La Cornice a Tabernacolo Antica: Storia, Evoluzione e Significato

La cornice a tabernacolo rappresenta una tipologia di incorniciatura antica con una ricca storia e un significato profondo, legata sia alla sacralità che all'evoluzione dell'artigianato artistico. Il termine "tabernacolo", dal latino tabernaculum ("piccola casa"), indica una nicchia destinata a conservare immagini sacre o, nel contesto liturgico, le ostie consacrate.

Origini e Contesto Sacro del Tabernacolo

Nel Medioevo, all'interno delle chiese, si affermò l'uso di conservare la pisside con le ostie sacre presso un altare. Per motivi di sicurezza, si scelse di racchiudere il sacro oggetto in un prezioso contenitore, il Tabernacolo, che poteva essere incastonato nel muro o essere costituito da una piccola edicola lignea mobile. La presenza del Santissimo Sacramento nel tabernacolo era segnalata da un lume acceso o da un conopeo che lo rivestiva, coprendolo agli sguardi.

Il Tabernacolo nella Tradizione Popolare di Assisi

Nella tradizione popolare assisana, il tabernacolo assume l'accezione di un'edicoletta lignea mobile, contenente una statua della Madonna detta "pellegrina". Questa statua è protetta e al tempo stesso resa visibile da sportelli di vetro e illuminata all'interno da una piccola luce. Questa tradizione vive nei quartieri più animati e popolosi di Assisi: Piazza Nova, che si sviluppa intorno alla cattedrale di S. Rufino, e San Pietro, che si snoda intorno all'antica abbazia omonima.

Riflettendo la radicata rivalità storica tra le due parti della città, ognuno dei due quartieri possiede una "sua" Madonna pellegrina che, nel corso dell'anno, passa di famiglia in famiglia secondo un ordine rigoroso, prescritto da un piccolo cartiglio annesso all'edicola lignea. Ogni casa, nel tempo che "ospita" la sacra immagine, segue precisi rituali: la statua viene collocata in un posto eminente, si tiene illuminata e si recita il Rosario intorno ad essa una volta al giorno. Terminata la settimana di permanenza, la Madonna pellegrina riprende il suo "viaggio" verso la famiglia successiva. Purtroppo, questa bella e antica tradizione, tramandataci dai nostri genitori, sta scomparendo dalle vecchie mura della città.

Evoluzione Storica della Cornice: Dal Rinascimento ai Secoli Successivi

L'arte di incorniciare raccontata da Dany Premaor, da 40 anni punto di riferimento a Moriago

Nell'arco dei secoli, la cornice, definita "il più mobile dei mobili", è stata influenzata dal cambiamento del gusto e dalla destinazione dell'opera. Distruzioni, sostituzioni, modifiche e adattamenti dei pezzi sono stati molto frequenti. Ne consegue che sono pochissime le cornici originali e integre che accompagnano i dipinti, gli specchi e le stampe per cui sono state ideate.

Il Distacco tra Dipinto e Incorniciatura

A partire dal Rinascimento maturo, si avvia un progressivo distacco tra il dipinto, considerato la vera opera d'arte, e la sua incorniciatura, prodotto artigianale concepito come oggetto a sé stante, sostituibile secondo la moda e il gusto del proprietario. Divenne prassi diffusa per importanti musei e grandi collezioni private rifare anche più volte le incorniciature di gruppi di opere, in nome di un principio estetico regolarizzante o dell'affermazione del gusto di un regnante o di un mecenate. Solo a partire dal 1900 gli storici dell'arte riconoscono che l'incorniciatura rappresenta un settore dell'artigianato di grande valore, che spesso si innalza al livello di vera opera d'arte.

Le Cornici nel Quattrocento e Cinquecento

Fino al 1400, le cornici (o bordi, come sono spesso chiamate fino al 1700) erano parte integrante e inscindibile del quadro, e il pittore dipingeva su un pannello già dotato di cornice. Verso la fine del secolo, si avviò una fase di transizione, in cui la cornice fissa cedette gradualmente il passo alla cornice mobile. Tra i primi esempi troviamo la cornice a edicola (molto grande, usata per le pale d'altare e per l'arredo di importanti studioli privati) e quella a tabernacolo (di dimensioni ridotte), tipiche della produzione artigianale toscana, ancora molto architettoniche, decorate con capitelli, dentelli, frontone, fregio, base e architrave. Un esempio notevole è la cornice a tabernacolo dell'Incoronazione della Vergine del Beato Angelico, conservata al Museo di San Marco a Firenze.

particolare della cornice del Tondo Doni di Michelangelo

Nei primi anni del Cinquecento, la cornice a edicola si evolvette nella cornice a cassetta, un'invenzione fondamentale che sarebbe rimasta a lungo la più diffusa, declinata con numerose varianti a seconda della zona di produzione. Perfetta come cornice da collezione e per ritratti, adatta ad ambienti privati, aveva forme eleganti, semplici e lineari. Poteva essere liscia e dipinta, nella sua versione meno dispendiosa, o arricchita con decori in pastiglia, con motivi bulinati o incisi, colorata solitamente in toni scuri e impreziosita con racemi dorati con la tecnica a foglia d'oro.

