Il Mondo delle Suore: Tra Storia, Stereotipi e Nuove Realtà

La figura della suora, da secoli, popola l'immaginario collettivo, spesso avvolta in stereotipi che non sempre riflettono la complessa realtà della vita consacrata. Per comprendere appieno il ruolo e l'evoluzione delle religiose, è necessario un lavoro di "pulizia" degli schemi preconcetti, mettendo da parte le immagini tramandate dalla letteratura, dal cinema e dalla televisione, che spesso le raffigurano in modo tragico, divertente o grottesco.

Conventi del Passato: Storie di Vita e Costrizione

Nei tempi passati, la scelta del convento poteva essere dettata da diverse motivazioni, non sempre legate a una vocazione spontanea. L'immaginario comune spesso assimila la figura della suora a quella della monaca di Monza, tragico esempio di costrizione alla vita claustrale, o a quello di tante giovani donne obbligate al convento dalle famiglie che non potevano fornire loro una dote adeguata. Donne considerate fragili e schiave, costrette dalla famiglia in tempi lontani, o oggi dalla povertà nei luoghi più disperati del pianeta.

Il Convento dell'Arsana di Nuvolento: Un Esempio Storico

Il convento dell’Arsana di Nuvolento, ad esempio, era una dipendenza del più noto monastero benedettino di San Pietro in monte Orsino di Serle. I monaci di Serle, molto probabilmente, lo avevano edificato rimaneggiando precedenti costruzioni, forse anche d’epoca romana, per meglio controllare e gestire i vasti appezzamenti di terreno che il monastero possedeva nell’area pianeggiante tra Nuvolento, Prevalle e Nuvolera. In questo contesto di gestione del territorio si inserisce anche il complesso edificato in Celle (Prevalle), di cui oggi rimangono alcuni edifici privati e la chiesa di San Carlo Borromeo.

Descrizione e Passaggi di Proprietà

Il complesso del convento dell’Arsana era molto ampio, con vari ambienti per la residenza dei monaci e dell’abate, dei pellegrini e dei viandanti. Quasi sicuramente vi era anche una cappella, forse la chiesa di San Nicola in Castro, citata in un atto del 1130 insieme a quella di Sant’Andrea extra Castro (tutt’ora esistente).

Nel 1446 il convento passò ai Canonici di San Giorgio in Alga di Venezia (che a Brescia risiedevano nel convento di San Pietro in Oliveto, in Castello). Nel 1660 la proprietà passò alle suore Agostiniane di Santa Maria degli Angeli di Brescia, che lo tennero fino al 1797, anno della confisca giacobina dei beni ecclesiastici.

Tracce del Passato nell'Arsana

Oggi restano pochi segni del passato religioso di questo complesso, ormai costituito da case private e visitabile solo dall'esterno. Tra questi spiccano:

  • Un affresco del XV o XVI secolo raffigurante la Madonna con Bambino affiancati a sinistra da San Lorenzo Giustiniani, patriarca di Venezia e fondatore dei Canonici di San Giorgio in Alga, e a destra da Papa Eugenio IV, membro della stessa congregazione.
  • La fontana in marmo sul cui frontone sono scolpite le due chiavi incrociate dello stemma del monastero di San Pietro di Serle.
  • Tracce di altri affreschi, come quello della deposizione sul loggiato superiore.
  • Gli alti muraglioni che cingevano il perimetro del monastero, che probabilmente danno il nome alla località “Arsana” (o anche arxana), un termine che in altre zone della provincia di Brescia indica “strisce di terra distinte dalle collaterali”.
Affresco antico raffigurante figure religiose

La Verità sulla Scelta: Libertà e Fede nelle Epoche Oscure

Contrariamente agli stereotipi, è importante chiedersi se la scelta del convento fosse sempre obbligata, o se quel "seme di libertà" oggi vigoroso nel mondo delle religiose fosse presente anche in tempi oscuri. Le donne che seguirono santa Chiara, ottenendo dal papa il voto della povertà, non erano forse padrone delle loro azioni? E le altre, anonime e oscure donne del Medioevo e dei secoli seguenti, andarono in convento solo perché qualcuno le obbligò?

