Il tema dell'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) in Italia è intriso di complessità etiche, legali e sociali, al centro delle quali si trova la figura del ginecologo non obiettore. Questi professionisti operano in un contesto che bilancia il diritto all'obiezione di coscienza, sancito dalla Legge 194, con l'obbligo di garantire un servizio sanitario fondamentale. La discussione si estende dalle recenti considerazioni religiose sull'aborto fino alle sfide quotidiane nell'applicazione della legge, passando per le motivazioni personali e le implicazioni strutturali.
Il Decreto Papale sulla Confessione e le Reazioni nel Mondo Medico Cattolico
La questione dell'aborto è stata recentemente riaccesa dalle dichiarazioni di papa Francesco, il quale ha esteso la possibilità di confessione per le donne che abbiano effettuato un'interruzione di gravidanza, nonché per i medici e gli infermieri che vi abbiano partecipato. Non tutti i medici obiettori sono d’accordo con questa mossa, sebbene la stragrande maggioranza sottolinei la grandezza del gesto e il fatto che, comunque, non cambia nulla per i medici e nemmeno per i cattolici.
Opinioni e Ripercussioni sulla Prassi Confessionale
«È un abominevole delitto secondo il Concilio Vaticano II», precisa Angelo Francesco Filardo, vicepresidente dell’Associazione Ginecologi Ostetrici Cattolici. Egli spiega che la procedura in vigore fino a poco tempo fa prevedeva per la confessione di questo peccato una delega da parte del vescovo, che si riservava di individuare i sacerdoti più adatti non solo a impartire l’assoluzione, ma anche a capire le cause e a seguire la famiglia nel percorso successivo. «Da ieri invece tutti i sacerdoti potranno ricevere la confessione dell’aborto, ma non tutti saranno in grado di far sentire alle donne e ai loro cari lo stesso sostegno. Per questo motivo temo che ci sia stata una eccessiva semplificazione di un momento che invece è molto complicato.»
La complessità si estende anche ai medici: «È complicato anche confessare un eventuale medico che decida di diventare obiettore e voglia confessarsi per gli aborti fino ad allora compiuti. L’obiezione diventa operativa un mese dopo la richiesta, in quel mese il medico deve continuare ad effettuare le interruzioni. Un sacerdote capace deve saperlo e dire al medico che voglia confessarsi di tornare dopo trenta giorni.»
Giuseppe Noia, presidente dell’Agcoc, non teme il rischio di banalizzare la questione: «Il pontefice ha solo allargato il senso del perdono di quello che secondo la mia coscienza è un crimine orrendo.» Anche Matteo Crotti, ginecologo obiettore, esclude questo pericolo. Filippo Boscia, presidente dell’Associazione italiana medici cattolici, sottolinea che per la loro associazione «non cambia l’orientamento, restiamo contrari all’aborto. Ora che il perdono è esteso e garantito da parte di tutti i sacerdoti, bisognerebbe insomma insistere sulla prevenzione.»
Bruno Mozzanega, ginecologo obiettore dal 1978 e docente dell’Università di Padova, interpreta il gesto del papa come «l’esaltazione di una Misericordia che non ha limiti», spiegando che anche il peccato più grave può essere perdonato, citando l'aborto. Tuttavia, riconosce che oggi mancano gli aiuti, il lavoro, l’informazione sulla prevenzione e ci sono troppi farmaci abortivi reperibili senza limiti.
L'Obiezione di Coscienza in Italia: La Legge 194
La Legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) prevede espressamente la possibilità per il personale sanitario di sollevare obiezione di coscienza. Questa disposizione è stata introdotta nel 1978 non solo per rendere la legge accettabile ai cattolici, ma anche per tener conto di chi praticava la professione da prima che l’aborto fosse legale e per tutelare il pluralismo. Oggi, quasi quarant'anni dopo, la situazione è profondamente cambiata.
Definizione e Contesto Attuale dell'Obiezione
Nel linguaggio comune, l'obiettore di coscienza era un tempo chi si rifiutava di prestare servizio militare. Nel contesto attuale, l'obiettore di coscienza è il ginecologo (o altro personale sanitario come ostetrici e anestesisti) che ha deciso di non praticare aborti per motivi di coscienza, purché la vita della donna non sia in pericolo. L'Articolo 9 della legge 194/78 recita: «Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte (…) agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare (…) l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale».
