Il complesso di San Pietro a Vicenza, situato in contrà San Pietro 71, rappresenta un significativo crocevia di storia, arte e spiritualità per la città. Questo antico insediamento religioso, con la sua chiesa e il chiostro, offre una panoramica sulla vita monastica benedettina e custodisce opere d'arte di notevole valore.

Il Coro delle Monache: Tesori Nascosti
All'interno del complesso, il Coro delle Monache è un luogo di particolare interesse. Un recente restauro ha rimesso in luce un prezioso affresco datato circa 1495, raffigurante la Madonna che allatta e due angeli. Questo spazio, un tempo riservato alla clausura, è oggi accessibile e rivela dettagli storici e artistici di grande importanza.

Il Crocifisso nella Chiesa Conventuale
Nella chiesa del convento è esposto un crocifisso risalente al 1300 circa. Quest'opera testimonia l'antica devozione e l'importanza artistica del complesso nel corso dei secoli, offrendo un esempio significativo dell'arte sacra medievale.

Storia del Monastero di San Pietro a Vicenza
Quello che era il convento delle Benedettine, sviluppatosi a sud della chiesa di San Pietro e che ora ospita la Residenza Ottavio Trento (una struttura per anziani gestita dall’Ipab), ha una storia millenaria che si intreccia profondamente con quella della città.
Origini e Rifondazione
Secondo la tradizione, supportata da una lapide affissa nel 1337 dalla badessa Fiore Porcastri, l'insediamento religioso sarebbe stato fondato nell’anno 827 da Elica di nazione alemanna. Tuttavia, si ritiene che qui si sia inizialmente insediato, tra l’VIII e il IX secolo, un monastero benedettino maschile, pressoché distrutto dagli Ungari nell’899. Fu una comunità di benedettine, con a capo la badessa Elica, a prendere il posto dei confratelli nel 1061 e a rifondare il monastero, recuperandolo da una grave decadenza. Le religiose seppero ben presto mettere a frutto il vasto latifondo, assegnato al monastero fin dal 1004 da un privilegio del vescovo Liudigerio I° ed esteso ai territori di Grumolo, Camisano, Lerino e Sarmego, grazie a importanti interventi fondiari come bonifiche, disboscamenti e opere idrauliche.
La Gestione Imprenditoriale e il Potere
In particolare, va ricordata la costruzione, a partire dal 1618, di un lungo canale di irrigazione, la cosiddetta roza Moneghina, utilizzata anche per il trasporto di materiali e derrate. Celebre la coltivazione del riso, iniziata nel XVI secolo nel territorio di Grumolo e fiorente ancora oggi, che ha portato l'omonimo Comune ad aggiungere l’appellativo “delle Abbadesse” in ricordo della presenza benedettina, riportando anche nello stemma le chiavi di san Pietro, sormontate dal Triregno. La possessione si trasformò ben presto in un centro di potere assoluto, un vero e proprio feudo, una contea, sulla quale la badessa esercitava, con pugno di ferro, il potere non solamente religioso, ma anche civile, amministrando persino la giustizia, forte della protezione imperiale e papale. Nel 1499, dopo un periodo di malgoverno, il monastero confluì nella Congregazione benedettina di santa Giustina di Padova, ma rimase comunque un saldo punto di riferimento per la città, tanto che a San Pietro si monacarono le figlie della più alta nobiltà locale.
La Soppressione Napoleonica
Le testimonianze delle badesse si trovano negli stemmi delle casate di ventiquattro di esse, circondati da una fascia con il nome di ciascuna e l’anno del suo insediamento. Questi furono affrescati nel 1887, secondo il gusto neogotico, nell’andito che introduce alla chiesa annessa al monastero, detto Coro delle monache. Questa sorta di blasonario inizia con Elica, affiancata dalla sua "sponsor" Fiore Porcastri (1329), e include Maria Verde Repeta (1419), Eufrosina Verlato (1522), Serafina Thiene (1619), Isabella Gualdo (1676), Maria Isabella Godi (1702) e altre ancora. L’ultima badessa risulta eletta nel 1806. Il 28 luglio di quell’anno, un decreto napoleonico ordinò alle benedettine di lasciare il convento e di ritirarsi in quello di San Tommaso, con l'effettiva soppressione del monastero avvenuta il 25 aprile 1810, ponendo fine a secoli di storia.
L'Architettura del Chiostro: Un Viaggio tra Storia e Arte
Sotto l’aspetto architettonico, merita particolare attenzione l’ampio chiostro, a due piani, che unisce elementi quattrocenteschi e settecenteschi.
Struttura e Decorazioni
All’originaria struttura quattrocentesca si aggiunse, nel Settecento, il loggiato superiore, che interpreta disinvoltamente il motivo della serliana, poi chiuso nel secolo successivo da vetrate. Il radicale restauro del 1895 ha, forse, maldestramente collegato la parte inferiore dei pilastri, inglobandoli nella muratura, sacrificando lo slancio verticale della struttura. Questi pilastri in cotto, quadrati e ad angolo smussato, reggono sottili abachi in pietra, dai quali si diparte la sequenza di archi a tutto sesto, i cui profili sono sottolineati da formelle, anch'esse in cotto, a motivi vegetali, racchiuse entro cornici tardo-gotiche a scacchiera. Quasi tangente la sommità degli archi, corre una fascia a torciglioni, anch'essa racchiudente formelle a motivi vegetali. Sul fronte nord campeggiano due stemmi: a sinistra, quello dell’abbazia benedettina e, a destra, quello di Maria Verde Repeta, badessa dal 1418 al 1444-1445, promotrice della realizzazione del chiostro, che si ritiene compiuto tra il 1450 e il 1460.

