La figura del Redentore è centrale in una significativa corrente religiosa e teologica, nonché fonte d'ispirazione per istituti di vita consacrata e celebrazioni popolari. Essa si riferisce principalmente a Gesù Cristo, riconosciuto come salvatore dell'umanità. Questo articolo esplora sia la Congregazione del Santissimo Redentore, un ordine religioso fondato su tale figura, sia il concetto teologico di Redenzione, analizzandone le diverse interpretazioni e la sua manifestazione in tradizioni culturali.
I Redentoristi: Una Congregazione al Servizio dei Più Abbandonati
Fondazione e Carisma di Sant'Alfonso Maria de' Liguori
La Congregazione del Santissimo Redentore è stata fondata da Sant'Alfonso Maria de' Liguori (che si firmava anche Alphonsi Ligorio o Ligori) il 9 novembre 1732 a Scala, sulla Costiera Amalfitana. La sua fondazione fu una risposta alla chiamata che S. Alfonso sentì rivolgersi da Gesù tramite i poveri.
Nel 1730, Alfonso, esausto a causa del duro lavoro dedicato alle missioni, fu costretto dai medici a prendere un periodo di riposo in montagna. Si recò a Scala con alcuni compagni, dove incontrò pastori e la popolazione agricola che vivevano in condizioni di estrema povertà ed emarginazione. Questi gli chiesero di parlare del Vangelo, della Parola di Vita. Alfonso fu sorpreso dalla loro fame per la Parola di Dio e gli vennero in mente le parole del profeta: “I bambini chiedevano il pane e non c’era chi lo spezzasse loro” (Lam 4.4).
A Napoli, dopo lunga preghiera e consultazione, capì che doveva tornare a Scala. Mentre a Napoli la povertà era presente, molti altri avrebbero potuto aiutare gli emarginati; a Scala, invece, i poveri erano soli, totalmente abbandonati e considerati "non uomini come gli altri". Fu a causa della sorte di questi poveretti che Alfonso, a 36 anni, decise di fondare la Congregazione per seguire l'esempio di Gesù Cristo, annunciando la Buona Novella ai poveri. La prima casa della Congregazione fu aperta nel 1734 a Villa de' Schiavi (oggi Liberi, Caserta).

La Missione e l'Espansione dei Redentoristi
La vita di Sant'Alfonso divenne una missione e un servizio ai più abbandonati. I Redentoristi Missionari continuano il carisma di Alfonso nella Chiesa e nella società, vivendo in comunità missionarie, sempre accoglienti e dediti alla preghiera, come Maria di Nazareth. La Congregazione venne approvata da papa Benedetto XIV nel 1749.
Ancora in vita il fondatore, la Congregazione si estese oltre il Regno di Napoli, giungendo fino all'Italia centrale e in Polonia. All'inizio del XIX secolo, furono fondate comunità redentoriste nell'Impero Austro-Ungarico, in Germania, in Belgio e in Olanda. Nel 1832, sei missionari redentoristi giunsero negli Stati Uniti d'America, incominciando l'attività missionaria dei Redentoristi fuori d'Europa.
Oggi i Redentoristi sono all'incirca 5.500, tra sacerdoti, fratelli (religiosi non sacerdoti) e seminaristi che professano i voti di povertà, castità e obbedienza. Operano in 77 paesi sui 5 continenti, aiutati da molti uomini e donne che collaborano nella loro missione, formando insieme la Famiglia Redentorista. Oltre a Sant'Alfonso, altri tre Redentoristi sono stati canonizzati: S. Gerardo Majella, S. Clemente Hofbauer e S. Giovanni Neumann. Nel corso degli anni, sono nati vari Istituti di vita consacrata femminile che fanno propria la spiritualità Redentorista.
