Il restauro dell’Abbazia di Sant’Eutizio, nel cuore della Valnerina, rappresenta uno degli interventi più emblematici della ricostruzione post-sisma del 2016. Il cantiere, avviato nel dicembre 2022, è un laboratorio di tecniche e conoscenze, un intreccio di artigianalità e tecnologia che riporta in vita uno dei luoghi più simbolici dell’Umbria.
Un Patrimonio Millenario nella Valnerina
La Valnerina, nell’Umbria meridionale, racchiude su una balza in una valle presso Preci uno dei più antichi complessi monastici prebenedettini e poi benedettini: l’Abbazia di Sant’Eutizio. Questo complesso, appartenente all’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia guidata da monsignor Renato Boccardo, si compone di una chiesa rifatta nel XII-XIII secolo, un monastero, un campanile sulla rupe sovrastante e celle scavate nella roccia da monaci siriani nel V secolo d.C.

L'Impatto del Sisma 2016 e la Visione della Ricostruzione
Devastata dal terremoto del 2016, l'Abbazia è in corso di ricostruzione con la classica formula «dov’era com’era», ma con tecnologie aggiornate per resistere alle scosse sismiche. Una particolarità di questo intervento è la ricomposizione della rupe e dell’ambiente naturalistico circostante. L’Abbazia di Sant’Eutizio, insieme con la Basilica di San Benedetto a Norcia, è per la Diocesi un simbolo eloquente di fede, arte, storia, cultura e vita.
L'Avvio dei Lavori e il Coordinamento del Progetto
Negli ultimi mesi si è lavorato alacremente per presentare al commissario Giovanni Legnini una proposta concreta di fattibilità per il recupero del complesso abbaziale. L’Archidiocesi, la Soprintendenza, la Regione, il Comune e lo studio associato di ingegneria Capaldini di Giano dell’Umbria hanno collaborato su varie ipotesi di ricostruzione. È stata consegnata quella che sembra più funzionale, che prevede il consolidamento della rupe e la ricostruzione dell’intero complesso abbaziale, incluso il campanile. Esteticamente, tutto sarà come prima, ma lo scheletro sarà realizzato con le tecniche antisismiche più all’avanguardia.
Un tavolo tecnico-giuridico per il recupero del complesso è stato avviato ufficialmente nel marzo 2022 nel centro di comunità della parrocchia a Preci. Presenti all'incontro l'onorevole Giovanni Legnini, l'arcivescovo di Spoleto-Norcia monsignor Renato Boccardo, il sindaco di Preci Massimo Messi, e l'ingegner Capaldini. Il commissario Legnini ha espresso gratitudine a monsignor Boccardo e alla Diocesi per aver messo a disposizione i tecnici per il piano di fattibilità, sottolineando l'ottimo lavoro di squadra. Da quel momento, è iniziata la stesura di un'ordinanza specifica per la sola Abbazia di Sant’Eutizio, con l'obiettivo di comprimere significativamente i tempi di recupero, stimati in circa tre anni, riducendo drasticamente i tempi che sarebbero stati necessari senza un’ordinanza speciale.
L’intervento è iniziato nel dicembre 2022, in conformità con un'ordinanza del luglio 2021 di Giovanni Legnini, allora Commissario per la ricostruzione del sisma 2016. L'intervento rientra nell’ordinanza speciale n. 10/2021, ex articolo 11, c. 2, del DL n. 76/2020, recante “Ricostruzione dell’Abbazia di Sant’Eutizio nel Comune di Preci ed altri interventi”. L'importo complessivo dei lavori ammonta a 5.321.277,77 euro e la durata prevista è di tre anni. Il soggetto attuatore è l’Arcidiocesi di Spoleto-Norcia.
Lo Studio associato di ingegneria Capaldini di Giano dell’Umbria, con l’ingegner Giampaolo Capaldini e l’architetto Fabrizio Bonucci, conduce i lavori sotto l'Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria. Ogni scelta operativa è condivisa tra i progettisti e le imprese (C.E.S.A., TecnoStrade e Lunghi), insieme alla soprintendente Francesca Valentini e ai funzionari Vanessa Squadroni e Giovanni Luca Delogu, attraverso un costante dialogo e frequenti sopralluoghi. Il committente, l’arcivescovo Renato Boccardo, supervisiona con particolare partecipazione, occupandosi personalmente anche del restauro del prezioso crocifisso affidato ai Musei Vaticani. Il lavoro coinvolge diverse aziende umbre, coordinate dai direttori di cantiere Nicola Falcini, Francesco Caporali e Antonio Lunghi, un esempio di sinergia in cui l’obiettivo comune è condiviso da tutti. I subappalti sono ridotti al minimo, perché un cantiere così complesso può essere affrontato solo con personale diretto, esperto e con lunga esperienza. Gli interventi spaziano dal restauro delle superfici al consolidamento strutturale, fino alla ristrutturazione e all’adeguamento impiantistico, passando per la bonifica del fondale e i consolidamenti geotecnici.
