L'atto di ungere persone e oggetti con le sostanze più diverse, dal grasso animale fino ai preziosi oli profumati, rientra nei riti delle più diverse religioni antiche e moderne. Questa pratica, diffusa in area mediorientale nelle civiltà siriache e cananee, era utilizzata non solo per le persone ma anche per trasferire potenzialità sacre agli oggetti, denotando un profondo significato simbolico e performativo.
Cristo: Il Re e Sacerdote Eternamente Unto
Secondo il trattato "Sulla Trinità" di Faustino Luciferiano, il nostro Salvatore divenne veramente "Cristo" secondo la carne e nello stesso tempo vero re e vero sacerdote. Egli è l'una e l'altra cosa insieme, perché nulla manchi al Salvatore di quanto aveva come Dio. Egli stesso afferma la sua dignità regale, quando dice: "Io sono stato consacrato re da lui sul suo santo monte Sion" (cfr. Salmo 2, 6). Il Padre inoltre attesta la dignità sacerdotale del Figlio con le parole: "Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek" (Salmo 109, 4).
Nell'antica legge il primo ad essere consacrato sacerdote col crisma dell'unzione fu Aronne. Non si dice però "secondo l'ordine di Aronne", perché non si creda che anche il sacerdozio del Salvatore gli sia stato conferito per successione. Il sacerdozio di Aronne si trasmetteva per via ereditaria, non così invece quello del Cristo, perché egli stesso resta eternamente sacerdote, come recita "Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedek". Il Salvatore dunque, secondo la carne, è re e sacerdote.
L'unzione però da lui ricevuta non è materiale, ma spirituale. Infatti coloro che presso gli Israeliti erano consacrati re e sacerdoti con l'unzione materiale dell'olio, diventavano re e sacerdoti, non però tutte e due le cose insieme, ma ciascuno di loro era o re o sacerdote. Solo a Cristo compete la perfezione e la pienezza in tutto, poiché era venuto ad adempiere la legge. Quantunque tuttavia nessuno di loro fosse re e sacerdote insieme, quelli che erano consacrati con l'unzione materiale, o re o sacerdoti, erano chiamati "cristi".
Il Salvatore però, che è il vero Cristo, fu unto dallo Spirito Santo, perché si adempisse quanto era stato scritto di lui: "Per questo Dio, il tuo Dio ti ha consacrato con olio di letizia a preferenza dei tuoi eguali" (Salmo 44, 8). La sua unzione eccelle al di sopra di quella di tutti i suoi compagni perché egli è stato unto con l'olio di letizia, che altro non significa se non lo Spirito Santo. Che questo sia vero lo sappiamo dallo stesso Salvatore, il quale, preso il libro di Isaia e avendovi letto: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione" (Lc 4, 18), proclamò davanti a quelli che lo ascoltavano che la profezia si era adempiuta allora nella sua persona.
Anche Pietro, principe degli apostoli, dichiara che quel crisma, da cui il Salvatore è stato manifestato, è lo Spirito Santo, cioè la stessa potenza di Dio. Negli Atti degli Apostoli, tra le altre cose, dice al centurione Cornelio: "Incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni, Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che erano sotto il potere del diavolo" (At 10, 37-38). Anche Pietro, dunque, afferma che Gesù uomo è stato unto di Spirito Santo e di potenza.

L'Unzione nella Regalità Occidentale: Tra Storia e Simbolismo
Un elemento importante nell'introduzione nella storia europea di un rituale religioso per l'incoronazione è l'unzione. Questa pratica, già nel VI secolo nel regno dei Visigoti, era osteggiata a Bisanzio. La differenza è da ricondurre alla presenza della religione imperiale bizantina, che rendeva inutile il nuovo rito, necessario invece nella regalità occidentale. I Visigoti riprendono esempi biblici dalla Scrittura, che diventa un repertorio di modelli per gli intellettuali delle corti dei nuovi regni romano-barbarici. Questo repertorio forniva un metodo per reintegrare nella regalità cristiana la monarchia sacra delle età passate.
In particolare, il brano di Genesi XV,18, quando Abramo riceve pane e vino dal re-sacerdote di Gerusalemme Melchisedek, fu utilizzato come modello per costruire l'unità tra la funzione regia e quella sacerdotale, tramite lo strumento dell'unzione. Il primo re "unto" tra i Visigoti sarebbe stato Vamba, secondo il Liber de historia Galliae di Giuliano di Toledo (VII sec.). Per i Visigoti, l'unzione era un atto performativo che trasformava un aristocratico in un personaggio della categoria del sacro. In questa fase storica, l'unzione era già utilizzata come gesto simbolico per la confermazione dei catecumeni, l'ordinazione dei preti e dei vescovi, a significare appunto il passaggio a una nuova funzione nell'ambito del sacro.

