La Coperta del Vangelo di Saint Lupicin: Tra Dittici Eburnei e Vie dell'Avorio Antiche

Lo studio di manufatti storici di pregio, come la Coperta del Vangelo di Saint Lupicin, richiede un'analisi approfondita non solo dell'oggetto in sé, ma anche del contesto materiale e storico in cui è stato realizzato. Questo include la comprensione della produzione e del riutilizzo dei dittici eburnei e delle intricate vie commerciali che, dall'Antichità al Medioevo, hanno permesso il trasporto dell'avorio dalle sue fonti originali ai centri di lavorazione e artistici.

I Dittici Eburnei e il Loro Riutilizzo Nelle Legature Medievali

I dittici d'avorio rappresentano un campo di studio critico per comprendere la storia della loro produzione tra la Tarda Antichità e il Medioevo. Il linguaggio visivo di questi dittici eburnei, che comprende la loro forma, funzione, produzione e ricezione, è stato oggetto di numerose analisi.

Nel corso del tempo, diversi esempi notevoli di questi manufatti sono giunti fino a noi. Tra questi si annoverano il dittico del Poeta e della Musa, conservato nel Tesoro del Duomo di Monza, e il dittico di Boezio, custodito nel Museo della Città di Brescia. Altri frammenti significativi includono una valva della "consecratio" (Londra, British Museum), una valva del dittico di Anastasio (?) (San Pietroburgo, Hermitage), e una valva di dittico raffigurante le pie donne al sepolcro, con lati esterni ed interni, conservata nelle Civiche Raccolte d'Arte Applicata di Milano.

È di particolare interesse il fenomeno del riutilizzo di questi preziosi oggetti. Un esempio lampante è il dittico dionisiaco, che è stato reimpiegato in una legatura medievale e si trova oggi nella Stiftsbibliothek di San Gallo (cod. 359). Questo dimostra come manufatti in avorio di epoca precedente fossero spesso integrati in nuove creazioni, incluse le copertine di codici sacri, come i Vangeli.

Il termine "dittico" stesso ha radici antiche, con espressioni come quella registrata in Gellio (17, 9, 17) e Giuseppe Flavio (AJ 14, 221), dove si menziona la necessità di registrare decisioni "in tavolette e portate ai questori della città, e che essi abbiano cura di farle inscrivere su tavolette a due valve". L'espressione "˜rmhn…a kwdik…llwn diptÚcwn" (BGU 326, 2, 15, II sec.) è un sinonimo, mentre in Libanio, il termine "grammate‹on" indicava altrove i "dittici eburnei" (cfr. infra, § 4), come evidenziato in opere lessicali (LSJ, 436, s.v. d…ptucoj, III; DGE, 1122, s.v. d…ptucoj II, 3).

Ricostruzione di un dittico eburneo romano con scene figurate, per evidenziare la loro complessità e bellezza artistica.

Le Vie dell'Avorio: Origini e Commerci nell'Antichità

L'avorio, materiale prezioso per la realizzazione di dittici e altri manufatti artistici, proveniva principalmente da due grandi regioni: l'India e l'Africa. Le vie che portavano questo materiale in Occidente erano complesse e si evolvettero nel corso dei secoli.

L'Avorio dall'India e dall'Asia Orientale

La regione del nord-est dell'India era storicamente ricca di pachidermi, rendendola una fonte primaria di avorio. Fonti antiche, come quelle esaminate da Karttunen in "India in early Greek literature" (in particolare pp. 14, 16, 19, 53 e 104-105), hanno fornito un esame approfondito dei contatti pre-ellenistici con l'India e della questione dell'avorio. Erodoto (III, 44 e III, 97) e Ctesia (F 45, 11) sono tra gli autori che menzionano gli elefanti indiani.

La "Tabula Peutingeriana", una descrizione pittorica del mondo antico, è ricca di riferimenti leggendari ma anche utili. Menziona che "In his locis elephanti nascuntur" ai piedi del Mons Lymodus (la catena dell'Himalaia), un'indicazione abbastanza corretta per l'India del nord-est. Una zona denominata Elephas Oros è attestata da varie fonti vicino ad Alexandria Bukephalos, probabilmente nell'odierno Pakistan meridionale.

Informazioni molto più precise e utili sono ricavabili dal "Periplous Maris Erythraei", un vero e proprio carnet di viaggio redatto da un anonimo del I secolo d.C. Questo testo raccoglie numerose informazioni sul commercio e sui porti attivi sul Mar Rosso e sull'Oceano Indiano. Tra i porti indiani menzionati per il commercio dell'avorio, il Periplo ricorda:

  • Il grande mercato di Barigaza (oggi Broach, nell'India nord-occidentale), che attraeva molte merci romane, greche e arabe, e rivendeva ingenti quantità di avorio (Periplous, 49).
  • La città di Limurike (nel Sud-Ovest dell'India, Periplous, 56).
  • Derasene (sulla costa orientale, poco prima del delta del Gange), dove "si produce l'avorio chiamato Bosare" (Periplous, 62). Questo emporio doveva essere uno dei principali centri di smistamento dell'avorio del nord-est dell'India.
A questi si aggiunge il porto di Muziris (oggi Cranganore), dove la "Tabula Peutingeriana" situa un misterioso Templum Augusti. Il commercio d'avorio a Muziris è attestato da un papiro greco, copia di un contratto di armatore, oggi conservato a Vienna, che elenca dettagliatamente le merci trasportate.