Se la storia non fosse stata scritta quasi esclusivamente da uomini, e se loro avessero potuto tramandarci i loro pensieri anche in quei tempi lontani, avremmo trovato il germe della libertà in molte vocazioni. Molte avrebbero preferito il convento, la compagnia delle altre donne, la castità, la vita nella fede e la preghiera a un mondo ostile che, nel migliore dei casi, le rendeva schiave del marito. Avrebbero scelto di vivere nella preghiera anziché sottostare alle regole di uomini che le consideravano poco più di schiave, trovando nella fede la loro libertà e nel convento un'occasione di emancipazione rispetto alla sopraffazione e alla violenza della società.

Suore Moderne: Avanguardia e Protagonismo nella Società

Avvicinandosi ai tempi più recenti, la storia di suor Francesca Saverio Cabrini suggerisce una forma di soggezione, eppure il suo operato parla di una donna di straordinaria forza e autonomia. Ventotto volte su e giù nell’Atlantico su battelli precari, poi la traversata delle Ande e di paesi sconosciuti. Con il suo gruppo di sette suore, le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, raccolse fondi, costruì scuole, asili, convinse governi, migliorò la vita di migliaia d’immigrati. E questo in tempi in cui le donne in Italia non erano considerate neppure cittadine e non avevano diritto al patrimonio.

Guardando la realtà con occhio attento e privo di pregiudizi, si scoprono sorprese veramente grandi. Oggi, in ogni settore della società, ci sono suore che occupano posti importanti, lavorano e acquistano ruoli di primo piano nella medicina, nel diritto e negli studi sociali, nella sanità pubblica. Sono commercialiste, avvocate, ingegnere, architette. Entrano, e non in punta di piedi, in ruoli che sembrano estranei al mondo del raccoglimento e della preghiera. Ci sono suore giornaliste, suore nel marketing dell’informazione, che si impegnano per l’ambiente e dominano le tecnologie informatiche, spesso un’avanguardia in questo campo.

Figure Esemplari nel Mondo Moderno

  • Suor Mary Keller: Nata nel 1913 nell’Ohio, è stata la prima persona a ottenere un dottorato in informatica negli Stati Uniti nel 1965. Ha contribuito a sviluppare il linguaggio di programmazione Basic, ha previsto l’avvento di internet e ha sostenuto l’importanza degli strumenti informatici e il loro possibile impatto positivo nella società e nell’educazione dei giovani. Sosteneva che il computer poteva essere uno strumento per esercitare le virtù cristiane, a cominciare dalla pazienza e dall’umiltà.
  • Norma Pimentel: Inserita nella rivista «Time» fra le cento persone più influenti, organizza l’aiuto ai migranti che cercano di entrare negli Stati Uniti alle frontiere.
  • Alessandra Smerilli: Consigliere di Stato del Vaticano.
  • Giuliana Galli: È stata vicepresidente della Compagnia di San Paolo, una delle più importanti fondazioni bancarie europee.
  • Suor Berchman Conway: Missionaria cattolica irlandese pluripremiata per il suo lavoro nell’istruzione a Karachi, Pakistan. Una strada le è stata intitolata, "Berchman's Road", per celebrare i suoi 60 anni di insegnamento di inglese e matematica.

Accanto a loro, le monache che nei conventi continuano a praticare i mestieri tradizionali, a coltivare l’orto, a cucire, a ricamare. È opportuno chiedersi se siano suore "arretrate" o "moderne" in un mondo che, per non andare in rovina, ha bisogno di nuovi modelli di lavoro e di progresso, di un ritorno all’amore della terra e dei suoi beni. I giovani preoccupati delle sorti del pianeta e che desiderano tornare alla terra e ai lavori manuali, trovano nelle umili sorelle dei monasteri un’indicazione preziosa.

La Scelta della Clausura: Un Rapporto Vero con il Mondo

Tra le nuove suore c’è chi preferisce la clausura, e questo può sembrare in contraddizione con la forte presenza nel mondo, l’eccellenza di alcune collocazioni e il protagonismo in professioni fino a qualche tempo fa solo laiche. Tuttavia, la clausura non è una rottura con il mondo o una paura di ciò che c’è fuori dal convento. Le suore intervistate hanno spiegato che la clausura è il luogo in cui l’assenza di chiasso consente un rapporto più vero con il mondo. Anche da dietro le grate si può comunicare, e le tecnologie informatiche sono diventate strumento di preghiera per gli altri e con gli altri, mezzo di comunicazione fra gli uomini, le donne e Dio.

