La celebrazione eucaristica è il culmine della vita cristiana, un momento in cui il mistero di Cristo si rende presente. All'interno di questa sacra azione, i gesti, in particolare quelli legati alle mani, assumono un ruolo di fondamentale importanza, sia nella consacrazione che nella ricezione del Santissimo Sacramento, così come nell'intera partecipazione dei fedeli.
La Ricezione dell'Eucaristia: In Bocca o Sulla Mano?
La questione su come ricevere la Comunione, se in bocca o in mano, spesso suscita dibattiti. Una riflessione può partire da come agì Gesù nell’Ultima Cena. Salvo casi particolari, come lattanti o infermi, ricevere il pane consacrato in mano è certamente più vicino al simbolismo di quel banchetto. Nel linguaggio comune, il verbo "prendere" non significa "imboccare", e non c'è motivo per cui in liturgia le parole debbano cambiare il loro significato quotidiano.
Chi riceve la Comunione è chiamato a mangiarla immediatamente dopo averla ricevuta, mettendosi a fianco dei comunicandi. Riguardo al rischio di profanazione, è vero che qualcuno potrebbe usare l’Eucaristia per altri scopi, ma ciò può avvenire anche ricevendo la Comunione direttamente in bocca.
Molti ritengono più significativo ricevere l’Eucaristia in mano: è un gesto che simboleggia Gesù che si mette nelle nostre mani, rendendoci responsabili di Lui. L'analogia con la proibizione delle auto per evitare incidenti suggerisce che non si dovrebbe impoverire il gesto comunionale naturale della Cena del Signore per prevenire eventuali abusi. Ricevere la Comunione in mano non è una concessione, ma l’atteggiamento più naturale; semmai è il riceverla in bocca a configurarsi come una concessione o un adattamento a situazioni particolari, come il viatico o il battesimo dei bambini.
La Posizione della Chiesa e il Dibattito Contemporaneo
Papa Francesco, durante una catechesi sulla Messa nel marzo 2018, ha ricordato i vari modi di ricevere l'Eucaristia, incluso quello di ricevere l'Ostia consacrata sulle mani. Questa precisazione è stata interpretata come una risposta indiretta alle severe parole del cardinale Robert Sarah, allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che aveva criticato l'uso della Comunione sulla mano. La prassi ecclesiale prevede che il fedele si accosti normalmente all’Eucaristia in forma processionale, comunicandosi in piedi con devozione o in ginocchio, ricevendo il sacramento in bocca o, dove è permesso, sulla mano, come preferisce (cfr OGMR, 160-161).
La Conferenza Episcopale Italiana fornisce precise indicazioni per la Comunione sulla mano: «Il fedele che desidera ricevere la Comunione sulla mano presenta al ministro entrambe le mani, una sull’altra (la sinistra sopra la destra) e mentre riceve con rispetto e devozione il Corpo di Cristo risponde “Amen” facendo un leggero inchino.»

Il Gesto della Comunione nelle Relazioni Speciali
All'interno di alcune comunità, come la Fraternità di Emmaus, si è sviluppata la pratica per sposi e fidanzati di andare insieme verso l’altare per ricevere, mano nella mano, Gesù Pane di Vita. Questo gesto, lungi dall'essere puramente scenografico, è espressione di una fede che riconosce nell’Eucaristia il cuore e la fonte dell’amore. Mangiare l'unico Pane manifesta la certezza di diventare un solo Corpo, e questo piccolo segno eucaristico manifesta la fede in Colui che, solo, può unire due anime in un legame profondo.
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La Consacrazione: Il Cuore della Messa
Dopo l'offertorio, segue la Consacrazione, il momento supremo della Messa. All'inizio del Sanctus, il sacerdote stende le mani sul pane e sul vino, pronunciando le parole: "Padre veramente santo e fonte di ogni santità...". Le parole "santo" e "santità" indicano la verità delle cose, aggiungendo all'idea di verità il concetto che una cosa è vera se è voluta da Dio, il Creatore.
Quando il sacerdote invoca: "santifica questi doni con l'effusione del tuo spirito", chiede a Dio di rendere veri e autentici i rapporti umani, pieni di fede, poiché la verità si trova solo nella fede. La frase "perché diventino per noi il corpo e il sangue di Cristo" non è una formula vuota, in quanto Cristo ha realmente penetrato la storia come Corpo Mistico, di cui ogni battezzato è membro, come afferma San Paolo: "Voi che siete stati battezzati in Cristo vi siete immedesimati con Cristo. Non esiste più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti voi siete un sol uomo in Cristo" (Gal 3, 27 s.).
