Il Crocifisso è un'opera d'arte di grande valore storico e devozionale, con una storia complessa e affascinante legata alla città di Vicenza e al suo territorio. Diverse opere con questa iconografia sono presenti nella regione, ognuna con peculiarità e vicende conservative uniche.
Il Crocifisso di Monte Berico
Un recente e significativo evento ha riguardato il Crocifisso quattrocentesco conservato nella Basilica di Monte Berico. Dopo un anno di lavori, l'opera è stata restituita alla sua sede, completando un importante restauro. La presentazione scientifica di questo intervento è stata curata da Francesca Meneghetti, Rita Bonazzi e Florindo Romano, funzionari della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, con il coinvolgimento della restauratrice Francesca Mariotto.
L'opera, di proprietà del Comune di Vicenza, è stata oggetto di un intervento di restauro finanziato interamente dal Ministero della Cultura. I fondi, stanziati tramite la legge 190/2014 nell'ambito del programma degli interventi 2022-2024, hanno permesso, per un importo complessivo di 135.180 euro, di sostenere interventi di diagnostica e restauro su dieci sculture lignee vicentine a rischio deterioramento, tra cui questo prezioso Crocifisso.
La storia del Crocifisso di Monte Berico è strettamente legata alle apparizioni della Madonna a Vincenza Pasini, eventi che hanno portato all'edificazione della chiesa poi diventata Santuario. L'epoca della realizzazione dell'opera coincide con questo periodo fondamentale, configurandosi come un'iniziativa artistico-culturale collegata all' "Anno Giubilare Mariano e della Rinascita" del 2026.
Il restauro, durato un anno a partire da novembre 2023, è stato condotto dopo approfondite indagini diagnostiche. Queste hanno permesso di accertare lo stato del supporto ligneo e della pellicola pittorica, grazie anche a radiografie condotte dal tecnico Florindo Romano. I lavori sono stati diretti dal funzionario storico dell'arte Francesca Meneghetti, responsabile unico di progetto, con la progettazione e direzione operativa del funzionario restauratore Rita Bonazzi.
Il Crocifisso è stato ricollocato nella sua sede martedì 6 novembre. Appartiene al nucleo di opere risalenti al primo cinquantennio dopo la fondazione del Santuario, avvenuta nel 1428. L'ubicazione originaria dell'opera è incerta, ma studi recenti ipotizzano un legame con un altare quattrocentesco, realizzato tra il 1458 e il 1459, commissionato da Gaspare detto Testa. La cappella, dedicata al Crocifisso, fu smantellata dopo il 1733.
La dinamica del trasferimento dell'opera dalla chiesa ai Portici, il cui cantiere iniziò nel 1746, rimane poco chiara. La prima notizia certa risale al 1747, quando i presidenti della fabbrica dei Portici chiesero al marchese Luigi Sale di donare l'"antico Capitello detto del Crocifisso". Rimane un forte dubbio se si tratti dello stesso manufatto o di due crocifissi differenti.

Il Crocifisso di Guariento di Arpo
Un'altra importante opera legata alla figura di Gesù Cristo crocifisso è una croce dipinta realizzata prima del 1332 da Guariento di Arpo, artista attivo nel XIV secolo. Questa opera, realizzata a tempera e oro su tavola sagomata, presenta dimensioni notevoli: altezza 3.66 metri e larghezza 3.05 metri.
Il Gesù Cristo crocifisso di Guariento è raffigurato con un corpo sofferente, accasciato sulla croce e leggermente spostato verso destra. Il capo è chino di tre quarti, le ginocchia e le gambe sono distaccate e i piedi sono sovrapposti. Le mani, delicatamente contratte e non bloccate rigidamente dai chiodi, suggeriscono una pacata accettazione dell'agonia, piuttosto che una tensione drammatica.
Alla base della croce, entro una grotta, è raffigurato il Teschio di Adamo. Questo elemento rimanda al luogo della crocifissione, il Golgota (che in ebraico significa "luogo del cranio"), dove secondo la tradizione venne sepolto il primo uomo. Qui, il teschio è simbolo dell'uomo redento dal sacrificio di Gesù.
L'immagine presentata è quella del Christus patiens, una visione drammatica di Gesù agonizzante, sofferente nel fisico e nell'animo, di commovente umanità, non più trionfante ma in agonia.
La croce, eseguita da Guariento per la Chiesa di San Francesco, fu commissionata da Maria dei Buvolini, vedova di Grailo fu Riprando. La commissione avvenne in un contesto familiare legato a importanti attività commerciali a Padova.

