Il Cristo di San Giovanni della Croce: Capolavoro Mistico di Salvador Dalí

Il Cristo di San Giovanni della Croce (in spagnolo: Cristo de San Juan de la Cruz) è un dipinto surrealista a olio su tela di 205×116 cm, realizzato nel 1951 dal celebre pittore spagnolo Salvador Dalí. Quest'opera, tra le più iconiche del maestro, rappresenta una scena sacra, la Crocifissione di Gesù, in una maniera profondamente originale e innovativa, segnando un momento cruciale nella carriera artistica di Dalí, orientato verso la sua fase della "mistica nucleare".

Contesto Storico e Percorso dell'Opera

Il quadro e i suoi diritti di proprietà intellettuale furono acquisiti dal consiglio di Glasgow nel 1952 grazie a Tom Honeyman, l'allora direttore dei musei di Glasgow, in Scozia. La tela venne esposta per la prima volta al museo Kelvingrove il 23 giugno del 1952, dove ancora oggi è conservata. Nel 1961, un episodio di vandalismo vide un visitatore lanciare una pietra contro il dipinto e lacerare la tela con le sue mani. L'opera venne restaurata con successo sei mesi dopo dai conservatori del museo e poté essere riesposta al pubblico.

Foto storica del Cristo di San Giovanni della Croce esposto al Kelvingrove Art Gallery and Museum

L'Ispirazione e la Genesi dell'Opera

L'opera di Dalí trae ispirazione da due fonti principali. La prima è un sogno cosmico che lo stesso artista ebbe nel 1950, un anno prima di dipingere la tela. In questo sogno, il quadro gli appariva a colori, rappresentando il nucleo dell’atomo. Dalí stesso spiega nel Manifesto mistico: “Prima di tutto nel 1950 vidi un sogno cosmico nel quale il quadro, che mi appariva a colori, rappresentava il nucleo dell’atomo. Questo nucleo assunse più tardi un significato metafisico, io vi vedo l’unità dell’universo: Cristo.”

La seconda, e forse più significativa, fonte di ispirazione fu un disegno sulla crocifissione di Gesù realizzato dal mistico e poeta spagnolo san Giovanni della Croce. Dalí ebbe modo di vedere e apprezzare questo schizzo. Come racconta don Alessio Geretti, curatore di una mostra dedicata: “Dalí, nel 1948, dopo il tempo del Natale, in una Ávila circondata dalle sue torri e benedetta dalla neve che scendeva, ebbe l'occasione di vedere questo piccolo frammento e, vivendo in quella stagione della sua vita, un profondo stravolgimento spirituale che gli fece riscoprire la bellezza della fede cattolica, decise di prepararsi a dipingere il suo Cristo.”

Dalí scelse di lasciarsi ispirare dal Maestro Giovanni della Croce, “mostrandocelo dall'alto, in modo che non possiamo vedergli gli occhi. Però ne percepiamo la fisicità stupenda e perfetta”. Come modello per il corpo di Cristo, Dalí scelse lo stuntman e acrobata di Hollywood Russell Maurice Saunders, per dipingere un “corpo da divinità greca, una sintesi di bellezza, di genio, di spiritualità, di mistero”.

Analisi Stilistica e Iconografica

La Prospettiva Inedita

Il taglio originale del dipinto è di chiara impronta surrealista, ma si distingue dai canoni tradizionali. Il Cristo è osservato non dal punto di vista frontale, né laterale o dal basso in su, ma dall’alto in basso. In virtù di questa angolazione, è come se lo spettatore vedesse con gli “occhi” del Padre eterno. Questa prospettiva zenitale è inusuale nell'iconografia della Crocifissione e conferisce all'opera un senso di mistero e trascendenza. Non vediamo il volto di Cristo, ma ne percepiamo la potente fisicità.

Dettaglio del Cristo di San Giovanni della Croce, che mostra la prospettiva dall'alto

Il Corpo di Cristo e la Croce

In quest'opera, Cristo non è inchiodato al legno, né c'è traccia di sangue o ferite. La croce è un solido pesante sospeso nel vuoto. Il suo corpo è in posizione rilassata, e la sua sofferenza è tutta nel peso che lo tira e lo trascina, tendendo ogni muscolo. Per Dalí, Gesù “sceglie” di essere crocifisso, e il suo sacrificio non ha bisogno di essere trattenuto da uno strumento di tortura. La verticalità della croce enfatizza l’immobilità, l'atemporalità e la monumentalità di Cristo, il cui corpo è dipinto con colori intensi e luminosi. La luce che illumina la divinità ha una qualità trascendente. Il Crocifisso appare in tutta evidenza con la sua apollinea bellezza, aderendo alla croce senza che alcun chiodo fissi le sue membra sul patibolo. Il cartiglio sulla croce non ha iscrizioni, come se fosse una pagina su cui tutta l’umanità ha partecipato alla crocifissione, al dolore di Cristo.