La preghiera centrale della Consacrazione ricorda le parole di Gesù: "Egli, offrendosi liberamente alla sua passione prese il pane, rese grazie e lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: 'Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi'". Le stesse parole vengono ripetute per il calice di vino, concludendo con il mandato di Gesù: "Fate questo in memoria di me". Tutto ciò che siamo è chiamato a diventare corpo e sangue di Cristo, parte del Suo mistero di morte e risurrezione, investendo le nostre azioni della possibilità di collaborare a questa liberazione del mondo, che ha bisogno della nostra fede per trasformare la vita.

Il "Padre Nostro" e la Consacrazione della Vita
Alla fine della Consacrazione, la Chiesa ci invita a recitare il Padre Nostro, che conclude la parte centrale della Messa. Questo ci ricorda che tutte le nostre azioni sono parte di un grande disegno divino. Le parole di Gesù nel Padre Nostro ci aiutano a mantenere la consapevolezza che le nostre azioni hanno un unico scopo: la venuta del Suo Regno. Ogni gesto vissuto senza la coscienza di essere funzionale al disegno di Dio risulterebbe sfocato, perduto per la verità della storia umana e per la liberazione del mondo.
In questa coscienza risiede la "consacrazione" della vita, un concetto che, sebbene a volte frainteso o limitato, indica un fatto globale: la consacrazione della vita a Dio significa la verità dell'amore, del lavoro, della ricerca, della giustizia, della vita stessa. L'intera esistenza si trasfigura, e da questa conversione della vita inizia il vero cambiamento del mondo. Questa convinzione è il fulcro della vita morale del cristiano, permettendo, attraverso il perdono di Dio, la consacrazione persino del nostro male, che non ci fermerà nel nostro cammino.
Il Padre Nostro si conclude con le parole: "ma liberaci dal male". Questa liberazione significa vivere in modo che il peccato non diventi una prigione, una causa di blocco, permettendo una continua ripresa del cammino e una indomabilità nel non lasciarsi abbattere dagli errori, grazie alla coscienza che Dio è più forte della nostra debolezza.
La Pace e la Misericordia Divina
La parola "pace" permea la liturgia prima della Comunione. La preghiera che segue il Padre Nostro, "Concedi benigno la pace ai nostri giorni, perché con l'aiuto della tua misericordia vivremo sicuri da ogni turbamento nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo", analizza la pace come conseguenza visibile della fede. La pace implica che il peccato non ci freni, reso possibile solo dal soccorso della misericordia di Dio, l'unica base solida da ogni turbamento e angoscia. La Bibbia definisce Dio come "mia misericordia", e il perdono è la Sua parola più comprensiva e definitiva per l'uomo. È attraverso il perdono che la vita passata si trasforma in novità, e tutto coopera al bene.
La liturgia prosegue con l'invito a scambiarsi un segno di pace, una pace che tra uomini, a volte estranei, è un miracolo e una sfida al mondo. Questa pace fraterna si fonda su tre pilastri:
- La non mormorazione: Non si può accogliere la misericordia fatta corpo di Dio, la Comunione, avendo mormorato del fratello, poiché la mormorazione diffonde il male.
- La non ira: L'ira, una piccola pazzia in noi, deve essere superata dalla pazienza, che è Cristo stesso: "Nella vostra pazienza possederete la vita".
- La non chiusura del cuore: La fraternità pratica e reale trasforma il nostro individualismo, sfidando il mondo con il miracolo dell'unità tra gli uomini. Lo scambio del segno di pace è un simbolo di un abbraccio molto più grande, profondo e reale, che genera una passione per il mondo e i suoi problemi.
La Messa ci prepara così a compiere coscientemente il gesto della Comunione sacramentale. L'invocazione che segue il Sanctus, "Ti preghiamo umilmente per la comunione al corpo e al sangue di Cristo: lo Spirito ci riunisca in un solo corpo", esprime l'ideale di dare unità al mondo. Attraverso la Comunione e la consacrazione della nostra vita, lo Spirito realizzerà l'unione degli uomini in un solo corpo, una fede profonda nell'azione misteriosa dello Spirito.
L'Importanza dei Gesti Esteriori nella Liturgia
L'affermazione che i gesti non contano e che conta solo la sostanza è fuorviante. San Tommaso d'Aquino, Dottore della Chiesa, sostiene che «i gesti e movimenti dei fedeli durante la celebrazione della Santa Messa appartengono a quegli aspetti materiali del culto divino che non si possono trascurare e che dobbiamo rendere onore a Dio non solo in spirito. Siccome gli uomini sono creature corporee, i sensi esterni sono sempre coinvolti. Nella sacra liturgia è necessario servirsi di cose materiali come dei segni, mediante i quali l’anima umana venga eccitata alle azioni spirituali che la uniscono a Dio» (S.Th. IIa IIae q. 81 a. 7). I segni sensibili purificano il cuore e nutrono il desiderio di unione con Dio, e la vita interna è sostenuta dagli atti esterni.