L'Unzione Sacerdotale nel Giorno del Giovedì Santo
Il "oggi" del Vangelo si riferisce a quel giorno, a Nazaret, quando Gesù si rivelò, per la prima volta, come il Messia, come l'Unto e il Mandato dal Padre. Allora gli fu dato il rotolo del profeta Isaia e lesse le parole: "Lo Spirito del Signore è sopra di me; / per questo mi ha consacrato con l'unzione, / e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio..." (Lc 4,18; cfr. Is 61,1). Quell'oggi nazaretano significava allora l'inizio della missione pubblica di Gesù di Nazaret, l'inizio del Vangelo e "di tutto quello che Gesù fece e insegnò" (At 1,1) in mezzo al popolo della Galilea, Giudea e Samaria.
Oggi, nel Giovedì Santo, si compiono fino alla fine le parole della Scrittura. Inizia quel "triduo" che è, in un certo senso, un solo Giorno: Giorno-Mistero, Giorno-Pasqua. In questo Giorno, Cristo è al termine della sua via terrena e all'apice della sua potenza messianica. Nel Cenacolo, dalla pienezza di questa potenza, nascerà la Chiesa, che si costruisce mediante l'Eucaristia. Nelle ore serali del Giovedì Santo si rinnova l'Ultima Cena, durante la quale Cristo ha lasciato agli Apostoli il sacrificio del suo Corpo e del suo Sangue, l'Eucaristia. Trasmettendo questo suo unico e inesauribile Sacrificio, egli "ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre" (Ap 1,6), ha fatto di noi la Chiesa. I sacerdoti sono coloro che offrono il Sacrificio, e in esso si rivela e si attua il Regno di Dio sulla terra.
I sacerdoti ricevono l'unzione. Nel Giovedì Santo la Chiesa benedice, ogni anno, gli Oli liturgici, mediante i quali essa predica il nuovo "anno di grazia del Signore" (Lc 4,19; cfr. Is 61,2). Nella santa unzione liturgica si ottiene la partecipazione a questa unica, eterna unzione dell'Unto e alla missione del Mandato. Vengono unte le teste e le mani degli uomini, e lo si fa durante la celebrazione dei santi sacramenti della Chiesa. Vengono anche unti gli oggetti e i luoghi dedicati a Dio. L'unzione significa la potenza dello Spirito, data in pienezza al Messia del Signore; significa la grazia, la bellezza e lo splendore della partecipazione alla potenza dello Spirito.
Messa Crismale e Benedizione degli Oli
Il Sacerdozio e la Grazia dello Spirito Santo
Tutti i cristiani sono "unti" in modo particolare e "mandati". Tra quelli che Cristo ha fatto e continua sempre a fare "un regno di sacerdoti", i ministri ordinati sono sacerdoti in modo particolare, sacramentale. Essi hanno attinto in modo particolare alla pienezza di questa potenza messianica che si era rivelata nell'"oggi" del Giovedì Santo di Cristo. Questo "oggi" è il loro Giorno, la loro Festa. Essi sono nati insieme all'Eucaristia, nati insieme alla Chiesa nel Cenacolo dell'Ultima Cena. Istituendo il Sacrificio, dal quale si costruisce costantemente la Chiesa, Cristo insieme ha benedetto i sacerdoti, ministri del suo Sacrificio, dicendo: "Fate questo... in memoria di me" (1Cor 11,25).
È lo Spirito Santo ad essere all'origine del ministero, della vita e della vitalità di ogni Pastore. Senza lo Spirito del Signore non c’è vita cristiana e, senza la sua unzione, non c’è santità. Egli è il protagonista ed è "lo Spirito che dà la vita" (Gv 6, 63). L'apostolo Paolo scrisse che "la lettera uccide, lo Spirito invece dà vita" (2 Cor 3, 6) e parlò della "legge dello Spirito, che dà vita in Cristo Gesù" (Rm 8, 2). Senza di Lui neppure la Chiesa sarebbe la Sposa vivente di Cristo, ma al più un’organizzazione religiosa. Siamo "templi dello Spirito Santo" che "abita in noi" (cfr. 1 Cor 6, 19; 3, 16), e abbiamo bisogno ogni giorno di dire: "Vieni, perché senza la tua forza nulla è nell’uomo".