La Chiesa ricorda San Giovanni della Croce

Il Paesaggio di Port Lligat

La parte inferiore del dipinto è dedicata al paesaggio: si vede la cala di Port Lligat (Cadaqués), luogo della creatività di Dalí, che rappresenta anche il mondo intero. Le linee curve delle nuvole, i colli e la riva creano un movimento lento e armonico. I colori sono sottili e danno una sensazione di tranquillità. La luce dell’alba illumina il paesaggio, una baia tranquilla, soffusa di luce. Una barca è sulla battigia. Piccole figure alludono a passi evangelici, come l'apostolo che tira le reti, e sono anche citazioni di opere di pittori precedenti come Velázquez. Queste figure sono immerse nella grazia, nella luce della speranza, ignare di ciò che sta accadendo oltre il cielo, dove inizia l'oscurità senza fine. Un’isola in lontananza disegna nelle sue frastagliate creste il profilo di Dalí stesso, che contempla il Cristo. Le nuvole che collegano la parte inferiore della croce con la scena sulla terra sono state dipinte con toni mistici e misteriosi, illuminate dal bagliore che emana da Cristo.

Il paesaggio di Port Lligat, in basso, con le rocce suggestive di Cap de Creus e con la tonalità delle acque e del cielo di un blu così intenso, contrasta vigorosamente con il buio sovrastante, accentuando l’atmosfera drammatica dell’opera. Sono evocate, simbolicamente, le tenebre che avvolsero Gerusalemme alla morte di Cristo e il buio originario dell’inizio della Creazione del mondo, quando, secondo il libro biblico della Genesi, lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. Il mondo intero diventa Port Lligat e, al tempo stesso, quello è il Mare di Galilea, dove l’avventura di Gesù di Nazareth iniziò con la chiamata dei suoi primi apostoli, rintracciati presso le loro due barche ormeggiate.

Il Disegno-Reliquia di San Giovanni della Croce

L'ispirazione diretta per la particolare prospettiva del Cristo di Dalí proviene da un piccolo schizzo a inchiostro su un pezzetto di carta, noto come il Disegno-reliquia del Cristo Crocifisso. Realizzato dallo stesso San Giovanni della Croce, questo disegno risale al periodo tra il 1542 e il 1591 e secondo la tradizione sarebbe stato tracciato dal santo dopo una rivelazione mistica, intorno al 1572. Anche qui, il Cristo è visto come dall’alto e di sbieco, con un punto di vista ardito e inedito nell’iconografia dell’epoca. Dalí ne rimase così impressionato da decidere di tradurre a suo modo l’immagine.

Lo schizzo di San Giovanni della Croce mostra il Crocifisso schiacciato dal dolore, con il capo riverso, le braccia stirate e trascinate dal peso del busto, le mani trafitte da chiodi enormi. Non si vede il volto. Don Geretti osserva che questo schizzo “è l'unica cosa che il santo carmelitano osò disegnare perché non era la sua arte, ma sicuramente il Signore lo ispirò, come quando scriveva la Salita al Monte Carmelo o altri versi nei quali raccontò, in modo artistico e toccante, il cammino dell'anima che cerca di giungere all'unione perfetta con Dio”. L’opera è conservata nel reliquiario del santo al Monasterio de la Encarnación di Ávila.

Riproduzione del disegno-reliquia del Cristo Crocifisso di San Giovanni della Croce

Un Capolavoro in Mostra: L'Esposizione a Roma

Un'occasione unica di vedere per la prima volta un capolavoro di Dalí accanto al disegno che lo ha ispirato, il disegno-reliquia di San Giovanni della Croce, è stata offerta dall'iniziativa di preparazione al prossimo Giubileo. La rassegna “Cieli Aperti” ha presentato, come terzo appuntamento, l'esposizione simultanea delle due opere. Per la prima volta nella storia, nella chiesa di San Marcello al Corso a Roma, sono stati esposti il capolavoro di Salvador Dalí, il Cristo di San Juan de la Cruz, prestato dal Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow, e il disegno-reliquia del santo carmelitano, proveniente dal Santo Monasterio de la Encarnación di Ávila.

Subito varcata la soglia della Chiesa di San Marcello, un diaframma che separa le voci e il traffico della strada dal silenzio dello spazio sacro, l'allestimento, progettato dall’architetto Roberto Pulitani, accoglie il visitatore. Si ha la sensazione di entrare in un sacrario dove si è subito catturati dall’opera di Dalí, il Crocifisso sospeso nel buio, e ancora più da una teca rossa in basso, contenente la piccola immagine disegnata con rapidi tratti a inchiostro su un pezzetto di carta, racchiuso dal giro d’oro del reliquiario.

