La Pace che il Mondo non può Donare: Una Prospettiva Biblica

La ricerca della pace è un desiderio universale che non si limita ai cristiani, ma coinvolge anche aderenti ad altre religioni, persone di diverse fedi e attori politici di ogni nazione e cultura. Nonostante questo anelito, la storia dimostra che il mondo fatica a trovare una pace duratura, spesso cadendo in conflitti e disordini.

La domanda su come contribuire alla pace si pone a tutti i livelli. È innegabile che la forza militare e l'illusione di un ordine morale ripristinato attraverso la violenza non costruiscono una pace vera. L'umanità intera vivrà in guerre e tumulti finché non sarà instaurato un nuovo ordine mondiale, possibile solo con il ritorno di Gesù Cristo e l'istituzione del Suo Regno. La Bibbia rivela chiaramente che l'unica via per la pace non è attraverso la forza, ma attraverso un rapporto autentico con Dio.

Mappa concettuale: La pace di Gesù vs. la pace del mondo

La Pace di Gesù: Una Pace Non Come la Dà il Mondo

Gesù disse: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore" (Gv 14,27). Queste parole introducono un mistero profondo, distinguendo la pace offerta da Cristo da quella che il mondo può dare.

La "Pax Romana" e la Pace Mondiale

Al tempo di Gesù, regnava la Pax Romana, imposta da Roma attraverso la pura forza delle legioni vincitrici. Questa pace era il frutto dell'imposizione sui popoli sottomessi, garantendo i "diritti" di Roma, come la riscossione dei tributi. La Pax Romana si concretizzava in politiche come "divide et impera" (dividi e metti in contrasto coloro su cui vuoi esercitare il potere) e "parcere subiectis, debellare superbos" (risparmiare i vinti e annientare chi non si sottomette), come citato nell'Eneide di Virgilio. Chi si piegava a Roma poteva ottenere privilegi, mentre chi non si sottometteva veniva annientato.

Questa pace, basata sul dominio e sulla forza, mira a creare una cultura di disinformazione e divisione, mettendo gli uni contro gli altri. Tuttavia, tale pace dura solo finché uno dei contendenti riesce ad imporsi sull'altro. La storia del Novecento ne è un esempio lampante: la pace di Versailles, definita da Benedetto XV come la dichiarazione di un'altra guerra, portò ai milioni di morti della Seconda Guerra Mondiale. Questo accade perché la pace intesa come dominio del forte sul debole, del vincitore sullo sconfitto, non lascia spazio alla misericordia e al perdono, ma solo alla volontà di rivincita. L'odio, le sanzioni e la mancanza di scambi culturali sono l'inizio di una guerra, la conclusione di un iter culturale e spirituale.

Il Concetto Biblico di Pace: Shalom e Eirene

La pace di cui parla il Vangelo e che Gesù porta è quella della notte di Betlemme, come profetizzato da Isaia: "Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse" (Is 9,1). L'evangelista Giovanni ribadisce: "Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv 1,9). E gli angeli cantano: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama" (Lc 2,14).

La gloria di Dio in cielo e la pace in terra sono le due facce della stessa medaglia: nel momento in cui la gloria di Dio entra nella storia, diventa pace; nel momento in cui la pace si afferma nella storia, si rende a Dio la vera gloria.

Shalom nell'Antico Testamento

Il termine ebraico per pace, "shalom" (שָׁלוֹם), è un concetto complesso e ricco di significati che il nostro termine corrente "pace" depaupera notevolmente. Lo shalom biblico è molto più della semplice assenza di guerra, tranquillità o calma. Esprime positivamente un valore assoluto in una gamma amplissima di significati, tanto da rendere difficile la distinzione tra la pace di Dio e la pace con Dio e quella più materiale tra gli uomini.

  • Vita piena e salvezza: Quando Davide chiese se ci fosse "pace" per suo figlio Assalonne (2 Sam. 18, 19-19,5), non intendeva solo la fine delle ostilità, ma la vita piena e la salvezza.
  • Salute, felicità, prosperità: Lo shalom è anche salute fisica, felicità e prosperità materiale. Il saluto ebraico "shalom" (Gn. 29,6; 2 Sam. 18,28) e le preghiere per la pace (Sal. 122,6-9; 128,2-6; 147,15-14) indicano un benessere che si estende all'individuo, al popolo e alla città.
  • Dono divino: Lo shalom è strettamente collegato alla benedizione di Dio e non è mai un bene puramente individuale. È un'esperienza concreta, quotidiana e integrale che tocca l'uomo biblico nella sua interezza, non solo interiormente.

Questa pace biblica non è un'utopia, ma una possibilità offerta da Dio all'uomo nella storia. Fa parte dell'annuncio profetico ed è un'alleanza di Pace (berit shalom), la cui rottura significa morte e distruzione. Molti esegeti traducono "shalom" con "salvezza" quando appare nel suo significato più pieno, come nell'annuncio di Isaia: "Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi, che annuncia la pace, messaggero di bene, ché annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio!»" (Is 57,7).

