Sull'origine del paese di Bagnara Calabra esistono teorie discordanti. Diverse fonti datano la nascita del nucleo abitativo al 1085, anno in cui i Normanni, guidati dal conte Ruggero d’Altavilla, fondarono l’Abbazia di Santa Maria e i XII Apostoli. A seguito della sua fondazione, il territorio passò sotto il possesso del Conte di Sinopoli, che lo ebbe in pegno da Giovanna II. La posizione strategica di Bagnara sul Mediterraneo attirò l'interesse delle più grandi dinastie italiane.
All'alba del 1600, Carlo Ruffo fu nominato duca di Bagnara e governò la città con la sua casata fino al 1811, anno in cui il comune venne riconosciuto come appartenente al distretto di Scilla.

Eventi Storici e Ricostruzioni
Tra gli eventi che segnano indelebilmente la storia del paese, si ricorda il terremoto del 1783, che rase completamente al suolo il borgo, distruggendo anche l'antica e famosa abbazia e causando la morte di quasi 3000 persone. Nonostante la devastazione, i cittadini intrapresero la ricostruzione, scegliendo di non edificare sulle macerie del vecchio centro, ma di spostarsi lungo il mare. Questa scelta si rivelò tragica nel 1908, quando un altro terremoto colpì nuovamente la zona, radendo al suolo molti edifici di interesse storico e culturale.
Crollarono tutte le chiese del centro e delle frazioni, ad eccezione di quella del Carmelo e di Maria SS. di Portosalvo. Gli aiuti giunsero da ogni parte d'Italia e d'Europa, permettendo alla popolazione di lasciare gli accampamenti per trasferirsi in abitazioni provvisorie. Queste costituirono i rioni che ancora oggi conosciamo: il rione inglese, i rioni Pavia e Milano e, in prossimità del mare, il rione Calcoli, che oggi fa parte del rione Valletta.

La Tradizione Congregazionale di Bagnara Calabra
Il comune bagnarese vanta una tradizione congregazionale di notevole importanza, le cui origini risalgono all'insediamento dell'ordine dei Domenicani nel 1582, dando vita alla Faternità del SS. Rosario. Questa fraternità fu la prima ad essere attiva sul territorio, dove già i frati Carmelitani nel 1579 avevano istituito un oratorio di preghiera.
La confraternita nasce ufficialmente nel 1630 ad opera di Padre Cardonio Pizzarello, primo priore. Mezzo secolo dopo, nel 1680 circa, nacque ufficialmente la congrega del Carmine, il cui oggetto di culto era una raffigurazione della Vergine di epoca bizantina che, nel corso dei secoli, è sfuggita a tutti gli eventi naturali che hanno colpito Bagnara.
Proprio grazie alle confraternite, alla loro storia e ai documenti che esse conservano, è possibile trarre informazioni riguardo la condizione umana e religiosa degli abitanti di Bagnara. Molti di questi documenti, tra cui verbali e lettere, si trovano presso la Congrega di Maria SS. del Carmelo.
Più tardi, nella frazione di Ceramida, nel 1886, nacque la Congrega di Maria SS. del Carmelo, il cui scopo principale era "Esercitarsi i singoli iscritti nei doveri di Cristiani Cattolici…".
Tornando indietro nella storia, intorno al 1620, si nota la nascita della prima chiesa di Maria SS. Annunziata, attorno alla quale sorse il primo nucleo abitato di Pellegrina. All'interno di questa "chiesa vecchia", quasi cinquant'anni dopo, fiorì la Congregazione di Maria Santissima Annunziata nel 1859. La maggior parte dei confratelli apparteneva alla categoria sociale dei "Massari", ovvero allevatori di bovini e caprini. Successivamente, nel 1913, venne istituita la Congrega di Santa Barbara Vergine Martire. I devoti di quest'ultima, secondo tradizione, la festeggiano nella quarta domenica di Maggio, e nella chiesa attuale vi è un altare laterale dedicato alla Santa con una sua statua.

