Confessioni di Tinto Brass: Un'Analisi Critica della Sua Filmografia

Tinto Brass è universalmente riconosciuto come l'icona del cinema soft-erotico in Italia. Questa nomea è dovuta soprattutto al suo modo particolare di rappresentare e presentare l'erotismo, un tratto distintivo che ha segnato profondamente la sua carriera. Descritto come un "sanguigno veneziano" e autore controcorrente, Brass ha saputo infondere nelle sue opere uno stile unico e una visione audace della sessualità e della società.

Dalle Origini Sperimentali all'Erotismo d'Autore

Nonostante sia nato a Milano, il legame di Tinto Brass con Venezia è talmente forte che spesso viene dimenticata la sua vera origine. Le sue opere sono intrise di immagini stupende delle calli veneziane, dipinte con uno stile tipico e una fotografia inconfondibile, il tutto arricchito da un montaggio unico che è il suo vero marchio di fabbrica.

La carriera di Brass si può dividere nettamente in due fasi principali, come lui stesso afferma nel libro "Una passione libera". Una prima parte, spesso descritta come psichedelica e surreale, ha visto un cinema di impegno civile e sperimentale negli anni '60, con opere come Chi lavora è perduto (1963) e Il disco volante (con Alberto Sordi). La seconda fase è stata invece più improntata a un erotismo patinato e carnale, pur mantenendo un'irriverenza e un anarchismo divertito. La costante, in ogni caso, è stata la sua inestinguibile volontà di trasgredire.

"Salon Kitty": Erotismo, Politica e Liberazione dal Nazismo

Uno dei film più significativi che segna uno spartiacque nella filmografia di Brass è Salon Kitty (1976). Riproposto in occasione dell'omaggio dedicato alla giornalista e sceneggiatrice Maria Pia Fusco al Bif&st 2017, il film è stato celebrato come elogio del sesso e della donna quali strumenti di liberazione dalla dittatura nazista.

La pellicola, co-sceneggiata da Maria Pia Fusco, Ennio De Concini e lo stesso Brass, sorprese per la forza deflagrante del suo spirito libertario e anti-borghese, presentandosi come un raffinato apologo sulla dittatura e le sue dinamiche, declinato in una scrittura romanzesca ma anche ironica.

Trama e Tematiche di "Salon Kitty"

Nel 1939, Kitty Schmidt (interpretata dall'attrice bergmaniana Ingrid Thulin) è la tenutaria di un bordello multietnico a Berlino. Allo scoppio delle ostilità, il giovane tenente delle SS Wallenberg (Helmut Berger) la costringe a chiudere il suo postribolo e a riaprirlo in una nuova location fuori città, assumendo un gruppo selezionato di prostitute ariane di rigorosa fede nazionalsocialista. Queste donne, educate a riempire di Eros il riposo dei guerrieri, hanno il compito di carpire, dopo lo stordimento dei sensi, compromettenti confessioni.

Tra le prostitute c'è la ribelle Margherita (Teresa Ann Savoy), una borghese che si innamora di un giovane ufficiale delle SS prossimo a disertare. Quando l'amato viene impiccato per ordine di Wallenberg, Margherita scopre la vera natura del lussuoso bordello: un centro di spionaggio utilizzato dalle SS per estorcere segreti ai suoi frequentatori. Margherita e Kitty si uniscono allora nella lotta per detronizzare il perfido Wallenberg, e l'arma prescelta per questa vendetta è la vagina.

Scena iconica di Salon Kitty con Ingrid Thulin

Il film ruota attorno all'assunto che il sesso contro il potere sia l'ultima arma rivoluzionaria, portatrice di gioia per i puri e di morte per chi si è compromesso con la dittatura. È un film profondamente anti-borghese che fa della donna e del suo organo sessuale l'arma liberatoria dal nazismo. Il tradizionale dualismo tra "eros e thanatos" si fa in Salon Kitty più che mai politico e in senso marcatamente socialista: è il sesso, e non la morte, la livella che rende tutti uguali.

