La Consulta per l'Apostolato dei Laici: Struttura, Finalità e Storia

La Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali (CDAL) è un organismo fondamentale all'interno della struttura della Chiesa cattolica, istituito con Decreto e Statuto del Vescovo, che opera in piena comunione con il Magistero ecclesiale. Essa rappresenta l'organismo di incontro e di coordinamento di tutto il laicato diocesano organizzato, accogliendo le indicazioni pastorali del Vescovo e facilitando la collaborazione tra le diverse realtà laicali.

Foto di un gruppo di persone che si incontrano in un contesto ecclesiale, simbolo di comunione e dialogo

Introduzione alla Consulta Diocesana per le Aggregazioni Laicali

La Consulta Diocesana per le Aggregazioni Laicali è il luogo in cui si incontrano periodicamente le associazioni e i movimenti ecclesiali. Il suo scopo primario è favorire la reciproca conoscenza e un confronto costruttivo, permettendo così di crescere insieme nella comunione e nella carità. Ogni associazione, movimento o gruppo laicale riconosciuto costituisce una componente attiva della CDAL.

Scopo e natura

La CDAL opera nel rispetto dell’identità e dei compiti delle singole aggregazioni, proponendosi di:

  • Valorizzare la forma associata dell’apostolato dei fedeli laici, richiamando costantemente il suo significato nel quadro di una comunità ecclesiale partecipata e corresponsabile.
  • Svolgere compiti di informazione volti a promuovere la reciproca conoscenza e stima tra le diverse aggregazioni.
  • Far crescere uno stile e una prassi di laicato maturo e responsabile, in uno spirito di comunione e collaborazione, anche attraverso iniziative di studio, di dialogo e di confronto per una più attenta e responsabile partecipazione alla vita pastorale della Chiesa da parte delle singole aggregazioni.
  • Assumere gli orientamenti pastorali e le eventuali indicazioni specifiche del Vescovo, sollecitando e sostenendo la mediazione delle singole aggregazioni.
  • Promuovere iniziative comuni con la partecipazione delle aggregazioni aderenti, in ordine a istanze e problemi di particolare attualità, nell’ambito dell’evangelizzazione e dell’animazione cristiana dell’ordine temporale.
  • Aderire alle iniziative promosse dalla Consulta Regionale delle Aggregazioni Laicali (CRAL) e dalla Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali (CNAL) e operare in armonia e collaborazione con le altre CDAL.
Infografica che illustra la gerarchia delle Consulte (Parrocchiale, Diocesana, Regionale, Nazionale)

La Consulta Diocesana nella Prassi: Esempi Specifici

Le Consulte Diocesane si concretizzano in diverse realtà locali, ognuna con la propria storia e le proprie specificità, pur mantenendo un quadro di riferimento comune.

La Consulta Diocesana di Mantova

Nella Diocesi di Mantova, la Consulta Diocesana per le Aggregazioni Laicali fu ufficialmente costituita nel novembre del 1981, sebbene fosse già presente dal 1979. Un successivo Decreto Arcivescovile n. 77 del 25 ottobre 1993 ha ulteriormente formalizzato la sua funzione.

Costituzione e struttura

L’Assemblea generale della Consulta di Mantova è costituita dai rappresentanti diocesani delle aggregazioni che ne fanno parte. Questa elegge il/la segretario/a e il Consiglio, l'organismo operativo composto da 5 membri laici provenienti da diverse aggregazioni, che per 3 anni collaborano con il/la segretario/a per animare la vita di questa significativa realtà di collegamento del laicato aggregato diocesano.

Esempi di membri del Consiglio possono essere: Giuseppe Lagattolla (Associazione Opera di Maria Movimento dei Focolari-Sez.) e Teresa Citarella (Associazione Opera di Maria Movimento dei Focolari-Sez.).

Requisiti di adesione

La Consulta di Mantova raccoglie tutte le aggregazioni aventi carattere nazionale, riconosciute o erette dalla Conferenza Episcopale Italiana o dalla Santa Sede, che siano associazioni, terzi ordini, movimenti, gruppi o altre forme similari, purché dotate di regolare statuto ai sensi del can. 304 del Codice di Diritto Canonico.

Possono far parte della Consulta, a domanda, le aggregazioni che rispondono ai seguenti requisiti:

  • Aggregazioni riconosciute o erette a livello locale dalla competente Autorità Ecclesiastica.
  • Aggregazioni che si propongono le finalità proprie dell’apostolato dei fedeli laici nelle sue molteplici forme, operando entro questo specifico ambito (cfr. cann. 215, 298, 327) e rispondendo ai criteri di ecclesialità indicati dall’Esortazione apostolica Christifideles Laici (cfr. anche la nota pastorale C.E.I. Le aggregazioni Laicali nella Chiesa, nn. 15-17).
  • Aggregazioni costituite ed operanti almeno a livello diocesano.

