Negli avvisi sulle attività parrocchiali settimanalmente comunicati in chiesa, torna con una certa frequenza la citazione di incontri del Consiglio Pastorale Parrocchiale (che d'ora in avanti indicheremo per brevità con la sigla CPP), un organismo parrocchiale di cui non tutti hanno conoscenza, malgrado la sua importanza.
Che cos'è il Consiglio Pastorale Parrocchiale?
Il Consiglio Pastorale Parrocchiale è un organo di comunione per la decisione, chiamato a stabilire ogni anno un programma di azione pastorale. In parrocchia, è l'organismo specificamente deputato ad accompagnare le scelte relative alla sua amministrazione. Sono di sua competenza tutte le questioni concernenti la vita della comunità.

Origini e Fondamento Canonico
Sino agli anni ’60 tale organismo non esisteva. Si è voluto, in questo modo - in ogni parrocchia -, affiancare all’azione dei sacerdoti un gruppo di laici che fosse “espressione della comunità dei fedeli”. Il Consiglio Pastorale è un istituto previsto dal Codice di Diritto Canonico (CIC) della Chiesa cattolica.
Secondo il Diritto Canonico, se risulta opportuno a giudizio del Vescovo diocesano, dopo aver sentito il consiglio presbiterale, in ogni parrocchia venga costituito il consiglio pastorale. Questo è presieduto dal parroco e in esso i fedeli, insieme con coloro che partecipano alla cura pastorale della parrocchia in forza del proprio ufficio, prestano il loro aiuto nel promuovere l'attività pastorale. L'iniziativa parte dal Vescovo diocesano: se, dopo aver ascoltato il parere del consiglio presbiterale, ritiene opportuna l'elezione dei CPP nelle parrocchie della propria diocesi, ne ordina l'elezione, che va intesa in senso generale, una volta per tutte, e non caso per caso. In concreto, nella situazione della Chiesa italiana, tale decisione è stata presa in tutte le diocesi, quindi il CPP diventa obbligatorio per tutte le parrocchie.
Il Ruolo del Consigliere e lo Spirito di Servizio
Chi è chiamato (con suo consenso) ad essere consigliere nel Consiglio Pastorale Parrocchiale, non vi parteciperà a titolo di presenza personale, poiché diviene un referente della e nella realtà ambientale religiosa in cui vive e opera. Al consiglio è pertanto richiesto di essere una “piccola comunità” e di partecipare solidalmente allo svolgimento di questi compiti, in uno spirito che va oltre la solidarietà sociale per concretizzarsi nell’operare con reale senso di fratellanza cristiana per il benessere della più grande comunità in cui stanno le sue radici.
È però necessario che il Consiglio Pastorale abbia piena consapevolezza del proprio ruolo. Se da un lato tutto ciò è seriamente impegnativo, dall’altro è anche fonte di crescita nello spirito di servizio e nella conseguente responsabilità, per essere veramente di aiuto al Parroco nel coinvolgimento dei parrocchiani, non solo nella testimonianza ordinaria della fede, ma anche in quelle circostanze costituite da eventi, ricorrenze e celebrazioni che sono di particolare rilevanza per la Chiesa locale, come si verifica normalmente nella storia di ciascuna parrocchia.
Composizione e Criteri di Eleggibilità
Il CPP è composto da membri laici e dal clero. I membri laici devono rappresentare uno specchio fedele del tessuto umano della parrocchia, per età, sesso, condizione sociale; normalmente rappresentano tutte le realtà, gruppi e movimenti eventualmente presenti in parrocchia. Il numero di questi membri laici e la modalità da seguire per la loro designazione vanno definiti nei regolamenti particolari.
Chi può votare ed essere eletto o designato?
Tutti i fedeli della parrocchia possono votare. Chi può essere eletto? Chi può essere designato? L'invito (se possibile) è a prevedere almeno due liste: la Lista Giovani (dai 18 ai 35 anni) e la Lista dei Consiglieri (oltre i 35 anni).
Criteri di Incompatibilità
Esistono motivi connessi al proprio impegno sociale che impediscono di essere consiglieri. Questi includono la guida di una formazione politica, l’essere membro di un’assemblea legislativa o il rivestire le principali cariche amministrative. La logica di questi criteri è evidente: assicurare che il consigliere agisca primariamente in rappresentanza della comunità ecclesiale.
Processo di Elezione e Accettazione dell'Incarico
È opportuno trovare i modi perché tutti i parrocchiani si possano esprimere, anche coloro che per vari motivi fossero assenti in quella domenica. I nomi che sono stati segnalati siano raccolti in ordine alfabetico. Con le disponibilità ricevute si potrà formare una lista di candidati. Ogni ambito esprimerà con elezione interna da 1 a 3 persone che saranno componenti del CPP, dimostrando una reale capacità di dialogo, comunione e competenza per e nel loro ambito.
Dopo l’individuazione dei consiglieri, i membri eletti e designati devono sottoscrivere una formale accettazione della carica e degli obblighi inerenti. I loro nomi saranno proclamati durante le Messe domenicali in una data stabilita.
Struttura Interna e Funzionamento
Il CPP, dopo i suoi primi passi, si è mantenuto funzionante negli anni, senza alcuna interruzione e con sufficiente regolarità, malgrado il periodico avvicendarsi dei religiosi cui era affidata di volta in volta la responsabilità di Parroco, che ne comporta anche la funzione di Presidente. Alle scadenze rituali, il CPP è stato oggetto di parziali rinnovi per sostituire coloro che non erano più in parrocchia o che desideravano lasciare spazio ad altri.