Vita e Spiritualità dei Redentoristi
Le Costituzioni Redentoriste (n. 1) descrivono la loro spiritualità: "Forti nella fede, gioiosi nella fede, ardenti di carità, infuocati di zelo, con cuore umile e perseveranti nella preghiera, i Redentoristi, come uomini apostolici e discepoli genuini di S. Alfonso, seguono il Cristo Redentore con Cuori pieni di gioia; nella rinuncia e sempre pronti ad intraprendere ciò che è difficile e provocatorio, partecipano nel mistero di Cristo e lo proclamano con una semplicità evangelica di vita e di linguaggio, per portare al popolo una Abbondante Redenzione".
I Redentoristi si prefiggono lo scopo di testimoniare l'amore di Dio per gli uomini, aiutandoli a vivere la loro esistenza nella massima libertà e solidarietà con gli altri. Essi praticano una netta opzione per i poveri, affermando la loro dignità e grandezza davanti a Dio, convinti che la Buona Novella del Signore si rivolga ad essi in modo speciale. La loro attività peculiare è "Portare la Buona Novella ai poveri abbandonati".
Proclamano l'amore di Dio nostro Padre che, in Gesù, "ha dimorato fra noi" per diventare profonda misericordia e Parola di Vita che nutre il cuore umano e dà senso alla vita, affinché sia vissuta nella massima libertà e solidarietà con gli altri. Questo avviene per mezzo di missioni, ritiri, ministero parrocchiale, apostolati ecumenici, ministero della riconciliazione e con l’insegnamento della Teologia Morale.
La Redenzione nella Teologia Cristiana: Concetti e Dibattiti
Il Concetto di Salvezza e Redenzione
Salvarsi significa scampare a un pericolo imminente, ma nel caso specifico della Redenzione, questa si riferisce al bisogno di ciascun uomo di essere riscattato da una condizione di sofferenza. Le cose che rendono l’uomo infelice sono universalmente: l’errore o la mancanza di significato, l’ingiustizia o il male morale, la sofferenza fisica e l’ineludibilità della morte. Paradossalmente, ciò che rende l’uomo misero e bisognoso di salvezza è proprio la sua grandezza, la sua vocazione alla verità, l’insaziabile desiderio di conoscenza e l’amore per la giustizia.
Proposte mondane di salvezza hanno attraversato la storia: da una visione pessimistica che considera la miseria umana invincibile, a quella illuminista che crede nell'uomo naturalmente buono e liberabile dai mali tramite progresso scientifico e abbattimento delle diseguaglianze. Concezioni ottimistiche, razionalistiche, materialistiche ed ateistiche, oggi si incarnano nei progetti trans-umanisti e post-umanisti che hanno la pretesa di voler sconfiggere anche il più irriducibile dei mali: la morte.
La Redenzione nella Rivelazione Cristiana
Nella rivelazione cristiana, invece, la salvezza non viene da una concezione filosofica, da una teoria etica, da una visione antropologica o da un progetto politico, ma da una Persona: Gesù Cristo. Egli vuole liberamente comunicare la sua stessa vita a tutti coloro che sanno farsi piccoli e si lasciano attrarre nel mistero della sua eterna misericordia. Non si può dunque non partire dalla fede, ma senza rinunciare alla ragione, poiché questa è un concretum che vive in un universo concreto, creato, pensato e voluto in Cristo Redentore.
La ragione umana vive e opera in un mondo in cui vive ed opera il Verbo di Dio fatto uomo. In ogni cosa vi è un’eccedenza rispetto alla pura natura, dovuta al fatto che ogni cosa porta in sé l’impronta di Cristo. Anche l’uomo è elevato ab origine a un rango superiore rispetto alla pura condizione naturale e gode del privilegio di essere fatto a Sua immagine e somiglianza. La ragione umana deve corrispondere a questo universale disegno di salvezza per rimanere se stessa o rifiutarlo e autodistruggersi. Non esiste un contrasto tra fede e ragione, ma tra la ragione e sé stessa.