La verifica e il discernimento di tali requisiti spettano al Vescovo, a seguito di domanda dell’aggregazione interessata indirizzata all’Ufficio Diocesano Apostolato Laicale (UDAL). L’accoglimento della domanda comporta l’inserimento nella Consulta Diocesana e l’impegno alla partecipazione con i diritti e doveri dei membri (cfr. Statuto CDAL, art. 1).

Obiettivi operativi

A livello operativo, la Consulta di Mantova si propone di:

  • Valorizzare la forma associata dell’apostolato dei fedeli laici, richiamando costantemente il suo significato nel quadro di una comunità ecclesiale partecipata e corresponsabile.
  • Svolgere compiti di informazione volti a promuovere la reciproca conoscenza e stima.
  • Far crescere uno stile e una prassi di laicato maturo e responsabile, in uno spirito di comunione e collaborazione, anche attraverso iniziative di studio, di dialogo e di confronto per una più attenta e più responsabile partecipazione della vita pastorale della Chiesa da parte delle singole aggregazioni.
  • Elaborare proposte in ordine agli orientamenti e alle linee pastorali del Vescovo.
  • Assumere gli orientamenti pastorali generali e le eventuali indicazioni specifiche del Vescovo, sottolineando e sostenendo la mediazione delle singole aggregazioni.
  • Promuovere iniziative comuni con il consenso e la partecipazione delle aggregazioni aderenti, in ordine ad istanze e problemi di particolare attualità, nell’ambito dell’Evangelizzazione e dell’animazione cristiana dell’ordine temporale (cfr. Statuto CDAL, art. 3).

Le Consulte Diocesane di Trieste e Udine

Anche nelle Diocesi di Trieste e Udine, la CDAL è un organismo istituito con Decreto e Statuto del Vescovo, operante in comunione con il Magistero ecclesiale. Queste Consulte sono state costituite in conformità al can. 328 del CIC, nello spirito del decreto del Concilio Vaticano II Apostolicam Actuositatem (n. 19,2) e dell’Esortazione Apostolica Christifideles Laici (n. 30). La Consulta di Trieste, già attiva dal 16 settembre 1983, è stata rinnovata nel 2024.

Principi e requisiti comuni

Fanno parte delle CDAL di Trieste e Udine i rappresentanti di Associazioni, Movimenti, Nuove Comunità e Gruppi laicali cattolici presenti e operanti nella Diocesi, che abbiano ricevuto un riconoscimento da parte della Chiesa locale o della Santa Sede. Per la Diocesi di Trieste, ciò include aggregazioni di espressione sia italiana che slovena. Tali aggregazioni si propongono di valorizzare e promuovere la collaborazione tra loro per un concreto impegno di evangelizzazione, in spirito di piena comunione con il proprio Pastore.

I requisiti di ecclesialità per l'adesione, indicati nello Statuto, includono la responsabilità di confessare la fede cattolica nella sua integrità, il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità, la testimonianza di una comunione salda e convinta con il proprio Vescovo, la conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa, e l’impegno di presenza nella società umana.

La CDAL è composta dai rappresentanti di tutti i movimenti, gruppi e associazioni laicali presenti in diocesi. Il motore di tutta l’attività è il Consiglio di presidenza, solitamente composto dal Delegato Vescovile, nominato dal Vescovo, e da 5 rappresentanti eletti dall’Assemblea Generale.

A titolo esemplificativo, una composizione del Consiglio di presidenza può includere:

  • Sig. Cosimo Damiano Turco (Delegato Vescovile)
  • Sig.ra Maria Rosaria Coppola (Consigliera)
  • Sig. Calabrese Giovanni (Consigliere)
  • Sig.ra Rosa Nesca (Consigliera)
  • Sig. Deglio Sparascio (Consigliere)
  • Sig. Marika Nuzzo (Consigliera)

L'Evoluzione Storica della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali (CNAL)

La Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali (CNAL), in passato nota come Consulta generale dell’apostolato dei laici e poi Consulta nazionale dell’apostolato dei laici, ha una storia ricca di trasformazioni che ne hanno definito l'attuale configurazione.

Foto storica di un congresso o assemblea di laici cattolici in Italia

Origini e prime configurazioni (dagli anni '50 agli anni '70)

Le origini della Consulta generale dell’apostolato dei laici risalgono al 3 settembre 1959, con una lettera del card. Domenico Tardini, segretario di Stato vaticano, a Mario Ismaele Castellano, assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica italiana. Tale lettera regolamentava i rapporti tra la Commissione episcopale per l’alta direzione dell’Azione cattolica italiana e la Conferenza Episcopale Italiana, demandando alla Commissione il compito di coordinare tutte le opere dell’apostolato organizzato.