Patrimonio Artistico e Architettonico delle Confraternite
La Confraternita del Rosario custodisce l'opera "Giuditta e Oloferne", un dipinto di scuola napoletana del XVII secolo, attribuito a Guido Reni. Nella Chiesa dell’Immacolata è possibile ammirare una "Pianeta" donata dal Cardinale Ruffo di Calabria. Infine, la Chiesa del Carmine conserva un baldacchino in lamine d'argento, opera dell'orafo F. La Torre, diventata uno dei simboli della cittadina, sorge sul promontorio di Cacilì. Un evento sismico nel 1638 danneggiò la garitta, una piccola costruzione tonda o poligonale dove si riparavano le sentinelle.
Conosciuto anche come Castello Emmarita, il Palazzo Ducale Ruffo è un'antica fortificazione che sorge sul promontorio Marturano, nella parte alta della città. Questa fortezza normanna fu costruita intorno all'XI secolo per ordine del conte Ruggero (futuro re Ruggero II del Regnum Siciliae), con lo scopo di fermare le incursioni dei Saraceni. Divenne in seguito l'abitazione dei primi priori del paese. Nel 1575, la Chiesa concesse come feudo il Castello Emmarita a una delle famiglie più potenti di Bagnara, i Ruffo. Giacomo Ruffo fece ristrutturare il castello, trasformandolo presto nella residenza di famiglia.
Il terremoto del 1638 colpì duramente gran parte della Calabria, compresa Bagnara, distruggendo alcune delle opere architettoniche più importanti per la storia del paese. Fortunatamente, il Palazzo dei Ruffo non subì danni ingenti, come si apprende da alcuni atti notarili. Nel 1783, Bagnara fu nuovamente colpita da un evento sismico di notevole portata, e questa volta il Castello Emmarità subì numerosi danni, venendo quasi raso al suolo. Nel corso dell'Ottocento fu ricostruito sui ruderi di quello già esistente. Nel Novecento, l'edificio passò alla ricca famiglia De Leo, che lo vendette dopo alcuni anni. Per un breve periodo, fu anche adibito ad albergo e divenne un centro di formazione professionale alberghiera. Negli ultimi anni, è stato oggetto di interventi di ripristino che hanno permesso di riscoprire le sue bellezze pittoriche e architettoniche.

Opere Architettoniche e Simboli della Città
Il ponte di Caravilla, edificato nel 1825 e intitolato all'ingegnere che lo progettò, è un'opera architettonica di valore inestimabile. È formato da due grandi arcate alte 13 metri e da una corsia pedonale e carreggiabile lunga 34 metri e larga 7 metri, costruito in mattoni pieni. La sua particolare disposizione, che richiede di attraversarlo tre volte, colpisce per la sua ingegnosità. La sua posizione offre una vista incantevole sul mare, sulle coste bagnaresi, sullo Stretto di Messina e persino sulle isole Eolie.
Nel 1841, ispirandosi alla struttura architettonica del convento di San Francesco da Paola, fu costruito un camposanto sotto il Belvedere. Da alcune cartoline degli anni '50, si è potuto osservare come quello che oggi è considerato uno dei punti panoramici più belli di Bagnara, in realtà, venisse utilizzato dalla cittadinanza, da sempre dedita alla pesca, come punto strategico per l'avvistamento del pescespada.

La Figura della "Bagnarota" e le Tradizioni Locali
La "Bagnarota" è ricordata come una donna lavoratrice che, al pari del marito, contribuiva al mantenimento della famiglia. Già dall'Ottocento, raggiungeva i paesi limitrofi per vendere il pesce, percorrendo chilometri a piedi con il carico di merce in larghe ceste ("canessthri"), appoggiate su una corona di stoffa per alleviare il peso.
A metà dell'Ottocento, lo storico Cardone distingue le donne di Bagnara in tre ceti: civile, medio e basso. Nel primo rientravano le donne istruite e le ricamatrici, nel secondo quelle che filavano e lavoravano la maglia, e nell'ultimo quelle dedite ai lavori più umili e pesanti. Proprio da queste ultime è nato il mito della Bagnarota. Esse commerciavano pesce, frutta, stoffe, prodotti artigianali e altro che arrivava dai bastimenti d'oriente. Portavano in paese alimenti di prima qualità come patate, olive, legumi e cereali. La loro manodopera era necessaria anche per il trasporto del legname fino ai depositi per poi essere imbarcato e spedito. Si trattava di un lavoro duro, che richiedeva numerosi viaggi giornalieri, trasportando anche oltre settanta chili sulla testa, inclusi sacchi di sabbia dalla spiaggia per la costruzione.
Nonostante fossero molto decantate dai forestieri e rispettate fuori paese, nel lavoro cittadino da loro praticato non erano sempre trattate al meglio. Lungo il corso principale della cittadina di Bagnara Calabra si trova la statua della "Bagnarota", opera dello scultore Silvio Amelio. Essa è raffigurata con il celebre vestito denominato "saja" e con una cesta di vimini sulla testa, con la quale trasporta pesce fresco, uva e altri prodotti da vendere porta a porta.
La Tarantella calabrese è una danza tradizionale dell'Italia meridionale, originaria della Calabria. In passato, era praticata come un rituale di guarigione per coloro che credevano di essere stati morsi da un ragno velenoso, il ragno tarantola. I danzatori ballavano per ore, spesso fino all'esaurimento, nel tentativo di sudare il veleno fuori dal loro sistema. La musica tradizionale era suonata con strumenti come la chitarra, la fisarmonica, il tamburello e il flauto. Oggi, la tarantella calabrese viene ancora ballata in molte parti della Calabria come celebrazione della cultura locale, caratterizzata da movimenti rapidi e vivaci.

