La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, comunemente nota come “Corpus Domini”, celebra la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, istituita da Gesù nell’Ultima Cena. Questa è una delle solennità principali dell'anno liturgico della Chiesa Cattolica e, richiamando la presenza reale di Cristo, l’Eucaristia rimanda direttamente al mistero dell’Incarnazione, che costituisce l’asse portante e centrale della sua stessa realtà sia nella concezione teologica che pastorale.
Come ci insegna il “Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica”: «Gesù Cristo è presente nell’Eucaristia in modo unico e incomparabile. È presente infatti in modo vero, reale, sostanziale: con il suo Corpo e il suo Sangue, con la sua Anima e la sua Divinità. In essa è quindi presente in modo sacramentale, e cioè sotto le specie eucaristiche del pane e del vino, Cristo tutto intero: Dio e uomo».
Se nel Giovedì Santo la Chiesa guarda all’istituzione dell’Eucaristia, scrutando il mistero di Cristo che ci amò sino alla fine donando sé stesso in cibo e sigillando la nuova alleanza nel suo sangue, nel giorno del Santissimo Corpo e Sangue del Signore l’attenzione si sposta sull’intima relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il suo Corpo mistico. Con questa festa onoriamo e adoriamo il “Corpo del Signore”, spezzato e donato per la salvezza di tutti gli uomini, fatto cibo per sostenere la nostra “vita nello Spirito”.

Le Origini Storiche della Festa del Corpus Domini
Contesto Teologico e Prime Sfide
Le origini di questa festa affondano le radici nel XII secolo, in un periodo di intenso orientamento dei teologi e della pietà popolare verso l'Eucaristia. Già nel XI secolo, la questione della presenza reale di Cristo nell'Eucaristia fu oggetto di dibattito a causa degli errori di Berengario di Tours, che aveva affermato essere la presenza di Cristo nell’Eucaristia solo simbolica e non reale. Dopo varie condanne, in un concilio convocato nel Laterano (1079), Berengario firmò un atto di fede, in cui ritrattava completamente le sue concezioni e affermava di credere alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.
Questa controversia rivelò un diverso modo di considerare l’Eucaristia: prima del XI secolo, l’attenzione era rivolta a essere offerta per nutrire e santificare l’uomo, riconoscendo la presenza reale solo indirettamente. A partire dal XI secolo, invece, l’attenzione si concentrò sul realismo eucaristico, rendendo la presenza reale di Cristo il fine principale. A questa visione si accompagnò anche una diversa manifestazione della devozione, imperniata direttamente sull’Ostia, per adorarla. Questo portò talvolta a esagerazioni, inducendo la Chiesa a porre l’obbligo al fedele di ricevere l’Eucaristia almeno una volta all’anno, precetto valido ancora oggi (Codice di Diritto Canonico, can. 920).
Le Visioni di Santa Giuliana di Cornillon
Una delle cause remote dell'istituzione della festa è connessa alle visioni di Santa Giuliana di Cornillon (1193-1258), priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi, in Belgio. Giuliana, sin da piccola molto devota del Santissimo Sacramento, aveva desiderato una festa speciale che ne celebrasse la grandezza. A partire dai 16 anni (tra gli anni 1207-1227), Giuliana cominciò ad avere una visione che si ripeté svariate volte durante le sue adorazioni eucaristiche: vedeva una brillante luna piena che presentava però una macchia scura.
Il Signore le fece comprendere che la luna simboleggiava la vita della Chiesa sulla terra, mentre la linea o macchia opaca rappresentava l’assenza di una festa liturgica per celebrare l’Eucaristia. Per circa vent’anni Giuliana conservò nel segreto questa rivelazione, confidandosi poi con due amiche e con il canonico Giovanni di Losanna, al quale chiese di interpellare teologi ed ecclesiastici sull’istituzione della festa. Le risposte furono positive e incoraggianti.
L'Istituzione Diocesana a Liegi e il Miracolo di Bolsena
Finalmente, Roberto di Thourotte, vescovo di Liegi, accolse la proposta e istituì, per la prima volta, la solennità del Corpus Domini nella sua diocesi nel 1246. L'anno seguente la festa fu celebrata dai Canonici di San Martino a Liegi. Questo movimento devozionale fu ulteriormente rafforzato dal Miracolo Eucaristico di Bolsena nel 1263.
