Il Volto Santo di Sansepolcro: Storia, Restauro e Iconografia di un Capolavoro Medievale

Il Volto Santo di Sansepolcro è una scultura lignea monumentale di Cristo crocifisso, di straordinaria importanza per la storia dell'arte medievale occidentale. Conservato nella Basilica Cattedrale di Sansepolcro, in provincia di Arezzo, questo crocifisso ha attraversato secoli di storia, devozione e studi, rivelando dettagli sorprendenti sul suo passato e sulla sua unicità.

Foto ravvicinata del Volto Santo di Sansepolcro dopo il restauro, che ne mostra la veste azzurra e i dettagli del volto

Origini e Storia del Volto Santo di Sansepolcro

La Leggenda e la Nascita del Borgo

L'origine del nome e del borgo di Sansepolcro è legata a una tradizione leggendaria. Si narra che due santi pellegrini, Arcano ed Egidio, di ritorno dalla Terra Santa nel X secolo, si fermarono in questa valle. Qui, per un segno divino, decisero di rimanere e costruire una piccola cappella per custodire alcune reliquie del Santo Sepolcro. Intorno a questo oratorio sarebbero poi sorti un'abbazia e il borgo stesso. In termini storici, la presenza del Volto Santo a Sansepolcro è antica quanto il borgo, appartenendo inizialmente ai Cattani, feudatari longobardi, che lo custodivano nella chiesa castrense di Bibbiona, per poi donarlo alla Pieve Vecchia di Sansepolcro nel 1146.

La tradizione popolare attribuisce al Volto Santo un'origine miracolosa, ritenendolo, come il più famoso Volto Santo di Lucca, una statua acheropita, ovvero non prodotta da mano umana. Nel caso specifico del Volto Santo lucchese, la leggenda narra che fu scolpito da San Nicodemo e che il volto del Cristo fu miracolosamente realizzato durante il suo sonno.

Il Contenzioso con il Volto Santo di Lucca

Per lungo tempo, il Crocifisso di Sansepolcro è stato ignorato dalla critica più avveduta, che ha invece dedicato studi approfonditi al più celebre e venerato Volto Santo di Lucca. Coperto da dense ridipinture e sporcizia, il Volto Santo di Sansepolcro non era di facile valutazione e appariva come una delle tante copie della statua lucchese. Venne persino esposto a Lucca nel 1982 come copia del prototipo.

Tuttavia, un accurato e paziente restauro, effettuato tra il 1984 e il 1989 (a cura di Barbara Schleicher), ha rivelato un'opera di straordinaria importanza. Il risultato si rivelò sorprendente: emerse uno splendido crocifisso tunicato, con veste azzurra, cintura e galloni d'oro che pendono verticali dalle spalle come i clavi romani da cui derivano.

La pubblicazione "Il Volto Santo di Sansepolcro. Un grande capolavoro medievale rivelato dal restauro" (Milano 1994, Silvana Editoriale) avanzò l'ipotesi che il Crocifisso di Sansepolcro fosse, in realtà, il primo, originario Volto Santo di Lucca, già ritenuto perduto. È infatti ormai assodato che l'attuale Volto Santo di Lucca sia una copia antica della scultura originaria. In occasione della mostra "La bellezza del Sacro" ad Arezzo nel 2002, la storica dell'arte e soprintendente Anna Maria Maetzke, ha sostenuto che l'originale del Volto Santo non sarebbe il crocifisso conservato a Lucca, bensì quello di Sansepolcro. Già in passato alcuni studiosi, come Francovich e Belli Barsali, sostenevano che quello di Lucca potesse essere una copia di un prototipo più antico.

A conferma di questa teoria, la studiosa presentò un documento datato 29 maggio 1179, che attestava la cessione per 70 denari d'argento del Crocifisso ai monaci camaldolesi del Borgo (originaria denominazione di Sansepolcro), e i risultati delle ricerche scientifiche condotte in occasione del restauro. Le analisi al radiocarbonio su campioni di legno del Cristo hanno confermato la maggiore antichità della statua aretina, che potrebbe risalire a un periodo oscillante tra il 679 e l'845 d.C., dunque in piena età carolingia. I dati tecnici e documentari convergono nel far credere che questa di Sansepolcro sia la scultura monumentale più antica conservatasi dal Medioevo. Tuttavia, il fascino esercitato dalla suggestione che il crocifisso di Sansepolcro potesse essere l'originale Volto Santo ha portato anche a conclusioni affrettate sulla relazione tra le due sculture e alla pubblicazione di questo documento del 1179, poi rivelatosi del tutto inattendibile, in cui si affermava che i lucchesi avrebbero ceduto il Volto Santo a non meglio identificati "fratres de Burgi Arretii". Il dibattito fra studiosi mira a individuare quale delle due opere sia la più antica e, quindi, l'originale, con i "lucchesi" che affermano che il Crocifisso di Sansepolcro è una delle tante copie del Volto Santo realizzate in Europa, prima e dopo il Mille, sostenendo che sarebbe stato impensabile che i lucchesi cedessero la reliquia originale per una somma così modesta.