  • Cornice a cassetta veneziana: Tipicamente decorata a intarsio ligneo, talvolta impreziosito con legni e materiali nobili come l'avorio, l'ebano e la madreperla a comporre raffinate raffigurazioni geometriche.
  • Cornice a cassetta bolognese: Caratterizzata soprattutto da motivi decorativi del tipo detto formigine, eleganti racemi vegetali da cui si sarebbe sviluppata la decorazione a prezzemolo, disegni dorati su lacca scura.

Un'altra caratteristica incorniciatura cinquecentesca, tipica dell'artigianato toscano rinascimentale, è il tondo, cornice derivante forse dalle romane imagines clipeatae, lavorata a intaglio e decorata con motivi vegetali arricchiti da elementi naturalistici, rifinita con parti policrome e dorata. Il Tondo Doni di Michelangelo (1505, Galleria degli Uffizi, Firenze), il cui raffinato intaglio è attribuito a Marco e Francesco del Tasso, e la Madonna della Melagrana di Botticelli (1487, Galleria degli Uffizi, Firenze) ne sono splendidi esempi.

Innovazioni e Stili del Manierismo e del Barocco

Contemporaneamente, l'affermarsi della pittura a cavalletto, la sostituzione del supporto ligneo con la tela e l'emergere di ricchi e potenti mecenati che commissionavano dipinti di tema laico non più ancorati a un luogo di culto, conferirono una mobilità prima sconosciuta al dipinto. Grazie ai mercanti d'arte, il dipinto si spostava, diventava ambito oggetto di collezione, e spesso veniva reincorniciato secondo il gusto del collezionista e la moda del momento, con variazioni legate alla zona di produzione.

L'avvento del manierismo, tra la metà e la fine del Cinquecento, nell'Italia centrale e soprattutto in Toscana, arricchì le cornici di elementi ornamentali virtuosistici ed eccentrici. A Venezia, importantissimo centro per la fabbricazione di cornici nel Cinquecento, nacque e si diffuse nella seconda metà del secolo la cornice Sansovino (cosiddetta dal nome del pittore), caratterizzata da una decorazione ispirata al repertorio dell'architettura e della scultura manierista, con intaglio profondo e motivi decorativi (festoni di frutta, fiori, cartigli, nastri) ben delineati. Poteva essere dorata o, più comunemente, lasciata di un color legno naturale scuro e lucidato.

Per tutto il Seicento e il Settecento, la cornice a cassetta e la Sansovino rimasero i modelli più diffusi, pur subendo nel tempo cambiamenti soprattutto nell'intaglio della decorazione, dove al legno si sostituì via via lo stucco, che consentiva all'artigiano di lavorare anche con stampi preformati. Il Seicento fu il secolo del Barocco, i cui elementi tipici si manifestarono anche nello stile delle cornici: un'esplosione di motivi vegetali, conchiglie, volute, angeli, sfingi, cariatidi che trasformarono spesso la cornice barocca in un'opera scultorea, dove il motivo decorativo occupava quasi tutta la cornice e la decorazione si allargava verso l'esterno. Anche quelle di struttura più essenziale e tradizionale, come la cornice a cassetta, accostarono a materiali preziosi intagli più ricchi, che offuscarono a volte la purezza delle linee. Sempre nel XVII secolo, fece la sua comparsa la cornice di forma ovale, l'ellisse, ben più consona al tumulto del Barocco con il suo effetto visivo di movimento e circolarità, caratterizzata da una decorazione che correva uniformemente su tutto il perimetro senza suddivisioni e scansioni, con motivi ornamentali appartenenti al repertorio vegetale.

Settecento: Rococò e Nuove Tipologie

Verso la fine del Seicento, la produzione fiorentina abbandonò il fasto bizzarro del Barocco per tornare a uno stile più sobrio, con l'utilizzo delle pietre dure, dell'ebano o della tartaruga. A Venezia, sempre a fine secolo, si sviluppò la cornice intarsiata con la madreperla, cui succederà nel Settecento quella laccata a cineserie, decorata a volte con una tecnica meno pregiata, la lacca povera, oggi nota come découpage.