Gli Enigmi delle Formelle Fittili
La decorazione dell'arco nel fronte orientale si distingue completamente dal resto. I motivi vegetali lasciano il posto, a sinistra, a sei leoni alati e, a destra, a sette personaggi a cavallo, probabilmente falconieri. Questo apparato di formelle fittili, unico a Vicenza e tra i più rilevanti in ambito veneto, è apparentato con la ghiera del vicino Oratorio dei Boccalotti, uscita nel 1414 dalla fornace di Zanino dei Boccali. Un enigma riguarda le formelle sul fronte settentrionale: accanto a indefiniti motivi vegetali stilizzati, ve ne sono alcune che sembrerebbero riprodurre pannocchie di granoturco. Tuttavia, si tratta verosimilmente di un'errata interpretazione, poiché la coltivazione del granoturco si diffuse nella Repubblica di Venezia solo a partire dalla metà del Cinquecento. Più probabilmente, le raffigurazioni sono di piante di acanto, i cui fiori raggruppati assumono una forma simile a pannocchia.
Altre Testimonianze Storiche
L'ala nord del chiostro ospita altre pregevoli testimonianze: a sinistra è collocato un sarcofago altomedievale in pietra, forse del VII secolo o longobardo, con una targa senza scritte e una croce sotto un’arcata. Attaccata al fronte est del chiostro si trova la tomba di Fiore Porcastri. Sopra quest’arca si stende un affresco, databile tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento, che riproduce una Crocifissione con la Madonna e San Giovanni Battista, forse l’ultima scena di una Via Crucis. L’opera, ritrovata sotto uno strato di intonaco, è stata attribuita a un ignoto epigono giottesco.
La Chiesa Parrocchiale di San Pietro
La parrocchiale di San Pietro, la cui vita millenaria si intreccia con la storia della città, si erge sull'altro lato della contrà.
Evoluzione Architettonica
Nel IX secolo sorgeva qui un monastero benedettino, edificato forse vicino a una piccola chiesa preesistente a pianta rettangolare, eretta tra il VII e l’VIII secolo (età longobarda), poi distrutta nel X secolo. La Pianta Angelica della fine del XVI secolo mostra una chiesa rettangolare, con statue alla sommità del timpano e sulla facciata un portichetto e tre rosoni a segnare le tre navate interne. Già sul finire del Cinquecento la chiesa subì un altro intervento di abbellimento. L’interno, a pianta rettangolare, è diviso da tre navate separate da colonne con capitelli a caulicoli angolari e foglie d’acanto, reggenti archi a tutto sesto di ampia luce. Un simile arco conclude la navata maggiore e si apre sul vasto presbiterio quadrilatero, rialzato di un gradino e che nella parte centrale termina nell’abside.
Opere d'Arte Interno
Nell’altare maggiore, è stata collocata negli ultimi venti anni, spostandola da uno degli altari delle navate laterali, la pala di Giovan Battista Zelotti che raffigura “La consegna delle chiavi”. Il primo altare a sinistra ospita l'“Adorazione dei pastori”, un dipinto di qualità di Francesco Maffei, forse l’opera più importante della chiesa, con un cielo e una terra affollati di figure, cherubini e angeli. Il primo altare a destra presenta il “Compianto di Cristo” di Alessandro Maganza. Nella navata di destra si trova la grata “comunichina” in ferro battuto, incorniciata entro un ricco elemento architettonico di marmi, eseguita verso la fine del secolo XVII nella bottega del Marinali. Il campanile è accessibile tramite una porta in stile romanico.