Il Ruolo delle Confraternite nella Società e nella Fede
Il lavoro sulla storia delle Congreghe di Bagnara Calabra nasce dall'esigenza divulgativa di raccogliere in un unico testo informazioni relative a tutte le Confraternite della cittadina. Data la varietà delle fonti, custodite presso archivi e biblioteche differenti, lo spirito del lavoro è quello di offrire una base per futuri approfondimenti.
Le congreghe sono nate per iniziativa popolare e sono legate alla vita delle comunità locali e alle devozioni a Santi o alla Vergine Maria. Seguendo le esigenze della comunità e i mutamenti del contesto storico-culturale, gli statuti sono stati soggetti a revisione. Il 19 aprile 1986, l'arcivescovo dell'Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, Aurelio Sorrentino, approvò un documento unico valido per tutte le congreghe esistenti al fine di uniformarne l'azione.
Ogni congrega custodisce presso la propria sede copia dello Statuto ufficiale, differenziato negli articoli peculiari di ciascuna confraternita. Attualmente è in atto un'ulteriore revisione dello Statuto e dell'assetto delle congregazioni a livello diocesano.
Le Congreghe a Bagnara hanno avuto un ruolo determinante e duraturo rispetto a molte altre realtà diocesane, poiché la popolazione trovava in questa forma di associazionismo il modo di sentirsi parte attiva nella vita della propria comunità. Papa Francesco e Papa Leone riconoscono alle confraternite l'importante ruolo di custodi della pietà popolare, che possiede una grande forza evangelizzatrice. Le confraternite, pur essendo di antichissima fondazione, non hanno esaurito la loro funzione all'interno della Chiesa e della società. Devono però rispolverare i carismi che stanno alla base delle loro origini e rielaborarli alla luce delle esigenze della società odierna.
Un convegno tenutosi a Paola ha visto la partecipazione di 70 confraternite e 944 tra consorelle e confratelli. La confraternita più numerosa è stata l'Immacolata di Porelli di Bagnara Calabra. Don Vincenzo Schiavello, in rappresentanza della Conferenza Episcopale Calabra, ha sottolineato come le confraternite siano "lievito di speranza all'interno della società di oggi" e ha invitato a rimanere vivi in una società sempre più disumanizzata.
Il presidente della Confederazione delle Confraternite, dott. Bisignano, ha evidenziato che l'incontro è il cuore del Vangelo, dove la fede si fa relazione e la carità prende volto. Le confraternite non sono solo custodi di riti, ma spazi di fraternità viva, dove il servizio e l'umiltà si fanno testimonianza concreta. Ha ricordato il legame personale con san Francesco di Paola e ha rilanciato l'appello di papa Leone XIV a pregare il Rosario per la pace.
Padre Triulcio, direttore dell'Archivio Storico Diocesano dell'arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, ha intervenuto sul tema: "Vasto è il campo nel quale dovete lavorare", citando papa Benedetto XVI. Le confraternite lavorano in questo "vasto campo" sin dall'epoca medievale.
Mimmo Nunnari, giornalista e scrittore, ha precisato che, in uno scenario futuro incerto, le confraternite possono svolgere un ruolo importante perché sono le realtà aggregative laicali più antiche sorte nella Chiesa, fungendo da casa e scuola di vita cristiana. Sono comunità dove ci si sente riconosciuti e accolti.
La scelta del nuovo Priore dell'Arciconfraternita di Bagnara Calabra, Nino Romeo, è stata accolta con entusiasmo. Il nuovo Consiglio Direttivo, guidato dal Priore, si impegna a servire con gioia, umiltà e sacrificio. L'Arciconfraternita si dedica alla devozione alla Vergine del Rosario, ricordando il miracolo della signora Marietta Paladino.

L'abito confraternale, lo scapolare, i simboli e le tradizioni delle Confraternite
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