A Bolsena, nel Viterbese, un sacerdote boemo, Don Pietro da Praga, pellegrino verso Roma, era diventato molto incredulo nell’amore per l’Eucaristia e aveva sviluppato diversi dubbi sulla presenza reale di Cristo. Mentre celebrava la Santa Messa nella Chiesa di Santa Cristina a Bolsena, allo spezzare del Pane consacrato, cominciò a fluire da esso il prezioso Sangue di Nostro Signore, che macchiò i lini dell’altare, il corporale e persino il pavimento. Le reliquie del corporale macchiato di sangue sono ancora oggi conservate nel Duomo di Orvieto e alcune pietre dell'altare nella basilica di Santa Cristina.

L'Estensione Universale della Festa e il Contributo di San Tommaso d'Aquino
Alla causa della festa del Corpus Domini fu conquistato anche Giacomo Pantaléon di Troyes, che aveva conosciuto Santa Giuliana durante il suo ministero di arcidiacono a Liegi e che nel frattempo era divenuto Papa Urbano IV. Urbano IV, che si trovava a Orvieto al tempo del miracolo di Bolsena, mandò sul luogo il Vescovo di Orvieto, Giacomo, per verificare il fatto. Questi, in compagnia dei teologi Tommaso d’Aquino e di Bonaventura da Bagnoregio, oltre a constatare il miracolo, portò le stesse reliquie al Papa.
L'11 agosto 1264, Papa Urbano IV pubblicò la bolla Transiturus de hoc mundo, in cui, dopo aver esaltato l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo espresso nella Santa Eucaristia, ordinò la celebrazione annuale della solennità del Corpus Domini per la Chiesa Universale, fissandone la festa al giovedì dopo l'ottava di Pentecoste (successivamente alla domenica della Santissima Trinità). La bolla prevedeva poi varie indulgenze per i fedeli che partecipavano alla Santa Messa e all’Ufficio.
La motivazione data da Urbano IV era chiara: “Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose, infatti, di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava, infatti, per ascendere al cielo disse: ‘Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo’“ (Mt 28, 20).
In quel tempo, era il 1264, san Tommaso d’Aquino risiedeva a Orvieto come il Pontefice, e Papa Urbano IV lo incaricò di comporre l'officio della solennità e della Messa del Corpus et Sanguis Domini. La tradizione vuole che proprio per la profondità e completezza teologica dell’officio composto, Gesù stesso, attraverso un Crocifisso, abbia detto al suo prediletto teologo: "Bene scripsisti de me, Thoma".

Significato Teologico e Dottrinale del Corpus Domini
La Presenza Reale di Cristo nell'Eucaristia
L’Eucaristia è la festa della fede, stimola e rafforza la fede. Per la presenza reale di Cristo, l’Eucaristia richiama direttamente alla memoria il mistero dell’Incarnazione. Poiché con il mistero dell’Incarnazione, l’uomo è stato come “divinizzato”, Cristo per assicurare nel tempo questa delicata e speciale identità all’uomo, si è costituito “pane” per alimentarlo spiritualmente lungo l’arco del tempo. L'Eucaristia è nello stesso tempo un “segno” “rimemorativo” del passato, “significativo” della grazia presente, e “glorificativo” della gloria futura.
L'Eucaristia come Fons et Culmen della Chiesa
Il valore teologico della festa del Corpus Domini può considerarsi sia come sintesi dell’intero anno liturgico che come mistero di tutta la storia della salvezza, “le cui origini sono dall’antichità” (Mi 5,1) e la sua realtà perdura fino “alla fine del mondo” (Mt 28, 20). Il documento sulla Liturgia del Concilio Vaticano II, il Sacrosanctum Concilium, recependo l’insegnamento liturgico di Pio XII nella Mediator Dei, chiama per antonomasia l’Eucaristia fons et culmen (SC 10), cioè principio e fine, base e vertice, somma e centro della Liturgia e della stessa religione cristiana. Questi titoli cristologici significano che l’Eucaristia vive dello stesso mistero dell’Incarnazione, perché l’Eucaristia non è altro che il prolungamento storico della stessa Incarnazione.
