La storia è costellata di figure che, con le loro idee non convenzionali e le loro azioni spesso controverse, hanno rappresentato la quintessenza del libero pensatore. Le loro "confessioni", siano esse espresse in scritti, dichiarazioni o attraverso una vita densa di scelte audaci, offrono spunti preziosi per comprendere epoche e ideologie. Questo articolo esplora le vicende di due personalità emblematiche che, pur in contesti e con modalità profondamente diverse, hanno incarnato tale spirito: Edgardo Sogno e Léo Taxil.

Edgardo Sogno: Dalla Resistenza al "Golpe Bianco"
La figura di Edgardo Sogno (1915-2000) è quella di un uomo la cui biografia è stata tanto singolare quanto controversa, tuttora capace di suscitare dibattito e valutazioni discordi. Descritto come impulsivo, spericolato, avventuroso e coraggioso fino all'incoscienza, il suo viscerale anticomunismo e le sue iniziative politiche gli procurarono molti nemici.
Origini, Formazione e Prime Azioni Antifasciste
Discendente da una famiglia di antica nobiltà sabauda originaria di Camandona, Edgardo Sogno nacque da Adolfo Emanuele Sogno, aristocratico, filantropo e terziario francescano, e Laura Piatti. Dopo aver ottenuto la maturità classica, nel 1933 entrò nell'esercito e venne nominato sottotenente nel Reggimento "Nizza Cavalleria". Laureatosi in giurisprudenza e in scienze politiche, nel 1938, per anticomunismo, prese parte alla Guerra civile spagnola, servendo tra le file dei filo-franchisti (Corpo Truppe Volontarie, inviate dall'Italia). Tuttavia, non fu mai fascista, ma liberal-nazionale.
Sempre nel 1938, a Torino, come gesto di protesta contro le leggi razziali fasciste, si appuntò una stella di David gialla sulla giacca (il segno distintivo imposto agli ebrei nella Germania nazista) e si mostrò così in pubblico. Quello fu anche l'anno del complotto antifascista sollecitato dalla futura regina Maria José del Belgio, che prevedeva la deposizione e l'arresto di Mussolini, l'abdicazione forzata di Vittorio Emanuele III e la volontaria rinuncia del principe ereditario Umberto al trono in favore del piccolo Vittorio Emanuele, con Maria José stessa come reggente. Nel 1940 entrò in diplomazia.

Il Ruolo nella Resistenza Italiana
Monarchico, Sogno prese parte attiva alla Resistenza italiana, venendo insignito della Medaglia d'oro al Valor Militare. Dopo l'8 settembre 1943, il tenente Edgardo Sogno attraversò il fronte, prendendo contatti con il Regio Esercito che presidiava le regioni del Mezzogiorno. Qui, stabilito un contatto con il governo di Vittorio Emanuele III e del maresciallo Pietro Badoglio, prese parte attiva nell'organizzare una rete spionistica al fine di liberare le regioni settentrionali in mano ai tedeschi.
Fece ritorno al Nord grazie all'appoggio dell'esercito britannico, con gli inglesi come suoi referenti immediati attraverso Radio Londra; la sua formazione armata, l'Organizzazione Franchi (una formazione militare di partigiani badogliani da lui diretta con il nome di battaglia Franco Franchi), venne aiutata con numerosi lanci di armi e materiali. Per un periodo si trovò presso la Tenuta La Mandria appoggiato dai marchesi Medici del Vascello. Nel medesimo periodo, il tenente Sogno, nel tessere la sua rete spionistica, prese contatti anche con la Brigata Osoppo. Quando le sorti delle forze tedesche parevano oramai segnate, dall'inizio del 1945 avrebbe tentato di avviare una trattativa con la Xª Flottiglia M.A.S. del principe Junio Valerio Borghese al fine di coordinare ed unire gli sforzi in un fronte comune per fermare l'avanzata delle milizie jugoslave guidate da Tito nei territori orientali dell'Istria e dell'area giuliana.
