Il Beato Nicola Paglia, nato a Giovinazzo nel 1197 e morto a Perugia nel 1256, fu una figura di spicco dell'Ordine Domenicano. Discendente da una nobile famiglia giovinazzese, suo padre Biagio, detto Lupone, era un giudice. Inizialmente avviato agli studi giuridici a Bologna, Nicola cambiò radicalmente il suo percorso di vita dopo aver ascoltato la predica di San Domenico. Nel 1220, fu lo stesso fondatore dell'Ordine a vestirlo dell'abito domenicano a Padova.
Dopo la sua ordinazione sacerdotale, il Beato Nicola Paglia si dedicò con fervore alla predicazione e allo studio, seguendo le direttrici programmatiche della famiglia domenicana. Fu eletto per due volte Provinciale della provincia di Roma, che all'epoca comprendeva l'Italia centro-meridionale, e fondò numerosi conventi in città come Trani, Arezzo, Brindisi e Perugia. La sua efficacia come predicatore gli valse la fama di "gratiosissimus praedicator", predicatore amabilissimo e autorevole. Promosse attivamente lo studio della Sacra Scrittura e la compilazione delle concordanze bibliche, e la sua parola era spesso accompagnata da prodigi.
Tra gli episodi miracolosi riportati dalle fonti, si narra della guarigione del braccio secco di una donna a Canosa, semplicemente attraverso la benedizione impartita dal giovane novizio. Un altro evento toccante fu il recupero della parola da parte del suo nipote quindicenne, muto dalla nascita, che avvenne quando il Beato gli chiese cosa portasse: il ragazzo rispose immediatamente, dimostrando di aver riacquistato la voce.
La grandezza umana e spirituale del Beato Nicola Paglia fu riconosciuta anche da papa Gregorio IX, il quale riponeva in lui "piena fiducia per l’onestà della vita, la scienza, la prudenza e l’agire intemerato". Per questo motivo, il Papa gli affidò incarichi delicati riguardanti la riforma dei monasteri femminili e delle comunità maschili. Dopo una vita dedicata all'apostolato, si ritirò nel convento di Perugia, dove morì nel 1256. Il suo corpo fu sepolto sotto l'altare della chiesa di San Domenico Vecchio, da lui stesso edificata.
Il 16 febbraio Giovinazzo celebra con devozione il suo figlio più illustre. Negli ultimi anni, la processione in suo onore ha assunto un carattere particolarmente suggestivo, con la partecipazione del prezioso e storico mezzobusto reliquiario custodito nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, un gesto che conferisce all'evento un'autenticità e solennità ancora più intense.

Giovinazzo: un borgo marinaro dal cuore antico
Giovinazzo è un affascinante borgo medievale situato sulla costa adriatica, tra Molfetta e Bari, distante meno di 20 km da quest'ultima. Adagiata tra le campagne e il mare, la città vanta un patrimonio rurale significativo, con alberi di mandorli, gelsi, carrube e ulivi, oltre a numerose torri di avvistamento e difesa, chiesette e casali.
Il centro storico, arroccato su un piccolo promontorio di scogli, è un dedalo di viuzze dove ogni angolo può rivelare una sorpresa. Alzando lo sguardo, è possibile ammirare bassorilievi, simboli e iscrizioni che narrano la storia viva della città, costruita su uno spessore di dieci metri rappresentato dall'antica città romana di Natiolum.
Tra i punti di interesse del centro storico, spiccano:
- L'Arco di Traiano, un "ingresso trionfale" al centro antico, caratterizzato da quattro colonne miliari con capitelli medievali.
- Piazza Costantinopoli, un tempo centro della vita cittadina, dove si commerciavano merci e si tenevano riunioni pubbliche ed esecuzioni.
- La Chiesa della Madonna di Costantinopoli, con un portale che, secondo la leggenda, conserva le macchie di sangue lasciate dalla testa del nobile Paolo Brayda.
- La Chiesetta di Sant’Andrea, uno dei primi luoghi di culto della città, risalente all'anno Mille.
- La Chiesetta del Carmine, con il suo notevole campanile a due fornici e un bassorilievo raffigurante un angelo custode.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta: un gioiello romanico-pugliese
La Cattedrale di Santa Maria Assunta, in stile romanico-pugliese, rappresenta uno dei monumenti più significativi di Giovinazzo. La sua costruzione fu iniziata nel 1165 e completata cento anni dopo, con la consacrazione avvenuta nel 1283. Fu edificata per volontà della principessa Costanza di Francia per onorare la memoria del marito Boemondo I di Altavilla.
La Cattedrale presenta uno splendido portale su un anomalo ingresso laterale. La sua struttura interna è stata oggetto di numerosi rimaneggiamenti tra il Cinquecento e il Settecento; le dodici colonne originarie furono sostituite da pilastri barocchi nel 1737.
La Cripta
La sottostante Cripta, iniziata nel 1113 e terminata nel 1150, conserva un fascino intimo ed è stata luogo di raccoglimento per frate Guglielmo di Alnwick, vescovo di Giovinazzo e personaggio del romanzo "Il nome della rosa" di Umberto Eco. Nel corridoio d'ingresso venivano sepolti i rappresentanti delle famiglie nobiliari giovinazzesi. La cripta è strutturata in quindici crociere sostenute da dieci colonne di fattura ed epoche diverse, provenienti da templi pagani, tra cui spiccano quelle in marmo cipollino e marmo greco. I capitelli sono prevalentemente medievali, testimoniando il riutilizzo di materiali di spoglio.