Il Dibattito sull'Obiezione: Privilegio o Diritto?
Oggi c'è chi vorrebbe abolire o limitare l'obiezione di coscienza, sostenendo che gli obiettori siano troppi e non tutti per motivi di coscienza. Tuttavia, la legge non può distinguere le motivazioni personali, poiché la coscienza è difficile da definire legislativamente.
La filosofa e bioeticista Chiara Lalli, che ha dedicato diverse pubblicazioni al tema dell’aborto, avverte: «Agire secondo coscienza è un diritto. Ma esistono anche gli obblighi professionali. Si diventa ginecologi per libera scelta - aggiunge - e non per costrizione. In casi simili è legittimo appellarsi alla coscienza per sottrarsi a una parte del proprio lavoro? E poi, perché i medici sì, e altre categorie professionali no? Solo i medici hanno una coscienza?» Lalli sottolinea che «il medico obiettore gode di un privilegio: non è costretto a svolgere una parte del suo lavoro», a differenza degli obiettori alla leva, che erano penalizzati e la cui scelta non ledeva diritti altrui.
Dall'altro lato, tra i giuristi prevale l’idea che l’obiezione di coscienza, in quanto diritto riconosciuto dalla legge, non si possa eliminare. Il costituzionalista Davide Paris spiega che «anche se si sceglie liberamente di diventare ginecologi, questo non significa che l’obiezione sia un privilegio. Abolirla implicherebbe violare il diritto alla libera scelta della professione. Chi rievoca le conseguenze negative cui andavano incontro gli obiettori alla leva dimentica che oggi le riconosciamo come anticostituzionali: perché tornare indietro?»
La Realtà dell'Obiezione: Statistiche e Problemi Strutturali in Lombardia
La situazione in Lombardia offre un quadro emblematico delle sfide poste dall'obiezione di coscienza. Tre anni dopo Formigoni, un ospedale su tre non effettua aborti, e il 70 per cento dei ginecologi è obiettore di coscienza. Le nuove generazioni non sembrano intenzionate a invertire la rotta, rendendo la "libera scelta" delle donne non sempre garantita.
I Dati dell'Obiezione di Coscienza in Lombardia
Secondo un monitoraggio del Partito Democratico, nel 2012 nelle strutture pubbliche gli obiettori erano il 67 per cento, oggi sono quasi il 70. Solo un ginecologo su tre effettua IVG. Questo porta a una situazione in cui molti ospedali non permettono alle donne di interrompere la gravidanza, e quelli che forniscono il servizio ci riescono solo grazie ai pochi non obiettori, oberati da turni e responsabilità maggiori rispetto ai loro colleghi.
- Su 736 ginecologi, 511 sono obiettori (il 69,4 per cento del totale).
- Su 1.068 anestesisti, 473 sono obiettori (il 44,3 per cento del totale).
- Su 4.542 operatori non medici, tra cui gli ostetrici, 1.534 sono obiettori (il 33,8 per cento del totale).
- Su 94 ospedali con un reparto di ostetricia e ginecologia, solo 62 effettuano IVG (il 65,95 per cento del totale).

L'Obiezione di Struttura e il Caso di Melzo
Sulla cosiddetta obiezione di struttura, ovvero la mancata erogazione del servizio IVG da parte di intere strutture ospedaliere, la Legge 194 è chiara: essa impone a tutti gli ospedali pubblici e privati convenzionati di assicurare in ogni caso la possibilità di interrompere la gravidanza. Tuttavia, in Lombardia esistono ospedali - anche pubblici - che non lo fanno.
L'azienda ospedaliera di Melegnano, a sud est di Milano, serve circa 630mila abitanti. Nel 2014, a Vizzolo sono state effettuate 256 IVG, a Cernusco-Vaprio 282 e a Melzo, dove tutti e nove i medici assunti erano obiettori di coscienza, zero. A Melzo, le IVG erano già state bandite in passato, e per anni. Un ginecologo che ha lavorato all’ospedale Santa Maria delle Stelle di Melzo per molti anni ha riferito: «Il primario non voleva che si facessero aborti, neanche terapeutici. Ci diceva di dirottare le pazienti alla Clinica Mangiagalli di Milano.» Il primario in questione, Leandro Aletti, in carica dal 1999 al 2012, era antiabortista e simpatizzante di Comunione e Liberazione; nel 2009 aveva urlato “assassine” a tre donne che si erano recate al Santa Maria per abortire, provocando una presa di distanza da parte della direzione sanitaria.
