Enzo Bianchi: Dalla Vocazione Biblica alla Vocazione di Oggi

Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose e priore fino al gennaio 2017, è una delle voci più ascoltate e influenti nell'esperienza religiosa contemporanea. Esperto di mistica e di spiritualità, è autore di numerosi commenti a libri della Bibbia e di opere che esplorano il significato della fede cristiana nella società attuale. Il suo pensiero si caratterizza per una profonda propensione alla vita cenobitica, un cristianesimo vivo, relazionale e corporeo, radicato nella radicalità del Vangelo e attento alle domande dell'umanità contemporanea.

Ritratto di Enzo Bianchi in primo piano

Enzo Bianchi: Biografia, Pensiero e Attualità

Enzo Bianchi è stato il fondatore della Comunità monastica di Bose, luogo di incontro ecumenico e di vita fraterna, di cui è stato priore fino al 2017. Il suo approccio al cristianesimo è descritto come "perdutamente" relazionale, corporeo e raramente introspettivo, caratterizzato da una forte adesione alla radicalità del Vangelo. Egli si è distinto per la sua battaglia in campo ecclesiale, le sue provocazioni sulla "religione civile" e la sua proposta di un monachesimo "contemporaneo" che attinge dalla ricchissima tradizione benedettina.

Dopo la nota vicenda del "caso Bose", Enzo Bianchi vive oggi a Casa della Madia ad Albiano d’Ivrea. Questa è una fraternità monastica composta da uomini e donne che condividono stabilmente la vita, il lavoro e la preghiera comune. Essi si definiscono "semplici laici" che cercano di vivere il Vangelo nella vita comune a servizio dei fratelli e delle sorelle, soprattutto gli ultimi e i poveri. Casa della Madia è un luogo di incontro, di fraternità e sororità, una "tavola approntata per la condivisione e lo scambio delle parole, degli affetti e della speranza". La comunità continua a vivere la vocazione monastica e la professione dei voti di celibato e di vita comune, avendo come fondamento la Regola di Bose scritta nel 1972 da fr. Enzo Bianchi.

Per Bianchi, "l’uscita di sicurezza" nella vita è ancora oggi il sapore del pane fatto in casa, l’accoglienza fraterna e la tavola imbandita, la buona musica all’ora del vespro, l’icona orientale che vale più di una preghiera, le spezie dell’orto e l’amicizia condivisa. Questi elementi, dimostrati nelle sue migliaia di conferenze, articoli e libri, riflettono una spiritualità concreta e relazionale.

Raccontare l'amore: Il fariseo e il pubblicano (4 Puntata) - Enzo Bianchi

Il Concetto di Vocazione Secondo Enzo Bianchi

Il concetto di vocazione è centrale nel pensiero di Enzo Bianchi. Come ha ricordato nella sua prolusione al XXVII Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa sul tema “Chiamati alla vita in Cristo”, la vocazione "riguarda sempre un soggetto, una voce, un impulso, una forza che chiama e dunque richiede ascolto, adesione e risposta da parte del destinatario a cui si rivolge". È un fenomeno intrinsecamente relazionale, collocato nella complessa rete delle relazioni tra il chiamato e gli altri, e nella dinamica della storia di una vita. La narrazione biblica della vocazione profetica mette in gioco la libera iniziativa di Dio e la capacità di ascolto del profeta, in una relazione costitutivamente personale. La vocazione è una realtà dinamica, un'apertura al futuro sempre nuovo e inatteso.

La Chiamata Cosmica

Bianchi inizia la sua riflessione dalla "chiamata cosmica", ovvero la chiamata all’esistenza di tutte le creature da parte di Dio. Dio non ha creato le cose solo per fornire all’umanità un proscenio, gettandole impersonalmente nell’esistenza, ma le ha chiamate per nome. Le creature del cielo e della terra non sono dovute al caso o alla necessità, ma sono state chiamate all’esistenza dal Dio che le ha volute nella sua libertà e per amore. Per questo, la custodia del creato non fa solo parte della nostra vocazione, ma è con-creazione, perché permette alle creature stesse di rispondere alla chiamata rivolta loro dal Dio creatore.

La Chiamata Umana

La vocazione umana è ciò che fa l’uomo e lo umanizza, essendo al contempo singolare e universale, dalla quale nessuno è escluso. Ogni essere umano, nelle sue profondità più segrete, sente una chiamata, un impulso, un desiderio a uscire da se stesso per essere capace di responsabilità, rispondendo alla chiamata della vita. Questa vocazione deve essere generata, custodita, temprata e confermata da ogni persona e da quanti sono in relazione con chi è chiamato a fare della sua vocazione il mestiere di vivere.