Quanto al ruolo “sociale” della prostituta da bordello (un tema che tornerà in film come Paprika), Brass adotta lo stilema dell'imprenditrice di se stessa. In Salon Kitty, la prostituta è la pioniera che prelude a un mondo nuovo, incarnando il volto positivo di un capitalismo che mercanteggia con l'arma più onesta, il corpo, per un'indipendenza economica che profuma di libertà.

Stile e Interpretazioni

Salon Kitty mescola temi storici, metafore sociopolitiche e romanzo d'appendice condito di sensualità, rispecchiando pellicole coeve come La caduta degli dei (1969) di Luchino Visconti (con cui condivide Ingrid Thulin e Helmut Berger), Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani e Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pasolini. Il film, primo capitolo di una trilogia sul potere che avrebbe dovuto prevedere anche un film sui Borgia mai realizzato dopo Caligola (1979), è infarcito di numeri musicali (strepitoso l'incipit con una Ingrid Thulin dalla doppia faccia), zoom ironici e mascherini circolari. Brass si dedica con gusto alla satira più irriverente, con un montaggio quasi di stampo ejzenstejniano che passa da una lezione di fisiognomica alla macellazione di un maiale, culminando in una cena di pingui rappresentanti della borghesia.

Il gusto di Brass per il deforme indica costantemente un'adesione tollerante, curiosa e umanissima verso l'eccentrico. Il ruolo cui il regista aspira e con cui pare identificarsi è quello del buffone di corte, del nano irriverente che le canta sonoramente al Sovrano di turno e al potere in senso lato. Un insegnamento o, forse, una magnifica utopia da recuperare.

  • Genere: drammatico, erotico, guerra
  • Titolo originale: Salon Kitty
  • Paese/Anno: Francia, Germania Est, Italia | 1976
  • Regia: Tinto Brass
  • Sceneggiatura: Ennio De Concini, Maria Pia Fusco, Tinto Brass
  • Fotografia: Silvano Ippoliti
  • Montaggio: Tinto Brass
  • Interpreti: Helmut Berger, Ingrid Thulin, John Ireland, John Steiner, Maria Michi, Paola Senatore, Rosemarie Lindt, Sara Sperati, Teresa Ann Savoy, Tina Aumont
  • Colonna sonora: Fiorenzo Carpi
  • Produzione: Cinema Seven Film, Coralta, Production Fox-Europa
  • Distribuzione: Titanus
  • Durata: 125'

"La Chiave": Scandalo e il Fascino di Stefania Sandrelli

Un altro film centrale nella produzione di Tinto Brass è La Chiave (1983). Per accogliere il film, è consigliabile dimenticare la fonte, il romanzo (1956) di Junichiro Tanizaki, già portato sullo schermo da Kon Ichikawa nel 1959. Brass lo trasporta in epoca fascista, sebbene i collegamenti con la dittatura, a dispetto delle intenzioni, si esauriscano nella figura della figlia dei due protagonisti, mussoliniana convinta e delatrice. L’interesse dell’opera rischia di esaurirsi nel successo ottenuto, rendendola un fenomeno di costume che ha cambiato la carriera al regista e acceso l’immaginario degli spettatori.

Il merito è della bravura e del corpo "burroso e invitante" di Stefania Sandrelli, perfetta per la parte, e per come il regista l’ha ritratta in scene erotiche fra lingerie e specchi. La Sandrelli, che non ha mai rinnegato il regista come hanno fatto altre colleghe meno illustri, era l'interprete desiderata da Brass, che inizialmente aveva pensato a Silvana Mangano o Sophia Loren per il ruolo. Merito, anche, del pruriginoso tema del romanzo, sulle mogli pudiche che i mariti vorrebbero maggiormente spregiudicate: assistere alla metamorfosi erotica del personaggio della Sandrelli ha appagato non poco i desideri del pubblico maschile.

Tinto Brass e Stefania Sandrelli dal set de "La Chiave"

Sebbene la musica di Ennio Morricone (che si affida spesso alla mazurka) sia stata definita "terribile" e la direzione degli attori discutibile, con sprazzi grotteschi imbarazzanti, i "congressi carnali" con Stefania Sandrelli entrano di diritto nel “best of” del cinema erotico italiano. Nonostante gli esiti talvolta scarsi, i tentativi di Brass di esprimere qualcosa di più, se non sul fascismo, almeno sull’ipocrisia borghese a letto e sull’arte dell’erotismo nei secoli, non sono stati inutili.

