La pandemia di COVID-19 ha rappresentato una sfida globale senza precedenti, influenzando ogni aspetto della società, inclusa la vita spirituale e comunitaria. Con la dichiarazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del 5 maggio che ha posto fine all'emergenza pandemica di Covid-19, si chiude ufficialmente il ciclo di una tragedia iniziata il 30 gennaio 2020. Nonostante il virus non sia scomparso, la sua patologia è oggi per lo più contenibile e curabile. In questo contesto, è fondamentale analizzare come le comunità evangeliche abbiano vissuto e risposto a questi anni difficili.

Le Diverse Reazioni al Coronavirus
Durante la pandemia, sono state osservate diverse reazioni individuali di fronte alla crisi sanitaria:
1. Paura
Il diffondersi rapido del virus ha generato paura in molti. La possibilità di contagio, la morte dei propri cari e la perdita di controllo sugli eventi hanno alimentato l'ansia. Questa paura si è manifestata sia come panico esteriore, sia come una forma più subdola e repressa. Molti si sono resi conto della serietà della situazione e della fragilità dei propri piani di vita, confrontandosi anche con la propria mortalità o quella dei propri cari.
2. Derisione
Non necessariamente alternativa alla paura, la derisione è stata talvolta un modo per reprimerla. Molti hanno minimizzato il virus definendolo "soltanto un raffreddore" o hanno utilizzato battute per mascherare la propria inquietudine. In Italia, si è osservato un mix di queste due reazioni, con una transizione dalla derisione alla paura man mano che la situazione si aggravava.
3. Fiducia in Gesù
Una terza reazione, particolarmente rilevante per le comunità evangeliche, è stata la fiducia in Gesù. Questa non è da confondere con un generico ottimismo privo di basi, ma si fonda sulla promessa di vita eterna. Gesù non ha garantito l'assenza di morte o un rapido ritorno alla normalità, ma ha affermato: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà…". Questa fede si basa sulla convinzione che chi pone la propria fiducia in Lui avrà una vita perfetta ed eterna dopo la morte.
La Bibbia promette un evento chiamato "la risurrezione", in cui ogni persona vivrà e sarà giudicata da Dio. Gesù stesso è presentato come la risurrezione, ovvero il giudice del destino eterno. La sua promessa è che il destino di chi confida in lui sarà una vita perfetta con Lui. Questa promessa è stata dimostrata dalla morte volontaria di Gesù al posto nostro, sotto il giudizio divino che avremmo dovuto subire. Riporre fiducia in Gesù non significa ignorare la gravità del COVID-19, ma piuttosto valorizzare maggiormente la vita delle persone.
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Il Ruolo e la Risposta delle Chiese Evangeliche Durante la Pandemia
Le chiese evangeliche hanno affrontato la pandemia con un mix di responsabilità, adattamento e profonda riflessione teologica.
Adesione alle Normative e Sospensione delle Attività
Il Consiglio Generale delle Chiese, fin dalle prime fasi dell'emergenza, ha esortato Pastori e Conduttori a collaborare con il massimo impegno al contrasto e al contenimento del contagio del COVID-19. Per senso di responsabilità cristiana, è stata disposta con rammarico la sospensione di qualunque tipo di attività all'interno dei locali di culto fino a nuovo avviso. Si è incoraggiato l'uso saggio dei social media per la diffusione di notizie e messaggi, onorando il Signore anche nell'uso dei mezzi di comunicazione, e i credenti a non trascurare la loro comunione personale, privata e familiare con il Signore, esercitando la fede.
Ruolo Comunitario e Assistenza Pastorale
Secondo Trotta, nel periodo di massima chiusura, le chiese sono rimaste "fra i luoghi più aperti", fungendo da punti di riferimento sia come spazi fisici per la ripartenza delle attività in presenza, sia come comunità attente a raggiungere i lontani, confortare i soli e alimentare le relazioni. Hanno cercato di guardare oltre i propri confini, per vedere dolori, sofferenze e bisogni, evitando la crescita di una religiosità di puro conforto determinata dalla paura.