In questo nuovo contesto, la Consulta generale delle opere e istituzioni cattoliche si trasformò nella Consulta generale dell’apostolato dei laici. A essa erano ammesse tutte le organizzazioni laicali approvate dalla competente autorità ecclesiastica che perseguivano l’affermazione dei principi cattolici. Questo nuovo organismo rappresentò un'innovazione rispetto allo Statuto dell’Azione Cattolica Italiana (ACI), che nella precedente Consulta ammetteva solo opere, enti e associazioni ad essa aderenti o da essa coordinate.

Negli anni ’60, la Consulta generale aggregò 92 opere, classificate in base alla struttura (associazioni, uffici, centri) e alla natura e finalità (es. evangelizzazione, azione caritativa, animazione cristiana). La definizione delle finalità della Consulta fu influenzata dal III Congresso mondiale dell’apostolato dei laici (Roma, 11-18 ottobre 1967) e, in particolare, dall’Assemblea generale della CEI (19-24 febbraio 1968), dedicata al tema "I laici in Italia, dopo il Concilio", che approfondì il coordinamento delle opere di apostolato laicale.

La struttura iniziale della Consulta era presieduta dal segretario della Commissione episcopale per l’apostolato dei laici, con un organo deliberante costituito dall’Assemblea dei presidenti di associazioni, uffici e centri membri. A questa partecipavano anche gli assistenti ecclesiastici delle opere aderenti, con voto consultivo. Le funzioni esecutive erano affidate alla Segreteria, composta da un delegato, un segretario e alcuni collaboratori, tra cui si succedettero Antonella Perugini, Anna Maria Mezzaroma, Giovanna Mancini, Emma Cavallaro. La Segreteria era affiancata dal Comitato di segreteria, un organo consultivo con funzioni di studio, articolato in nove commissioni tematiche (apostolato generale, apostolato specializzato d’ambiente, apostolato dei giovani, azione caritativa, azione educativa e problemi della scuola, problemi dell’infanzia, problemi della famiglia, problemi del mondo del lavoro, rapporti internazionali).

L'attività della Consulta si esplicava attraverso riunioni plenarie delle opere, che presentavano relazioni e programmi annuali. Si distingueva tra Consulta generale, Consulta diocesana (rapportata all'ordinario locale o al delegato vescovile dell'ACI) e Consulta parrocchiale. Il coordinamento tra i livelli avveniva tramite contatti diretti e adunanze. Dal 1968, la Consulta si dotò di un bollettino periodico, il «Notiziario», come organo di collegamento.

Il 16 maggio 1970, un nuovo Statuto, approvato dall’Assemblea generale, qualificò la Consulta come luogo d’incontro e di confronto delle organizzazioni di apostolato dei laici, libere e riconosciute dall’episcopato. Questo documento distingueva tra membri effettivi (con diritto di voto deliberativo) e membri aderenti (con voto consultivo). La Commissione episcopale per il laicato esaminava le istanze di adesione, basate sul carattere nazionale delle associazioni e il loro riconoscimento da parte della CEI. Nel nuovo organigramma, furono istituiti il Comitato dei presidenti con responsabilità esecutiva e il segretario generale, incaricato di rendere esecutive le delibere del Comitato.

Trasformazioni e consolidamento (dagli anni '80 agli anni '90)

Nell’Assemblea statutaria del 1°-2 ottobre 1982, la Consulta deliberò la modifica della denominazione in Consulta nazionale dell’apostolato dei laici, con l'obiettivo di diventare un organismo di collegamento di tutto il laicato organizzato. Anche il logo identificativo cambiò, passando da un’immagine di due angeli con uno “scudo crociato” a una croce stilizzata, tuttora in uso.

Negli anni ’80, sotto la segreteria di Emma Cavallaro, la CNAL rafforzò il rapporto con la CEI e promosse in modo più efficace gli organismi a livello diocesano. Il dibattito interno si approfondì tramite commissioni di studio, affrontando temi come la legge sull’aborto e la revisione dei Patti Lateranensi. Tra il 1986 e il 1987 furono istituite nuove commissioni sulla Scuola ed educazione e sulle Comunicazioni sociali. La CNAL fu attivamente coinvolta nella preparazione e nello svolgimento del II Convegno della Chiesa italiana a Loreto nel 1985 e contribuì al Sinodo del 1987, dedicato a "Vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo a vent’anni dal Concilio Vaticano II".

Il 30 maggio 1993, l’Assemblea generale approvò un nuovo documento normativo, che attestò la trasformazione della Consulta nazionale dell’apostolato dei laici nella Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, recependo la nota pastorale della Commissione per il laicato della CEI, Le aggregazioni laicali nella Chiesa.