Rinasce il Gioiello Medievale dell’Abbazia di Sant’Eutizio
La Ricostruzione della Chiesa: Facciata, Rosone e Cripta
L’ingegner Giampaolo Capaldini ha spiegato che il problema principale è stato causato dal crollo della rupe con il campanile sull’Abbazia. Il sisma del 2016 ha fatto collassare la rupe e il campanile sulla chiesa, seppellendo la facciata e il suo prezioso rosone sotto duemila metri cubi di roccia e detriti. Le successive campagne di scavo hanno permesso di recuperare tutti i conci della facciata e il 98% degli elementi costituenti il rosone.
Il Recupero della Facciata
La facciata della chiesa, completamente distrutta, sarà ricostruita rimontando le antiche pietre recuperate. Per il recupero della facciata è stato elaborato un metodo rigoroso e innovativo. Tutti i conci sono stati misurati, catalogati e archiviati in un database, con l’indicazione dei colori e delle lavorazioni superficiali. I frammenti ancora in opera sono stati rilevati in scala 1:1 e trasformati in sagome lignee, i cosiddetti “macroconci”. Su un letto di sabbia, allestito accanto al cantiere, è stata quindi rimontata a secco l’intera facciata, come un gigantesco puzzle tridimensionale. Una volta completata e verificata, la struttura è stata smontata e poi ricollocata nella sua posizione originaria. Se i blocchi della facciata si sono conservati quasi intatti, il nucleo interno della muratura avrà malte particolari e acciaio inox, garantendo un comportamento monolitico e resistente in caso di sisma. La ricostruzione è avvenuta con un’anastilosi pura, rimettendo i conci di pietra esattamente dove erano, studiando a fondo foto e documentazione storica.
La Ricomposizione del Rosone
Il rosone si è frantumato in circa quattrocento frammenti, ma la sua ricomposizione è stata un lavoro di pazienza e precisione che ha potuto contare su strumenti digitali d’avanguardia. Ogni frammento è stato scansionato in 3D, permettendo di verificare gli incastri e individuare la posizione originale dei pezzi. Il rimontaggio è avvenuto in più fasi successive: prima a secco, poi con la ricostruzione dei frammenti mancanti tramite stampa 3D, e infine con prove di carico e assemblaggio definitivo, compreso l’inserimento di una cerchiatura in acciaio inox a rinforzo dell’elemento centrale. Anche il rosone, ora ricollocato nella facciata, ha una tecnologia antisismica, con una struttura in acciaio inox che lo contorna e lo ancora efficacemente alla facciata.

Fasi dei Lavori e Opere d'Arte
I lavori della chiesa sono iniziati dalla parte absidale. L'ingegner Giampaolo Capaldini ha spiegato che si è proceduto con lo smontaggio della copertura dell’abside per mettere in sicurezza l’area sottostante. Successivamente, i lavori scenderanno verso il basso fino al recupero della cripta e, quando la parte antistante sarà in sicurezza, si consolideranno le murature e si ricostruirà la facciata con il rosone. Al termine, verrà effettuato un consolidamento fondale poiché la chiesa ha subito un grosso cedimento verso valle, essendo poggiata su un terrapieno antropico. Verranno infine restaurate tutte le opere d’arte presenti all’interno della chiesa, come l’altare e la tomba dei Santi Eutizio e Spes, e quelle ricoverate al deposito regionale di Santo Chiodo di Spoleto.
Sul corpo della chiesa si interverrà con opere di consolidamento. Durante i lavori, guardando l’altare della chiesa, sul lato sinistro, le lesioni del terremoto hanno fatto affiorare piccole tracce di affreschi, databili tra il 1000 e il 1300. Scavi hanno rivelato i resti di una vecchia abside, probabilmente completamente affrescata e demolita nel corso del tempo. Ciò conferma la tesi che prima dell’attuale chiesa romanica ce n’era un’altra disposta trasversalmente e di dimensioni più piccole. I resti degli affreschi emersi verranno rimessi a giorno e restaurati, consolidando anche le murature che li sostengono.
