Il Complesso di Santa Maria Occorrevole, situato nel suggestivo contesto di Piedimonte Matese (CE), rappresenta un luogo ricco di storia, natura e spiritualità. Questa iniziativa propone un’esperienza coinvolgente attraverso elementi storici e naturalistici, conducendo alla scoperta del Santuario, del Convento, della Biblioteca e del Museo, questi ultimi raramente visitabili.
Introduzione al Complesso e l'Origine dei Nomi

Il Santuario/Monastero di Santa Maria Occorrevole è un punto di riferimento spirituale e culturale per la comunità locale e non solo. Sebbene il suo nome ufficiale sia legato a Santa Maria Occorrevole, localmente il complesso è spesso conosciuto come "San Pasquale".
Il nome Santa Maria Occorrevole deriva da un’antica leggenda. Si narra che nel 1437 un pastore smarrì una pecora e la ritrovò inginocchiata davanti alla raffigurazione della Madonna su di un muro, in atto di adorazione. L’immagine della Vergine, con le braccia aperte, dava l’idea di venire in “soccorso” ai fedeli, da cui il nome di “Santa Maria Occorrevole”.
La ragione per cui il luogo è conosciuto come San Pasquale è legata invece alla presenza e alla devozione dei Frati Minori Alcantarini che, a partire dal XVII secolo, si stabilirono nel convento. San Pasquale Baylon, frate spagnolo noto per la sua umiltà e anch’egli alcantarino, era molto importante per l’ordine, e da allora il santuario fu comunemente chiamato di “San Pasquale”, soprattutto a livello locale.
Le Radici Storiche: La Leggenda e la Nascita del Santuario
Nel lontano 1437, nei pressi di Piedimonte Matese, un pastore che pascolava le sue pecore si accorse che una di esse era ferma inginocchiata al cospetto di una Vergine dipinta su un muro. La notizia impiegò poco a diffondersi e in breve tempo i fedeli decisero di erigere un santuario dedicato alla Vergine Maria, rendendo Monte Muto un luogo sacro.
Nel 1504 si completò la costruzione dell’edificio adiacente alla chiesa, oggi chiamato Beneficenza, che inizialmente ospitava sei sacerdoti. Per molti anni, il Santuario accolse diversi ordini monastici e clericali.
L'Arrivo dei Francescani Alcantarini

Verso la fine del ‘600, il Santuario fu concesso in uso perpetuo all’Ordine dei Francescani. I primi 12 frati francescani, tra cui il giovane San Giovan Giuseppe della Croce, arrivarono nel 1674. Essi iniziarono la costruzione del nuovo monastero, instaurando un forte legame con i piedimontesi grazie al loro stile di vita improntato alla preghiera, al lavoro e alla carità.
I religiosi eressero il convento a sinistra della chiesa, perché essendo il primo in Italia, vi risplendesse la povertà e lo spirito di San Pietro d’Alcantara. Fu luogo di noviziato degli Alcantarini e dell’ex provincia di San Giovan Giuseppe della Croce; attualmente è ancora sede di noviziato delle province del Sud Italia dei Frati Minori. Al Convento si accede mediante un’ampia scalinata che si conclude in alto con un affresco raffigurante la Madonna incoronata da Angeli.
La Chiesa del Convento
Nel piazzale del convento si trova la fontana con la statua bronzea che raffigura S. Pasquale Baylon, del 1662. Da qui è possibile accedere alla chiesa, che si presenta con una semplice facciata, la quale rispecchia la vera natura dei frati. Un’edicola posta sopra il portale in pietra protegge un affresco ritraente Santa Maria Occorrevole.

