Il Vangelo di Marco presenta un quadro vivido e dinamico del ministero di Gesù, caratterizzato fin da subito da un crescente conflitto con le autorità religiose ebraiche, in particolare gli scribi e i farisei. Questo scontro non è meramente aneddotico, ma serve a rivelare l'identità messianica di Gesù e la natura rivoluzionaria del suo messaggio rispetto alle interpretazioni legalistiche della Legge.
La Struttura delle Controversie in Marco 2-3,6
I capitoli 2 e i primi versetti del capitolo 3 del Vangelo di Marco costituiscono una sezione omogenea, costruita con attenzione e vivacità pittorica. In essa, Gesù si trova di fronte a cinque episodi in cui viene criticato dagli scribi e dai farisei, i quali contestano gesti che a loro paiono sbagliati o in contrasto con la Legge. Questa critica, talvolta espressa a viva voce, talvolta silenziosa, provoca per cinque volte una risposta da parte di Gesù che chiarisce il motivo del suo comportamento e la sua autorità divina.
Questi cinque episodi sono uniti da un tema conduttore e sono legati tra loro in più modi:
- I primi due episodi si richiamano: in uno Gesù rimette i peccati a un peccatore, nell'altro chiama un peccatore alla sua sequela.
- Gli ultimi due si richiamano per il tema del sabato: in uno i discepoli di Gesù violano il sabato raccogliendo e mangiando delle spighe di grano, nell'altro è Gesù stesso che viola il sabato guarendo un malato.
- Il primo e l'ultimo episodio si richiamano per una guarigione e una protesta silenziosa (il paralitico e l'uomo con la mano inaridita).
- Il secondo e il quarto episodio si richiamano per Gesù a mensa con i peccatori e i discepoli che mangiano spighe dei campi.
- Il terzo episodio, dove Gesù si presenta come lo sposo, rimane isolato e centrale, con tutto il resto che quasi ruota attorno a questa affermazione.
Queste cinque controversie hanno il compito di presentare vari tratti dell’identità di Gesù e, raccontando della progressiva opposizione verso di lui, sono anche lo specchio delle difficoltà che la primitiva comunità cristiana ha dovuto affrontare per non lasciarsi allontanare dallo stile di Gesù e aprirsi agli impuri ed esclusi.
Le Singole Controversie
1. La Guarigione del Paralitico e il Perdono dei Peccati (Mc 2,1-12)
Gesù rientra a Cafarnao e la gente si accalca attorno alla porta di casa per ascoltarlo. Quattro persone, portando un paralitico, non potendo entrare a causa della folla, scoperchiano il tetto e calano la barella ai piedi di Gesù. Gesù, "vedendo la loro fede", pronuncia parole sorprendenti: "Figliolo, ti sono perdonati i peccati". Tali parole scandalizzano gli scribi presenti, che pensano in cuor loro: "Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo? Bestemmia!".
Gesù, conoscendo il loro pensiero, li interroga: "Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”?" Per dimostrare la sua autorità, aggiunge: "Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua". Il paralitico si alza e cammina, confermando così la verità della dichiarazione di Gesù sul suo potere di rimettere i peccati.

2. La Chiamata di Levi e il Pasto con i Peccatori (Mc 2,13-17)
Gesù, sempre in movimento, esce di nuovo lungo il mare. Passando, vede Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte. Levi era un pubblicano, cioè raccoglieva le imposte per Roma ed era considerato un peccatore disprezzato dal popolo. Gesù gli rivolge una sola parola: "Seguimi". Levi, alzatosi, lo seguì, un fatto così inverosimile che deve aver stupito lui stesso. Questo gesto rappresenta un cambio di vita radicale per Levi.
Successivamente, Gesù si trova a tavola in casa di Levi (o nella "sua casa", riferendosi a Gesù stesso nel testo greco), in compagnia di molti pubblicani e peccatori. Questo comportamento suscita nuovamente la critica degli scribi e dei farisei, che domandano ai suoi discepoli: "Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?". I pubblicani erano considerati strozzini e collaboratori degli occupanti romani, e mangiare con loro equivaleva a contaminarsi. La risposta di Gesù è chiara: "Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori".

3. La Questione del Digiuno (Mc 2,18-22)
I discepoli di Giovanni e i farisei erano soliti digiunare, una pratica religiosa significativa. Essi si avvicinano a Gesù e gli chiedono: "Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?".
Gesù risponde con una metafora nuziale: "Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno". Nel linguaggio biblico, il termine "sposo" indica in assoluto Dio, lo sposo del popolo eletto. Definirsi lo sposo significa per Gesù affermare nuovamente la propria divinità. Egli inaugura un tempo di festa e di nuova alleanza, come suggeriscono i detti sul "pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio" e sul "vino nuovo in otri vecchi", che sottolineano la necessità di accogliere la novità del suo messaggio con un approccio rinnovato, poiché "non si possono accogliere le cose nuove se non si diventa nuovi".

