Casi di Morte Legati a Esorcismi e Credenze sulla Possessione Demoniaca

La storia è costellata di tragici eventi in cui individui sono stati sottoposti a riti di esorcismo, talvolta con esiti fatali, a causa della convinzione di essere posseduti dal demonio. Questi episodi, che richiamano antiche credenze, si manifestano ancora oggi, portando a conseguenze estreme per le vittime.

Recenti Condanne per un Rito Mortale in Germania

In un episodio recente, una donna sudcoreana è stata condannata a sei anni di carcere per l’omicidio della cugina. Il delitto è avvenuto durante un presunto rito di esorcismo in una camera dell'Intercontinental Hotel di Francoforte sul Meno, in Germania. La vittima, dopo aver manifestato quelli che apparivano sintomi di una crisi convulsiva, è stata sottoposta a torture per due ore.

Al momento del fatto, nella stanza erano presenti anche i figli della vittima, di 22 e 19 anni. Secondo il procuratore Nadjia Niese, gli aguzzini sono stati "spietati e insensibili", un caso che lei stessa non aveva "mai visto nulla di simile". Per complicità, tutti i partecipanti al rito, inclusi i figli della donna vittima, sono stati condannati a pene che vanno dai diciotto mesi ai due anni.

Illustrazione stilizzata di una scena di tribunale o di giustizia per omicidio rituale

Il Precedente Agghiacciante: Il Caso di Anneliese Michel

Il tragico evento di Francoforte richiama alla memoria uno dei delitti più agghiaccianti avvenuti a causa di pratiche di esorcismo, anch'esso in Germania: l'omicidio di Anneliese Michel. Diagnosticata da bambina con una forma di depressione caratterizzata da attacchi di epilessia, i suoi sintomi si accentuarono durante l'adolescenza.

Questi sintomi indussero i genitori a sottoporla a una serie di riti di esorcismo che si protrassero per quasi 10 mesi, dal settembre 1975 al giugno 1976, con sedute tre volte alla settimana. Anneliese morì a 25 anni per disidratazione e denutrizione. Convinta di essere posseduta da sei demoni, nei rari momenti di tregua dalla malattia, passava il tempo inginocchiata a pregare, arrivando a fratturarsi entrambe le ginocchia.

Solo alcuni degli attori di questa tragica vicenda - due chierici e i genitori - furono processati e condannati a una pena di sei mesi di reclusione per omicidio colposo. I due preti esorcisti non subirono alcuna condanna. Nonostante la Santa Sede stessa si sia interrogata sulla possessione della ragazza, non acconsentì ad abolire il rito dell'esorcismo, come richiesto. Il caso ha ispirato diversi film, tra cui ‘The Exorcism of Emily Rose' e ‘Requiem'.

L'ESORCISMO DI ANNELIESE MICHEL

Altri Casi di Morte Durante Pratiche Esorcistiche

Numerosi sono gli omicidi avvenuti durante pratiche esorcistiche improvvisate in varie parti del mondo:

  • Nel 2011, in Virginia (Stati Uniti d'America), Eder Guzman-Rodriguez fu condannato per aver picchiato a morte la figlioletta Jocelyn. La bambina fu trovata nel suo letto, circondata da Bibbie, dove il padre l'aveva soffocata durante il "rito". All'esterno dell'abitazione, i vicini erano riuniti in preghiera, associandosi alla pratica.
  • Nel 2005, una giovane suora in Romania fu lasciata morire di fame e sete da un prete durante un rito di esorcismo, legata a una croce e imbavagliata.
  • Nel 1993, Maria Ilenia Politanò, una bambina di sei mesi, fu uccisa a Polistena (Reggio Calabria) durante un rito esorcistico improvvisato dai parenti, legata a una croce di legno e lasciata morire.

La Crocifissione di Suor Maricica Irina Cornici a Tanacu, Romania

Il caso della giovane suora in Romania nel 2005 si riferisce a Suor Maricica Irina Cornici, morta a soli 23 anni. Era giunta al convento della Santa Trinità di Tanacu, nella Romania orientale, in cerca di pace e sicurezza, ma trovò una fine atroce.

Vita e Contesto di Irina Cornici

Irina Cornici era una bambina tranquilla e non parlava molto. La sua infanzia fu segnata dalla tragedia del 1982, quando suo padre Ion Cornici si impiccò in casa a Jana, un villaggio sperduto nella contea di Vaslui. Dopo questo evento, lei e suo fratello Vasile furono affidati all’orfanotrofio Casa de copii di Barlad.

Fino alla fine del liceo, i rapporti tra Irina e il fratello Vasile non furono molto stretti. Vasile, più irrequieto e aggressivo, lasciò l'orfanotrofio a sedici anni per essere adottato da una famiglia a Cuptoare. Il riavvicinamento dei fratelli in età adulta sembra sia stato motivato dallo spaesamento e dalla paura di lasciare l'ambiente protettivo dell'orfanotrofio.

Chi l'ha conosciuta la ricorda come una bambina inizialmente chiusa che, crescendo, divenne più socievole. Era considerata forte e stabile, fisicamente e psicologicamente, mai malata o stanca, sempre disponibile. Amava giocare a calcio con i maschi, come difensore, e aveva una voce profonda. Al liceo agricolo di Barlad, che frequentò con buoni risultati, sviluppò gusti tipici delle ragazze occidentali, amando Celine Dion e la musica leggera romena. Nessuno le ricordava fidanzati o cotte adolescenziali.

La sua migliore amica, Paraschiva Anghel, fu la prima a entrare nel monastero di Tanacu. Irina e Vasile andarono a trovarla per la prima volta il 5 aprile 2005.