Nel XVIII secolo, Venezia fu la patria della cornice a Canaletto, uno dei pochi esempi di produzione originale di portata internazionale, frutto della straordinaria produzione artigianale veneziana, così chiamata perché molto spesso racchiudeva i quadri dell'artista. Era composta da aste molto sottili intagliate a bassissimo rilievo, a volte impreziosita da piccoli pezzi di specchio.

Tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo, si diffuse soprattutto nell'Italia centro-meridionale la cornice Salvator Rosa (anche Maratta) dal nome del celebre pittore: poteva essere liscia oppure ripartita in liste piuttosto strette decorate con motivi classici, interamente dorata oppure con un'elegante alternanza di strisce dorate intagliate e strisce lisce nere, a creare un sottile ed elegante gioco di luce. Altro tipo di cornice caratteristico del Settecento italiano è il Passe-partout: di forma quadrangolare o rettangolare, includeva un dipinto tondo o ovale, ed era molto utilizzata nelle botteghe granducali toscane e nelle quadrerie romane per la sua facile adattabilità a qualsiasi genere di dipinto.

Verso la fine del XVIII secolo, la Francia divenne la protagonista dell'innovazione delle arti decorative. Il Barocco si sdrammatizzò nella rocaille, che si diffuse in tutta Europa, arrivando naturalmente anche in Italia, soprattutto nelle regioni del nord. La cornice rococò italiana, sull'esempio francese, divenne più ricercata ed elegante, caratterizzata da liste sottili con una decorazione leggera e raffinata di tralci, delicati intrecci floreali, anche foglie d'acanto, tipicamente barocche, ma reinterpretate con grande leggerezza, e conchiglie; in seguito si userà anche lo stucco, che con la sua malleabilità permetteva forme molto complesse e particolari.

Tecniche e Materiali

Tra il XVI e il XVIII secolo, nonostante l'introduzione di nuove tecniche di decorazione (dalla metà del Seicento, ad esempio, era frequente la scelta di rivestire in argento l'intera cornice), il sistema di rivestimento più diffuso per la cornice rimase comunque la doratura, per la quale vennero impiegate varie tecniche, mutuate dall'antica pittura su fondo oro: la doratura a guazzo, a missione, a conchiglia, a pastiglia. La doratura si coniugava talvolta con particolari tecniche decorative come il graffito, l'incrostazione tra oro e colore, la lavorazione con il punzone.

Dal Neoclassicismo all'Arte Moderna

La fine del Settecento segnò un notevole mutamento del gusto: tramontò il Rococò e si avviò il recupero della cultura classica, da cui trasse origine uno stile internazionale che coinvolse tutti i settori della produzione artistica, e dunque anche le cornici. La cornice neoclassica, generalmente dorata, era caratterizzata da disegni sobri e da una certa simmetria, mentre l'avvento del Romanticismo ispirò un tipo di cornice neo-gotica, ispirata all'architettura medievale e spesso arricchita di figurazioni simboliche.

In Inghilterra, i Preraffaelliti recuperarono la cornice a edicola rinascimentale, in assonanza con i soggetti ispirati solitamente a temi storici, religiosi e letterari del Medioevo e del Rinascimento. Un grande rinnovamento nello stile arrivò dagli impressionisti, ai cui dipinti mal si adattavano le incorniciature dorate, che alteravano i toni cromatici. Si scelsero perciò cornici sobrie, semplicissime, prive di doratura e decorazioni, di un colore coordinato ai toni dominanti del dipinto, oppure cornici bianche, la cui neutralità non interferiva con l'opera. Così gli artisti proposero modelli di incorniciatura nuovi e originali, dando l'avvio a fine Ottocento a un rinnovamento completo della cornice nelle sue forme strutturali e decorative, segnando la fine delle cornici in stile e dorate. La cornice scompare come manufatto autonomo fino ad essere quasi impercettibile o del tutto abolita nell'arte concettuale, nell'arte povera e in tutti quei tipi di pittura in cui non è più necessario un ponte tra lo spazio rappresentato e lo spazio in cui l'opera è collocata.

Descrizione di una Cornice a Tabernacolo Particolare

schema dettagliato di una cornice a tabernacolo con le sue componenti

Un esempio di cornice a tabernacolo è descritto come di forma quadrata con cornici modanate aggettanti. I fianchi lisci presentano un motivo a greca e i fondi sono dipinti a finto marmo verde con tocchi di giallo e nero. Lo sportellino rettangolare è dorato con una pisside su nubi incisa entro un decoro marginale a palmette; è inquadrato da una cornice rilevata gialla sagomata con due volutine appiattite ai lati, gialle con fondo rosso. Questo tabernacolo è inserito tra scaffe rettilinee con cornici aggettanti e corpo centrale concavo e liscio. Tale manufatto, probabilmente locale, è un'opera di artigianato minore e modesto, ma conserva il ricordo di tradizioni più antiche.

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