Il Complesso Monasteriale e il suo Recupero
Nonostante i seri danni, il monastero ha retto al sisma, ma sarà interamente rinforzato con materiale recuperato. Il complesso contiene anche il museo dell’antica scuola di medicina, alla quale verrà restituita la sua funzione originaria.
Il Consolidamento della Rupe e la Ricostruzione del Campanile: La Sfida Maggiore
Il "terzo capitolo", ossia il recupero della rupe crollata con il campanile, è considerato il più difficile. L’ingegner Capaldini evidenzia che con l’Abbazia forma un unicum che va ricostruito. La rupe verrà consolidata e ricostruita con un volume pari a quello perso. Avrà un corpo in cemento armato vuoto all’interno, ispezionabile, alto 25 metri, con una parete attaccata all’attuale rupe per contenerla e una parete esterna rivestita in pietra, come era il costone roccioso. Questa nuova struttura sarà molto potente dal punto di vista sismico, ma darà la stessa sensazione scenica, e vi riattecchirà la stessa flora.
Anche il campanile avrà identiche sembianze dal punto di vista architettonico, ma la costruzione sarà nuova. In particolare, avrà una struttura antisismica in acciaio leggero che affonderà nel corpo in cemento armato cavo, il quale sosterrà l’intera rupe. Questo volume di cemento armato avrà la doppia funzione di rivestire i volumi crollati per ridare quella sensazione di unicum tra rupe e monastero, e anche una fortissima valenza geotecnica di consolidamento del costone roccioso. La progettazione del recupero è stata particolarmente complessa a causa della commistione tra la funzione strutturale e la parte geotecnica dell’Abbazia, essendo aggrappata al costone che avrebbe dovuto sostenerla e che in realtà è franato.

Sinergia, Innovazione e la Funzione del Laboratorio di Restauro in Cantiere
La progettazione del recupero del complesso abbaziale è stata complessa e per certi versi avveniristica. La prima fase, durata alcuni anni, è stata dedicata alla messa in sicurezza dopo il sisma, che aveva causato il crollo di molte murature e lo sgretolamento della rupe. Questo ha permesso di rendere accessibile ciò che era rimasto dell’Abbazia, garantendo la sicurezza delle strutture e del personale.
Il progetto è stato improntato al restauro puro, studiando come le vecchie strutture stavano in piedi e riproponendole con il metodo dell’anastilosi, recuperando quasi tutti i pezzi crollati per ricollocarli nella loro posizione originale. Parallelamente, sono state integrate tecnologie innovative nel campo antisismico, sostituendo le vulnerabilità intrinseche delle murature crollate con nuovi materiali e tecniche. Questo garantirà un restauro fedele all'Abbazia pre-terremoto, ma con una maggiore resistenza sismica.
Una peculiarità del cantiere è l'allestimento di un laboratorio di restauro in situ, una rarità in questo tipo di interventi. Questa scelta è stata dettata dalla necessità, in quanto l’Abbazia di Sant’Eutizio, con i suoi quasi duemila anni di storia, contiene tantissimi reperti storici, molti di epoca romana, danneggiati dai terremoti del 2016: dipinti, stacchi di affreschi, pietre, lapidi decorate e altro. Avere un laboratorio direttamente in cantiere permette di riparare e rimontare i manufatti con maggiore attenzione, consentendo alle maestranze di controllare simultaneamente lo stato degli elementi e la loro posizione sulle murature.
Prospettive e Tempi di Completamento
Il complesso abbaziale è stato suddiviso in tre macro-cantieri, tutti seguiti dagli stessi progettisti e ditte: la chiesa, il monastero e la rupe con il campanile. I cantieri sono partiti in successione, iniziando dalla chiesa, poi il monastero e da poco quello per la rupe. Attualmente, si ipotizza che la chiesa potrebbe essere ultimata e restituita al culto entro l'anno in corso, considerando che la copertura è stata completata, la zona del presbiterio consolidata, la facciata quasi ultimata e i lavori nella cripta sono in corso. Entro un altro anno, si prevede che il monastero sarà pronto, con le strutture quasi ultimate. La rupe, l’ultima sfida, ha visto l'avvio dei lavori circa due mesi fa e richiederà probabilmente circa tre anni per il suo completamento. L'obiettivo finale è riconsegnare l'intero complesso abbaziale di Sant'Eutizio alla comunità.