La Storia della Chiesa della Madonna del Carmine a Taranto

Poche chiese a Taranto sono in grado di far scaturire un senso di comunità così forte come la Chiesa di Maria Santissima del Monte Carmelo, più comunemente conosciuta come Chiesa del Carmine. Questo luogo di culto non è solo un punto di riferimento architettonico, ma un vero e proprio cuore pulsante per i tarantini. È un ritrovo amato per i giovani che desiderano festeggiare il Natale dopo mezzanotte ed è protagonista della Settimana Santa, quando l'emozione pervade la città con la partenza e l’arrivo della processione dei Misteri e le tre bussate del troccolante. Con la sua doppia facciata monumentale, la chiesa del Carmine è un punto di riferimento iconico nel borgo di Taranto.

Origini e Evoluzione Storica

Le Antiche Radici della Comunità

Nonostante la data esatta della posa della prima pietra non sia nota, alcune fonti attestano l’esistenza della struttura già nel 1577 con il nome di “Santa Maria della Misericordia”. L’iscrizione in latino (Beatae virgini a Carmelo dicatum) ci ricorda che in seguito la chiesa fu affidata in gestione ai padri Carmelitani, cambiando così dedica e assumendo il nome attuale. L'arrivo dei Carmelitani nel 1577, presenti a Taranto fin dal 1496, segnò il trasferimento della loro comunità dalla chiesa della Madonna della Pace alla chiesa di Santa Maria extra moenia detta della "Misericordia".

Un elemento di grande significato storico-religioso è il rocchio di colonna conservato all'interno. La tradizione vuole che su di esso San Pietro abbia celebrato la prima Eucaristia della città, come attestato da un'epigrafe voluta nel 1651 dall'arcivescovo Caracciolo. Questo frammento di colonna era originariamente custodito nella chiesetta di San Pietro alla Porta, abbattuta nel 1577 per fare spazio al Canale Navigabile.

Ricostruzione storica o mappa antica di Taranto con l'ubicazione della chiesa originaria

Modifiche e Stile Neoclassico

Nel corso dei secoli, la chiesa ha subito numerosi cambiamenti che ne hanno profondamente modificato l'aspetto originario, fino a trovare la sua attuale impostazione neoclassica. Le modifiche più significative si sono verificate nel XX secolo, in particolare negli anni '30, quando furono costruite le due facciate attuali. Anche l'altare maggiore ha subito una trasformazione: negli anni Settanta, a seguito della riforma liturgica post-Concilio Vaticano II, fu rimosso l'altare secentesco, sostituito da un nuovo presbiterio in granito.

Architettura e Opere d'Arte

L'Esterno e le Facciate Monumentali

L'esterno della chiesa del Carmine colpisce per la sua grandiosità, in particolare le sue due facciate monumentali. Un lato si affaccia su via Niccolò Tommaso d’Aquino, dove si erge una bellissima torre campanaria arricchita da statue di angeli, mentre la facciata principale, completata nel 1937, è uno degli angoli più suggestivi del "salotto buono" di Taranto.

Il prospetto principale è scandito da sei elementi verticali aggettanti, o paraste, i cui capitelli, decorati con i simboli degli evangelisti, sostengono la trabeazione. Tra le semicolonne centrali si apre il portale d'ingresso rettangolare, sormontato da un piccolo rosone, mentre ai lati si trovano due coppie di nicchie vuote. Al di sopra della trabeazione, in asse con il portale, un'edicola quadrangolare ospita lo stemma dell'Arcivescovo Ferdinando Bernardi (1935-1961), affiancata da due piccoli obelischi. L'altro lato della chiesa, invece, si affaccia su Piazza Papa Giovanni XXIII, allineandosi sulla prospettiva di Piazza della Vittoria.

Foto panoramica della facciata principale della Chiesa del Carmine a Taranto

Gli Interni: Struttura e Patrimonio Artistico

All'interno, l'impianto è a croce latina con una sola navata. Sui lati si aprono le cappelle che custodiscono importanti opere d'arte. Tra queste spiccano le venerate statue del Cristo Morto e della Vergine Addolorata, d'inizio Settecento, donate dal nobile tarantino don Diego Calò in persona. Queste sculture sono le più antiche tra quelle utilizzate nella solenne Processione della Settimana Santa tarantina.

Nella prima cappella a destra, oltre al menzionato rocchio di colonna di San Pietro, si trovavano in passato due piccole statue di San Marco e San Matteo, poi conservate negli Oratori della Confraternita dopo il rifacimento del '37. Nel braccio sinistro del transetto è presente il quadro della "Maddalena dei Pazzi", dipinto da Paolo De Matteis, un grande esponente del barocco napoletano. Sopra l'altare maggiore, trovano posto un quadro della Vergine del Monte Carmelo e altri dipinti del XVIII secolo, raffiguranti San Pietro Apostolo, la Natività di Maria Santissima, Elia Profeta e San Marco Evangelista. Le due cappelle laterali sono dedicate rispettivamente alla Titolare (prima della riforma, alla Vergine Addolorata) e al Crocifisso, con altari in marmo intarsiato. Per l'antico simulacro dell'Addolorata, è stato realizzato un sacello decorato a stucchi a metà della navata. I pregevoli stucchi del soffitto, della cupola e delle pareti superiori, costituiscono l’aspetto artistico più notevole della chiesa.

