L'impegno civile e la Resistenza
Nel giorno della Festa della Liberazione, il 25 aprile torna a essere non soltanto una ricorrenza nazionale, ma un momento di riflessione profonda anche per le comunità del Savuto. Tra le figure che emergono con forza in questo contesto si trova il giovane partigiano Eugenio Garofalo, originario di Santo Stefano di Rogliano. Nato in una famiglia umile, Garofalo seppe trasformare il proprio destino in una scelta di coraggio e responsabilità, unendosi alle formazioni partigiane in Piemonte per condividere sacrifici, rischi e speranze.

Un dettaglio emblematico della sua partecipazione emerge da una fotografia d'epoca, dove sulla fiancata di un'automobile è leggibile la scritta “Patria” accompagnata dal motto “senza macchia e senza paura”. In quello scatto, Eugenio - posizionato come primo sulla destra - è l'unico a portare visibilmente un'arma e una cintura, segno tangibile di responsabilità e partecipazione attiva alla causa della libertà.
Il riconoscimento storico e il ritorno in Calabria
Il ritorno a casa, avvenuto nel dicembre del 1945, fu un momento carico di emozione dopo mesi di silenzio dovuti alle difficoltà di comunicazione imposte dal conflitto. La sua ricomparsa fu accolta con commozione e affetto dall'intera comunità, in una manifestazione spontanea che testimoniava il legame profondo tra il partigiano e la sua terra.
Dodici anni fa, il borgo di Santo Stefano di Rogliano ha celebrato la figura di Eugenio con una cerimonia intensa, promossa dalla famiglia Garofalo, da Libera Cosenza, dalla Pro Loco e dal gruppo consiliare di minoranza. Per l'occasione è stato pubblicato un opuscolo documentato contenente fonti di grande valore:
- Il foglio matricolare che ne attesta la qualifica di partigiano.
- Il diploma conferito dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini e dal Ministro Giovanni Spadolini.
- Numerosi attestati di stima e riconoscenza che certificano il suo ruolo di "patriota combattente per la libertà".
L'impegno politico e sindacale nel dopoguerra
La vita di Eugenio Garofalo non si esaurì nella Resistenza. Tornato nel suo paese, continuò a servire la comunità, venendo eletto consigliere comunale in anni di rinnovamento civile. Parallelamente, maturò una solida coscienza sindacale presso la Cartiera Bilotti di Cosenza, uno dei principali insediamenti industriali del territorio.
All'interno della fabbrica fu eletto, tramite il voto democratico dei lavoratori della CGIL, componente della Commissione interna, organismo incaricato di tutelare i diritti operai. Furono anni di lotte importanti per il riscatto del movimento operaio, durante i quali il ricorso allo sciopero divenne, in momenti di aspri confronti con la proprietà, un atto necessario.
La tragedia familiare
Proprio nel luogo di lavoro si consumò una tragedia che segnò profondamente l'esistenza di Eugenio. Il 24 settembre 1964, il fratello più giovane, Antonio (detto Tonino), perse la vita a soli venticinque anni. Vittima di un incidente tra gli ingranaggi della macchina per la lavorazione della carta, Tonino aveva scelto quel lavoro come alternativa all'emigrazione. Questo destino crudele trasformò, per Eugenio, un luogo di emancipazione in uno spazio di dolore indelebile.
L'eredità morale
Nonostante le prove della vita, Eugenio Garofalo non smise mai di testimoniare, con discrezione e coerenza, i valori per cui aveva combattuto. Non ostentò mai i riconoscimenti ricevuti, traducendoli in un insegnamento quotidiano per la propria famiglia e per le nuove generazioni. Colpito da una grave malattia, si spense nel 1984, lasciando un'eredità morale che oggi è diventata patrimonio condiviso dell'intero Savuto: un omaggio costante a tutti coloro che hanno scelto di lottare per restituire all'Italia dignità, libertà e democrazia.