Gli affreschi che si trovano all’interno, per il loro carattere stilistico, sono tra le opere più significative del Quattrocento campano, riconducibili al pittore Ferrante Maglione. Al centro della chiesa troviamo l’immagine di Santa Maria Occorrevole. Nell’unica nicchia di destra è collocata la scultura che raffigura San Giovan Giuseppe della Croce, mentre a sinistra si trovano le statue del Beato Modestino, San Francesco D’Assisi e San Pasquale Baylon.
L'Eremo della Solitudine: Un Rifugio Spirituale
Convento di Santa Maria Occorrevole Piedimonte Matese
Non molto distante dal Santuario, nel fitto bosco del Monte Muto, si trova la Solitudine, un eremo immerso nel verde, alle spalle del Monastero di Santa Maria Occorrevole, dal quale vi si accede. L’eremo è composto da un piccolo convento, una chiesetta e sette cappelle sparse nel rigoglioso bosco che domina la sottostante Valle del Torano. L'eremo fu edificato nei pressi di una cappella dedicata a S. Michele Arcangelo, laddove si era verificato un fatto miracoloso: in quel luogo sgorgava dell’acqua che, un giorno, fu bevuta da una donna indemoniata, venendo immediatamente liberata da quella presenza negativa.
Tutto ebbe origine nel 1678, quando iniziarono i lavori nel bosco, aggiungendo una cappella alla Vergine della Purità, e graziose cappelline, tra cui quella sul viale d’accesso dedicata a S. Giovan Giuseppe, costruita proprio dove un masso che rotolava dalla montagna stava per travolgerlo. L’eremo fu costruito con estrema povertà e gli stessi frati assistettero gli operai portando il materiale sulle spalle; qualcuno s’improvvisò perfino muratore, come San Giovan Giuseppe della Croce. Questi diede poi alla piccola comunità gli statuti, improntati alla vita di preghiera, al silenzio e alla penitenza. L'eremo bianco di San Pasquale fu un vero faro della spiritualità.
L'Iscrizione e l'Atmosfera della Solitudine

All’entrata della Solitudine vi è una targa con un’iscrizione attribuita alla duchessa Aurora Sanseverino, che richiama al silenzio e alla meditazione:
O BEATA SOLITUDO O SOLA BEATITUDO
Taciturni, romiti, o passeggero
vivon lieti in quest’eremo beato,
che non senza profetico mistero
nei tempi andati il Muto fu appellato.
Qui si conversa in ciel, qui ’n spirto vero
da muti e morti al mondo è Dio lodato,
qui parla il Verbo al core, entri chi tace,
perché ’l solo silenzio è qui loquace.
Quando si accede alla Solitudine, si percepisce da subito un incredibile senso di pace, di estraneità e di scissione con tutto quello che c’era un attimo prima, fuori da quell’entrata. Una Via Crucis in maiolica conduce al piccolo santuario con un altare in stile barocco, dove sono esposte le reliquie dei martiri Petronio, Flaviano e Vincenzo. Tra le reliquie conservate bisogna annoverare il sangue transverberato di S. Teresa D’Avila, che a differenza di quello di San Gennaro, è quasi sempre liquefatto e raramente si raggruma.
Nelle teche, inoltre, sono contenute le reliquie appartenenti al Santo che visse questo luogo incantato, tra cui la maschera di cera e il bastone di San Giovan Giuseppe della Croce, noto anche per i suoi prodigi, la chiaroveggenza, la levitazione e la taumaturgia. Egli morì a Napoli, in aria di santità, il 5 marzo 1734. Dalla Solitudine si può godere della vista del borgo di Castello del Matese (CE) e nel mezzo, a separarla dal borgo, vi è la Valle del Torano. L’accesso alla Solitudine è consentito nei momenti in cui l’eremo non è utilizzato dai frati.
Santi e Figure Illustri dell'Eremo
Tra i frati santi che nel corso dei secoli vissero qui vanno ricordati Padre Martino della Croce, il Venerabile Fra Francesco di Sant’Antonio, il Venerabile Padre Luigi del Crocifisso e il Beato Modestino di Gesù e Maria, che diventerà Beato cinque anni dopo l'arrivo nel noviziato. Ultimo in ordine cronologico è Padre Berardo Atonna, che illustrò con le sue virtù l’ultimo scorcio di storia della provincia alcantarina di Napoli. Padre Berardo vestì l’abito il 28 agosto 1859, assumendo il nome di Fra Berardo del Cuore di Gesù e dopo un anno vi fece la professione religiosa. Egli venne eletto guardiano di questa casa religiosa il 5 maggio 1885 e poi, nel 1895, maestro dei novizi. Nella pianura alifana Padre Berardo cominciò un’intensa attività missionaria, la sua presenza è attestata a Dragoni, Gallo del Matese, Pastorano, Prata Sannita, Alvignano, Faicchio, San Potito Sannitico, Sant’Angelo d’Alife, Pietramelara e Amorosi, Frasso Telesino.
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