Gli apostoli ci raccontano che il nome stesso di Gesù significa “Dio salva” (Mt 1, 21). L’uomo Gesù non è uno fra gli altri, ma «il Cristo, il figlio del Dio Vivente» (Mt 16, 16). La sua è primariamente una salvezza interiore, trascendente e totalizzante, che libera dall'insignificanza, dal peccato, dall’angoscia della morte. Ed è una salvezza per tutti, frutto della misericordia del Padre che lo ha mandato.
Tradizionalmente, la sua azione specifica attraverso cui ha redento è la sua passione, la sua morte in croce e la sua risurrezione. Tuttavia, la Chiesa apostolica testimonia qualcosa in più: le guarigioni operate da Gesù non sono solo manifestazioni di potere magico, ma segni eloquenti della sua azione salvifica che già prima della morte in croce produce benefici nel corpo e nell’anima. Le sue parole sono «parole di vita eterna» (Gv 6, 68). Il suo stesso esistere porta salvezza: «i miei occhi hanno visto la tua salvezza» (Lc 2, 30), canta il giusto Simeone alla sola vista del bambino. Tutto in lui è vita e risurrezione.

Critiche e Interpretazioni della Teoria della Redenzione (Uta Ranke-Heinemann)
La teologia dei padri della Chiesa, ispirata dagli scritti apostolici, presenta la Redenzione come un’opera di ristabilimento della giustizia violata. L’obbedienza di Cristo fino alla morte di croce è l’unica maniera con la quale si può ripagare la disobbedienza umana. Questo è il principio della “soddisfazione vicaria”: se il peccato è la rottura dei legami con Dio, la Redenzione è il ritorno dell'umanità alla giustizia grazie al prezzo pagato da Gesù di Nazaret, che si è fatto obbediente fino alla morte di croce. Questa giustificazione non distrugge il principio della giustizia: chi si conformerà all’obbedienza di Cristo sarà integrato nella vita trinitaria, chi sceglierà la disobbedienza si condannerà alla propria disintegrazione.
Tuttavia, il principio della "soddisfazione vicaria" ha trovato non poche difficoltà, soprattutto agli occhi dell’uomo di oggi, che si interroga su come un male morale compiuto da uno possa essere soddisfatto da un altro. A tal proposito, la teologa Uta Ranke-Heinemann ha espresso una critica spietata alla soteriologia tradizionale (la dottrina della salvezza), definendola una "fantasia morbosa" e un "calcolo dell'orrore".
Nel suo libro Nein und Amen, pubblicato nel 1992, Ranke-Heinemann demolisce i punti più caratteristici del credo e della tradizione cristiana. Sostiene che riconoscere un valore salvifico alla morte in croce di Gesù significa affermare che la pena di morte fa parte della "santità dell'ordinamento divino" e che Dio stesso è un amante del sangue umano. Per l'autrice, se l'Impero Romano avesse abolito la pena di morte, la redenzione non sarebbe potuta avvenire, implicando che in fondo siano stati i boia romani a salvare l’umanità.
Critica il linguaggio sadico e cruento che permea la sensibilità cristiana, citando lo Stabat Mater che chiede la grazia di potersi ubriacare del sangue di Cristo. Secondo Ranke-Heinemann, questo linguaggio non può che provocare sensi di colpa nei bambini per la propria cattiveria che ha causato la morte di Cristo. Riferisce che Rudolf Bultmann considerava i passi evangelici sull'idea della morte redentrice come interpretazioni della prima comunità ellenistica e non parole autentiche di Gesù, suggerendo che l'interpretazione redentiva della morte di Gesù sia un'eco della sensibilità religiosa pagana e non abbia nulla a che fare con la predicazione autentica di Gesù.
Per Uta Ranke-Heinemann, il problema non risiede in qualche fraintendimento popolare, ma nella linea principale stessa della teologia cristiana, che inizia fin dalla redazione dei Vangeli. La sua critica nasce anche da un disagio personale e da una profonda riflessione sulla fede, portandola a un "congedo dal cristianesimo tradizionale".