Sogno fu tra coloro che, pur non essendo coinvolti nell'organizzazione, sostennero l'opportunità dell'attacco di via Rasella, affermando che «la notizia di Via Rasella fu per noi (i badogliani, ndr) un momento di esultanza. E neanche la feroce repressione che seguì mi fece cambiare idea, anzi». Tra le imprese più significative ci fu, nel gennaio del 1945, la tentata liberazione di Ferruccio Parri, allora detenuto nell'albergo Regina & Metropoli di via Santa Margherita, a Milano. Sogno si presentò nell'albergo indossando un'uniforme della milizia tedesca, fingendosi latore di messaggi speciali, con il piano di sparare poi direttamente contro i tedeschi, liberare Parri e scappare con lui. Fu però riconosciuto, catturato e torturato dai nazisti fino ad essere quasi evirato. Non nascose le sue intenzioni, ma non rivelò informazioni e sopravvisse fino alla fine del conflitto in un campo di prigionia in provincia di Bolzano, in quanto Internato Militare Italiano.
Alessandro Barbero - La Resistenza italiana
Il Dopoguerra e l'Anticomunismo Internazionale
Tra il 1945 ed il 1946 Sogno fondò e diresse le testate Corriere Lombardo e Costume, giornali di informazione all'americana, finanziati anche da amicizie confindustriali. All'inizio degli anni cinquanta pubblicò un giornale anticomunista intitolato "Pace e libertà", che nel 1953 si trasformò, con finanziamenti statunitensi, nell'omonimo movimento, filiazione italiana del francese "Paix et liberté", direttamente collegato alla CIA e sostenuto finanziariamente dalla NATO. I membri di Pace e Libertà vennero soprannominati "pretoriani", come quelli dell'Organizzazione Gladio erano i "gladiatori".
Sogno stesso descrisse la parte attiva di "Pace e Libertà" come una "specie di cellula" informale con rappresentanti della Presidenza del Consiglio, della Difesa, degli Interni e degli Esteri, che si riunivano per scambiare informazioni e fare pressioni, come in occasione della missione in Ungheria. L'obiettivo era agire come "oltranzisti atlantici", difensori della civiltà europea attraverso il ponte atlantico fra gli Stati Uniti e l'Europa. In dissenso con i liberali, lasciò la politica per dedicarsi alla diplomazia. Nel 1951 fu nominato membro del Planning Coordination Group della NATO, incarico che comportò il suo trasferimento a Londra presso la segreteria dell'Alleanza Atlantica. L'anno successivo frequentò i corsi al Defense College della NATO a Parigi, un organismo creato da Eisenhower per formare quadri destinati alla guerra psicologica contro il comunismo. In questo contesto, anche ex comunisti pentiti, come Roberto Dotti, divennero collaboratori del movimento.

Il Progetto del "Golpe Bianco" e le Visioni Politiche
Negli anni settanta Sogno si convinse che l'Italia necessitava di una repubblica presidenziale e quindi di una riforma costituzionale simile a quella che il generale Charles de Gaulle aveva ottenuto in Francia con l'instaurazione della Quinta Repubblica. Prese contatti con diversi generali e preparò un progetto di governo. Il ministro della difesa Giulio Andreotti si attribuisce il merito di aver fatto trasferire i vertici militari coinvolti, ostacolando il progetto golpista, che comunque non andò mai oltre la fase dell'ideazione. Randolfo Pacciardi e Luigi Cavallo smentirono in numerose rettifiche qualsiasi tentativo di colpo di Stato. La causa della decisione di forzare la mano dell'allora presidente Giovanni Leone fu l'avvicinamento di ampi settori della sinistra democristiana e del PCI all'area di governo, una convinzione nutrita da settori chiave dell'esercito e da numerosi ex partigiani liberali, repubblicani, monarchici ed anche ex comunisti pentiti, dopo i fatti d'Ungheria. Il progetto consisteva nel creare le basi per un governo di alternativa al rischio dell'arrivo dei comunisti al governo.
Edgardo Sogno si descrisse sempre come democratico, liberale, prima monarchico e poi presidenzialista, sebbene non abbia mai rinnegato la propria fedeltà ideale alla monarchia sabauda. Nelle sue memorie, Sogno rivelò di aver incontrato il capo della sezione CIA a Roma nel luglio 1974 per informarlo dei suoi piani per un colpo di stato anticomunista. Nel suo libro "Dalla Resistenza al golpe bianco. Testamento di un anticomunista", Sogno ha spiegato che poiché «sull'Italia si allungava l'ombra cecoslovacca» e «un governo con ministri comunisti sarebbe stata la premessa della trasformazione dell'Italia in una repubblica popolare», non si sarebbe più sentito vincolato dalla legalità di fronte all'impossibilità di formare un governo «espresso da una maggioranza autenticamente democratica». Di qui i contatti con chi avrebbe dovuto organizzare un intervento militare per indurre il presidente Leone a scegliere un governo capace di riformare la Costituzione in senso presidenzialista. Sogno affermò anche che «negli anni ’70 c’erano persone pronte a sparare contro chi avesse deciso di governare con i comunisti... Noi prendemmo l’impegno di sparare contro coloro che avessero fatto il governo con i comunisti».