Schema comparativo delle datazioni al radiocarbonio del Volto Santo di Sansepolcro e di Lucca

I Trasferimenti e la Collocazione

L'opera era collocata nella Chiesa di Santa Maria, poi intitolata a Sant'Agostino, dove è documentata dal 1336 e nella quale già nel 1343 esisteva una confraternita detta delle Laudi del Volto Santo. Nel 1770/1771, in seguito a lavori di ristrutturazione e di rifacimento dell'antica pieve, il Volto Santo venne trasportato nella Concattedrale e collocato sull'altare maggiore. Successivamente, nel corso dei lavori di restauro della Cattedrale condotti tra il 1934 e il 1943, è stato traslato dall'altare maggiore alla cappella terminale della navata sinistra, appositamente costruita per iniziativa del vescovo Pompeo Ghezzi, oggi detta Cappella del Volto Santo.

Descrizione e Iconografia

La Rappresentazione del Christus Triumphans

Il Volto Santo di Sansepolcro è una scultura di imponenti dimensioni (270 cm di altezza e 290 cm di apertura delle braccia) e si presenta come un Christus triumphans sulla croce, sacerdos et rex. Gesù Cristo crocifisso si presenta con gli occhi aperti, un incarnato scuro, il volto sereno delicatamente piegato a destra, il corpo senza spasimi con indosso una tunica scollata a "v" cinta da una fascia dorata e i piedi inchiodati separatamente alla croce.

Gli studiosi identificano questa immagine con quella, indicata nell'Apocalisse, del Christus triumphans, poiché la veste sarebbe una tunica sacerdotale e regale allo stesso tempo, simile alla veste indossata dai sovrani carolingi, particolare che confermerebbe una datazione altomedievale (X secolo come analisi stilistica più conservativa, ma radiocarbonio tra VIII e IX secolo).

Le Caratteristiche Stilistiche

L'elemento che rende straordinario questo Crocifisso è senza dubbio il suo volto. Grande e fuori proporzione, a dimostrazione del fatto che veniva venerato dal basso; sporgente in avanti come se volesse mostrarsi a tutti; con un profilo mediorientale dall'ovale allungato. Gli occhi sono grandi, sgranati e aperti ad accogliere tutto il reale. L'artista ha rimarcato l'importanza dello sguardo, contornando gli occhi con una pesante ombreggiatura scura, ottenuta con pennellate fluide. Il suo sguardo, pieno di tristezza e tenerezza, è rivolto verso il basso, verso gli uomini che, alzando i loro occhi, rivolgevano a lui una preghiera, e sorprendendosi di essere "guardati", ancor prima di averlo invocato.

Illustrazione del Christus Triumphans in arte medievale

I Restauri e la Policroima

L'ultimo restauro, sviluppatosi tra il 1984 e il 1989, ha favorito una migliore conoscenza e datazione dell'opera. Il legno utilizzato è noce. Le policromie che vediamo risalgono al XII secolo e non sono state date direttamente sul legno, ma su una preparazione di tela e gesso che aveva lo scopo di rendere liscia la superficie. Il restauro del 1989 ha però rivelato l'esistenza di altri tre strati di colore dati direttamente sul legno. La policromia della statua è di età romanica, da collocarsi verso l'anno 1200, e si sovrappone a due strati pittorici precedenti, il più antico dei quali ha evidenziato l'originario colore rosso scuro della tunica. Attraverso il metodo del C14 è stato possibile datare l'intaglio in un intervallo compreso tra il 599 e il 765 d.C., ad eccezione del braccio sinistro, rifatto in un momento imprecisato tra il 904 e il 1018. L'analisi stilistica suggerisce un rifacimento dell'XI/XII secolo.