Se il vivere è senza vocazione, diventa intollerabile, una situazione frammentaria e "liquida" che non consente un cammino di autentica umanizzazione. C’è una vocazione umana alla vita, a “poter essere”, che deve abitare ogni persona. Da ciò nasce la responsabilità verso gli altri e verso il mondo, e si attua la missione come realizzazione della vocazione e risposta alla chiamata. La vocazione è sempre un esodo da sé, un fuoriuscire dal proprio egocentrismo per incontrare l’altro, un movimento del dono. Come citato da Dionigi, “gli amanti non appartengono a se stessi, ma all’Amato”. La bellezza cui siamo chiamati non è un astratto ideale, ma un concreto cammino nelle vicende del mondo creato e della storia, e la sua multiforme varietà e bellezza ha radice nel battesimo: morire a se stessi per rinascere a Cristo.

La Vocazione Cristiana

La vocazione cristiana non è un’altra vocazione, ma si innesta sul cammino di umanizzazione in cui si è capaci di ascoltare la voce della coscienza. La vocazione essenziale dei cristiani è quella ricevuta nel battesimo, unica e definibile come vocazione alla santità, alla vita in Cristo, alla pienezza della carità, alla beatitudine. Ciò che è decisivo è il compimento di un passaggio dalla dissomiglianza alla conformità, un vero e proprio esodo pasquale. Il cristiano che accetta di “camminare secondo lo Spirito” (cf. Gal 5,16) offre la sua vita nella carne come sacrificio vivente, come culto secondo il “Lógos” (cf. Rm 12,1), ritrovandosi così figlio vivente della stessa vita di Dio. Credere all’amore di Dio è la condizione per iniziare la seconda tappa del cammino: la sequela del Signore.

Questa chiamata non è mai generale o impersonale, né tantomeno motivata da un progetto o da risposte a urgenze della Chiesa o della società. La vita umana del cristiano coincide con il vivere l’esistenza umana di Gesù. In Cristo, l’amore diventa libertà, permettendo a ciascuno di riconoscersi nell’altro senza negare la propria particolarità. In questa pluralità riconciliata e compaginata in unità risiede anche la vocazione specifica di una comunità cristiana, chiamata a mostrare la fraternità, vivendo il comandamento nuovo dell’amore: “Amarsi gli uni gli altri come anche il Cristo ha amato noi” (Basilio il Grande, Regola Morale 80,22).

La Vocazione alla Convivenza e alla Fraternità

Enzo Bianchi ha sottolineato l'importanza cruciale della convivenza, un termine di cui spesso non si comprende pienamente il significato. Intervistato al Festival della Filosofia di Modena del 2016, ha definito la convivenza come "con-vivere", ossia vivere insieme, una necessità imprescindibile per l'uomo. Per Bianchi, non è possibile rispondere pienamente alla propria vocazione umana senza la convivenza: senza l’altro, la vita non è umana. Imparare a incontrare e a confrontarsi con gli altri rappresenta una grande sfida per ciascuno di noi.

Il maggiore ostacolo alla convivenza è la paura dell’altro, soprattutto dello straniero. Tuttavia, Bianchi ci invita a non dimenticare che in ciascuno di noi c’è uno straniero che ci abita, e per questo dobbiamo rimuovere i pregiudizi che risiedono in noi. La nostra società sarà sempre più segnata dalla pluralità e dalla differenza, ma la storia ci insegna che siamo il frutto di incontri tra diverse culture: ebraismo, mondo greco e romano, mondo dei barbari e modernità. Le nostre radici sono plurali e la nostra cultura è il frutto di questo dialogo e confronto.

La Fraternità come Fondamento della Convivenza

Ciò che può aprire a una vera convivenza, secondo Bianchi, è unicamente la fraternità. Abbiamo insistito a lungo su libertà e uguaglianza, trascurando la fraternità, ma senza di essa questi principi diventano sterili e irrealizzabili. Nel suo libro "Fraternità" (Einaudi), Bianchi esplora il significato della fraternità nella Bibbia ebraica e nella figura di Gesù, indicando come viverla. Egli parla di una fraternità che può essere instaurata, ma anche di fraternità e tradimento, evidenziando la fraternità come fondamento e ragione per una necessaria fiducia nella bontà del vivere insieme.

