L'Anima del Coro Parrocchiale: Impegno, Spiritualità e Armonia

Il coro parrocchiale è molto più di un semplice insieme di voci; è un cuore pulsante della comunità, un veicolo di fede e un ponte tra il divino e l'umano. Comprendere il suo ruolo profondo, le sfide e le gioie che comporta, è fondamentale per tutti i suoi membri e per chi lo guida.

Il Vero Significato dell'Essere Coro

Essere coro vuol dire essere una sola cosa, cantare ad un’unica voce, esprimere con un solo palpito un’emozione, un pensiero, una preghiera. Significa dare insieme un significato alle parole, ai testi proclamati e annunciati, e far meglio percepire a chi ascolta un messaggio. Coro significa unirsi, mettere da parte la propria voce, il proprio “io” per dar suono a un “noi”, allontanando la solitudine di una singola voce per farla confluire in un'unica armonia. Non ci sono più l'individuo che canta, con una bella o brutta voce, né il "mio", il "tuo", il "suo", ma vale solo il "noi" espresso coralmente durante una prova o un’esecuzione.

Partecipare a un coro significa accogliere e abbracciare un gruppo non solo formato da sezioni corali, ma da tante donne e uomini, mettersi a fianco e camminare insieme. Solo così la vocalità prodotta potrà essere definita "corale". Essere coro significa essere famiglia, condividere esperienze, vissuti, emozioni, momenti tristi e felici. Nel coro si piange sempre con chi è nel pianto e si gioisce sempre con chi è nella gioia. È proprio dei musicisti e cantori immedesimarsi in ciò che si vive e in ciò che si canta.

Un coro è condivisione, è fiducia, è appoggiarsi sulla voce di chi ti sta di fianco nella tua sezione. Scegliere di cantare in coro significa spesso mettersi da parte e dare la possibilità ad altri di esprimersi, di imparare, di fare il loro primo passo, dandogli l'opportunità di spiccare il volo. Nel coro ci si deve ascoltare: non basta sentire il compagno di fianco o di fronte, e non basta udire un insieme di suoni. L'ascolto non è una scelta opzionale, occorre imparare a farlo.

Ogni coro è una realtà viva che può offrire tanto, musicalmente certo, ma non si ferma solo alla condivisione di un pentagramma. Le sezioni sono una famiglia nella famiglia: soprani, contralti, tenori e bassi non condividono tra loro solo un registro vocale. Essi condividono sensazioni, pensieri e intenzioni che confluiscono tutte nell’unica voce prodotta nel momento di un attacco vocale. Questo vale per ogni coro, che sia a voci pari o dispari, femminile o maschile, di voci bianche o virili, che canti musica antica o contemporanea.

Foto di un coro parrocchiale che canta con espressione di gioia e unione

Il Coro al Servizio della Liturgia

Il valore dell'essere coro è ancora maggiore quando offre il suo servizio per la Musica Sacra, per la Liturgia e per le Celebrazioni che si susseguono durante tutto l’anno liturgico. Un coro, all’interno di una Celebrazione, non solo canta, ma accompagna, proclama, racconta, crea un contesto, prepara gli ascoltatori alla comprensione, offre spunti soffermandosi su alcuni momenti, allunga aspetti salienti di un rito, evidenzia e scandisce ogni momento.

Se cantare un verso poetico o di prosa richiede impegno, studio e conoscenza, cantare un testo sacro o la stessa Parola divina necessita di una consapevolezza ancora più profonda dell'importanza del servizio. Innumerevoli fonti, agiografiche, storiche e canoniche, segnalano quanto sia fondamentale cantare e quale sia il ruolo del canto all’interno della Liturgia. Non per ultima, la Bibbia, in particolare nei Salmi, richiama il ruolo della musica e del canto nella lode al Creatore.

Leggere, proclamare o cantare un salmo non sono la medesima cosa; la Liturgia delle Ore è un esempio concreto di meditazione sul canto. Il canto liturgico chiede al coro, che interpreta, di farsi voce anche dell’Assemblea, di cantare per tutti coloro che una voce non la possiedono, di rendere presenti con il proprio canto tutti coloro che sono lontani o assenti, e non per ultimo di trainare il popolo che desidera cantare così come può, percependo tutto il bello della lode spontanea di una comunità. Cantare in un coro di musica sacra o in un coro al servizio della liturgia presuppone la consapevolezza di prestare la propria voce per dar voce alla Parola, per dar voce a un Rito, perpetrando così la tradizione (dal latino trādĭtĭo) che la Chiesa nei secoli ha offerto a partire dal canto gregoriano.

Un coro può anche essere chiamato a sostenere la missione "ad gentes", contribuendo a suscitare una corale presa di coscienza missionaria intorno alla Mensa del Corpo e del Sangue di Cristo, ricordando che la Chiesa raccolta intorno all’altare comprende meglio la sua origine e il suo mandato missionario.