La Devozione e il Culto

Storia della Devozione

Il periodo dal quale il Volto Santo comincia ad apparire nelle fonti documentarie è il XIV secolo. Per tutto il secolo si conoscono 48 documenti relativi alla devozione per il Volto Santo, che si esprime in lasciti per l'immagine (1362), la celebrazione di messe (1336), in favore dell'opera del Volto Santo (1341, 1348, 1363) o quella della pieve (1382, 1387), l'accensione di ceri davanti all'immagine o al santissimo Sacramento conservato nella cappella (1343, 1347, 1348, 1350, 1360, 1363, 1366, 1367, 1368, 1392), la confezione di indumenti per l'icona (1348, 1363, 1367, 1368, 1383), la manutenzione o l'ornamento della cappella (1348, 1361, 1363, 1367); in alcuni casi vengono donate suppellettili liturgiche (1396). Nel corso del XIV secolo la devozione al Volto Santo si diffuse anche tra personalità non originarie di Sansepolcro, ma che con la città avevano rapporti: nel 1399 Francesco Gonzaga, collaboratore militare e cognato di Carlo Malatesti, signore di Sansepolcro, donò al Volto Santo un calice d'argento.

Il valore civico dell'icona si consolidò nel XV secolo. Nel 1460, ad esempio, il comune autorizzò la Fraternita di San Bartolomeo a vendere alcuni beni per sostenere la causa di difesa della cappella del Volto Santo, «que fuit semper et est sub tutela et protectione dicti communis», contro il capitolo di Città di Castello. In questo secolo è documentata anche la prassi di realizzare piccole riproduzioni in metallo dorato a uso privato. Nella pieve il Volto Santo era custodito in una cappella apposita, gestita da un'opera, che nel 1465 venne esentata da tutti i dazi comunali. Nel XVI secolo si formò una nuova confraternita, promossa nel 1565 dal nobile Simone Giovanni Nomi, con lo scopo di promuovere la devozione al Volto Santo. Lo statuto del comune di Sansepolcro del 1571 le assegnò l'obbligo di aiutare i malati di mali incurabili e di soccorrerli nelle loro necessità. I confratelli si impegnavano anche nella celebrazione della festa del Volto Santo nel mese di novembre, nella festa del Salvatore. Nel 1901 la diocesi di Sansepolcro celebrò un anno di festeggiamenti in onore del Volto Santo.

La Cappella del Volto Santo in Cattedrale

L'allestimento della Cappella del Volto Santo nella Cattedrale esprime un progetto teologico cristocentrico ed eucaristico: all'interno della nicchia di fondo è collocato il Volto Santo, icona di Cristo crocifisso; sulle pareti laterali sono affisse la Resurrezione, di Raffaellino del Colle, e l'Ascensione, del Perugino; sull'altare è collocato il tabernacolo della custodia eucaristica. In tal modo, si intende esprimere l'annuncio teologico della redenzione avvenuta attraverso la crocifissione, la resurrezione e l'ascensione al cielo di Gesù, adorato nell'eucaristia.

Riconoscimento Moderno

Il Volto Santo di Sansepolcro è al centro, da alcuni anni, di una disputa che lo oppone a una simile scultura, datata all'XI secolo e custodita nella Cattedrale di San Martino a Lucca. Il vivo dibattito fra studiosi mira a individuare quale delle due opere sia la più antica e, quindi, l'originale. Il Volto Santo, ad esempio, è stato riprodotto nelle croci pettorali dei vescovi Giacomo Babini nel 1987, Gualtiero Bassetti nel 1998 e Riccardo Fontana nel 2009. Una sua riproduzione è stata donata al patriarca di Gerusalemme da una delegazione della diocesi nel gennaio 2010. Nel 2012, la celebrazione del millenario della cattedrale e della città ha offerto l'occasione per riflettere sulla presenza del Volto Santo nella pieve, inserendola nel contesto storico due-trecentesco, all'interno del quale la scultura divenne un «polarizzatore cultuale a favore della Pieve».

Il Volto Sacro potrebbe essere stato scolpito in Italia, magari con l'incoraggiamento dei governanti longobardi che vedevano nel concedere ai loro sudditi la possibilità di pregare figure sacre un modo di differenziarsi dal potere bizantino ancora presente nella penisola italica. Non a caso Sansepolcro e Lucca, dove si venera il Volto Santo probabilmente più famoso, sono ambedue tappe della Via Francigena.

Tributo al Volto Santo: Lucca e Sansepolcro insieme fra religione e tradizione

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