Adattamento Tecnologico e Sfide
Arcidiacono ha evidenziato come le chiese battiste abbiano accolto con responsabilità e disciplina le prescrizioni. La risposta è stata caratterizzata dall'uso tecnologico dell'online per il culto domenicale, gli studi biblici e altri servizi comunitari. Tuttavia, la pandemia ha anche causato un processo di isolamento e sofferenza, in particolare per la parte più debole della popolazione battista (bambini, giovani, anziani), aggravando processi di secolarizzazione preesistenti.
Fragilità e Desiderio di Comunità
Molte chiese sono uscite dalla pandemia "infragilite". Permangono paure, soprattutto tra gli anziani, che scoraggiano la partecipazione alle attività in presenza. Le comunità interculturali hanno pagato un prezzo alto, data l'importanza della condivisione di spazi e tempi comuni per la loro inclusione. L'emergenza pandemica ha lasciato un pesante bagaglio di eredità, con il timore del contagio che ancora oggi aleggia. Nonostante ciò, nelle chiese cresce il desiderio dello stare insieme, di respirare il calore della fraternità e della sororità, alimentando il convincimento degli effetti dannosi della chiusura dei locali di culto e delle attività ecclesiali.
Considerazioni Etiche e Teologiche
Documenti e Punti di Criticità
La Commissione per i problemi etici posti dalla scienza delle chiese battiste, metodiste e valdesi ha pubblicato documenti importanti come "Durante la pandemia: considerazioni etiche e teologiche a un anno dall’inizio della crisi sanitaria Covid-19" e "Vaccini anti-Covid: scelte responsabili". Questi documenti hanno sottolineato l'impegno delle chiese nell'individuare i punti di criticità, stare a fianco dei più fragili e dare voce a chi subisce disuguaglianze, promuovendo la collaborazione con le istituzioni e il volontariato.
Il documento più recente ha analizzato diverse aree di forte criticità etica nella gestione della pandemia, tra cui:
- L'assistenza sanitaria e pastorale ai malati (sia Covid che non Covid), evidenziando la difficoltà di accesso alle cure e all'accompagnamento pastorale.
- La campagna vaccinale internazionale, con la questione dell'equità nella produzione e distribuzione dei vaccini, e quella nazionale, con i problemi della regionalizzazione del Servizio sanitario.
- I problemi della comunicazione scientifica in tempo di crisi, come nel caso del vaccino AstraZeneca.
- L'utilizzo del passaporto vaccinale, con i possibili problemi di giustizia che solleva.
I ministri di culto hanno rivendicato il diritto di esercitare la cura d’anime per chi soffre, riconoscendo le molteplici sofferenze prodotte dalla pandemia (sanitaria, sociale, economica, politica). Le chiese e i cristiani si sentono chiamati a offrire risorse di ascolto, accoglienza, attenzione e cura pastorale, annunciando un messaggio di speranza, fiducia e solidarietà.
Speranza e Riorientamento della Fede
Trotta ha sottolineato il valore del riorientamento dello sguardo e dell'intera esistenza a cui Gesù chiama i suoi discepoli, in particolare in un contesto sociale e culturale condizionato da ansie. Il richiamo è a non preoccuparsi per le necessità materiali, poiché il Padre celeste conosce i bisogni dei suoi figli.
Arcidiacono ha paragonato l'esperienza della pandemia all'esilio babilonese, richiamando il Salmo 126, 5: "Quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia". Le chiese sono chiamate a mantenere salda la fiducia nel Signore, ricordando che Gesù Cristo ha sconfitto la morte donando la vita eterna. La forza della fede risiede in Lui, permettendo alle chiese di far risplendere la gioia della speranza anche nella sofferenza, come il granello di frumento che muore per portare frutto (Giovanni 12, 24). Con la fede in Gesù Cristo crocifisso, le chiese sono incoraggiate ad annunciare coraggiosamente il Regno di Dio e la sua giustizia anche nel tumulto delle tribolazioni della storia.
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