"Tra(sgre)dire" e "Fallo!": Ripetizioni e Critiche

Prendendo in esame Tra(sgre)dire (2000), che vede protagonista la bella Yuliya Mayarchuk, il film impersona una ragazza che trascorre un periodo a Londra da sola aspettando l'arrivo del suo fidanzato da Venezia. Un soggetto davvero poco originale, sviluppato in maniera scadente, che annoia dopo poco per la mancanza di elementi di originalità; l'assenza di spunti che possano accattivare l'attenzione dello spettatore è il difetto più evidente, penalizzando e mettendo in ombra i (seppur pochi) lati positivi. Infatti, gli elementi più riusciti del film sono da ricercare esclusivamente nella cura per le scenografie, gli arredamenti, la fotografia, tutti elementi di contorno che non riescono però a mascherare l'assenza di una sostanza, anche minima, dato il genere. L'aspetto più puramente artistico è pessimo, e la recitazione raggiunge livelli veramente scandalosi, assolutamente da dimenticare. In sintesi, la mediocrità domina la scena per un film che non pretende molto e non ha le carte per farlo. I temi trattati sono sempre gli stessi, triti e ritriti, senza nulla di nuovo all'orizzonte.

Analogamente, in Fallo! (2003), Brass dirige un film "sulle bugie delle donne" ispirato al suo saggio "Il sedere è lo specchio dell'anima". Alla russa Yuliya Mayarchuk, scoperta dal regista mentre lavorava in una pizzeria a Napoli, si chiede più di mostrarsi che di recitare, tanto che il protagonista assoluto del film può essere definito il suo sedere. La trama è un pretesto per ripetere il discorso brassiano sul sesso come dono giocoso della natura e del tradimento come rivitalizzante della coppia. Le donne veneziane, per lui, sono "campionesse della trasgressione". Come film pornografico non è affatto male, anzi, ma la dilatazione dei tempi tra una scena hard e l'altra allenta la tensione. Un profluvio di lati B e peni in erezione, in una parola, il Tinto Brass di Caligola. L'interprete è bella, ma interpreta un personaggio ninfomane e, specialmente, "cretino".

Altri Film e Collaborazioni

Tra gli altri titoli erotici celebri di Brass si annoverano Miranda, Capriccio, L'uomo che guarda, Così fan tutte e Senso '45. Il suo Caligola (1979) emerge come "film-caso" tra censure e rimontaggi, mentre Yankee è stato un tentativo personale nel western all'italiana. Così fan tutte, d'altra parte, ha ricevuto una sonora stroncatura.

Brass è noto anche per aver scoperto e lanciato numerose attrici, tra cui Debora Caprioglio in Paprika e Claudia Koll in Così fan tutte. Altre, come Stefania Sandrelli (La chiave), Serena Grandi (Miranda) e Anna Galiena (Senso '45), sono state rilanciate in un mondo di celluloide che in parte le aveva dimenticate.

La Visione e la Critica: "Il Poeta dell'Erotismo"

Il regista ha spesso sfogato tutto il suo livore, a ragione, contro una critica "becera e da strapaese" che non l’ha mai capito, mentre in Francia i suoi film sono molto apprezzati. In Italia, si è preso spesso l’accusa di pornografo.

Il libro "Una passione libera", scritto con la collaborazione di Caterina Varzi (ultima musa del regista), permette di conoscere il vero Tinto Brass: un regista che si racconta a cuore aperto, dividendo le fasi del suo cinema e affermando che ciò che ha sempre voluto fare è trasgredire. Dal testo si apprende che il Maestro avrebbe potuto girare Arancia meccanica e Nove settimane e mezzo. È evidente come Tinto Brass abbia sempre rifiutato l'ipocrisia perbenista, mettendo su pellicola tutto se stesso e le sue ossessioni, al di là delle etichette.

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