Due anime ti amano… e una custodisce un segreto che ti sconvolgerà | Carl Jung
La Dottrina Cattolica sulla Redenzione
Nonostante le critiche, la dottrina della Redenzione rimane un pilastro della fede cristiana. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nel 1992, assume la spiegazione di Sant'Anselmo d'Aosta sulla soddisfazione vicaria, seppure con poche sfumature. Afferma che i responsabili della morte di Gesù sono tutti gli uomini peccatori, perché Gesù muore per loro (n. 598). La morte di Gesù è stata voluta da Dio (Padre), seppure gli esecutori materiali non siano stati in ciò passivi (nn. 599-601).
La solidarietà di Gesù con i peccatori significa l’assunzione che egli fa delle conseguenze del peccato, pur essendo senza peccato (nn. 602-603). Nella morte di Gesù si manifesta l’amore di Dio (nn. 604-605), e Cristo si incarna allo scopo di portare a termine la sua passione redentrice, lasciandosi portare in silenzio al macello (nn. 606-608). L’umanità passibile e mortale di Cristo è dunque «lo strumento libero e perfetto del suo amore divino» (n. 609), e ciò che ha carattere redentore è esattamente la morte di Gesù, come anticipato nell’ultima cena (nn. 610-612).
Il sacrificio di Gesù è in "sostituzione" dei peccatori e dà "soddisfazione al Padre" per i loro peccati (nn. 613-615). Solo lui, essendo Dio oltre che uomo, è in grado di prendere su di sé i peccati di tutti gli uomini (n. 616). Per questo la croce va venerata (n. 617).
Riguardo all’efficacia redentiva dell’azione di Cristo, il Catechismo (n. 257) e figure autorevoli come il cardinale Giacomo Biffi sottolineano l'esistenza di una nativa e indistruttibile solidarietà tra Cristo e l'umanità. Questo vincolo è premessa, condizione previa e ragione determinante per la quale il sacrificio di Cristo può essere redentivo per noi. Tale solidarietà trova la sua sorgente nell’atto di predestinazione con cui Dio dall’eternità ha pensato e voluto Cristo come il principio, il modello e il fine di tutti gli uomini. Il peccato non scompagina la sostanza del disegno di Dio, anzi in qualche modo lo conferma e lo invera, perché il Figlio di Dio non si dissocia dai suoi fratelli divenuti colpevoli, ma restando il capo sano di un organismo malato si fa per l’umanità sorgente di risanamento e di vita nuova.
La Festa del Redentore a Venezia: Tra Fede e Tradizione Popolare
La Festa del Redentore, che si tiene da oltre quattro secoli a Venezia, è una delle celebrazioni più significative per i veneziani. Nata come segno di gratitudine per la fine della terribile epidemia di peste del 1576-1577, è una festa religiosa e popolare, intrisa di tradizione e storia.
La storia della Festa del Redentore risale al 20 luglio 1577, e da allora è diventata una tradizione annuale che si tiene durante il terzo fine settimana di luglio. Inizialmente, la Serenissima esitò nel riconoscere l’entità del flagello, ma in seguito adottò misure decisive per isolare i malati e combattere la diffusione della malattia, con trasporti ai Lazzaretti Nuovo e Vecchio.
Il progetto della chiesa dedicata al Cristo Redentore come ex voto per liberare la città dalla peste, venne affidato ad Andrea Palladio, uno dei più rinomati architetti dell’epoca. Ancora oggi, in questa occasione, un ponte votivo viene allestito tra le Zattere, all’altezza della chiesa di Santo Spirito, e l’isola della Giudecca, consentendo ai fedeli di accedere a piedi alla basilica del Redentore.
Oltre all’aspetto religioso, la festa è caratterizzata da tradizioni radicate nella cultura veneziana. Le Regate del Redentore nel Canale della Giudecca rappresentano uno degli aspetti più coinvolgenti e spettacolari della festa, con la partecipazione di vogatori professionisti e amatori.