Eirene nel Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento, il termine greco per pace è "eirene" (εἰρήνη). Come lo shalom ebraico, possiede una molteplicità di significati che vanno dal piano materiale a quello spirituale. La pace è il dono pasquale per eccellenza, come Gesù stesso ribadisce ai discepoli con il saluto "Pace a voi!". Non si tratta di un semplice saluto, ma della pace di Dio che scaturisce dalla riconciliazione compiuta da Gesù con il suo sacrificio sulla Croce.

L'apostolo Paolo, che ha compreso e appurato che non vi è pace senza Dio, utilizza spesso l'espressione "Dio della pace" nei suoi scritti. Egli sottolinea come, nella morte di Cristo, sia stata distrutta ogni inimicizia tra ebrei e pagani, sconfiggendo ogni ostilità passata, presente e futura data dalla legge giudaica, per riconciliare tutti in un solo corpo.

Illustrazione della pace tra ebrei e gentili attraverso Cristo

L'Origine della Violenza e la Necessità della Pace

La Bibbia ci rivela che di fronte allo shalom veterotestamentario non c'è solo la guerra (milhama), ma la violenza (hamas). La violenza è essenziale, radicata nel cuore dell'uomo e capace di ferire tutte le relazioni: tra gli uomini, tra l'uomo e le cose, tra l'umanità e Dio. Il messaggio biblico proviene da un ambiente di violenza, il Medio Oriente, dove la storia è fatta di guerre e invasioni.

La violenza primaria si insedia nel cuore dell'uomo, manifestandosi nella perdita dell'immagine e somiglianza di Dio. La storia di Caino e Abele illustra come la relazione profonda tra fratelli si spezzi per rivalità e odio, portando all'omicidio (Gn. 4, 3-16). Questa violenza si espande vertiginosamente, basandosi sulla crudeltà e la vendetta, tanto che "la terra era corrotta e piena di violenza" (Gn. 6,11).

Tuttavia, Dio non accetta che questa violenza separi per sempre l'uomo da Lui e ricompare la pace con la nuova umanità sfuggita al diluvio. Attraverso l'alleanza, Dio si vincola all'uomo, garantendo la salvezza e chiedendo in cambio il rispetto della vita: "Domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello!" (Gn. 9,5). Anche nell'alleanza mosaica, la clausola "Tu non ucciderai" (Es. 20,13) è categorica, senza repliche né eccezioni. L'israelita deve creare una situazione di vita sociale e familiare in cui la violenza non abbia spazio. Il Deuteronomio sottolinea che la pace fa parte della costituzione di Israele; la violenza sorge solo per libera scelta dell'uomo, per infedeltà a Dio e alla sua legge.

La Pace come Dono di Dio e Opera Messianica

Nella Bibbia, la pace, pur essendo anche impegno umano, è essenzialmente dono di Dio. È qualcosa che l'uomo da se stesso non può darsi, ma per cui può predisporre situazioni e invocare il Signore. Lo shalom non nasce da regolamenti internazionali o dalla coesistenza pacifica, perché la pace è nella storia ma non è della storia, è nel mondo ma non è del mondo. L'illusione di una pace puramente umana ha portato Israele a cercare sicurezza in un re, ma i profeti ammonivano che la vera pace non sarebbe venuta da lui.

La pace annunciata dai profeti (menuha, riposo gioioso e pacifico) è un dono storico e salvifico che verrà solo da Dio, in particolare attraverso un bambino appena nato, il cui nome è Principe della Pace (Sar Shalom) e nel cui regno la pace non avrà fine (Is. 9,5-6). Sarà lo zelo del Signore Shevaot a fare questo, con un intervento diretto e divino: "forgeranno le loro spade in aratri, le loro lance in falci, un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo e non si eserciteranno più nell'arte della guerra" (Is. 2,4).

La pace è dunque una persona: il Messia, l'Emmanuele, il Dio-con-noi. È una pace non solo per Israele, ma internazionale, tra tutti i popoli, una pace cosmica che riconcilia il Cielo e la Terra. Il Messia è la pace e la pace è l'opera del Messia, il quale "toglierà i carri da guerra da Efraim, i cavalli da Gerusalemme e farà sparire l'arco da guerra. Egli annuncerà la pace alle nazioni e il suo regno si estenderà dall'uno all'altro mare..." (Zac. 2,10). Egli apparirà "giusto e vittorioso, cavalca sopra un asino e sopra un asinello" (Zac. 9, 9-10). La pace è un dono profetico, storico e presente nel mondo.