Lo Statuto, approvato dalla CEI, precisò che la CNAL «è l’espressione e lo strumento della volontà delle aggregazioni laicali di apostolato, presenti e operanti nelle Chiese che sono in Italia, di valorizzare la comunione e la collaborazione tra loro e il luogo nel quale esse vivono in forma unitaria il rapporto con l’Episcopato italiano offrendo la ricchezza delle loro possibilità apostoliche e accogliendone fattivamente i programmi e le indicazioni pastorali». Potevano farne parte le aggregazioni di carattere nazionale, riconosciute o erette dalla CEI o dalla Santa Sede, purché dotate di regolare statuto ai sensi del can. 304 del Codice di Diritto Canonico. Come segretario generale furono nominati Emerenziana Rossato (confermata nel 1997), poi Bruno Forte (2000) e Gino Doveri (2005). In questi anni, la CNAL manifestò un interesse crescente per le problematiche civili, rilette nell’ottica della «nuova evangelizzazione».

Ulteriori sviluppi e struttura attuale (anni 2000 ad oggi)

Il 4 ottobre 2008, l’Assemblea generale approvò il nuovo Statuto, tutt’ora in vigore, licenziato dal Consiglio permanente della CEI nel marzo 2009. Pur mantenendo invariate le finalità dell’organismo, le novità riguardarono le modalità di designazione dei membri del Comitato direttivo (che sostituì il Comitato dei presidenti) e il rafforzamento delle commissioni di studio (art. 11), con l’obbligo per ciascuna aggregazione di partecipare ad almeno una di esse.

Nel 2009, Paola Dal Toso fu designata segretario generale della CNAL, che all'epoca contava 68 aggregazioni aderenti, e fu confermata per un quinquennio nel 2014. In questo periodo, oltre al sostegno alle consulte regionali e diocesane, l’attività della CNAL è stata evidenziata dalla pubblicazione di tre «Quaderni».

Composizione e ruoli

La CNAL aderisce alle iniziative promosse dalla Consulta Regionale delle Aggregazioni Laicali (CRAL) e opera in armonia e collaborazione con le altre CDAL. La sua struttura di coordinamento e i suoi obiettivi la rendono un punto di riferimento essenziale per il laicato organizzato in Italia.

L'Archivio della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali

L'archivio della Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali rappresenta una preziosa risorsa storica e documentale, testimone dell'evoluzione dell'apostolato laicale in Italia.

Storia e conservazione

L’Archivio della CNAL è stato costituito nel 1960 con il compito di conservare la documentazione statutaria e regolamentare delle opere aderenti, oltre a periodici e pubblicazioni promosse dalla Consulta. Nel tempo, l’Archivio ha ampliato la sua portata, riflettendo il complesso delle relazioni e delle attività promosse dall’organismo. Nel 2009, è stato depositato presso l’Isacem - Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia Paolo VI, tramite una convenzione.

Foto di documenti d'archivio antichi, faldoni e schedari

Struttura e consultabilità

Il fondo archivistico della CNAL si struttura in dieci serie e otto sottoserie, che coprono un arco temporale significativo:

  • Serie 1. Assemblee generali, 1964-1997 (102 fascicoli, 22 buste)
  • Serie 2. Comitato presidenti, 1969-2001 (67 fascicoli, 8 buste)
  • Serie 3. Segreteria generale e amministrazione, 1957-2002 (133 fascicoli, 20 buste)
    • Sottoserie 3.1. Segreteria generale, 1957-2001
    • Sottoserie 3.2. Amministrazione, 1970-2002
  • Serie 4. Commissioni, 1964-1990 (154 fascicoli, 28 buste)
  • Serie 5. Associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali, 1950-1998 (222 fascicoli, 38 buste)
    • Sottoserie 5.1. Singole associazioni, 1950-1998
    • Sottoserie 5.2. Rapporti generali con le associazioni, 1960-1996
  • Serie 6. Consulte diocesane e regionali, 1958-2000 (34 fascicoli, 5 buste)
  • Serie 7. Incontri e giornate di studio, 1962-1992 (41 fascicoli, 8 buste)
  • Serie 8. Conferenza episcopale italiana, 1955-1995 (99 fascicoli, 19 buste)
  • Serie 9. Santa Sede, 1950-1993 (178 fascicoli, 31 buste)
    • Sottoserie 9.1. Congressi mondiali per l’apostolato dei laici, 1950-1968
    • Sottoserie 9.2. Pontifici Consigli, Pontificie Commissioni e Pontifici Comitati, 1966-1990
    • Sottoserie 9.3. Giornate mondiali e anni santi, 1966-1993
    • Sottoserie 9.4. Sinodi, 1980-1990
  • Serie 10. Forum europeo dei comitati nazionali dei laici, 1967-1998 (65 fascicoli, 17 buste)

Il fondo è liberamente consultabile, previa autorizzazione del direttore dell’Istituto, fatte salve le limitazioni previste dalla legislazione per la tutela del diritto alla riservatezza e all’identità personale.

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