e realizzazione. L'obiettivo è mostrare al mondo dell’arte e a quello della comunità ecclesiale come il linguaggio artistico contemporaneo, se opportunamente sostenuto, possa interpretare oggi, come nei secoli passati, il desiderio della Chiesa di vedere rappresentati in forma comprensibile i misteri di fede cristiani.

La Mostra "La Bellezza del Crocifisso"

La mostra “La bellezza del Crocifisso” ha proposto un breve percorso su uno dei temi più indagati dall’arte cristiana: la Croce. Oltre a sei opere del XIX secolo provenienti dalla Raccolta Lercaro e a un crocifisso in argento del XVIII secolo, l'esposizione ha presentato due lavori commissionati per l’occasione a giovani artisti: Luca Pianella e Saba Masoumian. Questi artisti, che hanno partecipato al premio San Fedele di Milano, hanno compiuto un vero e proprio percorso biblico e teologico maturato nell'ambito della seconda edizione dei “Percorsi di riavvicinamento”.

Se le opere storicizzate facevano emergere il clima di rinnovamento dell’immagine sacra durante il Concilio Vaticano II, concentrandosi sulla figura di Cristo sofferente in tutta la sua densità drammatica - mostrando il dolore di un uomo che affronta la morte, sia attraverso l’uso del colore che grazie all’utilizzo di un tratto fortemente espressivo (ad eccezione del velo della Veronica di Rouault, che mostra un volto di Cristo sereno e pacificato) -, la riflessione dei giovani artisti ha condotto verso inedite modalità espressive.

  • L'opera “Dal legno oscuro” di Luca Pianella è una riflessione sul “Christus Patiens”. Realizzata su carta, muta a seconda dell’orientamento della luce e della posizione dell’osservatore, grazie a una differenziata modalità di tracciare la grafite. Un’alternanza di campiture luminose e oscure crea un incisivo effetto simbolico che va oltre la semplice rappresentazione della figura, rielaborando in modo originale la Crocifissione di Matthias Grünewald.
  • Saba Masoumian ha realizzato l’altorilievo “Dono”, partendo da una lastra di polistirolo ricoperta interamente di colori e mosaici, creando una scena altamente poetica. Evocando antiche rappresentazioni di sapore paleocristiano, senza nascondere alcune suggestioni orientali, la sua attenzione si è concentrata sulle piaghe di Cristo, da cui esce sangue abbondante sotto forma di piccolissimi semi, di cui si nutrono alcuni piccoli uccelli in volo: il sangue di Cristo si fa così seme di vita per i fedeli.

Un percorso a tappe con incontri di spiritualità cristiana e di confronto sull’avanzamento dei lavori è stato proposto ai giovani sotto la guida di p. Andrea Dall’Asta s.j. Diversi artisti sono stati coinvolti nell’itinerario di formazione, selezionati sulla base della loro maturità artistica e della disponibilità a lasciarsi coinvolgere in un percorso di ricerca espressiva all’interno della spiritualità cristiana. Questo dimostra che tornare ad avvicinare arte e fede è possibile anche con il linguaggio contemporaneo.

Opere di arte contemporanea sul tema del crocifisso

tags: #devotio #moderna #e #crocifisso