I contatti tra Roma e l'India, documentati da studiosi come K. Karttunen ("Early Roman trade with South India") e F. De Romanis ("Roma e i Nótia dell'India"), mostrano un interesse crescente per le merci orientali. Tolomeo XII, pochi decenni prima della conquista romana, offrì trentaquattro zanne d'avorio al tempio di Apollo a Didima nel 54 a.C., come ricorda un'iscrizione (Wiegand, Didyma, II, 240). Megastene fu il primo ufficiale ad esplorare l'India occidentale in più spedizioni (tra il 302 e il 288 a.C.) per conto di Alessandro, con menzioni di elefanti (N.S. Kalota, India as described by Megasthenes).

Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia (VIII, 1, 1; VIII, 1, 4-8; VIII, 1, 31), fornisce ulteriori dettagli sugli elefanti e l'avorio. Altri testi sugli elefanti indiani sono elencati da A. Dihle in "Der fruchtbare Osten".

Mappa delle antiche rotte commerciali dell'avorio tra India, Africa e il Mediterraneo, evidenziando i principali porti.

L'Avorio dall'Africa

Anche l'Africa, in particolare l'Africa settentrionale romana (dalla Libia al Marocco) e le regioni del Corno d'Africa, era una fonte significativa di avorio, con grandi popolazioni di pachidermi. S. Gsell ("Histoire ancienne de l'Afrique du Nord, I") ha compilato un inventario esauriente delle fonti sull'argomento.

Sulla costa del Corno d'Africa, una zona con lo stesso nome di Elephas Oros esisteva, come pure lungo le coste dell'Africa orientale, menzionate dal Periplo. Siti come Axum e i porti ed empori dal Corno d'Africa fino alla zona di Rhapta (descritti da Strabone, Geogr., XVI, 771-5) erano vitali per il commercio regionale e intercontinentale dell'avorio. L'artigianato locale dell'avorio ad Axum è altresì documentato (Phillipson, Ancient Ethiopia, 79-84).

In Africa settentrionale, gli Emporia tripolitani, come Leptis Magna, erano centri importanti per il commercio dell'avorio e delle ferae libycae, come documentato da S. Aurigemma ("L'elefante di Leptis Magna e il commercio dell'avorio..."). Un mosaico di Ostia illustra una 'venatio' con un elefante, un cervo e un cinghiale, a testimonianza della presenza e dell'interesse per questi animali nel mondo romano.

Commercio attraverso il Mar Rosso e il Golfo Arabico

Il Mar Rosso e il Golfo Arabico erano crocevia cruciali per il commercio dell'avorio. L'interesse romano in queste aree (Sidebotham, "Roman interests in the Red Sea and Indian Ocean") e le scoperte archeologiche nel Golfo arabo-persico (Salles, "Découvertes du Golfe arabo-persique") sottolineano la loro importanza. I Parti e i Persiani mostravano interesse per il Mar Arabico, influenzando ulteriormente queste rotte commerciali (Potts, "The Parthian presence in the Arabian Gulf"). Mercanti indiani sono attestati in Egitto attraverso iscrizioni epigrafiche (R. Salomon, "Epigraphic remains of Indian traders in Egypt"), dimostrando l'ampiezza di questi scambi.

Foto di zanne d'avorio grezze, per illustrare il materiale non lavorato prima della sua trasformazione in oggetti d'arte.

Contesto Storico e Ricerche sull'Avorio

La storia dell'avorio e il suo impiego sono stati oggetto di continue ricerche. A.W. von Schlegel con "Zur Geschichte der Elephanten" e O. Keller con "Antike Tierwelt" hanno fornito contributi significativi. H.H. Scullard con "The elephant in the Greek and Roman world" rimane indispensabile per la storia degli elefanti nel mondo antico.

Il volume "Eburnea diptycha", a cura di M. David, del 2007, presenta "Elementi per una storia della produzione dei dittici eburnei", offrendo un riesame critico dei problemi storici legati a questi oggetti. Gli studi di J. Lesley Fitton ("Ivory in Greece and the Eastern Mediterranean") hanno analizzato il commercio dell'avorio dal Bronzo all'Ellenismo. Autori come U.P. Arora ("Greeks on India") e K. Karttunen ("India and the Hellenistic World") hanno approfondito i contatti tra Greci, Romani e India, spesso con riferimenti all'avorio e agli elefanti.

Le relazioni commerciali tra Roma e l'India sono state studiate da Miller ("The spice trade of the Roman Empire"), Rawlinson ("Intercourse between India and the Western world"), e numerosi altri studiosi che hanno esaminato scambi commerciali e culturali. Il volume "L'Inde vue de Rome" di J. André e J. Filliozat fornisce un inventario completo delle fonti romane sull'India.

In sintesi, la Coperta del Vangelo di Saint Lupicin, come molti altri preziosi manufatti medievali che incorporavano o erano interamente realizzati in avorio, si inserisce in una ricca e complessa storia di produzione artistica, commercio globale e riutilizzo di materiali di pregio, testimoniando la persistenza del valore e del fascino dell'avorio attraverso le epoche.

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