La fraternità è vista come solidarietà tra i membri di una convivenza, ai quali è necessario riscoprire il bene comune, e come incessante ricostruzione di ponti, riproposizione di confronti e riconciliazioni religiose, culturali ed etniche. La fraternità può rigenerarsi anche dopo una frattura, come dimostra l’esperienza di Casa della Madia e gli incontri di Papa Francesco con Enzo Bianchi dopo il "caso Bose". Sebbene Bianchi non citi espressamente la "fraternità riconciliata", questa attitudine appare essenziale per ogni fraternità, anche quella tradita, che aspira all’abbraccio con l’altro. La fraternità-sororità, in questo senso, è un compito che sta sempre davanti a noi. Il tempo, che asciuga le ferite, e lo spazio, che non limita ma amplifica il legame tra cenobio ed eremo costruendo ponti, possono tracciare una strada riconciliata.

Simbolo di mani che si uniscono in segno di fraternità

La Chiamata di Gesù e la Risposta Umana: L'Esempio del Giovane Ricco

Il Vangelo ci parla di Gesù che "è passato in mezzo a noi" (Atti 10,38), incontrando persone e stringendo relazioni. In questo contesto, l'episodio del giovane che si rivolge a Gesù, come raccontato nel Vangelo di Marco, offre una profonda riflessione sulla vocazione. Il giovane, pur sconosciuto, si avvicina a Gesù con una domanda esistenziale: "Maestro buono, che cosa devo fare per ottenere la vita eterna?". I giovani di oggi, più che quelli delle generazioni precedenti, cercano non tanto una cultura dello studio o della regola, quanto quella della presenza.

Gesù risponde inizialmente con una domanda: "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo." Questa non è un rimprovero, ma un invito a comprendere la profondità delle parole e a parlare in verità. Successivamente, Gesù ricorda i comandamenti di Dio, la legge data al suo popolo, che non sono solo proibizioni, ma parole che esprimono l'amore preveniente di Dio, che ha liberato il suo popolo dalla schiavitù. Invitano l'uomo a vivere in pienezza la relazione con Dio e in autenticità e solidarietà il rapporto con gli altri.

Di fronte a questo, il giovane afferma: "Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza!". È un giovane modello, che ha custodito la volontà di Dio. Ma qui interviene lo sguardo di Gesù: "Gesù lo guarda e lo ama dell’amore preveniente di Dio e di fatto chiama quel giovane a diventare il discepolo amato". Questa è l'epifania del cristiano: sentirsi amati da Dio. A quel punto, Gesù gli propone qualcosa di più: "Una cosa sola ti manca. [...] Vieni e seguimi". Questa è l'occasione per il giovane di scegliere veramente, una scelta che nasce da uno sguardo d'amore posato su di lui. Chi conosce l'amore di Gesù può seguirlo, e la sua giustizia "sorpassa quella degli uomini onesti, generosi e religiosi".

Tuttavia, il giovane "rattristatosi per quelle parole se ne andò afflitto" (Mc 10,22). È un discepolo mancato, che preferisce la tristezza della mancanza di senso alla gioia dell'abbandonare tutto per seguire Gesù. Il suo rifiuto non è dovuto solo alla ricchezza materiale, ma soprattutto alla fiducia che riponeva in sé stesso, nelle sue azioni e nel suo volere. A differenza di Zaccheo, che pur ricco cercava l'amore, questo giovane era troppo "ricco" delle cose che voleva fare, non obbedendo all'amore di Dio. La Parola di Dio, efficace e interpellante, rivela chi è Gesù e le sue esigenze personali. Per i giovani d'oggi, questo brano chiede implicitamente di non perdersi nel fare troppe cose, anche buone, tralasciando l'essenziale: l'ascolto della Parola di Dio e l'incontro con Cristo, che significa "mettersi sulla strada dell’esperienza dell’amore, della gioia, della bellezza, della verità", come ha scritto il Card. Carlo M. Martini.

La Vocazione Oggi: Sale e Luce del Mondo

Nelle sue riflessioni sulla vocazione oggi, Enzo Bianchi richiama le parole programmatiche di Gesù dal "discorso della montagna", in particolare le Beatitudini (Mt 5,1-12). Queste parole di sostegno e consolazione per i discepoli indicano che gli uomini e le donne che vivono le beatitudini, e in essi il regno di Dio è venuto, possono essere significativi per tutta l'umanità.