Nonostante il cambio di primario, nel 2014 il servizio IVG continuava a non essere attivo a Melzo. La 194 parla di «enti ospedalieri» e «case di cura autorizzate», obbligate ad assicurare il servizio. L’interpretazione prevalente per le strutture pubbliche è che l’obbligo riguardi l’intera azienda, non i singoli presidi. Quindi, formalmente, nel caso di Melegnano, non ci sarebbe obiezione di struttura. Tuttavia, come spiega Paris, «non si può escludere che in alcuni casi questa argomentazione venga stiracchiata per mascherare un’obiezione di struttura di fatto.»

Il Fenomeno dei "Gettonisti"
Nel 2014, le 538 IVG dell’azienda di Melegnano sono state effettuate dai cinque non obiettori di Vizzolo e Cernusco, con l’aiuto di un consulente esterno, un "gettonista". Si tratta di medici che l’azienda ospedaliera assume a contratto quando non dispone di abbastanza ginecologi non obiettori. Nel 2014, la spesa totale del servizio sanitario regionale per l’impiego dei “gettonisti” è stata di 255.556 euro.
Secondo l’indagine del PD, almeno nove aziende ospedaliere lombarde ricorrono ai consulenti. Il costo annuale di queste prestazioni può variare dai 10mila euro di Desenzano del Garda agli 80mila del Niguarda di Milano, a carico della Regione. Questo costo può essere considerato una diretta conseguenza dell’elevato tasso di obiezione. Alcuni "gettonisti" lavorano per diversi ospedali e hanno costruito un’intera carriera sulle IVG, creando così una figura professionale ad hoc che si fa carico, a spese dei contribuenti, degli aborti che i colleghi non vogliono fare.
Motivazioni Dietro la Scelta: Obiettori e Non Obiettori
Comprendere le ragioni che spingono i medici a scegliere l'obiezione o la non obiezione è cruciale. Si tratta di un intreccio complesso di vissuto personale, convinzioni religiose, militanza politica, stress lavorativo, senso del dovere ed esperienze professionali.
L'Obiezione di Comodo e Altre Ragioni
Molti non obiettori sostengono che l’obiezione di coscienza sia spesso una maschera per nascondere motivazioni tutt’altro che etiche. Firmare la dichiarazione di obiettore significa rinunciare ai turni per le IVG, agli aborti urgenti nelle ore di reperibilità e ai rischi connessi a un’operazione chirurgica. Inoltre, l'IVG è considerato un intervento routinario, tecnicamente semplice e poco gratificante, che non fa curriculum e non offre spunti per pubblicazioni prestigiose o avanzamenti di carriera.
Stime informali indicano che la percentuale di "obiettori di comodo" è molto alta, con alcuni che la collocano al 90% e altri al 70%, ma quasi tutti concordano sul fatto che siano la maggioranza. Nessuno, tuttavia, si dichiara tale.
Capita anche che l’obiezione di coscienza sia condizionata da esperienze personali, come nel caso di ginecologhe che non riescono ad avere figli e, per questo, non se la sentono di interrompere le gravidanze altrui. Altre volte, fattori esterni come i progressi nelle tecniche ecografiche rendono sempre più chiaro ciò che avviene nell’utero, facendo sì che il ginecologo si percepisca più come il medico del feto, e il feto più come un bambino, rendendo la procedura IVG sempre più sgradita.
Esiste anche chi obietta perché contrario alla Legge 194 stessa. Secondo Paris, in questi casi l’obiezione diventa un «improprio strumento di lotta politica», poiché «la ratio della legge non è quella di permettere a una ristretta cerchia di consociati di contestare una scelta democraticamente legittimata contestandone l’applicazione.»