SOUL (TV2000) - Madre Elena Francesca Beccaria

La Vocazione: Un Mistero Profondo

Le suore oggi agiscono nel mondo e con gli strumenti del mondo, ma c’è un momento nel dialogo con una suora, anche "moderna", in cui è necessario accettare l’incomprensibile: la vocazione. Quando e perché è successo? Cosa hanno provato? Qual è stata la prova che la chiamata era quella giusta? La scelta è stata frutto di meditazione o è avvenuta all’improvviso come la caduta di San Paolo da cavallo?

È difficile trovare le parole, sia per chi chiede che per chi ha fatto la scelta. Le risposte sono varie e profonde:

  • “Il Signore mi ha chiamato.”
  • “Ho capito che la mia vita aveva bisogno di Gesù.”
  • “La Chiesa è una madre, mia madre, solo in lei sento calore e pienezza.”
  • “Cercavo la libertà e la grazia, in convento con le altre le ho trovate.”
  • “A un certo punto della mia vita ho capito che dovevo lasciare tutto per ottenere tutto.”
  • “Se dovessi spiegare la vocazione a chi non l’ha avuta, direi che è simile a uno stato d’innamoramento, quando l’altro per te è tutto, senti che la tua vita non ha senso senza di lui. Per me Gesù è questo.”

Nonostante dubbi, paure e talvolta la sensazione che la strada presa non sia quella giusta, la preghiera e la fede portano a una risoluzione.

Crisi delle Vocazioni e Nuove Prospettive

I dati mostrano una riduzione delle vocazioni. Nel 2018 le religiose erano 641.661, più di settemila in meno dell’anno precedente. Anche il numero dei sacerdoti è diminuito, mentre è aumentato il numero dei cattolici. L’Europa è il continente in cui la riduzione è più evidente, seguita dall’America e dall’Oceania, mentre le vocazioni aumentano in Africa. Questi numeri preoccupano e pongono interrogativi alla Chiesa.

Le religiose costituiscono da sempre la maggioranza del popolo della Chiesa, una maggioranza silenziosa o azzittita ma importante nella formazione dell’anima e dell’immagine della Chiesa. Due domande sorgono spontanee: qual è il motivo della crisi? E il calo delle vocazioni femminili può essere assimilato a quello maschile, ovvero a un disinteresse nei confronti della religione, a una riduzione della grazia, a un’affermazione della secolarizzazione e a una riduzione d’interesse nei confronti del sacro?

Molti la pensano così, ma un’altra opinione, con un punto di vista più specificatamente femminile, suggerisce che le donne che vogliono fare qualcosa per gli altri trovano oggi, soprattutto nei paesi occidentali, migliaia di associazioni e organizzazioni in cui possono esercitare questa loro vocazione. La Chiesa, con i suoi codici maschili e la scarsa considerazione del contributo femminile negli ambiti decisionali, è diventata meno attraente per donne abituate a esercitare il bene nella libertà.

La seconda domanda riguarda direttamente la Chiesa: cosa diventerebbe un’istituzione già rigidamente maschile se si riducesse ulteriormente l’apporto numerico delle donne? Se la sua spina dorsale costituita da religiose si riducesse? Sarebbe un enorme danno.

Omosessualità nei Conventi: Una Minoranza Silenziosa

L'argomento dell'omosessualità e del ministero si focalizza inevitabilmente sui preti o frati gay, ma pochissima attenzione viene riservata alle suore lesbiche, che rappresentano la minoranza più silenziosa e invisibile nel mondo dei gay e delle lesbiche cattolici. Riflettendo sul percorso storico, in particolare negli ultimi 40 anni, emergono osservazioni centrali.

Negli anni ’70 e ’80, la questione fondamentale era l'identità sessuale, seguita dal tema del coming out nei successivi vent'anni. Ciò che dominava la scena era il celibato. All'epoca del primo ritiro per suore lesbiche nel 1979, le autorità vaticane erano convinte che l’attività sessuale definisse una donna lesbica. Non si poteva essere lesbiche e nubili. Molte suore non si definivano lesbiche per il fatto che non praticavano attività sessuale. Similmente, molti preti e vescovi gay potrebbero non riconoscere la propria omosessualità per non dichiararsi sessualmente attivi. La gerarchia ecclesiastica si interroga spesso se l’orientamento omosessuale incida sulla capacità di restare celibi o se sia più difficile per una suora lesbica vivere in una comunità di donne rispetto a una eterosessuale.