Ciascun sacerdote può fare proprie le parole "Lo spirito del Signore è sopra di me; perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione" (Is 61, 1). Senza merito, per pura grazia, i sacerdoti hanno ricevuto un'unzione che li ha fatti padri e pastori nel Popolo santo di Dio. Dopo la prima "unzione" che avvenne nel grembo di Maria, lo Spirito scese su Gesù al Giordano. In seguito a ciò, come spiega San Basilio, "ogni azione [di Cristo] si andava compiendo con la compresenza dello Spirito Santo". Con la potenza di quella unzione, infatti, Gesù predicava e operava segni, in virtù di essa "da lui usciva una forza che guariva tutti" (Lc 6, 19). Gesù e lo Spirito operano sempre insieme, come le due mani del Padre che ci abbracciano e ci risollevano.
Gli Apostoli furono scelti e la Parola cambiò la loro vita, ma la Pasqua li portò a confrontarsi con le loro inadeguatezze. Il "non conosco quest’uomo" (Mc 14, 71) di Pietro non fu solo una difesa, ma un'ammissione di ignoranza spirituale. Gesù promise loro il Paraclito, e fu quella "seconda unzione", a Pentecoste, a trasformare i discepoli, portandoli a pascere il gregge di Dio e non più sé stessi. Quell'unzione di fuoco estinse la loro religiosità centrata su sé stessi: accolto lo Spirito, evaporarono le paure e i tentennamenti, e gli apostoli non rimasero più chiusi, ma uscirono a predicare nel mondo.
Un simile itinerario abbraccia la vita sacerdotale e apostolica. Anche per i sacerdoti c'è una prima unzione, una chiamata d’amore, su cui scende la forza dello Spirito che consacra. Poi, giunge la tappa pasquale, un momento di crisi che si manifesta in delusioni, fatiche, debolezze, abitudinarietà. Questa tappa è un crinale decisivo, da cui si può uscire male, planando verso una certa mediocrità, o può diventare la svolta del sacerdozio. È il momento in cui si è chiamati a essere "abbastanza umili per confessarci vinti dal Cristo umiliato e crocifisso, e per accettare di iniziare un nuovo cammino, quello dello Spirito, della fede e di un amore forte e senza illusioni".
È il tempo di una "seconda unzione", una seconda chiamata, dove accogliere lo Spirito non sull’entusiasmo dei sogni, ma sulla fragilità della realtà. È un’unzione che fa verità nel profondo, che permette allo Spirito di ungere le debolezze, le fatiche, le povertà interiori. Allora l’unzione profuma nuovamente: di Lui, non di noi. La maturità sacerdotale passa dallo Spirito Santo, si compie quando Lui diventa il protagonista della vita, trasformando prospettiva anche delusioni e amarezze. Riscopriamo che la vita spirituale diventa libera e gioiosa quando si lascia allo Spirito l’iniziativa, disponendosi a servire dove e come ci viene chiesto. Il nostro sacerdozio non cresce per rammendo, ma per traboccamento.
Custodire l’unzione significa invocare lo Spirito come respiro di ogni giorno, lasciandosi spingere da Lui a combattere le falsità e rigenerare nell’adorazione. Lo Spirito è l'armonia, e la crea in Cielo e in terra, nella Chiesa. Suscita la diversità dei carismi e la ricompone in unità, creando una concordia che non si fonda sull’omologazione, ma sulla creatività della carità. Si pecca contro lo Spirito che è comunione quando si diventa strumenti di divisione, per esempio col chiacchiericcio, che fa il gioco del nemico. È indispensabile che chi annuncia la parola di Dio si dedichi prima al proprio modo di vivere, ascoltando lo Spirito che è il maestro interiore.

I Sacramenti dell'Unzione nella Liturgia Cattolica
Nella liturgia cattolica, il rito dell'unzione consiste nell'applicare il sacro crisma su persona o cosa per consacrarla. Tale rito avviene in diversi sacramenti e atti liturgici:
- Nel battesimo, insieme all'unzione con l'olio dei catecumeni.
- Nella cresima (o Confermazione).
- Nell'ordinazione di sacerdoti e vescovi.
- Nella dedicazione delle chiese e degli altari.
L'unzione con l'olio santo si ha nel rito dell'unzione degli infermi (comunemente detta estrema unzione). Secondo la precisazione del Concilio Vaticano II, il tempo opportuno per ricevere questo sacramento ha inizio quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, incomincia a essere in pericolo di morte, inteso nel senso più largo possibile (Sacrosantum concilium, 73).
Il sacramento è amministrato da un sacerdote che con l'olio benedetto (materia del sacramento) unge la fronte e le mani del malato, accompagnando il gesto con una breve preghiera (forma del sacramento) intesa, se necessario, a ottenere il perdono dei peccati commessi. La Costituzione conciliare sulla sacra liturgia (art. 74) prevede un Rito continuo degli infermi, un unico rito in cui si conferiscono all’infermo successivamente la confessione, l’unzione e il viatico (o comunione per viatico).