Infografica: ruolo del coro nella liturgia (accompagnamento, proclamazione, guida)

La Musica come Linguaggio Universale e di Fede

Come nasce il bisogno di cantare? Quando abbiamo dentro qualcosa come dei sentimenti forti, che non sappiamo esprimere perché non abbiamo le parole giuste, ma che non vogliamo tacere, allora il canto nasce per questa urgenza di dire quello che non sappiamo articolare con un linguaggio molto chiaro; si potrebbe chiamare canto di giubilo. Come recita il Salmo 149:1: "Cantate al Signore un cantico nuovo". Il salmo "Cantate a Lui un canto nuovo, cantate a Lui con arpe" significa cantare con questo desiderio di potergli comunicare quello che non gli sappiamo dire, ma che non possiamo tacere: il bene che Gli vogliamo.

È un linguaggio universale, un modo per farsi capire e comunicare con tutti. È un essere credenti in modo gioioso, una confessione di fede lieta e canora, non una confessione di fede pesante, fatta di pensieri, dottrine, comandamenti, precetti o concetti, ma una pura gioia per essere liberi, come un grido di felicità, un suono di letizia. Mentre si canta per piacere e con gioia, allo stesso tempo si imparano grandi cose: la dottrina, cioè le cose difficili e pesanti, con la grazia, ovvero la dolcezza delle note musicali che si incrociano fra loro e giocano per creare un linguaggio di comunione.

Nelle corali si deve sentire e ascoltare la voce e il suono dell’altro, altrimenti si stona. Ma una voce non è uguale a quella di un’altra voce; per cui è solidarietà e unità, e nella differenza il canto mette insieme le diversità e le fa diventare bellezza. Questa è la Chiesa: ascolto dell’altro, non c’è parola senza ascolto, vita di fraternità.

Le pause, di cui è fatta la musica, sono importanti segni di non precipitazione, di non impazienza, perché se non c’è pausa non c’è ritmo. Se non c’è l’ascolto non c’è l’armonia che fa andare in profondità l’armonia. La pausa permette di dare il ritmo, ma significa anche aspettare l’altro suono, è come aspettare l’altra persona, l’altra vita, la verità che viene dall’alto, il suono di Dio.

Immagine simbolica: note musicali che si trasformano in elementi di fede o preghiera

Il Ruolo del Cantore: Artista Davanti a Dio

Chi è il cantore? Chi è uno che fa musica? Sono senz’altro artisti, non per uno spettacolo davanti al mondo, come è di moda al giorno d’oggi, ma davanti a Dio. Dio desidera che davanti a Lui non siamo degli artisti nel senso mondano, perché se si canta il motivo è che il mistero di Dio, la sua grandezza, ha lasciato un’impressione sulla nostra vita.

Il servizio del cantore è dedicarsi con arte a stimolare il popolo alla preghiera. Nella comunità e nell’assemblea, i cantori sono coloro in grado, con il canto e la musica, di perforare l’indifferenza e suscitare la risposta. Quando c’è una bella musica o un bel canto nella liturgia, le persone diventano più emotive; viene vinta l’indifferenza e si crea una breccia. I cantori fanno sì che l’assemblea reagisca, sia reattiva e non passiva, contribuendo a risvegliare ciò che ciascuna persona in Chiesa custodisce nel segreto. Se l’assemblea stessa ha una disponibilità alla risposta, il senso del canto è che tutti cantino ispirati e stimolati dai cantori.

La liturgia ha bisogno del cantore perché l’assemblea liturgica è spesso come il cosmo che è pieno della gloria di Dio ma non fa udire la sua voce; il canto si fa voce della gloria di Dio. La musica permette alle persone di protendersi, uscire da sé e tendere verso l’alto, cioè verso Dio. Musica e canto sono davvero linguaggi che tengono viva la relazione con il mistero, perché sono esperienze che scuotono e che spingono l’uomo all’incontro.

Non ci si deve sentire inappropriati o paurosi di sembrare non ben intonati, armonici o melodiosi agli orecchi di chi ascolta; davanti a Dio dovremmo immaginarci sempre in grande difficoltà quotidianamente, e proprio per questo il nostro canto è un'offerta sincera.

Suggerimenti per i Coristi e i Direttori: Sfide e Opportunità

L'esperienza di un coro parrocchiale, spesso composto da dilettanti di varie età, presenta sfide uniche ma anche grandi opportunità di crescita e servizio.

L'Impegno nell'Apprendimento Musicale

Per cantare nel coro non occorre alcuna pregressa conoscenza musicale né vocale, serve solo aver voglia di cantare e dedicare del tempo alla crescita e allo studio, in un contesto sereno e spesso anche scherzoso. Il direttore, innanzitutto, deve curare bene le note delle parti, ossia deve farle imparare bene ai coristi, siano essi amatoriali o meno. Una volta verificato che le note sono ben assimilate, il direttore deve iniziare a far capire come deve essere eseguito il brano. È importante curare personalmente la vocalità dei coristi, insegnando loro come respirare ed emettere il suono, ovviamente nei limiti imposti dal genere musicale del coro.

