Il dipinto della Crocifissione con Santi, acquisito dalla Galleria degli Uffizi nel 1904, fu realizzato su commissione del Convento degli Ingesuati di San Giusto fuori le mura di Firenze per il suo Oratorio superiore.
Contesto e Commissione dell'Opera
Il Convento degli Ingesuati di San Giusto, per cui l'opera fu commissionata, era celebre a Firenze per la sua expertise in tecniche chimiche e la produzione di colori per la pittura. Questi colori erano ricavati da pigmenti, talvolta derivati da pietre preziose come il lapislazzuli, di cui si riforniva anche Michelangelo.
Per la stessa commissione, l'artista realizzò anche una Pietà e un'Orazione nell’orto (oggi entrambe conservate agli Uffizi), oltre ad alcuni affreschi per il chiostro che sono andati perduti, sebbene alcuni disegni preparatori siano conservati tra Londra e Düsseldorf. La Pietà, in particolare, fu realizzata dal Perugino tra il 1493 e il 1496 e si distingue per la sua intima atmosfera meditativa, ambientata sotto un portico rinascimentale e caratterizzata da figure plasticamente definite e ambientazioni architettoniche ariose e lineari.
Descrizione Dettagliata del Dipinto

In primo piano, la scena principale raffigura una maestosa Crocifissione con Cristo morto. Ai piedi della croce si trova una dolce Maddalena nell’atto di toccare le piaghe dovute ai chiodi, un gesto che richiama la lavanda con aspersione di olii profumati avvenuta secondo i Vangeli durante la sua conversione.
Ai lati di Cristo sono disposti vari santi: San Giovanni Battista, San Girolamo, San Francesco d'Assisi e il beato Giovanni Colombini. L'ambientazione è caratterizzata da un paesaggio con monti, colline e alberi, mentre i personaggi indossano abbigliamenti all'antica e vesti religiose.
Attributi Iconografici
- San Girolamo: è riconoscibile dal cappello cardinalizio.
- San Francesco d'Assisi: presenta le stimmate.
- Santa Maria Maddalena: con il vaso degli unguenti.
- Beato Giovanni Colombini: identificabile dal rosario e dal pastorale.
- San Giovanni Battista: porta la croce.
La Contesa Attributiva: Perugino e Signorelli
L'opera è stata oggetto di un'ampia fortuna critica e di un acceso dibattito tra gli studiosi, con attribuzioni che oscillano tra il solo Perugino e una sua collaborazione con Luca Signorelli. Già nel secolo scorso, la critica si divideva su questa questione, con il Venturi e lo Schmarsow che la attribuivano a un allievo del Perugino, mentre la maggior parte propendeva per il Perugino o per una collaborazione.
Laurence Kanter, nel 1990, propose una "provocazione" attributiva, suggerendo un significativo contributo di Signorelli, teoria anticipata da autori precedenti come Girolamo Mancini (1903). Mancini, nel descrivere la Crocifissione e santi ora agli Uffizi, notava che la Maddalena "non rimane inerte ed assorta nel contemplare come le Maddalene del Perugino", suggerendo una mano diversa.
La supposizione di Kanter è che Signorelli, nella fase iniziale del suo perfezionamento verrocchiesco, si sia appoggiato al Vannucci (Perugino), già ben introdotto nella vita artistica di Firenze almeno dal 1472, per muovere i primi passi in un ambiente distante dai suoi trascorsi pittorici legati al mondo pierfrancescano. Non si può negare che in quest'opera vi siano aspetti - sul piano tecnico, stilistico e figurativo - che mal si addicono al Perugino anche nella sua fase più verrocchiesca, orientando verso l'intervento di Luca Signorelli. È stato ampiamente discusso anche il problema delle responsabilità assegnabili ai due pittori all'interno del cantiere sistino, che getta luce sui significati attribuibili ai rispettivi ruoli.
Mentre l’impostazione generale del dipinto, il paesaggio e i tipi del Battista, del beato Giovanni Colombini e di San Francesco sono generalmente ascritti al Vannucci, la figura della Maddalena viceversa appartiene chiaramente al mondo signorelliano. Si notano nella Maddalena un'intensità dignitosa e commovente, una partecipazione emotiva indicata dalla posa e dall’atteggiamento, un fascino seducente privo di estetismi o leziosità, l'accentuata scriminatura centrale dei capelli compatti, lo scorcio ardito dell’aureola e la ricaduta sul petto del velo trasparente sovrapposto alle ciocche divergenti dei capelli. Ciò rende evidente la distanza figurativa che separa i due pittori, anche in opere che dovevano passare per lavori del Perugino.
L'Impronta di Signorelli: Dettagli Stilistici e la "Criptofirma"

