La figura di Padre Pio da Pietrelcina, santo di Sacra Romana Chiesa dal 2002, è indissolubilmente legata alla sua terra d'origine e alla sua vita conventuale a San Giovanni Rotondo. Sebbene la spiritualità del frate sia spesso associata a fenomeni mistici, come le stigmate e la transverberazione del cuore, la sua biografia rivela anche un lato più tenero e compassionevole: un profondo amore per gli animali, vissuto sotto l'ideale francescano di armonia con il creato.

L'infanzia di Francesco Forgione tra natura e animali
Il rapporto di Padre Pio con il mondo animale ha radici lontane, che risalgono all'infanzia di Francesco Forgione. Nato in una famiglia di contadini, sin da piccolo ebbe a che fare con la natura. Prima di andare a scuola, il papà Grazio lo mandava a pascolare le loro cinque pecorelle. In quegli anni di vita agreste, il giovane Francesco manifestò subito una sensibilità d'animo fuori dal comune.
Si narra che, pur essendo un ragazzo vivace, mostrasse grande attenzione verso le creature viventi. Un esempio significativo riguarda la sua infanzia a Pietrelcina: durante la preparazione del presepe, i ragazzi del paese usavano raccogliere lumache con il guscio per decorare le scene. Mentre gli altri le utilizzavano senza riserve, il futuro santo soffriva nel vedere le lumachine svuotate per essere illuminate. Si allontanava per non assistere a tale operazione, dimostrando una pietà naturale che lo portava a trattare ogni essere con estrema delicatezza.
I gatti e gli altri animali nel convento
Nella vita conventuale, la presenza di animali non era rara. È noto che Padre Pio avesse un affetto particolare per i gatti che vivevano nel convento. I felini, all'epoca, erano presenze comuni nelle case e nelle strutture rustiche, poiché servivano a tenere gli ambienti liberi dai roditori. Il frate, durante i periodi di solitudine, si prendeva cura di loro, trovando conforto nella loro compagnia silenziosa mentre studiava o riposava.
Le cronache riportano episodi che hanno del prodigioso legati al suo rapporto con queste creature:
- Il gatto e la boccia: Durante una partita a bocce nell'orto del convento, un gatto attraversò inavvertitamente la traiettoria di una boccia lanciata da Padre Pio. In un momento di tensione, la boccia si arrestò misteriosamente in aria per poi cadere di lato, evitando di colpire il micio.
- Il cane lupo: Presso il convento di San Giovanni Rotondo viveva un cane lupo, noto per essere temibile con gli estranei. Nonostante la sua indole aggressiva, il cane nutriva un legame speciale con Padre Pio; ogni sera, dopo essere stato liberato dalla catena, si recava immancabilmente alla cella del frate per "bussare" alla sua porta.

Una visione cristiana del creato
La Chiesa insegna che gli animali sono creature di Dio e, in quanto tali, meritano benevolenza. Come scriveva San Paolo nella Lettera ai Romani, le perfezioni invisibili di Dio si contemplano attraverso le opere del creato. Padre Pio, da buon seguace di San Francesco, non vedeva negli animali un fine ultimo, ma un riflesso della potenza del Creatore.
Oggi, il dibattito si divide tra chi vede negli animali compagni di vita essenziali - talvolta arrivando a una sorta di "idolatria" - e chi mantiene una visione più distaccata. Padre Pio ci insegna una via di mezzo: un amore che non sostituisce l'affetto dovuto alle persone o a Dio, ma che riconosce in ogni essere vivente un "soffio divino". Come egli stesso suggeriva, chi ama sinceramente le creature di Dio, finisce per amare anche le persone, poiché, in ultima analisi, l'amore è uno solo.