Quando si canta o si fa musica, si trova tutto: se si cerca qualcosa per la propria fede, per la propria vita, la si trova nel canto. Cosa c’è di più bello e dolce che cantare al nostro Dio? Un organista che dirige un coro parrocchiale di dilettanti, spesso di mezza età, che non conoscono la musica ma desiderano cantare con la partitura seguendo le note, ha imparato a insegnare le parti alle singole voci, curando prima le note e poi il fraseggio.

Dinamiche e Interpretazione: Una Sfida Costante

Nei cori amatoriali, quando i cantori si fissano le note, in genere o se le fissano in modo troppo forte o troppo piano, e questo in modo del tutto costante per la durata completa del brano. Dopo, il direttore incontra notevoli difficoltà a impostare le dinamiche e l'interpretazione desiderate. È stato osservato che più un corista è musicalmente impreparato, più sarà incline a ripetere fedelmente ciò che il direttore canta, e soprattutto come lo canta. Perciò, a volte, è più facile che rimanga loro impresso il carattere di un brano che non il brano stesso. Il metodo consiste nel cantare la parte esattamente come la si vorrebbe sentire durante il concerto. Per l'esecuzione con dinamiche e rispettiva interpretazione ci vogliono tanti, tanti giorni di prove e controprove.

L'Influenza del Direttore: Passione e Guida

I coristi percepiscono quando il direttore è coinvolto emotivamente. L'umore del coro dipende da quello del direttore: se il direttore è contento, il coro è contento; se è frustrato o meno sereno, il coro lo rispecchia. I direttori contano molto per i coristi, come lo sono loro per i direttori. È essenziale trasmettere la bellezza che si sente nel dirigere e mostrare sicurezza in se stessi. Quando si dirige e si interpretano i pezzi, è fondamentale farlo con il cuore. L'impegno del direttore nasce dalla passione e dal desiderio di un'ottima riuscita, il che può portare a momenti di intensa dedizione per il raggiungimento della perfezione.

Il direttore deve avere in pugno i coristi come il maestro al cembalo ha in pugno l'intera orchestra anche stando seduto. Tuttavia, le sfide possono essere significative, soprattutto quando i cantori sono distratti o hanno difficoltà uditive, rendendo complesso l'insegnamento di note e sfumature.

Schema: rapporto direttore-coristi e dinamiche di prova

Aprire le Porte a Nuove Voci

Molti cori parrocchiali, come ad esempio il coro "La Torre" e "Perfetta letizia" a Pontenure, necessitano di nuove voci che possano accrescere il numero dei cantori e, in alcuni casi, rimpiazzare veterani che per età o altri fattori hanno lasciato vacanti i loro posti. I giovani che studiano o lavorano, di cui molti cori sono composti, rappresentano un'unica realtà desiderosa di continuare a crescere insieme, nel canto e nel cammino di fede. Chiunque ha sempre trovato e troverà la porta aperta per entrare a far parte del coro. Tanti, provenienti da diverse parti d’Italia o del mondo, hanno trovato nel coro una seconda famiglia e un sostegno concreto, sia nello studio che nel cammino di fede. Questo spirito di accoglienza e fratellanza è ciò che contraddistingue molti cori parrocchiali.

Risorse e Momenti di Formazione

Per la crescita musicale e spirituale di un coro parrocchiale, esistono diverse risorse e opportunità di formazione:

  • Riviste specializzate: Il "Fascicolo n. 18 di Psallite!", rivista online di musica liturgica, è dedicato all'approfondimento della figura del direttore di coro liturgico e offre proposte di canti per assemblea e cori.
  • Corsi di pastorale liturgico-musicale: Lavori come il mini-corso per comprendere alcuni criteri di individuazione e selezione dei canti da utilizzare, basato sul Repertorio nazionale di canti per la liturgia della CEI, sono preziosi per i direttori e i coristi.
  • Libretti di canti: Esistono ottimi libretti di canti, ben impaginati e con ricerca intuitiva, nati dall'esperienza di cori parrocchiali.
  • Testi per la preghiera: Il segnalibro "Preghiera del corista" di Mons. Marco Frisina è un esempio di risorsa spirituale specifica per i cantori.
  • Formazione spirituale: Incontri di preghiera con il coro, in occasione di festività come Santa Cecilia (patrona dei cantanti e dei musicisti), o ritiri che includono attività di gruppo e momenti di riflessione sull'importanza della musica e del canto nella liturgia, sono fondamentali per rafforzare il legame tra fede e musica.
  • Repertori liturgici specifici: Le Sette Antifone Maggiori per l'Avvento, con spartiti in gregoriano e spiegazioni delle profezie, offrono un repertorio ricco di significato per il periodo natalizio, dimostrando la profondità della tradizione musicale liturgica.

Questi strumenti e occasioni permettono ai coristi di continuare a crescere insieme, non solo nel canto, ma anche nel cammino di fede, mantenendo viva la realtà del coro.

Icone che rappresentano spartiti, libri di canti e riviste di musica liturgica

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