Le Scelte dei Non Obiettori
I non obiettori, spesso più disponibili a raccontare la loro esperienza, credono che la loro scelta sia dettata da una forte etica del lavoro, dalla convinzione che le leggi dello Stato debbano essere applicate e, per i più anziani, dal ricordo della stagione in cui l’aborto era clandestino. Laura, una giovane ginecologa non obiettore in Lombardia, racconta che nessuno dei suoi docenti le ha insegnato a praticare aborti, essendo tutti obiettori, e ha dovuto imparare da altri medici. Lei e altri giovani medici che hanno scelto di applicare la 194 si sentono di aver fatto «una scelta un po’ fuori dal coro». «Chi decide di fare IVG lo fa veramente per scelta etica - ha raccontato una specializzanda di Varese - perché si accolla delle responsabilità in più, quindi ci deve credere per forza.»
Quando la legge è stata scritta si pensava che gli obiettori sarebbero stati delle eccezioni, ma le cose sono andate diversamente. I giovani ginecologi non hanno vissuto in prima persona le conquiste contro l'aborto clandestino. Se non scelgono l’obiezione è perché credono che sia la cosa giusta da fare. «Il numero di aborti - ci ha detto Laura - è in calo: questa è la prova più bella dell’efficacia della legge, che non ci impone solo di fare IVG, ma anche di occuparci della prevenzione.»
Il Viaggio di un Ginecologo Non Obiettore: Le "Confessioni" di Massimo Segato
La complessità delle scelte professionali e personali è vividamente illustrata nel libro «L’ho fatto per le donne. Confessioni di un ginecologo non obiettore», scritto da Massimo Segato con il giornalista Andrea Pasqualetto. Segato, vice primario di ginecologia all’ospedale di Valdagno, ha dedicato quarant’anni alla prima linea nell’applicazione della Legge 194.
Il "Soldato della 194" e la Crisi di Coscienza
Nel suo libro, Segato ripercorre la sua carriera di "medico abortista" edificata su un triplice credo: nella professione come servizio al cittadino, nella Scienza e nel primato dello Stato. All’ospedale Cazzavillan di Arzignano, nel Vicentino, Segato è stato responsabile di quella che gli antiabortisti avevano ribattezzato l’“Equipo de la muerte”, eseguendo circa 400 IVG all’anno negli anni ’80. In quel periodo, «abortire significava un po’ sfidare Dio e la cosa generava paure e ostilità nei confronti di chi lo praticava. Noi medici abortisti eravamo “i diversi”, una macchina delle interruzioni che andava a tutto vapore.»
La sua "conversione laica" inizia con un evento inaspettato. Una donna, Barbara, gli presenta il suo bambino che non sarebbe dovuto nascere: «Lo vede questo, dottore? Si chiama Giulio ed è un suo errore». Fu davanti a quel bambino, frutto di un suo errore nell'intervento di interruzione volontaria della gravidanza, che Segato ebbe la sua prima crisi di coscienza. «È stato l'errore più bello della mia vita» confessa oggi, dopo aver visto crescere Giulio. Da quel giorno, «nulla sarebbe stato più come prima».
Riflessioni sulla Pratica e il Logoramento
Con il passare degli anni, lo sguardo di Segato sulla vita, propria e altrui, cambia. Gli pesa verificare che molte adolescenti entrano nel suo studio «in genere a cuor leggero, come se avessero dovuto togliersi una cisti: per loro era aborto a prescindere». Di fronte a donne che rinunciano a diventare mamme per non compromettere il lavoro o la relazione, o per godersi la vita, i suoi dubbi crescono. «Troppa superficialità, poca voglia di combattere, di affrontare la vita e i suoi problemi», pensava. Avrebbe voluto rispondere: “non si fa”.
Gli pesava il freddo: «Freddo l’ambiente, freddi gli animi, freddo il sangue. Perché freddo è l’aborto. Triste, silenzioso e terribilmente freddo. Almeno quanto è calda l’ostetricia con le sue mamme e i suoi piccoli. Non ho mai visto una donna contenta per un aborto.» Questo viaggio introspettivo lo porta a confrontarsi con i suoi tormenti: «Il senso del dovere iniziava a fare a pugni con quel nuovo sentimento», racconta. «Cominciavo ad avere delle pulsioni che mi spingevano al rifiuto.»