Il Sale della Terra

La prima immagine è quella del sale della terra: "Voi siete il sale della terra". Il sale non solo dà sapore e gusto, ma conserva gli alimenti impedendone la decomposizione e fertilizza la terra. Gesù dice ai discepoli: "Voi potete essere il gusto della vita, la qualità della convivenza e la fecondità della storia. Se siete autentici miei discepoli, lo sarete!". Questo compito è immenso e si può svolgere solo per grazia e a caro prezzo, con poca visibilità, poiché il sale è minuscolo e si dissolve nei cibi per operare la conservazione. L'ammonimento è chiaro: "se il sale non sala più, se perde il suo sapore, non serve a nulla, e può essere buttato via e calpestato da tutti". I cristiani devono conservare il sale, ovvero la fede-fiducia in Dio e negli uomini, per realizzare la loro vocazione; altrimenti, se si conformano al "così fan tutti", diventano insignificanti.

La Luce del Mondo

La seconda metafora è la luce del mondo: "Voi siete la luce del mondo". A differenza del sale che si nasconde, la luce è visibile, portatrice di vita piena e salvezza. Il salmista confessa: "Il Signore è mia luce e salvezza" (Sal 27,1), e questa luce deve riverberarsi sui discepoli. Gesù vede la sua comunità autentica e fedele come luce - riflesso della sua luce - e come una città ben visibile su un monte. Questa luce, la cui sola sorgente è Gesù Cristo, deve brillare nei suoi discepoli, e gli uomini devono accorgersene e compiacersi di essa. Non ci devono essere tentativi di nascondimento, nessuna "omertà", né ideologia di presenza minimalista o eccessivamente visibile. Se i cristiani vivono il Vangelo, se compiono azioni conformi al Vangelo con lo stile di Gesù, rendendo le loro opere non solo buone ma anche belle, allora gli uomini si porranno domande e riconosceranno il peso di Dio nella vita dei cristiani, dando gloria al Padre che è nei cieli.

È necessario un grande discernimento ecclesiale per tenere entrambe le metafore davanti agli occhi: a volte la Chiesa è una piccola realtà, quasi invisibile, come "cenere sopra la brace", eppure viva; altre volte, appare eloquente e capace di annuncio nel mondo. L'ammirazione per questa realtà può guarirci dall'indifferenza al reale, indicando una via di relazione più adeguata, equa, libera e gioiosa con la realtà che ci circonda.

Schema concettuale: La vocazione come percorso dinamico

Opere Selezionate di Enzo Bianchi

Enzo Bianchi è autore di numerosi testi che approfondiscono tematiche bibliche, spirituali e la vita cristiana nella società. Tra le sue pubblicazioni più significative si annoverano:

  • Cristiani nella società (Milano 2003)
  • Lessico della vita interiore. Le parole della spiritualità (Milano 2004)
  • La differenza cristiana (Torino 2006)
  • Immagini del Dio vivente (a cura di G. Caramore, Brescia 2008)
  • L’amore vince la morte (Cinisello Balsamo 2008)
  • Per un’etica condivisa (Torino 2009)
  • Ogni cosa alla sua stagione (Torino 2010)
  • L’altro siamo noi (Torino 2010)
  • Ama il prossimo tuo (con M. Cacciari, Bologna 2011)
  • Tristezza. Il rapporto deformato con il tempo (Cinisello Balsamo 2012)
  • Resisti al nemico. La lotta spirituale (Cinisello Balsamo 2012)
  • Fede e fiducia (Torino 2013)
  • La violenza e Dio (Milano 2014)
  • Dono e perdono (Torino 2014)
  • Perché pregare, come pregare (Cinisello Balsamo 2014)
  • Nella libertà e per amore (Milano 2014)
  • Ogni cosa alla sua stagione (Torino 2014)
  • Raccontare l’amore. Parabole di uomini e donne (Milano 2015)
  • Spezzare il pane. Gesù a tavola e la sapienza del vivere (Torino 2015)
  • L’amore scandaloso di Dio (Cinisello Balsamo 2016)
  • Gesù e le donne (Torino 2016)
  • Ero straniero e mi avete ospitato (Roma 2006, 2017)
  • Il pane di ieri (Torino 2008, 2017)
  • La vita e i giorni. Sulla vecchiaia (Bologna 2018)

Nelle sue opere, Bianchi ha saputo guidare i lettori attraverso un cammino di salvezza che si compie in Cristo, esplorare la vulnerabilità delle relazioni, proporre la riscoperta dell'arte di fermarsi e rallentare nella vita moderna, e commentare testi biblici come i salmi "delle salite", metafora del cammino della vita. I suoi scritti, come il libro "Fraternità", sono anche un invito alla curiosità e all'ammirazione, quali vie per una relazione più profonda e gioiosa con la realtà e per la ricerca della felicità indicata dalle Scritture.

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