L’analisi tecnica e stilistica trova ulteriore conferma in un dettaglio rivelatore emerso dopo l’ultimo restauro: il bordo "ricamato" del manto della Maddalena, che cade verticalmente verso la pisside e quasi parallelo al legno della croce. Questo particolare, tornato perfettamente leggibile, cela tra i soliti caratteri pseudocufici una probabilissima "criptofirma" di Signorelli, accompagnata dalla data 1480.
Questa modalità di "firma nascosta" è stata già osservata in altre opere di Signorelli, come la sigla “PS” ricomparsa sul bordo del manto azzurro di Cristo nella Consegna delle chiavi nella Cappella Sistina (attribuita al pennello del cortonese), nella Pala di Santa Cecilia a Città di Castello (Pinacoteca Comunale), precisamente nell’abito di Santa Caterina d’Alessandria, e anche nella predella della Pala di Paciano ora nella Galleria Nazionale dell’Umbria, nella scena con il Martirio di San Lorenzo. Un caso già noto ed estremamente palese di criptofirma è quello dell’Adorazione dei pastori.
Datazione e Fortuna Critica
La tavola, menzionata da Vasari nella sua Vita di Perugino come opera di "infinita diligenza", è alquanto controversa anche nella sua datazione, oscillante tra il 1478 e il 1484. Le proposte variano dalla datazione "precocissima" del Gamba al 1470 a quella "esageratamente tarda" della Bertoni Bigalli al 1492. Il Salmi propose una data successiva al 1484, suggerendo che l'opera risentisse della pala del Duomo di Perugia del Signorelli. L'opera è stata di recente ripubblicata dallo Scarpellini, che ha riassunto tutta la sua fortuna critica con ampia bibliografia.
Il Perugino: Cenni Biografici e Altre Opere agli Uffizi

Pietro di Cristoforo Vannucci, detto il Perugino (nato a Città della Pieve intorno al 1450 e morto a Fontignano nel 1523), è stato uno dei più importanti pittori italiani tra il XV e il XVI secolo, noto anche per essere stato maestro di Raffaello. Particolarmente attivo tra Firenze, Perugia e Roma, fu inizialmente influenzato dalla pittura umbra e da artisti come Piero della Francesca. La sua formazione fu cruciale presso la bottega del Verrocchio a Firenze fino al 1472, un'officina prolifica e versatile dove si formarono anche Leonardo da Vinci, Botticelli, Ghirlandaio e Filippino Lippi.
Dopo importanti lavori in Umbria (in particolare a Perugia) e a Roma (come la decorazione delle pareti laterali della Cappella Sistina, insieme ad altri importanti artisti fiorentini come Botticelli e Ghirlandaio), Perugino si stabilì a Firenze. Dal 1493, nel capoluogo toscano, anche grazie alla sua fiorente bottega, l’artista eseguì numerose opere, la maggior parte delle quali si trova tuttora in città. Presso la Galleria degli Uffizi si conserva il più alto numero di dipinti del Perugino a Firenze, tra cui, oltre alla Crocifissione con Santi e le già citate Orazione nell'orto e Pietà (eseguite per il Convento di San Giusto alle Mura), anche il ritratto di Francesco Delle Opere e la Madonna con Bambino tra San Giovanni Battista e San Sebastiano.
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