La Grande Crocifissione di Cimabue ad Assisi: Analisi di un Capolavoro di Transizione

La Grande Crocifissione del transetto meridionale nella Basilica superiore di San Francesco ad Assisi è, con ogni probabilità, il dipinto più ricco di pathos dell’intera opera di Cenni di Pepo, conosciuto come Cimabue. Considerato uno dei padri fondatori del Rinascimento italiano, Cimabue, nonostante la sua pittura fosse ancora molto legata alla tradizione classicista bizantina, ha cercato un nuovo linguaggio sempre meno rigido, stilizzante e smaterializzante. Dallo studio del suo percorso artistico emerge un continuo tentativo di superare i rigidi canoni dell’arte del tempo.

Contesto e Collocazione dell'Opera

La Crocifissione di Cimabue si trova nel transetto sinistro della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi. Dipinto attorno al 1277-1283 circa (o intorno al 1280), è uno dei più grandi capolavori del maestro, poiché riesce a coniugare la solennità di una rappresentazione sacrale e religiosa con la tendenza pre-rinascimentale a dare importanza all’umano, alle passioni e ai sentimenti. Tra il 1277 e il 1280 Cimabue lavora nella Basilica di San Francesco ad Assisi, dove esegue gli affreschi delle vele sopra il presbiterio e quelli delle pareti del transetto.

Affresco della Crocifissione di Cimabue ad Assisi

Rottura con l'Iconografia Bizantina

In quest'opera, Cimabue si discosta con decisione dalla fissità iconografica della pittura bizantina, che per molti secoli aveva imposto figure frontali e stilizzate, prive di naturalismo e di plasticità, intese ad esaltare la sacralità e l’astrazione soprannaturale dei soggetti raffigurati. Per la prima volta nella storia dell’arte tutto, in questo grande affresco, ci parla di un’umanità concreta e dolente: le espressioni attonite dei volti, la tensione dei corpi, la scansione geometrica delle figure che convergono verso la figura di Cristo. L'opera di Cimabue, inoltre, suscita compassione come se le sofferenze umane si volessero identificare con quelle divine, in netta contrapposizione con l’immagine del Christus triumphans, con gli occhi aperti, con la testa dritta e il corpo ben aderente sulla croce.

Il Christus Patiens e l'Espressione del Dolore

È quel Christus Patiens piegato e incurvato dal dolore che domina al centro della scena. Cimabue riprende l'iconografia tradizionale del Cristo sofferente, con gli occhi chiusi e il capo reclinato, come se fosse abbandonato al suo dolore. Le caratteristiche distintive del corpo di Cristo rispetto allo stile bizantino sono notevoli: il corpo non è più piatto; esso sembra quasi scattare in avanti e i colori, grazie all’uso del chiaroscuro, lo staccano completamente dal fondo. Il corpo è rappresentato con il ventre diviso in tre parti e una posizione sinuosa a "S" per indicare la sofferenza, mentre gli occhi sono appena segnati da un tratto curvo. Un altro elemento innovativo è dato dal drappo posto dietro il corpo del Cristo, che sostituisce le tabelle istoriate delle opere precedenti. L’aureola segue l’inclinazione della testa e non è sempre e comunque centrata nel punto di intersezione dei due bracci della Croce, contribuendo a un maggiore realismo.

Composizione, Contrasti e Sentimenti

La scena dipinta, al centro della quale il Cristo si inarca, piegato dalla sofferenza, è un conflitto continuo: uno scontro di linee, di colori, di immagini, di significati e di ideali. Nonostante il grande senso di confusione creato dai due gruppi che si accalcano, mormorano, gridano e si agitano, la composizione segue un ordine molto razionale. È divisa in cinque parti, simmetricamente disposte: al centro la croce, che taglia e definisce lo spazio, e in alto, ai due lati, i gruppi degli angeli. In basso, la stessa quantità di spazio è occupata dai due gruppi di folla.

L'affresco è pieno di contrappunti:

  • C'è un contrasto tra cielo, dove volano gli angeli sparpagliati, e terra, dove stanno raggruppate e compatte le figure umane.
  • Vi è un contrasto tra destra, dove sono i Filistei che gridano contro Cristo, e sinistra, dove sono i dolenti che piangono.
  • La raffigurazione della sofferenza disperata della Maddalena, con le braccia tese come se volesse raggiungere Cristo, è bilanciata, dalla parte opposta, dai gesti di minaccia dei Filistei.
Questa scena è tutta uno scontro: di masse, di forme, di linee, che corrisponde a uno scontro di sentimenti: odio e dolore. Questo capolavoro agita intensamente lo spettatore, toccando l'animo di chi lo guarda.

Le Figure Principali e il Loro Significato

Tra le numerose figure che popolano l'affresco, alcune spiccano per la loro importanza e il loro significato:

  • Cristo Crocifisso: Il fulcro emotivo e compositivo, piegato e incurvato dal dolore.
  • San Francesco: Ai piedi di Cristo si prostra San Francesco. Questo personaggio inginocchiato fa da intermediario tra Cristo e gli uomini proprio nel momento in cui questi si dividono e si scontrano. È l’Alter Christus che ricorda ai presbiteri la sua e la loro missione. Si è pensato che la sua presenza fosse un rinvio allo scisma interno dei francescani, divisi tra i cosiddetti "fraticelli" o "Spirituali", seguaci della regola originaria di povertà assoluta, e l'ordine "maggiore", che aveva l'appoggio della Chiesa e si orientava verso la ricchezza e la potenza.
  • Maria e Giovanni: Sul lato sinistro, uniti in un gesto di compassionevole affetto. Cimabue ha innovato l'iconografia tradizionale collocando la Vergine Maria e San Giovanni all’estremità delle due parti terminali del braccio orizzontale della croce. Secondo il Vangelo, essi si trovavano piangenti ai piedi della Croce, ma Cimabue, collocandoli in alto e lateralmente, intende aumentare il sentimento di pietà e del sacrificio.
  • Maddalena: Protesa straziata le braccia verso Cristo, con un gesto di disperazione.
  • San Longino: A destra, il soldato romano che tende la lancia al costato di Cristo in un pietoso gesto.
  • I Filistei: Il gruppo di oppositori di Cristo, che gridano e mostrano rabbia.
Nel gruppo di destra, compare un viso più realistico degli altri, che sembra essere l'autoritratto di Cimabue.

Dettaglio delle figure dolenti nella Crocifissione di Cimabue

Le Condizioni Attuali dell'Affresco e la "Negativizzazione" dei Colori

Il tempo non è stato clemente con quest’opera grandiosa. L'affresco è visitabile presso la Basilica di San Francesco d’Assisi, nonostante le sue condizioni non siano delle migliori. La biacca, o bianco di piombo, usata nelle mescolanze dei colori chiari, si è ossidata nel corso dei secoli, portando a un'inversione dei colori chiari e trasformando parzialmente il dipinto in una sorta di negativo fotografico. Oltre a ciò, fenomeni abrasivi e dilavamenti hanno cancellato parti del dipinto, senza tuttavia oscurarne del tutto la grande potenza espressiva. Dei colori originari rimane solo un frammento preziosissimo, perché ci dà l'idea di quello che doveva essere in origine questo dipinto. Proprio in questo frammento si scopre una sofisticata e sorprendente gamma di colori, con l'accostamento del rosa al verde marcio, all'ocra e al marrone, creando una gamma delicata, raffinata e di effetto.

Il restauro della Maestà del Cimabue

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