Gli annunciatori di questa pace devono adottare i metodi della pace messianica: essere operatori di pace nella mitezza, non nella violenza; nella debolezza, non nella forza; nella povertà, non nel possesso; nel servizio, non nel potere. Annunciare una pace diversa sarebbe annunciare pseudo-profezie.

SHALOM (il significato profondo di questa parola)

Vivere la Pace di Dio nel Cuore

Il desiderio di pace si fa sempre più evidente. Non si tratta solo di una pace a livello economico e politico tra le nazioni, ma di un anelito profondo nel cuore degli uomini. Molti episodi nell'Antico Testamento narrano come il popolo d'Israele bramasse la pace, ma non la trovava perché non era disposto a donare il proprio cuore e la propria vita a Dio. Le promesse di Dio sono chiare: "Se mi ubbidite, vi darò pace; prospererete; la benedizione verrà sui tuoi granai; avrai pace dai tuoi nemici, allontanerò la peste ed ogni tribolazione" (Lv. 26,3.6). Oggi come ieri, non vi può essere pace senza Dio. Se qualcuno cerca la pace, non la troverà mai se non la cerca in Dio e in Gesù Cristo.

La Bibbia rivela che l'unica via per avere pace con Dio è la fede nel sacrificio espiatorio di Gesù Cristo. "Giustificati per la fede, abbiamo pace con Dio" (Rm 5,1). La vecchia natura di peccato viene cancellata, e si ha pace con Dio perché si è accettati nella perfezione del Suo amato Figlio. La pace con Dio è il privilegio di ogni credente, una certezza e non solo un avvenimento.

Un modo per rimanere in pace con Dio è la preghiera. Come scritto in Filippesi 4:6-7: "Non siate in ansietà solleciti per cosa alcuna, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e supplicazioni accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù". Dio vuole donare ai nostri cuori riposo e pace, anche per i nostri problemi più assillanti.

Un altro ammonimento si trova in Colossesi 3:15: "E la pace di Cristo alla quale siete stati chiamati per essere un sol corpo, regni nei vostri cuori". Dio desidera che tutti i cristiani abbiano la pace nei loro cuori, quella pace che l'uomo per sua natura brama. Nonostante le tribolazioni nel mondo, il cristiano ha una grande pace nel cuore che si rinnova ogni giorno.

La Pace Interiore: Tranquillità dell'Ordine

Sant'Agostino definiva la pace come la "tranquillità dell'ordine" (De Civitate Dei, 1,19,3). Poiché nell'uomo esiste un triplice ordine (con se stesso, con Dio e col prossimo), ne derivano tre forme di pace: la pace interiore, la pace con Dio e la pace relativa al prossimo. I discepoli del Signore godono di questa pace sia nella vita presente che in quella futura, anche se qui in modo imperfetto. San Tommaso aggiunge che custodire la pace è "quasi un testamento da rispettare lasciato a noi da Cristo". A differenza della pace del mondo, che è spesso ingannevole e basata sul godimento dei beni temporali, la pace di Cristo è vera e non fittizia, interiore ed esteriore.

La pace non è assenza di problemi, ma piuttosto presenza di Dio. La sofferenza, il dolore e la prova fanno parte della vita e del cammino cristiano. La guerra non è solo un evento esteriore, ma può manifestarsi in molte forme, radicate nell'odio e nella distruzione che sgorgano dal cuore dell'uomo. La pace è comunione: con Dio, con gli uomini, con sé stessi e con il proprio ambiente. Affinché la relazione sia piena e ci sia un'autentica pace, si deve essere disposti a perdonare e a vivere nell'opportunità della riconciliazione con il prossimo. La più grande manifestazione dell'onnipotenza di Dio è la sua capacità di essere misericordioso, una misericordia volta alla reintegrazione e non all'emarginazione degli individui.

La guerra e la pace iniziano nel cuore dell'uomo, attraverso la logica dell'egoismo e dell'individualismo del "non serviam" (non servirò), come negazione dell'amore e del servizio per il bene comune. La pace, nella prospettiva cristiana, è il frutto dell'ordine voluto da Dio e radicato nella giustizia (Gaudium et Spes, n. 78). Questa relazione virtuosa tra le persone si sviluppa alla luce di tre principi essenziali: verità, libertà e giustizia.

Nonostante la tentazione di un pacifismo ideologico, i conflitti continueranno a esserci finché l'uomo seguirà le cattive suggestioni del cuore. Tuttavia, non possiamo abolire la libertà personale, ma possiamo usarla per il bene. Tutti siamo responsabili e possiamo contribuire alla pace, non solo i "potenti". La vera arte della guerra, intesa come saggezza strategica, è quella di proteggere un popolo da un'aggressione ingiusta, secondo la tradizione cristiana della legittima difesa collettiva. Non si può rimanere indifferenti di fronte a eventi storici o uomini di potere accecati dall'ideologia, come dimostrato dal XX secolo.

tags: #bibbia #la #pace #che #il #mondo