Il piano prevedeva anche di mettere fuori legge il Movimento Sociale Italiano, il principale partito neofascista, oltre al Partito Comunista Italiano. Sogno ammise poi il suo progetto di un "golpe liberale" contro la «coalizione moderata, gli intellettuali, le maggiori forze economiche-finanziarie e la Chiesa di Sinistra» che avrebbe previsto la formazione di un governo di emergenza. Egli non volle mai una dittatura militare e, pur non prendendo posizione ma sostanzialmente giustificando il golpe cileno di Augusto Pinochet, il suo modello rimase sempre de Gaulle, il generale che aveva garantito le libertà costituzionali in Francia. Sogno negherà anche sempre che il progetto degli ex appartenenti a Pace e Libertà prevedesse l'eliminazione fisica dei comunisti, come sostenne invece Norberto Bobbio, ma solo una guerra psicologica e segreta molto dura, paventando anche un rischio di licenziamento per gli operai FIAT che si candidassero in liste sindacali comuniste vicine alla CGIL e favorendo dagli anni '50 agli anni '70 quelli che si organizzavano in sindacati "democratici", come CISL e UIL.
Alessandro Barbero - La Resistenza italiana
Gli Ultimi Anni e il Testamento Politico
Negli anni ottanta si avvicinò a Bettino Craxi e al nuovo corso di "terza via" attuato dal Partito Socialista Italiano dopo il distacco dal marxismo avvenuto nel 1976. Scrisse anche sull'Avanti!. Negli anni novanta, con Tangentopoli e il collasso del vecchio sistema politico, ebbe la sensazione che la sua speranza di un'Italia gollista avrebbe potuto finalmente avverarsi. Tornò infine sulla scena politica nel 1996, candidandosi al Senato con Alleanza Nazionale (partito diverso dalla sua storia politica, nato dalla svolta dei postfascisti, che gli offrì tuttavia la candidatura come indipendente nel Polo delle Libertà) a Cuneo.
Cardiopatico da anni, morì nel 2000 dopo avere scritto una "Lettera agli amici", che fu il suo testamento politico. Il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga lo descrisse, tra l'altro, come una «figura di grande patriota, un liberale che ha onorato le tradizioni risorgimentali»; venne ricordato anche da Furio Colombo, mentre lo scrittore Umberto Eco lo paragonò al personaggio di Sandokan.
Léo Taxil: Il Falso Convertito e le Sue Polemiche
Marie Joseph Gabriel Antoine Jogand-Pagès, meglio conosciuto come Léo Taxil (Marsiglia, 21 marzo 1854 - Sceaux, 31 marzo 1907), fu uno scrittore e giornalista francese, celebre per le sue polemiche accese prima contro la Chiesa cattolica e poi contro la massoneria. La sua figura si inscrive perfettamente nel concetto di "libero pensatore", sebbene la sua "conversione" e le successive "confessioni" si rivelarono una clamorosa mistificazione.
Vita e Controversie
Ebreo fintamente convertitosi al cattolicesimo, secondo quanto da lui stesso asserito, Taxil divenne famoso per una serie di libri e conferenze in cui denunciava presunti riti satanici e immoralità all'interno della massoneria. La vicenda della sua falsa conversione e del successo dei suoi libri contro la massoneria è narrata, con particolari che si discostano volutamente dalla realtà storica, nel romanzo di Umberto Eco "Il cimitero di Praga", uscito nel 2010. Taxil è inoltre citato più volte da James Joyce nelle memorie parigine dell'Episodio 3 del romanzo Ulisse, in particolare per la sua irriverentissima Vie de Jésus.
Le sue opere e le sue performance pubbliche, culminate nella confessione della sua frode nel 1897, hanno lasciato un segno profondo nel dibattito sulla libertà di pensiero, sulla critica alle istituzioni religiose e sociali, e sulla manipolazione dell'informazione.
