Iconografia del Cristo Pantocratore e dei Quattro Evangelisti

La cosiddetta Porta del Vescovo è sormontata da un protiro cinquecentesco al cui interno si trova il gruppo scultoreo della Maiestas Domini.

Il Gruppo Scultoreo della Maiestas Domini

Il Cristo Pantocratore

Al centro del gruppo scultoreo vi è il Cristo Pantocratore seduto in trono. Nella mano sinistra Egli tiene il libro delle Sacre Scritture e la mano destra è alzata in segno benedicente. Il Cristo Pantocratore è rappresentato al centro della mandorla con una triplice fascia rossa, bianca e verde, colori che richiamano la visione del trono di Dio avuta da San Giovanni nell'Apocalisse.

Cristo Pantocratore in trono con mandorla colorata e simbologia evangelica

I Simboli dei Quattro Evangelisti (Tetramorfo)

Attorno al trono del Cristo sono scolpiti i simboli degli evangelisti nella forma iconografica del tetramorfo. Questa rappresentazione si basa su una visione veterotestamentaria del profeta Ezechiele e sulla descrizione neotestamentaria dei “quattro esseri viventi” contenuta nell’Apocalisse.

A destra delle figure centrali sono presenti l’angelo e il leone, che identificano rispettivamente gli evangelisti Matteo e Marco. Alla sinistra si trovano le figure dell’aquila e del bue, che identificano gli evangelisti Giovanni e Luca.

Analisi Storico-Artistica e Confronti Stilistici

Contesto e Attribuzione

Non si conoscono dati documentari precisi relativi a quest'opera. L'affresco, ad esempio, appartiene allo stesso autore dei riquadri con gli apostoli della parete absidale sottostante.

Confronti con Opere Simili

Roccavilla, notando l'alterazione prodotta dalle ridipinture, confrontava il ciclo con l'affresco di San Vincenzo in Cavaglià, ora quasi illeggibile. Segnalava inoltre affinità con quelli di San Bernardo di Sandigliano, ora strappati e posti nel presbiterio della parrocchiale di Sandigliano (ROCCAVILLA A., L'arte nel biellese, Biella 1905, p. 116).

I recensori della mostra al Circolo degli Artisti di Biella (dicembre - gennaio 1959) degli affreschi strappati da San Bernardo di Sandigliano e dalla chiesa cimiteriale di Ponderano (questi ultimi conservati al museo di Biella) ponevano in relazione questi ultimi con il ciclo di Sant'Antonio (VOLPI V., Mostra del restauro, in Eco di Biella, 1/1/1959, p. 5; P.A., Per tramandare ai nostri figli il patrimonio dei nostri vecchi, in Il Biellese, 23/12/1958, p. 5).

Lebole li indica come opera di artista ignoto del secolo XV e sottolinea i raffronti puntuali con la chiesa cimiteriale di Ponderano (LEBOLE D., La chiesa biellese nella storia e nell'arte, Biella 1962, vol. II, p. 35). Il confronto stilistico pare convincente anche se alcune figure degli affreschi del museo di Biella sono più articolate e si differenziano dalla fissità rituale degli apostoli di Sant'Antonio.

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