Foto degli interni della Chiesa del Carmine, con focus sulle statue o sugli stucchi

La Confraternita del Carmine e i Riti della Settimana Santa

Fondazione e Riconoscimenti

La Confraternita Maria Santissima del Carmine è ufficialmente fondata con il decreto di erezione del pio sodalizio, datato 10 agosto 1675, firmato dall’arcivescovo di Taranto, mons. Tommaso F. Sarria O.P. Tuttavia, altri documenti d'archivio indicano il 1577 come data di fondazione, anno in cui la comunità dei frati Carmelitani si stabilì nell'attuale chiesa. È probabile che un gruppo di laici si sia raccolto attorno ai frati sin da subito, chiedendo poi l'erezione in Confraternita.

Per circa un secolo, la Confraternita ha partecipato ai solenni festeggiamenti del Corpus Domini e del Santo Patrono, San Cataldo, insieme ad altre confraternite cittadine.

Foto di un'antica pergamena o documento storico relativo alla Confraternita

La Processione dei Sacri Misteri

Un anno cruciale per la Confraternita fu il 1765, quando il patrizio tarantino Francesco Antonio Calò donò al sodalizio le due statue che componevano l'allora neonata Processione dei Sacri Misteri del Venerdì Santo. Da quel momento, l'onore e l'onere di organizzare e perpetuare questa tradizione, iniziata circa settant'anni prima, divenne prerogativa della Confraternita del Carmine, consolidandone il legame indissolubile con uno degli eventi più sentiti dalla comunità tarantina.

La Processione dei Misteri a Taranto

Eventi Storici e Privilegi

La Confraternita ha goduto di importanti riconoscimenti e ha attraversato periodi di notevole complessità storica. Il 25 febbraio del 1777, con un decreto Reale di Ferdinando IV di Borbone, Re di Napoli, fu dichiarata "Ente rimpetto alla legge", ottenendo così la personalità giuridica e l'approvazione del primo Statuto, che rimase in vigore fino al 1836. Quest'ultimo, articolato in più capitoli, offriva ai confratelli un modello di vita morale basato sui precetti evangelici e riconosceva specifici privilegi agli iscritti.

L'espansionismo napoleonico ebbe ripercussioni anche su Taranto: nel 1806, il convento dei Carmelitani fu requisito e trasformato in deposito di artiglieria, portando alla soppressione del convento e alla chiusura della chiesa al culto. I confratelli trovarono ospitalità presso la Confraternita della Santissima Trinità fino al 1810, quando poterono tornare nella loro sede originaria.

Nel corso del tempo, la Confraternita ha ricevuto ulteriori riconoscimenti e onori. Il 16 marzo del 1875, il Beato papa Pio IX concesse ai confratelli del Carmine, che effettuavano la pia pratica del Pellegrinaggio ai Sepolcri, le stesse indulgenze dei pellegrini in visita alle sette chiese dell'”Alma Roma”, privilegio poi rinnovato da Leone XIII. Il 28 ottobre del 1989, il Santo Padre Giovanni Paolo II, in visita pastorale a Taranto, sostò privatamente nella Chiesa del Carmine per un momento di preghiera e visitò gli oratori della Confraternita.

Più recentemente, il 4 ottobre del 1998, l'arcivescovo di Taranto mons. Benigno Luigi Papa O.F.M. Capp. approvò il Nuovo Statuto delle Confraternite dell’Arcidiocesi, confermando la Confraternita del Carmine come "Associazione Pubblica" in seno alla Chiesa, secondo le categorie introdotte dal Codice di Diritto Canonico del 1983. Nel 2000, Anno del Grande Giubileo, la Confraternita è entrata a far parte della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia. Il 16 luglio del 2009, mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto, nominò Priore l'Avvocato Antonello Papalia.

Il Tentativo di Abolizione dei Riti della Settimana Santa

Un episodio significativo nella storia della Confraternita e della città fu il tentativo di abolizione dei Riti della Settimana Santa. Nel 1937, l’Arcivescovo di Taranto, Ferdinando Bernardi, la cui arma è visibile sulla facciata della chiesa, ebbe l’infelice idea di abolire tali riti. Quest'idea si tramutò in un provvedimento ufficiale che però, di fronte alla ferma opposizione e alla "furia" di tutta la città, fu rapidamente ritirato, a testimonianza del profondo attaccamento dei tarantini a questa sacra tradizione.

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