La scelta della chiesa di San Marcello al Corso non è casuale, ma è legata alla storia e al significato del Crocifisso miracoloso custodito in essa, molto caro ai romani e protagonista di molti eventi difficili della storia, come quando Papa Francesco lo volle sul sagrato della basilica di San Pietro durante la Statio Orbis nella pandemia. Questo legame tra l'opera di Dalí e il Crocifisso storico offre un'opportunità unica di riflessione e preghiera, interpretando alla lettera il motto dei monaci certosini: Stat crux dum volvitur orbis, la “croce resta salda mentre il mondo gira”, tra guerre, ingiustizie e umane miserie.

Il Significato Spirituale e la Speranza

Oltre alla sua straordinaria bellezza artistica, il tema della Speranza cristiana che il dipinto di Dalí trasmette lo rende particolarmente adatto al contesto del Giubileo. Come ha affermato monsignor Rino Fisichella durante l’inaugurazione della mostra, “il Giubileo è un’esperienza spirituale che assume in sé anche l’esperienza culturale, formando due realtà unite, che conferiscono godibilità all’evento prossimo dell’Anno Santo, attraverso quella bellezza che incarna l’esperienza mistica che è l’incontro con Dio. La bellezza consente di vivere bene, perché eleva l’animo e lo spinge ad andare oltre”.

Don Alessio Geretti ha sottolineato come l’opera esposta a Roma sia “anche una forte indicazione di speranza, perché questo Cristo che pende sul mondo nel buio si offre con amore e garantisce che il mondo giunga a un porto di salvezza che noi vediamo in basso, nella veduta di Port Lligat”. La potenza della visione di questo crocifisso luminosamente espressivo è grande. La tela svela un silenzio infinito e chi la osserva con pazienza scopre dentro di sé nuove corde spirituali ed emotive che risorgono dal sonno, e avverte il bisogno della contemplazione. Nella chiesa di San Marcello al Corso, sull’altare maggiore, campeggia un grande drappo con le parole che Dio disse a San Giovanni della Croce proprio in quell'occasione: “Se vuoi una parola di speranza, fissa lo sguardo in Lui solo. Vi troverai più di quanto desideri”.

Dalí e la "Mistica Nucleare"

Il dipinto ad olio Il Cristo di San Giovanni della Croce colloca il pittore in un momento molto speciale della sua carriera artistica, alla fine degli anni Quaranta, nel bel mezzo di una riformulazione del suo pensiero. Segna l’inizio di un nuovo periodo, quello della mistica nucleare, in cui Dalí combina il suo interesse per la fisica e il Rinascimento italiano con la religione e la spiritualità cattolica, e il cui testo fondativo è il Manifesto Mistico dello stesso 1951.

Dalí stesso ha commentato: “È precisamente perché sono passato attraverso il cubismo e il surrealismo, che il mio Cristo non rassomiglia agli altri, senza smettere di essere classico. Credo che sia al tempo stesso il meno espressionista di tutti quelli che si sono dipinti nell’arte contemporanea e il più innovativo. È un Cristo bello come il Dio che Egli è”. In linea con la sua teoria della "mistica nucleare", Dalí combina elementi classici con fattori ispirati alla matematica e alle scienze, inscrivendo il suo Cristo in un triangolo equilatero e un cerchio, il riassunto estetico di tutte le sue precedenti esperienze.

Confronto con Altre Crocifissioni Daliniane

Il pensiero corre a un’altra crocifissione di Dalí, la Crocifissione di Gesù Cristo, detta anche Corpus Hypercubus, del 1954, conservata nel Metropolitan Museum of Art di New York. Questo impressionante lavoro combina magistralmente gli elementi del misticismo nucleare di Dalí con il ritorno alla sua eredità cattolica. Nel Corpus Hypercubus, Cristo è ripreso dal basso, con un punto di vista ancora inferiore a quello della Vergine che lo sta guardando. Qui Cristo è sospeso nel vuoto e neppure sfiora una croce geometrica, l’ipercubo appunto, che è lo sviluppo tridimensionale e perfettamente geometrico del solido, con l'allusione ai significati teorici del rapporto tra fede e ragione. Già il 27 marzo 1953, Salvador Dalí annunciò che avrebbe dipinto un'opera sensazionale: un Gesù Cristo esplosivo, nucleare e ipercubico. Il dipinto, terminato nel 1954, venne esposto inizialmente a Roma e nel mese di dicembre dello stesso anno alla Carstairs Gallery di New York. Anche nel Cristo di Port Lligat (1950) Dalí traccia composizioni geometriche, il triangolo equilatero ideale descritto dalla croce che si incunea verso il basso e il cerchio che tutto racchiude.

Comparazione tra Il Cristo di San Giovanni della Croce e il Corpus Hypercubus

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