L’Eucaristia, pertanto, è fundamentum et forma o fons et culmen della Chiesa, che, così, diventa la “continuazione storica dell’Incarnazione”, con il compito specifico di amministrare tutti i beni della Redenzione, operata liberamente dallo stesso Cristo, e consegnato specialmente nel settenario sacramentale. Attraverso questo settenario, i credenti “si uniscono in modo arcano e reale a Cristo sofferente e glorioso… [E specialmente] nella frazione del pane eucaristico, partecipando noi realmente nel Corpo del Signore, siamo elevati alla comunione con Lui e tra di noi… Così noi tutti diventiamo membri di quel Corpo… [di cui] il capo è Cristo… l’immagine dell’invisibile Dio, e in Lui tutto è stato creato” (LG 7).
“L’Eucaristia, come centro vertice della storia della salvezza, rende presente quel Cristo, che della salvezza è l’autore” (AG 9). “Nell’Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo…che, mediante la sua Carne… dà vita agli uomini”, confermando “nel suo Sangue la Nuova Alleanza” (PO 5. 4).
Eucaristia: Mistero, Sacrificio e Sacramento
Condizione indispensabile per avvicinarsi all’Eucaristia dev’essere la convinzione che è un “mistero”, cioè una realtà che non può minimamente essere compresa, ma unicamente accettata con fede e contemplata con amore. L’Eucaristia, pertanto, costituisce il cuore e il centro della Chiesa, per continuare, fino alla consumazione del tempo, la gloria del Padre e la salvezza dell’uomo, come cibo e bevanda del suo cammino esistenziale verso la patria celeste.
L’Eucaristia è “sacramento” in modo del tutto speciale, perché è sacramento da sempre, cioè dal momento della transustanziazione. Sacrificio e sacramento, pur distinguendosi nel termine e nel significato, sono ed esprimono la medesima realtà, il Cristo integrale. Questa specificità dell’Eucaristia nei rapporti con gli altri sacramenti si può sintetizzare così: l’Eucaristia, in quanto è lo stesso Cristo - ieri, oggi e sempre - è il sacramento che continuamente dura, finché sussistono le “specie”; gli altri sacramenti, invece, sussistono solo nell’atto della loro costituzione. Nell’Eucaristia confezione del sacramento (o sacrificio) e sacramento coincidono, perché è lo stesso Cristo che perennemente si auto-dà. Questa è la presenza continuativa di Cristo tra gli uomini: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20), cioè il Cristo dell’Eucaristia è lo stesso Cristo com’è nei cieli.
L’Eucaristia come “memoria di Cristo” ricorda il passato preistorico e storico del Cristo, attualizzandolo nel vivo del presente e proiettandolo nel futuro. Come “sacrificio”, ricorda tutta la storia della salvezza, dalle antichissime origini fino alla consumazione del tempo, in cui si realizza ugualmente tutta la storia umana, che solo in Cristo riceve la sua giusta spiegazione.
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L'Eucaristia come Cibo Spirituale
L’Eucaristia è il cibo spirituale e soprannaturale per eccellenza, perché è lo stesso Cristo Gesù autore della grazia: «chi mangia il mio Corpo, vive di me». La comunione di Gesù Eucaristico può essere fatta in due modi: durante il sacrificio e fuori del sacrificio. La comunione durante il sacrificio abbraccia il significato di riconciliazione, amicizia, amore, perdono, come naturalmente significa il banchetto. Anche se, per giusta causa, si riceve il Corpo di Cristo fuori del sacrificio, l’Eucarestia conserva le stesse caratteristiche della comunione durante il sacrificio.
Alla luce eucaristica, la parabola del “figliuol prodigo” acquista certamente una luce nuova e più penetrante. Tutto il “nuovo”, che il Padre ordina per celebrare il ritorno del figlio perduto, può indicarsi nell’Eucaristia, vero banchetto di festa. Duns Scoto afferma che quando si riceve con le dovute disposizioni, l’Eucaristia produce due grazie specifiche: quella accidentale o santificante, indicata dal gesto della manducazione delle specie eucaristiche; e quella essenziale o sussistente, che è il Cristo stesso, presente in modo permanente sotto le specie. Questa seconda grazia costituisce il significato autentico dello stesso sacramento.