Il Presbiterio e l'Altare Maggiore
Il presbiterio è più rialzato rispetto al piano della navata centrale e del transetto. L'altare maggiore, risalente al Settecento, è realizzato in marmi pregiati e policromi. Sotto di esso, durante i lavori di restauro del 1990, sono state rinvenute tracce importanti dell'originaria pavimentazione musiva del XII secolo, con splendidi mosaici raffiguranti motivi zoomorfi, tra cui un pavone, e due figure di guerrieri saraceni.
Opere d'Arte all'interno della Cattedrale
La Cattedrale custodisce numerose opere d'arte di notevole valore:
- Nella navata laterale destra, la tela raffigurante la SS.ma Trinità e Santi domenicani, opera di Saverio De Musso (1734).
- L'altare dedicato a San Giuseppe, l'unico in marmo con pregevole lavoro d'intarsio policromo, con una statua lignea napoletana del XVIII secolo.
- Nel transetto, la tela attribuita a Giuseppe De Musso che rappresenta Giosuè nell’atto di fermare il sole.
- Sulla parete sinistra del presbiterio, la tela più antica e di maggior pregio, raffigurante San Felice in cattedra, opera del Rinascimento di Lorenzo Lotto (1542).
- Nel braccio sinistro del transetto, la tela della Madonna del Rosario, con un ovale centrale di notevole valore artistico di un ignoto pittore del XVII secolo, incuso nella tela firmata da Giuseppe De Musso (1769).
- Sotto la mensa dell'altare della Madonna del Rosario, è custodita l'urna reliquiario in argento contenente le reliquie del Beato Nicola Paglia, realizzata nel 1959 da un argentiere napoletano.
- La cappella del SS. Sacramento, risalente al 1768, ricca di marmi policromi in stile barocco, con un altare la cui costruzione è legata alla leggenda del miracoloso salvataggio di una barca carica di marmi.

Sulla parete sinistra del presbiterio si ammira anche la tela che illustra l'episodio biblico di Mosè che fa sgorgare l’acqua dalla roccia, firmata e datata (1785) da Giuseppe De Musso.
Di particolare rilievo è l'icona bizantina della Madonna di Corsignano, patrona della città insieme a San Tommaso, conservata in una teca d'argento con pietre preziose, a forma di tempietto corinzio. Alle spalle dell'icona, la parete è interamente ricoperta da dipinti seicenteschi del maestro Carlo Rosa, raffiguranti santi e protettori minori della città.
Sul lato destro dell'altare maggiore si trova un grande Crocifisso ligneo, fissato su una pala settecentesca, davanti al quale si dice abbia sostato in preghiera San Giuseppe da Copertino. Ai piedi di quest'altare è collocata la splendida pietra tombale del conte Zurlo, con la sua effigie rappresentata dormiente in armatura.
Infine, degno di nota è il monumentale organo, realizzato da Pietro Simone nel 1779 e recentemente restaurato, che si trova sull'ingresso che dà verso il mare.