Tra le composizioni più riconoscibili e amate della storia del jazz, spicca Take Five, un brano strumentale che ha saputo trascendere i confini del suo genere per diventare un vero e proprio fenomeno culturale. Nonostante il suo ritmo inusuale e la sua natura sofisticata, la melodia di Take Five è risuonata in miriadi di contesti, dimostrando come una creazione "colta" e puramente strumentale possa raggiungere un'universalità sorprendente, rendendola un potenziale candidato per interpretazioni e adattamenti in svariati ambiti, inclusi quelli liturgici.
La Nascita di un Capolavoro Jazz
Take Five è una composizione strumentale jazz di Paul Desmond, il celebre sassofonista del Dave Brubeck Quartet. Fu proprio questo gruppo a incidere originariamente il brano per il proprio album Time Out del 1959. L'estate del 1954 vide la luce negli studi newyorkesi della Columbia, nell’album Time Out del quartetto dell’amico pianista Dave Brubeck. Il disco era costituito da composizioni dalla metrica inusuale, e "fuori" il tempo lo era davvero, dal pentagramma e dagli schemi.
Nel ricordare la genesi del brano, Brubeck raccontò che esso nacque durante la lavorazione di Time Out. Desmond provò un assolo di sassofono in mi bemolle minore su un’improvvisazione ritmica in 5/4 di Joe Morello alla batteria. Il risultato incontrò l’entusiasmo di Brubeck, che trovò il nascente brano adatto all’album. Tutti conoscono il motivo, ma pochi sanno che quella melodia, udita in migliaia di film, telefilm e pubblicità, è il tema di Take Five, intitolato così dal tempo rivoluzionario in cui è scandito: 5 quarti anziché i canonici 2 o 4. A fine battuta ne aggiunge uno: un'operazione raffinata e sulla carta ardita per le abitudini del grande pubblico e che, invece, suona magicamente orecchiabile, senza che l'ascoltatore si renda conto dell'anomalia. Quando fu stampato il 45 giri, fu inclusa solo la parte strumentale.

L'Impatto Musicale e la Sua Analisi
Il brano si apre con il rullante della batteria, "selvaggio, una giungla di palme che si agita di notte." Poi entra il piano: "è il vento che la muove. È lui a dare il ritmo, e non farà altro fino alla fine." Infine il sax, "che squarcia il sottobosco, lo solca guizzando veloce tra le palme come un serpente, un gufo che spalanca gli occhi al buio e accende la luce."
Il sassofonista Stefano Rotondi, docente alla scuola Neuma di Roma, rivela: «È il pezzo più richiesto dagli studenti dei primi anni, tutti quelli che cominciano ne sono stregati. Quelli degli anni più avanti invece lo evitano perché sanno che suonare con semplicità su un 5/4 è estremamente difficile, non è facile suonare semplice su un accompagnamento così complesso.» Il brano gli suggerisce l’immagine della stella marina: «È un unicum, non la puoi dividere simmetricamente, affascina come l’indivisibilità del 5, un numero primo, spesso visto come un 3+2 o 2+3.»
Nonostante non sia un ritmo ballabile a differenza del ¾ che pure è disparo e primo, Rotondi fa notare come il feeling tra il 5/4 e il pubblico riguardi molte hit famose non solo jazz, citando «L'inizio di Jesus Christ Super Star, che sentiamo come sottofondo pure nei supermercati, e l’intro di Mission Impossible. Anche lì c’è un ostinato che si ripete in continuazione e disegna l'unità della stella marina, la sua geometria ipnotica: non si sa dove inizia e dove finisce.» In Take Five a incantare il cervello è proprio quello scarno e periodico riff del piano, che va avanti all’infinito tra due minori bemolli, mi e si, primo-quinto, per aprirsi solo leggermente nella B, in aperto contrasto con la briosità allegra e impulsiva del tema. Questo stile «precorre le formule tipiche del soul-jazz, ma anche del rhythm&blues. Altri generi, come il boogie woogie, sono basati non tanto sulla linea melodica quanto sulla ripetizione ossessiva di un riff», che crea un tappeto ritmico-armonico ideale.