Le Commissioni del CPP
Per rendere più funzionale il CPP, sono state formate delle Commissioni che hanno offerto contributi in termini di proposte e iniziative utili per conseguire obiettivi a breve termine. Inizialmente, ogni commissione si muoveva singolarmente, e solo in rari casi ne dava notizia alle consorelle o ne sollecitava la compartecipazione. Ne è derivata necessariamente una revisione profonda sul modo di intendere e di attuare il Consiglio Pastorale, i suoi rapporti coi religiosi e col territorio, ossia con la comunità parrocchiale.
Dopo un’ulteriore pausa di riflessione, sono state formate quattro Commissioni per le seguenti aree concrete:
- Catechesi e liturgia
- Carità e missione
- Educazione e oratorio
- Economia

Nessun ambito è stato affidato totalmente alla responsabilità dei laici: i religiosi, e il Parroco in specie, hanno puntualmente partecipato agli incontri e alle progettazioni, senza esercitare imposizioni, ma contribuendo con la loro specifica esperienza ministeriale e umana alla effettiva realizzabilità delle iniziative, suggerendo, consigliando, approvando o esprimendo riserve, a seconda dei casi e delle necessità, incoraggiando e aiutando così nel superamento dei momenti di dubbio o di incertezza.
Si sono infittite le riunioni delle Commissioni che, ove occorra affrontare questioni trasversali, hanno instaurato la consuetudine di operare congiuntamente per una maggior incisività e al fine del raggiungimento più completo degli obiettivi.
Le Quattro Dimensioni della Vita Pastorale
È necessario anzitutto organizzare gli ambiti secondo il seguente schema che vede considerare quattro dimensioni della vita pastorale della parrocchia:
- La dimensione orante e celebrativa della Chiesa (la vita liturgica). In essa confluiscono i ministeri di quanti animano le celebrazioni e la preghiera della comunità.
- La dimensione educativa (l’ascolto della Parola). Raccoglie coloro che si prodigano per la formazione nella comunità cristiana (catechesi); coloro che in molte maniere collaborano all’annuncio del Vangelo a quanti ancora non lo conoscono (missione); coloro che ricercano vie di dialogo e di comunione con i credenti di altre confessioni cristiane (ecumenismo) o altre religioni (interreligioso).
- La dimensione caritativa e fraterna. Comprende tutte le forme con le quali la comunità si prende cura dei più piccoli e dei poveri, per sostenerli nelle loro necessità e per renderli protagonisti e responsabili della propria liberazione. Esempi di gruppi che vi operano sono i Gruppi Caritas, S. Vincenzo, Comunità Papa Giovanni, i Centri di aiuto alla vita, cooperative di solidarietà, gruppi di solidarietà con il Terzo Mondo, e Commercio equo e solidale.
- La dimensione sociale e culturale. Si tratta di un aspetto spesso trascurato dalle nostre comunità, più preoccupate di gestire l’esistente che di essere presenti negli areopaghi della vita sociale.
Le proposte per la riflessione non sono in sequenza, ma ogni comunità potrà liberamente scegliere se utilizzarle tutte, solo alcune o nessuna: questo dipenderà dalla programmazione già in atto. Tali schede non sono per un gruppo scelto di persone ma sono per tutti, perché la riflessione che portano avanti è proprio quella di un aiuto a sentirci tutti, in forza del battesimo, consapevoli e corresponsabili della vita della comunità. Per l’utilizzo si può convocare un’Assemblea parrocchiale oppure il Consiglio Pastorale Parrocchiale, oppure i diversi gruppi presenti nella parrocchia.
L'Importanza del CPP: Una Sfida al Clericalismo
Un pericolo molto forte e spesso richiamato è il clericalismo. Oggi, più del 60 per cento delle parrocchie - e delle diocesi, anche se in percentuale leggermente inferiore - non hanno il Consiglio per gli Affari Economici e il Consiglio Pastorale. Questo significa che quella parrocchia o diocesi è guidata con uno spirito clericale, soltanto dal prete, che non attua quella sinodalità parrocchiale o diocesana, che non è una novità, ma è un obbligo nel Diritto Canonico. È un obbligo che ha il parroco di avere il consiglio dei laici, per e con laici, laiche e religiose per la pastorale e per gli affari economici. Dobbiamo andare avanti e togliere questo pericolo, perché il sacerdote è un servitore della comunità, il vescovo è un servitore della comunità, ma non è il capo di una ditta.
Serena Noceti “Modelli di chiesa e ruolo dei laici e della donna, dal modello tridentino al conci
Prospettive e Segnali Incoraggianti
La transizione verso un CPP più funzionale e partecipativo non è stata indolore tanto per i frati quanto per i laici; i primi riconoscono non essere stato semplice svestirsi del ruolo di autorità per individuare campi, tempi e misure dove “passare la mano” ai laici, senza delegare quello che, essendo specifico, rimane di loro competenza. In quest’ultimo anno si sono manifestate con maggior evidenza le differenze conseguenti alla scelta fatta.
Segnali incoraggianti a proseguire sulla via intrapresa vengono anche dal clima che si registra nelle riunioni del CPP e nei rapporti fra i suoi componenti. Nessuno si illude che il proseguire nella direzione voluta e abbracciata con la scelta di questa esperienza offra d’ora in avanti una strada tutta in discesa. Tuttavia, appare molto significativo che anche coloro dai quali erano inizialmente state sottolineate le possibili difficoltà e ventilati i rischi del “nuovo corso”, non solo non vi facciano più alcun riferimento, ma partecipino esattamente con il medesimo spirito degli altri alle attività del CPP, dando prova di aver avvertito e recepito la forza stimolante di questo nuovo modo di essere Chiesa e di intendere la carità nei confronti del fratelli.
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