Utilizzando un pensiero caro ad Agostino, Duns Scoto applica all’Eucaristia: «Credi e mi mangerai, ma non sarai tu a trasformare me in te, ma tu ti trasformerai in me» (Ordinatio, IV, 8, 3, 2), gettando le basi di quella crescita spirituale in Cristo fino alla completa maturità dell’uomo perfetto. Scoto aggiunge: «Se non ci fosse il Corpo di Cristo nell’Eucaristia, tutti gli altri sacramenti perderebbero di importanza, e sparirebbe ogni devozione nella Chiesa, né sarebbe possibile offrire il culto di adorazione o latria a Dio» (Reportata Parisiensia, IV, 8, 1, 3); dal momento che «all’Eucaristia è dovuto il culto di latria come a Dio».
La Celebrazione e le Tradizioni del Corpus Domini
Data della Solennità
La solennità del Sacratissimo Corpo e Sangue di Cristo non ha una data fissa: in alcuni Paesi si celebra il giovedì successivo alla Solennità della Santissima Trinità (a sua volta festa mobile, che cade la domenica successiva alla Pentecoste) oppure la domenica successiva. In Italia, lo spostamento dal giovedì alla domenica successiva avvenne nel 1977, poiché la legge civile n. 54 del 5 marzo 1977 tolse valore civile alla festa del Corpus Domini, insieme ad altre festività. Un disegno di legge per il ripristino della festività civile è stato presentato alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica.
In molte Chiese locali però, tra cui obbligatoriamente a Milano, anche alla luce della recente riforma del calendario ambrosiano, la data è rimasta invariata così che la celebrazione e la processione eucaristica, rimane al giovedì. La celebrazione, presieduta dal Papa, per tradizione si svolgeva a Roma nella basilica di San Giovanni in Laterano, concludendosi con la processione che giungeva alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Negli ultimi anni, tuttavia, il Pontefice ha spostato la processione del Corpus Domini in altre località, come Ostia.
Le Processioni Eucaristiche e le Tradizioni Regionali
La festa del Corpus Domini, essendo una delle più popolari della cristianità, viene festeggiata con imponenti processioni che si svolgono per le vie di molte città. La processione del Corpus Domini è uno splendido atto di adorazione pubblica, tra canti e preghiere, a Cristo presente nell’Eucaristia e, insieme, un rendimento di grazie a Dio per averci dato un dono così immenso.
- Le processioni, in genere, seguono un percorso costituito da un tappeto floreale fatto da una serie di composizioni artistiche, dette “infiorate”.
- A Campobasso, questa festività è particolarmente sentita.
- A Poggio Imperiale (Foggia) è tradizione allestire, lungo il tragitto della processione, alcuni altarini detti "tusèlle", dove viene esposto il Sacramento per qualche minuto.
- A Camaiore (Lucca), è tradizione realizzare i tappeti di segatura, invece che con i fiori. Le Associazioni della città fanno a gara a disegnare sulla via principale quadri, solitamente di ispirazione sacra, esclusivamente con segatura colorata. Il lavoro inizia la sera e termina al mattino presto.

L'Ordinamento delle Letture Liturgiche
Rito Romano e Ambrosiano
L'ordinamento delle letture bibliche nei Riti romano e ambrosiano propone le stesse letture, articolate in tre anni (A, B e C) a struttura ternaria, per celebrare l'Eucaristia lungo l'anno.
Rito Ambrosiano Antico
Nel rito ambrosiano antico, la solennità è denominata IN SOLEMNITATE SACRATISSIMI CORPORIS CHRISTI. Ecco alcuni testi specifici:
- Il Psalmellus recita: «Oculi hominum in te sperant, Domine: et tu das escam illis in tempore opportuno. Àperis tu manum tuam: et adimples omne animal benedictione.» (Gli occhi degli uomini a te, o Signore, sono rivolti: e tu dai loro il cibo a tempo opportuno. Tu apri la tua mano: e sazi il desiderio di ogni vivente.)
- L'Halleluja proclama: «Caro mea vere est cibus, et sanguis meus vere est potus. Qui manducat meam carnem, et bibit meum sanguinem, in me manet, et ego in eo.» (La mia carne è vero cibo, e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, rimane in me e io in lui.)
- L'Antiphona post Evangelium riprende Gv 6: «Ego sum panis vivus, † qui de cælo descendi: * si quis manducaverit ex hoc pane, † vivet in æternum: • et panis, quem ego dabo, * caro mea est pro mundi vita.» (Io sono il pane vivo, disceso dal cielo: se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo.)
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