4. I Discepoli e le Spighe di Sabato (Mc 2,23-28)
Un altro incidente avviene di sabato, mentre Gesù e i suoi discepoli camminano tra i campi di grano e i discepoli si mettono a cogliere le spighe. Questo gesto viene interpretato dai farisei come un'infrazione della Legge, poiché strappare spighe equivale a mietere e sfrecarle tra le mani a trebbiare, azioni proibite nel giorno di sabato. I farisei rimproverano Gesù: "Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?".
Gesù si difende richiamando un precedente biblico: Davide, che si trovò nel bisogno e mangiò i pani dell'offerta, leciti solo ai sacerdoti. La sua risposta culmina nell'affermazione: "Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!" E aggiunge: "Il Figlio dell’uomo (cioè Gesù stesso), è padrone anche del sabato". Questo proclama di signoria sul sabato, elemento centrale della Legge giudaica, equivale a dichiarare la propria divinità e a riaffermare che la legge è al servizio dell'uomo, non viceversa.

5. La Guarigione della Mano Inaridita di Sabato (Mc 3,1-6)
Il culmine delle controversie si svolge nella sinagoga, ancora in giorno di sabato. È presente un uomo con una mano inaridita (un braccio rattrappito). I farisei osservano attentamente per vedere se Gesù lo guarisce di sabato, con l'intento di accusarlo, poiché la loro interpretazione legalistica proibiva di curare in quel giorno. Gesù, sentendo l'atmosfera di attesa silenziosa, prende l'iniziativa e chiede all'uomo di mettersi al centro.
Poi pone una domanda diretta ai presenti: "È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?". Nessuno risponde. Gesù reagisce a quel silenzio con "indignazione" e "rattristato per la durezza dei loro cuori". Ordina all'uomo di stendere la mano, ed egli la stende e viene guarito. Di fronte a questo atto di amore e misericordia, i farisei, alleandosi con gli erodiani (il potere politico), "tennero consiglio per condannarlo a morte". In questo episodio, Marco evidenzia il silenzio eloquente delle parti, l'ira e la tristezza di Gesù di fronte alla chiusura mentale, e la grave conseguenza: l'alleanza tra potere religioso e politico per eliminare Gesù.

La Critica di Gesù alla Tradizione degli Anziani (Mc 7,1-23)
In un episodio successivo, si riuniscono attorno a Gesù farisei e scribi venuti da Gerusalemme. La loro critica si concentra sul fatto che i discepoli di Gesù prendono cibo con "mani impure", cioè non lavate secondo la "tradizione degli antichi". Questa tradizione prevedeva elaborate abluzioni e altre osservanze rituali, che i farisei ritenevano essenziali per la purezza e per ricevere la benedizione divina. Per i poveri, osservare centinaia di queste norme era praticamente impossibile, trasformando la legge in una prigione anziché una fonte di pace.
Gesù risponde con una critica severa, citando il profeta Isaia: "Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini»". Gesù li accusa di essere "veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione".
Un esempio concreto citato da Gesù riguarda il "Korbàn". Se uno dichiarava al padre o alla madre che ciò che avrebbe dovuto usare per aiutarli era "Korbàn" (offerta sacra a Dio), non gli era più consentito fare nulla per i genitori, annullando così il comandamento divino di "Onora tuo padre e tua madre" a favore di una tradizione umana. La traduzione italiana attenua l'estrema severità della critica di Gesù. Il verbo greco aphíēmi significa abbandonare o addirittura cancellare, mentre kratéō significa avere potere, possedere o custodire. Gesù li accusa di calpestare il comandamento di Dio per seguire prescrizioni umane che rispondono più a convenienze sociali che alla santità divina.
Questa è un’accusa che demolisce radicalmente tutta l’impalcatura religiosa costruita dal giudaismo lungo i secoli, dove l’insegnamento rabbinico aveva assunto un ruolo eccessivo, soppiantando la tradizione scritta. Gesù non vuole modificare la Legge di Dio, ma farla risplendere nella sua originaria bellezza, chiedendo di mettere da parte le numerose prescrizioni legali per ripartire dalla semplicità della Parola.
Infine, Gesù chiarisce la sua dottrina sulla vera purezza, rivolgendosi alla folla: "Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro". E ai suoi discepoli precisa: "Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza". Questo insegnamento sposta l'attenzione dalla conformità esteriore alle pratiche rituali alla condizione morale interiore del cuore umano.
Il battesimo di Gesù
Il Contesto della Critica e l'Ipocrisia Farisaica
Il maestro Gesù critica il formalismo vuoto e sterile di certe pratiche religiose, condannando la presunzione degli scribi e dei farisei che pensavano di poter incasellare la relazione con Dio in un rigido schema di "dare-avere". La loro casistica esasperata, unita alla ricerca di sicurezza tradotta in pratiche rituali, finiva per soffocare la novità, la bellezza e la fantasia di Dio. Le critiche di Gesù riguardano problemi di ipocrisia e illustrano le differenze tra stati morali interni ed esterni.
Essi insegnavano la legge, ma non praticavano alcune delle parti più importanti di essa: giustizia, misericordia e fedeltà a Dio. Presentavano un’apparenza di "pulizia" (autocontrollo, non coinvolti in questioni carnali), eppure erano sporchi all’interno, ribollendo di desideri mondani nascosti e carnalità. Si esibivano come giusti a causa della loro scrupolosa osservanza della legge, ma in realtà non lo erano: la loro maschera di giustizia nascondeva un mondo interno segreto di pensieri e sentimenti empi, pieni di malvagità. Gesù vuole smascherare le false certezze religiose che conducono nel vicolo cieco dell’autocelebrazione e non certo alla conoscenza del Dio vivo.