Il ruolo del Cardinale Salvatore Pappalardo nella lotta alla mafia

Uomo di fede, di carisma e di forte impatto mediatico, Salvatore Pappalardo non è stato solo una guida pastorale dell’Arcidiocesi di Palermo. Mons. Pappalardo è legato alla città di Palermo da un vincolo speciale, indissolubile, che neanche la morte ha potuto scalfire. A dieci anni dal suo ritorno alla casa del Padre, il capoluogo siciliano non ha dimenticato colui che si è schierato dalla parte dei cittadini onesti. Esponendo se stesso e la sua storia, mettendoci la faccia, è stato in trincea quando si è trattato di riconoscere pubblicamente l’esistenza di Cosa Nostra.

Ritratto fotografico del Cardinale Salvatore Pappalardo

Profilo biografico e ministero

Salvatore Pappalardo, nato a Villafranca Sicula il 23 settembre 1918, fu ordinato sacerdote il 12 aprile 1941. Nominato Pro Nunzio Apostolico in Indonesia, fu consacrato Arcivescovo titolare di Mileto il 16 gennaio 1966. Inviato da Paolo VI a Palermo il 17 ottobre 1970 e creato cardinale nel concistoro del 5 marzo 1973, rimase a capo della Chiesa palermitana fino al 4 aprile 1996, spegnendosi a Palermo il 10 dicembre 2006.

Tra le cariche onorifiche ricevute, oltre a quella di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, figurano quella del Sacro Ordine costantiniano di San Giorgio e quella di Cavaliere di Gran Croce dell’ordine al merito della Repubblica italiana, voluta dal Presidente Pertini per meriti contro la criminalità organizzata.

L’omelia per il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa

Tra le pagine più significative del suo episcopato spicca l'omelia pronunciata durante i funerali del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre 1982 insieme alla moglie Emmanuela Setti Carraro. La celebrazione, avvenuta nella basilica di San Domenico, fu segnata da una tensione sociale altissima, con la folla che contestava apertamente i rappresentanti del governo giunti da Roma.

La denuncia dello Stato

Il momento culminante dell'orazione fu il richiamo alla celebre frase latina: «Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur». Pappalardo, guardando in faccia gli uomini dello Stato presenti, tuonò:

  • «Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici! E questa volta non è Sagunto ma Palermo. Povera Palermo!».

L'omelia, scritta d'impeto e nutrita di lucido furore, alternava la citazione del profeta Geremia («Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere») a una dura invettiva contro l'incapacità delle istituzioni di contrastare la criminalità. Pappalardo denunciò la disparità tra le decisioni lente e incerte di chi doveva provvedere alla sicurezza e la tempestività criminale di chi aveva braccio pronto per colpire.

Schema cronologico degli eventi legati all'attentato di via Carini e l'impatto mediatico dell'omelia

Il significato storico dell'intervento

Padre Ennio Pintacuda, testimone di quel periodo, racconta che il Cardinale, rientrato sul luogo dell'eccidio, era sconvolto. Quell'intervento trasformò per sempre Pappalardo, nell'immaginario collettivo, nel "vescovo di Sagunto". La sua presa di posizione segnò un punto di non ritorno, schierando con decisione la Chiesa dalla parte giusta nella lotta alla mafia.

Le sue parole non furono solo un atto di accusa, ma anche un richiamo alla fede e alla speranza: «Le misericordie del Signore non sono finite, non è esaurita la sua compassione, ma sono rinnovate ogni giorno». Concludendo, il Cardinale auspicò per le vittime la pace eterna: «Oggi sarete con me nel Paradiso».

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