La questione rilevante è: come possono le suore lesbiche, così come le eterosessuali, vivere il nubilato in modo sano? Le risposte da un piccolo gruppo di suore lesbiche hanno evidenziato l'importanza di una vita equilibrata, nutrita da buone letture, film, esercizio fisico, divertimento e natura, e dalla comunione con Dio e la presenza di direttori spirituali comprensivi della loro sessualità e spiritualità profonda.

Superare Stereotipi e Paure

Negli anni ’50, l’omosessualità non era neanche un argomento di discussione. Ma, a partire dagli anni ’60, la rivoluzione sessuale e i movimenti per i diritti dei gay hanno fatto il loro ingresso nelle congregazioni religiose. L'idea che tutte le suore siano lesbiche perché vivono con altre donne è uno stereotipo. Vivere o lavorare in un ambiente omo-sociale non significa necessariamente essere lesbici o gay. I rapporti sociali sono solo questo: rapporti sociali, non rapporti sessuali. Esprimere un’affettività significa solo essere umani. È fondamentale sottolineare questo aspetto, poiché la paura di toccare o mostrare affetto ha avuto ripercussioni negative per i preti. Un’affettuosa amicizia tra due donne non è necessariamente un rapporto lesbico. Le amicizie ci spingono a scoprire chi siamo realmente e quanto valiamo.

La differenza sostanziale tra un’amicizia e un rapporto lesbico risiede nell’erotismo. Le amiche hanno un legame affettivo molto forte ma senza sentimenti romantici o erotici, che invece contraddistinguono un rapporto lesbico. L’orientamento è determinato dalla direzione di genere e dalla forza dei sentimenti d’amore, dei desideri erotici e delle fantasie sessuali. Ciò che definisce una donna lesbica, o una suora lesbica, non è il comportamento esteriore, ma i desideri sessuali più intimi.

Il Coraggio del Coming Out

Se l’identità sessuale era la questione fondamentale negli anni ’70 e ’80, il coming out lo è nel ventennio successivo. Uscire dal silenzio e tornare a parlare è come un sacramento, una manifestazione di grazia. Molte suore si sono rese conto di essere lesbiche solo nel corso della loro vita religiosa. La storia di suor Linda Taylor, che ha vissuto da lesbica nel silenzio per 50 anni, racconta una profonda gioia ed entusiasmo per la vita, un senso di libertà e di grazia derivante dal coming out.

Non tutte le suore lesbiche esitano ad uscire allo scoperto per paura di perdere il proprio ministero, a cui sono profondamente legate, o di infangare la reputazione della comunità religiosa di appartenenza. Essere lesbica è un bene tanto quanto essere etero; la reputazione della comunità religiosa non dovrebbe essere minacciata. Le suore lesbiche, con le loro lotte per la comprensione della propria identità sessuale, sono una guida per altre lesbiche e gay che stanno imparando ad abbracciare la propria sessualità. Possono rappresentare un modello anche per coloro che hanno difficoltà a rapportarsi a un’istituzione che li definisce come «intrinsecamente disordinati».

Molte suore lesbiche si oppongono alle etichette della gerarchia semplicemente ignorandole e lavorando per la costruzione di un ambiente ecclesiale che nutra e accolga. Molte affermano di valorizzare i sacramenti e la dottrina sociale della Chiesa a partire dal Vaticano II, trovando in questi insegnamenti la speranza che le lega alla Chiesa.

Abbandoni e Riconversioni: La Seconda Vita dei Conventi

La storia di Rosa, un’ex suora che ha abbandonato il convento dopo sedici anni, offre una prospettiva toccante sulle difficoltà e le pressioni subite. Cresciuta con i nonni, ha scelto di entrare in convento a 18 anni, spinta anche da una situazione familiare difficile. Nonostante la convinzione iniziale della vocazione, ha iniziato a sentire un vuoto e una tristezza crescenti, culminati nella decisione di lasciare. Le pressioni ricevute dalla superiora e il "lavaggio del cervello" per farla desistere mostrano il lato oscuro di certe dinamiche interne.

Uscire dal convento è stato un “salto nel buio”, ritrovandosi senza casa, senza lavoro, con la necessità di creare una nuova identità. La sua esperienza evidenzia la complessità di una scelta che, in alcuni casi, può trasformarsi in una prigionia emotiva e psicologica.