Take Five è nel cuore anche dei musicisti classici: «Strabiliante la rapidità di diffusione per una musica 'difficile' - commenta Antonio Mercurio, primo contrabbasso dell’orchestra Toscanini -. Pur restando un pezzo immortale si ha sempre la sensazione di suonare un'epoca, uno stile di vita votato all'incontro, al live, alla libertà dell'improvvisazione e d'espressione, oltre che della texture sonora del periodo.» L’assolo d’ancia è una C senza blue note; quello della batteria una mitraglia, che abbatte uno ad uno gli alberi della giungla; il loop del piano alla regia amalgama l’esecuzione.
Lezione di chitarra. Come suonare Take 5 (Standard Jazz)
Un Successo Inaspettato e la Sua Universalità
Desmond regalò i diritti alla Croce Rossa: non immaginava che da subito la sua composizione sarebbe stata suonata da centinaia di musicisti, da Al Jarreau a George Benson, diventando la prima a superare il milione di copie vendute nella storia del jazz - molto più di Round Midnight di Monk o So What di Davis. Si piazzò nelle prime posizioni anche dei billboard commerciali, come le ballad degli esordi What a Wonderful World e Summertime interpretate da Louis Armstrong. O come la sigla dell'Anicaflash: anche in quel caso pochi sanno che si tratta di un pezzo di Duke Ellington e si chiama Take the A-train.
Manifesto dello stile levigato della West Coast, in cui eccelleva anche Chet Baker, Take Five (come il Take di Ellington) rappresenta uno dei rari casi in cui un pezzo definito "colto" - per di più solo strumentale, senza un testo nella versione originale - ha raggiunto la massa, diventando arcinoto in tutto il mondo. Proprio l'assenza di un cantato spoglia la musica di riferimenti più di quanto già non faccia l'essenzialità dell'arrangiamento e dell'esecuzione, rendendola forse per questo universale, puro suono. È la prova che anche un componimento elaborato, reputato di nicchia, può diventare un clamoroso successo quando i discografici danno occasione al pubblico di ascoltarlo.
Certo, i "tormentoni", dopo essere stati propinati quotidianamente su qualunque supporto, diventano tali. Ma i dati del mercato non rispecchiano sempre i gusti reali della gente, o quali potrebbero essere: se nessuno sa che l’anno scorso è uscita la ristampa in cd di The Real Ambassadors, in cui Brubeck suona con Armstrong - perché assente da radio, tv e stampa - sarà improbabile che qualcuno la cerchi al negozio di dischi.
L'Adattabilità delle Melodie: Il Contesto Liturgico
La straordinaria risonanza e la natura puramente strumentale di brani come Take Five evidenziano la capacità di una melodia di comunicare universalmente, al di là di specifiche parole o contesti culturali. Questa universalità rende tali composizioni potenzialmente adattabili a nuove interpretazioni, inclusi ambiti spirituali o liturgici, dove nuove parole possono essere associate a melodie esistenti per esprimere temi di fede.
Il fenomeno dell'adattamento di melodie esistenti per scopi liturgici è ben noto. Ad esempio, è noto che un canto mariano ecclesiale della diocesi di Milano è uno dei due testi italiani basati sulla melodia di un canto in inglese. Questo tipo di adattamento permette di infondere significati sacri in melodie già familiari o universalmente apprezzate, fornendo un veicolo emotivo per la preghiera e la lode. Esempi di testi nati da questo processo includono versi come:
- In tutta la terra, popoli del mondo, / gridate la sua fedeltà!
- Musica di festa, musica di lode, musica di libertà!
Tali testi, a volte, come nel caso di "Croce di Cristo", cui fa riferimento l’ultima strofa di alcuni inni, dimostrano come la musica, pur provenendo da contesti diversi, possa essere rielaborata per servire a scopi di culto, sottolineando l'interconnessione tra la musica popolare, la musica jazz e il repertorio ecclesiale.