Dopo diecimila nascite e quattromila interruzioni, Segato dice basta: «La mia guerra è finita», la mia parte l’ho fatta. Tocca ad altri. Oggi non opera quasi più. Rimane l’ipocrisia di uno Stato che tira avanti in modo fatalista: il servizio c’è e qualcuno lo farà. «Bisognerebbe che il servizio interruzioni di gravidanza diventasse un obbligo - è la conclusione a cui arriva un medico amareggiato, ma forse più sereno -. Come lo è la chiamata alle armi quando si entra in guerra. Nessuno vuole andarci, in guerra, ma qualcuno deve partire.»
Malgrado la sua evoluzione, Segato ribadisce: «Rivendico da medico non obiettore di aver esercitato la mia professione attuando una legge dello Stato, di avere contribuito a impedire il perpetuarsi dell'aborto clandestino e a ridurre i rischi per le donne, anche se definito "sicario" dal Papa.» La Legge 194, che compie 45 anni, è uno strumento per sconfiggere la piaga dell’aborto clandestino e, da quando è operativa, gli aborti sono diminuiti di oltre il 71%. Difendendo il diritto all’aborto, egli ritiene si difenda la libertà di pensiero. Il suo percorso lo ha portato a esprimere solidarietà a tutti i colleghi che difendono i diritti civili e la dignità di chi svolge il proprio lavoro.
Il Ruolo degli Uomini e la Prevenzione
Massimo Segato, nel suo libro, evidenzia un altro aspetto spesso trascurato: il ruolo degli uomini. Sebbene l’aborto sia spesso considerato una "questione da donne", l'altra metà del cielo è spesso assente o tace. «Nella mia esperienza, direi che otto volte su dieci l’atteggiamento degli uomini è da finto Ponzio Pilato», scrive Segato. Molti dicono alle loro compagne: "Decidi tu", ma solo perché sanno che la scelta di abortire è già stata presa. Questa mancanza di coinvolgimento maschile e di sostegno incide pesantemente sulle donne.
La sua esperienza lo ha portato a diffondere l'uso corretto della contraccezione per consentire a qualsiasi donna di poter vivere serenamente la propria sessualità e la programmazione di una gravidanza desiderata e cosciente. Segato non considera l'aborto un metodo contraccettivo, ma il fallimento di una informazione corretta sulla contraccezione. L'introduzione della pillola abortiva (RU486, 2009) e della pillola dei cinque giorni dopo (2011) ha ridotto gli interventi chirurgici, ma non ha risolto la radice del problema.
LAIGA: L'Associazione dei Ginecologi Non Obiettori
Dall'esigenza di creare una rete di sostegno e confronto tra chi, nel sistema sanitario italiano, applica quotidianamente la Legge 194 in un contesto culturale spesso ostile o poco tutelante, è nata la L.A.I.G.A. - Libera Associazione Italiana Ginecologi Non Obiettori per l’Applicazione della L. 194.
Per anni in Italia non è esistita una mappatura ufficiale dei centri e del personale che applica la 194. L'ISS ha pubblicato per la prima volta una mappa ufficiale nel 2025 (probabilmente riferimento a un anno futuro o errato nel testo originale, si intende un anno recente), ma che difficilmente riesce a essere mantenuta aggiornata. Per questo è nata la mappa della LAIGA, con la priorità di “conoscersi e contarsi”. L'associazione si impegna a difendere i diritti civili e la dignità di chi svolge il proprio lavoro, promuovendo una corretta informazione e applicazione della legge.
Un esempio di struttura che si impegna attivamente è la Clinica Mangiagalli di Milano, considerata da alcuni «l’abortificio della Lombardia» con 1.342 interruzioni volontarie di gravidanza nel 2014. Qui i ginecologi non obiettori sono 26 contro i 39 obiettori, rendendola l’ospedale con più medici per garantire l’applicazione della legge in tutta la Regione. Non a caso, è tra i pochi a effettuare IVG quattro giorni a settimana, mentre altrove gli aborti non d’urgenza vengono concentrati in un solo giorno. Da settembre, dopo il pensionamento della dottoressa Uglietti, l’incarico di gestire il servizio è stato attribuito al dottor Giorgio Aimi, che lo descrive come «una macchina che funziona e non c’è motivo di cambiare le cose», pur riconoscendone la complessità organizzativa dovuta all'elevata richiesta e alla necessità di incastrare i turni.

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