Alla fine del liceo, Irina aveva superato i test psicoattitudinali per lavorare come baby-sitter in Germania. Lavorò per una famiglia di medici a St. Oswald, in Baviera, per diversi mesi in quattro occasioni. Si integrò bene, fece amicizie, era allegra e serena. Continuava a giocare a pallone con i maschi, indossando la maglia del Bayern di Monaco, amava mele e patate fritte e guardava i film di Jackie Chan.

Risparmiava su tutto per mettere da parte 4 mila euro con l'obiettivo di comprare una casa. Sigrid Niemann, la sua datrice di lavoro tedesca, dichiarò che Irina non si era mai permessa nemmeno un lecca lecca e che avrebbe dovuto tornare in Germania a luglio, con visto e permesso di lavoro già pronti. Tre mesi prima, però, Irina era entrata in convento.

Le sue lettere alla madre naturale, seppur brevi, mostravano la volontà di mantenere i rapporti con la famiglia d'origine. Il suo progetto di vita era quello di acquistare una casa e crearsi un futuro, avendo persino già individuato un'abitazione a Cuptoare e quasi raggiunto la somma necessaria.

Foto di una chiesa ortodossa rurale o di un monastero in Romania

Il Presunto Esorcismo e la Morte di Irina

Irina, arrivata a Santa Trinità solo tre mesi prima per far visita a un'amica, si era trovata bene nell'atmosfera del monastero e aveva deciso di rimanervi. Secondo i medici, la giovane era probabilmente malata di schizofrenia. Tuttavia, l’abate Petru Daniel Corogeanu non esitò a pensare al maligno e ad agire di conseguenza.

Suor Maricica Irina Cornici fu crocifissa perché ritenuta «posseduta» dal demonio. Fu legata a una croce di legno e privata di acqua e cibo. Per non disturbare, le fu imbavagliata la bocca con un asciugamano, lasciandola a soffrire per tre giorni, fino alla morte per soffocamento.

Questo barbaro rito di esorcismo fu ordinato dal padre superiore, Petru Daniel Corogeanu, e messo in atto da quattro consorelle, a seguito dei comportamenti inusuali di Irina. Secondo le prime perizie degli investigatori, la morte di Irina risalirebbe a mercoledì (prima del ritrovamento) per asfissia. La giovane fu trovata ormai senza vita il 15 giugno 2005, quando alcune sue compagne chiamarono finalmente un’ambulanza, ma non c'era più nulla da fare.

Illustrazione o foto artistica che simboleggia isolamento e sofferenza in un contesto religioso

Le Indagini, le Reazioni e le Contraddizioni

Il procuratore di Vaslui, Ovidiu Berinde, che condusse le indagini, incriminò i cinque religiosi (padre Daniel e le quattro suore) per sequestro e omicidio. Il Patriarcato avviò una sua inchiesta parallela. Quando i rappresentanti della diocesi di Husi si presentarono a Tanacu per parlare con padre Daniel, questi si era barricato nel convento.

Il monastero, situato in una zona remota, era difeso da un gruppo di volontari, pronti a proteggere il luogo e i suoi occupanti da chiunque fosse considerato un profanatore, inclusi i giornalisti. Questi volontari, tra cui un ex compagno di orfanotrofio di Irina, difendevano strenuamente padre Daniel. Uno di loro espresse un forte disprezzo per i cattolici romani e le loro dottrine, evidenziando una profonda spaccatura religiosa e culturale e sostenendo che "Nel 1054 l’albero del cristianesimo si divise in due rami, quello morto era il ramo romano".

Gli abitanti del villaggio accorsero in sua difesa, arrivando ad aggredire l’inviato clericale. Secondo il portavoce della chiesa ortodossa Costel Stoica, si trattava di un episodio "deprecabile". La diocesi intendeva indagare anche sulle condizioni psicologiche di padre Corogeanu. Quest'ultimo, tuttavia, non apparve minimamente turbato, dichiarando tranquillamente ai giornalisti: «Non riesco a capire tutto il clamore intorno a questa vicenda. L’esorcismo è una pratica comune nell’ortodossia romena e i miei metodi non sono affatto inediti per i miei colleghi». Un punto di vista completamente smentito dai rappresentanti del Patriarcato.

I volontari sostenevano che padre Daniel fosse un santo, capace di liberare decine di posseduti dal demonio, che "esiste, è ovunque, e l’unico modo di sconfiggerlo passa attraverso l’esorcismo". La risposta riguardo alla morte di Irina fu sconvolgente: «Irina non ha confessato tutto, capisci? E se non dici tutto al tuo confessore, il diavolo può impossessarsi della tua anima. Padre Daniel si è subito accorto che Irina non aveva raccontato tutto. Magari era lesbica, magari aveva abortito». Questa versione fu ripetuta anche da Vasile, il fratello di Irina, che viveva nel monastero: «Quando è arrivata stava bene, ma poi non la riconoscevo più. Il diavolo era entrato in lei perché non aveva detto tutto in confessione. Io ho deciso che rimanesse nel monastero perché era l’unico modo per guarirla. Non so perché Irina è morta, so solo che padre Daniel ha fatto tutto secondo le Sacre scritture».

Un giovane monaco, anch'esso difensore di padre Daniel, affermò che la gente non capisce che "il diavolo esiste e che per combatterlo la medicina è inutile, occorrono la preghiera e i rituali, per tenere fermo un indemoniato non bastano venti persone ed è necessaria la croce".

Padre Daniel e le quattro monache coinvolte rischiano fino a 25 anni di carcere per omicidio e sequestro di persona.

L'ESORCISMO DI ANNELIESE MICHEL

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