Edifici di conventi riqualificati per nuovi usi

Il Destino degli Edifici Religiosi Dismessi

La crisi delle vocazioni e l’aumento dei costi di mantenimento stanno portando molti conventi, santuari, collegi e monasteri ad essere abbandonati o caduti in disuso. In Italia si contano circa 300mila di questi edifici, e per molti di essi, incapaci di sopravvivere come monumenti o inadeguati per le loro enormi dimensioni, il destino sembra essere una lenta agonia.

Tuttavia, per alcuni il futuro non è segnato. Vengono trasformati in appartamenti, spazi espositivi, auditorium, foresterie, eco-hotel o comunità per famiglie che decidono di vivere insieme. La dismissione richiede un’attenta analisi del diritto canonico, che dal 1983 permette di destinare gli edifici sacri a "usi profani non indecorosi". Senza norme su misura nel diritto comune, la navigazione è a vista, con i comuni come unici arbitri, il che porta a casi di speculazione ma anche a esempi virtuosi.

Esempi di "second life" dei conventi includono:

  • Convento di Cerro Maggiore (Milano): Trasformato in 7 appartamenti per l’accoglienza di donne bisognose di protezione, profughi da integrare e bambini in adozione o affidamento, grazie al progetto di Katia e Giacomo Petitti e l'associazione "Comunità e Famiglia".
  • Centro Astalli di Roma (Gesuiti): Ospita migranti in locali adiacenti al convento, in linea con l’invito di Papa Francesco a non trasformare gli spazi vuoti in alberghi ma a destinarli alla "carne di Cristo che sono i rifugiati".
  • Casa Sant'Andrea al Quirinale: Ha ospitato un rifugiato che fa vita in comune con i padri gesuiti.
  • Casa delle suore della Carità (Roma): Ha deciso di ristrutturare la foresteria per donne in difficoltà.
  • Ex chiesa di San Vincenzo di Piacenza: Diventata l’auditorium dei Teatini grazie a una fondazione locale e a risorse comunali e statali, recuperando affreschi e opere in legno.
  • Certosa di Avigliana (Torino): Resa da don Luigi Ciotti un luogo di incontri, natura e preghiera con annessa casa per ferie, auditorium e centro di formazione.
  • Eremito Hotelito de l’Alma (Umbria): Un "monastero laico" con 14 camere senza internet né tv, illuminazione a candele e una grotta trasformata in spazio per la meditazione.
  • Chiese di Venezia: Vengono riaperte per la Biennale, con chiostri trasformati in padiglioni esterni per installazioni temporanee e permanenti, e opere d'arte che riflettono sul sacro e le nuove tecnologie.

Le Fosse Comuni in Irlanda: Un Capitolo Oscuro

Un capitolo raccapricciante della storia dei conventi è emerso in Irlanda nel 2014, quando la storica Catherine Corless ha portato alla luce le prove di una fossa comune in un’area dove un tempo sorgeva un convento di suore a Tuam, nella contea di Galway. Qui, centinaia di bambini, da pochissimi giorni a due anni di vita, deceduti tra gli inizi del secolo scorso e la metà degli anni sessanta, erano stati sepolti senza certificati.

Il sospetto è che si trattasse di bambini nati da gravidanze non desiderate. Inizialmente, le autorità e le religiose che avevano gestito una casa di cura nel luogo negarono ogni coinvolgimento. Tuttavia, la ricerca di Corless fece affiorare decine di testimonianze schiaccianti di ex ragazze madri, familiari e inservienti. Il quadro emerso era scioccante: per quasi settant’anni, la Chiesa cattolica, d’accordo con le istituzioni locali, aveva penalizzato le ragazze madri, portandole in questi conventi per partorire. Spesso i neonati morivano e venivano gettati nella fossa comune; se sopravvivevano, venivano dati in adozione, anche all’estero, e le donne venivano separate con la forza dai propri figli.

Nel 2017, un’indagine del governo irlandese ha confermato la presenza di "quantità significative di resti umani" in uno scavo di prova sul sito, verificando che le ossa non provenivano dalla carestia del XIX secolo. Lo scavo, durato almeno due anni, ha riscritto parte della storia nazionale, facendo luce sul ruolo della Chiesa cattolica nel contribuire a creare questo sistema.

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