Questi gesti esterni sono segno di unità e favoriscono una partecipazione corretta e profonda all’azione liturgica, facendo parte della tradizione viva del popolo di Dio. San Pio da Pietrelcina, in tempi di confusione, raccomandava la tradizione.
Il Vetus Ordo: Un Esempio di Devozione e Gesti
Il Vetus Ordo, o Messa antica o tridentina, celebrata in latino, è caratterizzata da decoro, silenzio, austerità e compostezza. Ogni elemento di questo rito testimonia che qualcosa di importante, estraneo, quasi paradisiaco sta accadendo. La magnificenza di questa Messa, con l'incenso, il canto gregoriano e l'abbigliamento dei sacerdoti rivolti ad orientem, direziona lo sguardo dei fedeli verso l'Invisibile Ospite Eccellente. Le donne inginocchiate e composte, spesso con il velo, e i bambini devotamente in fila per la Comunione, distribuita obbligatoriamente sulla lingua e in ginocchio, mostrano un gesto che nasce spontaneo e profondo.
Ogni gesto del sacerdote nel Vetus Ordo, dai suoi passi misurati alla postura dignitosa, dai movimenti armoniosi agli inchini e alle continue genuflessioni, trasmette grazia e indica il Cielo. Le ginocchia allenate all'esercizio della sottomissione al Divin Volere, nell'atto di toccare terra, sembrano dissetarsi di umiltà. Porsi in ginocchio è il modo in cui il corpo umano compie il massimo della riverenza, un segno identificativo del riconoscimento della Maestà divina. Solo chi si inginocchia davanti a Dio, si dice, riesce a stare in piedi in tutte le altre circostanze, e nel non inginocchiarsi risiede l'essenza stessa del demoniaco.
Per gran parte della celebrazione, i sacerdoti tengono le mani giunte all’altezza del petto, con i gomiti aderenti al corpo. Questo gesto, chiamato "anjali", in sanscrito significa "gesto di reverenza" o "benedizione" e simboleggia l'unione di Spirito e materia e la volontà di unire la volontà umana a quella di Dio. Inginocchiarsi con le mani giunte rafforza ulteriormente questo significato, esprimendo la volontà di riconoscersi piccoli davanti al Signore. I gesti comunicano così tanto che, talvolta, le parole non sono necessarie. Tali momenti culminano nella Consacrazione, dove il cuore e lo spirito dei fedeli possono raggiungere un alto livello di commozione.

Gesti Liturgici Non Confacenti e la Loro Critica
Periodicamente, è opportuno ricordare le modalità corrette per accostarsi alla Comunione e per partecipare alla Messa. Alcune pratiche, sebbene non esplicitamente proibite nel Messale, non corrispondono a una sana liturgia e possono distogliere dall'autentica unità che risiede nella Consacrazione e nella Comunione.
- Prendersi per mano durante il Padre Nostro: Questa pratica, che deriva dal mondo protestante, dove l'unità è ricercata nel gesto comunitario in assenza della Presenza Reale, nella Messa cattolica può rappresentare una distrazione dall'unità che si realizza in Cristo mediante il sacerdozio comune dei fedeli. L'Istruzione Generale del Messale Romano non menziona questa pratica, e il forzarla può detrimento della preghiera e del raccoglimento.
- Alzare le mani come il sacerdote: Ai laici non spetta compiere gesti riservati al sacerdote o pronunciare le sue preghiere, per non confondere il sacerdozio comune con il sacerdozio ministeriale. Solo i sacerdoti stendono le mani; per i fedeli, la posizione migliore è pregare con le mani giunte, poiché ciò che conta è la fede interiore. I gesti esterni del sacerdote servono a mostrare che egli è l'uomo designato che intercede per i fedeli. Stendere le braccia in preghiera era abituale nella Chiesa delle origini in contesti non liturgici. I gesti nella Messa sono precisi sia per il sacerdote che per i fedeli; ciascuno compie i propri, e i fedeli non devono copiare quelli dei sacerdoti.
I fedeli non devono ripetere con parole o azioni ciò che dice e fa il sacerdote, la cui funzione è presiedere l'assemblea liturgica. Anche con i gesti, decorosi e ordinati, si esprime la propria fede.
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