Altri Crocifissi Lignei nel Territorio Vicentino e Veneto
Il territorio di Vicenza e del Veneto conserva diverse altre importanti testimonianze di scultura lignea raffigurante il Crocifisso, molte delle quali hanno subito restauri nel corso degli anni.
Il Crocifisso della Chiesa di Araceli in Cristo Re
Un prezioso Crocifisso ligneo del tardo Duecento è tornato a Vicenza dopo un restauro nell'ambito del progetto "Restituzioni" di Intesa Sanpaolo. L'opera, esposta alle Gallerie d'Italia - Palazzo Leoni Montanari, rappresenta una rara testimonianza di scultura lignea di quel periodo.
Secondo la tradizione, il Crocifisso, in legno di pioppo, sarebbe stato rinvenuto a seguito di una piena del torrente Astico. I primi documenti che ne attestano l'esistenza risalgono al Seicento. L'opera, ricavata da un unico massello, si è conservata in buone condizioni, senza aggiunte o manomissioni significative.
Il Cristo presenta il capo leggermente reclinato, gli occhi chiusi e il volto barbuto. Le braccia sono allineate orizzontalmente e i piedi sono fermati da un unico chiavello. La critica artistica ha collocato l'opera in diverse fasi, dal XIII secolo, con influenze bizantine e gotiche, fino a una datazione più tarda, intorno alla fine del Duecento, con connessioni a una cultura arcaica di terraferma.
Il restauro ha rivelato che l'immagine, coperta da diverse ridipinture, è stata soggetta a un intervento nel Quattrocento, che ha comportato modifiche, in particolare al perizoma. La croce, originariamente dipinta e con simboli evangelici intagliati, ha subito mutilazioni e restauri nel corso dei secoli.

Il Crocifisso di Sant'Andrea in Bigonzo
L'imponente scultura del Cristo dalla chiesa di Sant'Andrea in Bigonzo (Vittorio Veneto) è considerata uno dei maggiori esempi di scultura lignea del XIV secolo nel Triveneto. Quest'opera traduce un patrimonio figurativo eterogeneo, plasmato da un artista di cultura veneta, con parallelismi stilistici con il monumento funebre di Rizzardo VI da Camino.
Il modello tipologico è ispirato al cosiddetto «Crocifisso gotico doloroso», derivato dall'area a nord delle Alpi e influenzato dai modelli espressivi dei centri imperiali dell'Europa orientale nei primi decenni del XIV secolo.
Il Crocifisso del Pristol a Lavis
Un'interessante vicenda legata a un Crocifisso ligneo si svolge a Lavis, dove l'opera è stata ritrovata dopo una piena del fiume Avisio nei primi anni del XX secolo. La statua, danneggiata, fu restaurata da Luigi Depaoli. Nel 1987, un comitato promosse un nuovo restauro, coinvolgendo anche la sistemazione della parete retrostante.
La storia del Crocifisso del Pristol è arricchita da aneddoti legati alla vita locale, testimoniando il forte legame della comunità con l'opera d'arte e la sua devozione. Successivamente, il valore storico e artistico dell'opera ha portato all'intervento delle autorità pubbliche e a un restauro professionale.

Il Crocifisso ligneo di Zugliano (VI)
Un Crocifisso ligneo policromo di Zugliano (VI), datato 1442, presenta caratteri stilistici ed esecutivi affini a quelli di altre opere vicentine, tra cui il Crocifisso di Monte Berico, suggerendo una possibile datazione approssimativa ai primi anni del XV secolo per quest'ultima.
Essenza dell'arte: la "Teoria del Restauro" di Cesare Brandi
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